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manunanu
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venerdì 18 ottobre 2013
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fantastico davvero
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Dal provino mi attendevo un film molto intenso a livello interiore ma non con tanta ' azione'. Invece mi ha fatto saltare sulla sedia, sudare, piangere, emozionare! Lei è davvero brava, espressiva e credibile e George naturale e molto credibile nel ruolo!
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francesca romana cerri
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venerdì 18 ottobre 2013
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una donna sola nello spazio
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Premetto che sono amante dei film in spazi chiusi, insomma i classici salotti alla Allen o le stanza della tortura alla Bergman, mi piacciono i primi piani e tanta psicologia nei film. Avventura e spazio non sono il mio genere. Eppure se ne rimane colpiti. Giocato tutto il tempo con un personaggio ( solo all'inzio son due) si basa sulla sua lotta di sopravvivenza. Non poteva non inchiodare lo spettatore, grazie anche a un montaggio impeccabile e a una regia attentissima. Ma aldilà del profilo tecnico, di cui si sarà ampiamente discusso e rende senz'altro il film affascinante per la visione in 3d dello spazio, delle navi spaziali e dei personaggi stessi, è il profilo umano che della storia colpisce.
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Premetto che sono amante dei film in spazi chiusi, insomma i classici salotti alla Allen o le stanza della tortura alla Bergman, mi piacciono i primi piani e tanta psicologia nei film. Avventura e spazio non sono il mio genere. Eppure se ne rimane colpiti. Giocato tutto il tempo con un personaggio ( solo all'inzio son due) si basa sulla sua lotta di sopravvivenza. Non poteva non inchiodare lo spettatore, grazie anche a un montaggio impeccabile e a una regia attentissima. Ma aldilà del profilo tecnico, di cui si sarà ampiamente discusso e rende senz'altro il film affascinante per la visione in 3d dello spazio, delle navi spaziali e dei personaggi stessi, è il profilo umano che della storia colpisce. In particolare il percorso della donna che riesce in solitudine a salvarsi. All'inzio scortata dall'affasciante Cloney e legata a lui in aria da una corda, dovrà a un certo punto lasciare quel filo che li lega e continuare da sola...A un certo punto del film sogna che Cloney torni e la salvi. Ma è lei che si salva da sola, è la sua voglia di vivere tutta umana anche se sulla terra non c'è proprio nessuno che l'aspetta, nè marito, nè figli. Forse farebbe bene alle donne riflettere su questa forza che nasce in solitudine e non sognare sempre l'uomo che dà la sicurezza. Non c'è un attimo di distrazione nel film, lascia con il fiato sospeso fino alla arrivo sulla terra, dove vedi questo esile corpo di donna mettersi in piedi e ricominciare a camminare.
Vivere allora, diventa meraviglioso.
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stefano pariani
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giovedì 17 ottobre 2013
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fantascienza e risvolti esistenziali
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Solo, disperso nello spazio, faccia a faccia col mistero del cosmo. E' l'uomo del nuovo film di Cuaròn, presentato come pellicola d'apertura all'ultima mostra di Venezia. Due tecnici di una base spaziale americana, Ryan Stone (Sandra Bullock) e Matt Kowalsky (George Clooney), vengono travolti da una tempesta di detriti che viaggiano velocissimi: il tempo per mettersi in salvo è poco e in breve la dottoressa Stone resterà l'unica a dover mettere in salvo la propria vita. Il silenzio e l'armonia del cosmo diventano presto i protagonisti del film, così come l'oscurità e lo spaventoso vuoto che lo circondano.
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Solo, disperso nello spazio, faccia a faccia col mistero del cosmo. E' l'uomo del nuovo film di Cuaròn, presentato come pellicola d'apertura all'ultima mostra di Venezia. Due tecnici di una base spaziale americana, Ryan Stone (Sandra Bullock) e Matt Kowalsky (George Clooney), vengono travolti da una tempesta di detriti che viaggiano velocissimi: il tempo per mettersi in salvo è poco e in breve la dottoressa Stone resterà l'unica a dover mettere in salvo la propria vita. Il silenzio e l'armonia del cosmo diventano presto i protagonisti del film, così come l'oscurità e lo spaventoso vuoto che lo circondano. In un'ora e mezza di film assistiamo quasi in tempo reale all'angoscia, alla paura e alla tenacia di Sandra Bullock, nello spazio per sfuggire ai dolori e al vuoto di un'esistenza terrestre, ma che proprio per tornare sulla terra si trova costretta a lottare contro il tempo, l'imprevedibile e la tecnologia. In gioco c'è la sua vita, ma anche molto di più: il ritorno a quel mondo così meraviglioso dall'alto che è la terra, il ritorno a quella gravità che è salvezza. Cuaròn realizza un film coinvolgente dall'inizio alla fine, con un sapiente uso del 3D finalmente non al servizio dello stupore fine a stesso, ma della storia: le astronavi e i cavi fluttuano con sinuosa lentezza davanti e attorno a noi, il fiato dentro i caschi si sente su di noi, il silenzio cosmico disturbato da flebili segnali radio ci avvolge e i dispersi diventiamo noi stessi. Clooney se ne va quasi subito, resta in scena, sola fino alla fine, una misurata ed efficace Bullock che lotta (anche con se stessa) con una tenacia e una debolezza umanissime; il film non è il nuovo "2001 - Odissea nello spazio", ma vince la scommessa col suo mix di fantascienza e risvolti esistenziali.
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atlanticsoldat
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giovedì 17 ottobre 2013
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tutto preso qua e la
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Penso che quasi tutte le scene siano prese da altri film, si ha questa sensazione, forse in omaggio ad altre pellicole. La scena più eclatante è quando la Sandra Bullock si spoglia della tuta spaziale... non ditemi che non è ripresa dalla Sigourney in Alien.. è la stessa identica scena..
Comunque un Capolavoro di scenografia, assolutamente da vedere al cinema, e se possibile in 3D.
Dimmenticavo.. Clooney non ha la faccia giusta per questi film.
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zagabry
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giovedì 17 ottobre 2013
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sceneggiatura inesistente?
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1.
La tensione che rimane costante in tutto il film vi ricordo che non è dovuta agli effetti speciali, bensì alla sceneggiatura, che certo non sarà niente di originale, (stiamo sempre parlando di un blockbuster costato chissà quanto in computer grafica, cosa vi aspettavate?) ma è comunque lodevole nel suo riuscire a immedesimare lo spettatore, mantenere alto l'interesse e risultare credibile praticamente per tutta la durata del film, nonostante la presenza di un solo attore.
2.
E' assurdo criticare i dialoghi (comunque ben riusciti) di un film che vede 2 attori in scena per 15 minuti e poi 1 solo attore fino alla fine.
No, non siamo davanti un capolavoro del cinema, ma davanti un capolavoro tecnico di regia ed effetti speciali.
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1.
La tensione che rimane costante in tutto il film vi ricordo che non è dovuta agli effetti speciali, bensì alla sceneggiatura, che certo non sarà niente di originale, (stiamo sempre parlando di un blockbuster costato chissà quanto in computer grafica, cosa vi aspettavate?) ma è comunque lodevole nel suo riuscire a immedesimare lo spettatore, mantenere alto l'interesse e risultare credibile praticamente per tutta la durata del film, nonostante la presenza di un solo attore.
2.
E' assurdo criticare i dialoghi (comunque ben riusciti) di un film che vede 2 attori in scena per 15 minuti e poi 1 solo attore fino alla fine.
No, non siamo davanti un capolavoro del cinema, ma davanti un capolavoro tecnico di regia ed effetti speciali.
Son due cose diverse.
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moghi
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giovedì 17 ottobre 2013
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ke spettacolo!!
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Da vedere e rivedere ma solo al cinema. Chiaro che la storia sia all'americana ma sono loro ad averla fatta e ci può stare. Teso come la corda di un violino come Alien e la Bullok sugli scudi anche meglio della Weaver.
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jaylee
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mercoledì 16 ottobre 2013
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l’insostenibile gravità dell’essere
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Alfonso Cuaron, regista messicano già noto per I Figli Degli Uomini, dirige uno dei film più attesi della stagione, e ci illustra un thriller quasi metafisico con Gravity. Ryan Stone (Sandra Bullock), in seguito ad un pauroso incidente nello spazio, rimane l'unica superstite di una missione di manutenzione di un satellite, e dovrá dare fondo a tutte le proprie risorse nel tentativo di salvarsi...
La trama in effetti può sembrare semplice, e lo è, ma è decisamente ambizioso il progetto minimalista e allo stesso tempo spettacolare del regista di descrivere l'odissea di una persona normale in circostanze fuori dal comune. Spesso la visuale (in un 3D davvero al servizio della storia, come raramente è capitato) è la claustrofobica e meravigliata vista dal visore dell'astronauta, spesso sbattuto in qua e lá nel vuoto cosmico.
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Alfonso Cuaron, regista messicano già noto per I Figli Degli Uomini, dirige uno dei film più attesi della stagione, e ci illustra un thriller quasi metafisico con Gravity. Ryan Stone (Sandra Bullock), in seguito ad un pauroso incidente nello spazio, rimane l'unica superstite di una missione di manutenzione di un satellite, e dovrá dare fondo a tutte le proprie risorse nel tentativo di salvarsi...
La trama in effetti può sembrare semplice, e lo è, ma è decisamente ambizioso il progetto minimalista e allo stesso tempo spettacolare del regista di descrivere l'odissea di una persona normale in circostanze fuori dal comune. Spesso la visuale (in un 3D davvero al servizio della storia, come raramente è capitato) è la claustrofobica e meravigliata vista dal visore dell'astronauta, spesso sbattuto in qua e lá nel vuoto cosmico.
Al di là del thriller (certamente ben fatto), Gravity racconta del perdersi e del ritrovarsi di una persona attraverso il "lasciar andare" ciò che ci appesantisce (la Gravità del titolo): e per quanto sia piacevole crogiolarsi in un passato sempre migliore del presente (almeno nei nostri ricordi), niente può impedirci di vivere, o tornare a vivere, appieno, se non le nostre convinzioni. Anche per una madre che ha perso una figlia, come nel caso della protagonista.
Lo spazio ben si presta alla metafora dell'isolamento dell' anima di Ryan, disconnessa da cosa la circonda, come protezione non solo da ciò che ci ferisce, ma dalla vita stessa. Quando deciderà di essere pronta, arriva il suo maestro fuori e dentro di sé (ovvero, il compagno di missione Kowalski, un George Clooney davvero incisivo, impressionante il suo percorso di maturità artistica), e tutto l'universo sará pronto a riportarla a casa.
Dicevamo molto ispirate le immagini; e centellinata per tutti i motivi giusti la musica; e brava la Bullock, nel suo ruolo di eroina spaziale che non potrá non ricordare la Ripley in canotta e slip di Alien; ma tutto il film rimane sospeso tra l'ispirato e l'inquietante, e in qualche modo attinge al respiro di 2001 Odissea nello Spazio di Kubrick, con questo sguardo perennemente perso e teso all'infinito,il senso della meraviglia di esseri umani che si perdono nelle stelle, e che alla fine rinascono emergendo dalle acque approdando su una terraferma di primordiale bellezza (a differenze di Kubrick, dove le scene sulla terra -protagonisti i nostri scimmieschi antenati- erano poste nel prologo). E infine un messaggio nascosto nell'immagine della protagonista, statunitense in una tuta russa ed in un modulo cinese: per salvarci, contro forze universali che conosciamo appena e che potrebbero spazzarci via (in un futuro sempre meno lontano) o se ne esce assieme o l'estinzione del genere umano è inevitabile.
Forse non il capolavoro che è stato osannato ovunque, ma di certo non deludente e ottimamente costruito. Intimo, maestoso e infinito come una notte stellata. (www.versionekowalski.it)
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sandro_74
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mercoledì 16 ottobre 2013
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noioso è dire poco, sarei per esiziale
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Basta forse prendere qualcosa da "2001 Odissea nello spazio" e "Apollo 13" per fare un buon film? No. Tutto qui è già visto e stravisto. Noioso è dire poco, sarei per esiziale. I dialoghi? Patetici. Gli attori? Quali attori? Potevano essere Cristian De Sica e Manuela Arcuri: nessuno avrebbe notato la differenza. Gli effetti speciali? Abbiamo (già) visto tanto di più e tanto di meglio. Il successo al botteghino? Per i nomi della Bullock e di Clooney e perché (immagino) il potere della casa cinematografica l'ha imposto come film d'apertura a Venezia. Da consigliare a chi ci sta antipatico.
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(di _cobra_)
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latino heat
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martedì 15 ottobre 2013
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lo spazio
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bellissimo film ottimi gli attori il fisico della bullock a 49 anni e' da 11 e lode
[+] bullock troppo tosta
(di moghi)
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catcarlo
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martedì 15 ottobre 2013
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gravity
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Uno sciame di detriti spaziali fa cascare come birilli tutti gli oggetti orbitanti che trova sul suo cammino. Il primo è uno Shuttle, fuori dal quale il comandante Kowalski (Clooney) e l'ingegnere medico Stone (Bullock) stanno eseguendo delle riparazioni. Passata la buriana, i due si ritrovano a essere gli unici sopravvissuti e iniziano una corsa contro il tempo – e i detriti – per cercare di tornare sulla Terra: appoggiandosi prima a una stazione internazionale e poi a una cinese, solo lei riesce nell'impresa dopo che lui si è sacrificato per regalarle una possibilità. Il nuovo film del messicano Cuarón è un ‘survivor’ spaziale costruito con grande abilità visiva e con una scrittura solida che, specie nella prima parte, fa trattenere più di una volta il fiato.
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Uno sciame di detriti spaziali fa cascare come birilli tutti gli oggetti orbitanti che trova sul suo cammino. Il primo è uno Shuttle, fuori dal quale il comandante Kowalski (Clooney) e l'ingegnere medico Stone (Bullock) stanno eseguendo delle riparazioni. Passata la buriana, i due si ritrovano a essere gli unici sopravvissuti e iniziano una corsa contro il tempo – e i detriti – per cercare di tornare sulla Terra: appoggiandosi prima a una stazione internazionale e poi a una cinese, solo lei riesce nell'impresa dopo che lui si è sacrificato per regalarle una possibilità. Il nuovo film del messicano Cuarón è un ‘survivor’ spaziale costruito con grande abilità visiva e con una scrittura solida che, specie nella prima parte, fa trattenere più di una volta il fiato. La fantascienza (abbastanza poco ‘fanta’, oltretutto) è solo uno sfondo su cui dipingere ammalianti panorami spaziali e raccontare una storia di resistenza umana fino ai limiti e anche un po’ oltre, premiata alla fine da una sorta di nascita a nuova vita attraverso le difficoltà, con Stone che esce barcollando da un lago sconosciuto in una terra all'apparenza selvaggia (e si spera che qualcuno trovi il modo di localizzarla). Ma torniamo fra le stelle, dove pulsa il cuore del film. Le scene spaziali, meticolosamente costruite al computer prima di sovrapporvi i volti degli attori, sono di grande efficacia, tanto da giustificare per una volta e almeno in parte le tre dimensioni: sarebbero però sola decorazione – come, tanto per fare un esempio recente, in ‘Upside down’ - se la storia, seppur costruita su elementi minimi, non funzionasse a dovere tenendo vivo l'interesse dello spettatore ben aldilà delle immagini. A voler guardare il pelo nell'uovo, risulta più efficace la prima parte, dove interagiscono il logorroico Kowalski e la più riservata (oltre che inesperta) Stone, segnata da una tragedia familiare: quando il primo se ne vola via ad ammirare le stelle, rimane in scena la sola dottoressa che - prima con la razionalità e l'addestramento, poi con la forza della disperazione - affronta il caldo e il freddo, il russo e il cinese (intesi come lingue) per cercare di tornare a casa. Nei suoi panni, Sandra Bullock offre una prova davvero convincente, dove il ritratto di una donna che trova le energie necessarie nel superamento delle proprie fragilità è più importante di pur notevoli esibizioni atletiche che farebbero invidia a Bruce Willis. Al suo fianco, Clooney è, a parte una breve scena, quasi solo una voce grazie alla quale l'attore gigioneggia un po’ sfruttando la parlantina kowalskiana – chissà poi se il nome è stato dato a caso o c’è qualche legame con l’omonimo di ‘Punto zero’ – mentre dal controllo missione di Houston si fa sentire (poco) Ed Harris, che fu John Glenn in ‘Uomini veri’. Si tratta però di figure ai margini, quale più o quale meno, perché gli unici veri protagonisti del film restano Stone e la limpida visione dello spazio esterno, dove nessuno può sentirti urlare - la mancanza di rumore nel vuoto è rispettata - ma si può vivere, e far vivere, un'avventura emozionante: in novanta minuti ‘Gravity’ non inventa nulla dal punto di vista narrativo (da quello visivo sì, ma, come già detto, non sarebbe abbastanza) ma sa raccontare, senza intoppi o altre sbavature che non siano qualche dialogo un po’ così, una vecchia e bella storia.
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