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jacopo b98
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lunedì 7 ottobre 2013
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volevamo un capolavoro per il 2013? eccolo
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Il dottor Matt Kowalsky (Clooney), veterano vicino al pensionamento, e la dottoressa Ryan Stone (Bullock), giovane alle prime armi, sono due astronauti e stanno lavorando alla riparazione del telescopio spaziale Hubble, quando una pioggia di rottami gli arriva addosso e distrugge buona parte dello Shuttle, oltre ad uccidere tutti gli astronauti con eccezione per i due scienziati. Inizia così una lotta per la sopravvivenza senza quartiere. La vita nello spazio non esiste. Si apre con questa affermazione Gravity, di Alfonso Cuaròn, presentato fuori concorso (perché i più grandi capolavori vengono presentati sempre fuori concorso, mentre un film come questo avrebbe potuto tranquillamente aspirare al Leone d’Oro?) a Venezia 70, è un film sulla vita.
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Il dottor Matt Kowalsky (Clooney), veterano vicino al pensionamento, e la dottoressa Ryan Stone (Bullock), giovane alle prime armi, sono due astronauti e stanno lavorando alla riparazione del telescopio spaziale Hubble, quando una pioggia di rottami gli arriva addosso e distrugge buona parte dello Shuttle, oltre ad uccidere tutti gli astronauti con eccezione per i due scienziati. Inizia così una lotta per la sopravvivenza senza quartiere. La vita nello spazio non esiste. Si apre con questa affermazione Gravity, di Alfonso Cuaròn, presentato fuori concorso (perché i più grandi capolavori vengono presentati sempre fuori concorso, mentre un film come questo avrebbe potuto tranquillamente aspirare al Leone d’Oro?) a Venezia 70, è un film sulla vita. Sul ritorno alla vita precisamente, che vive la dottoressa Stone, reduce dalla perdita di una figlia. Per lei il dramma spaziale che vive non rappresenta un catastrofe nel senso più stretto, bensì un’occasione, una spinta per tornare a vivere, per uscire dal limbo in cui è caduta. Lo spazio è una metafora di quest’ultimo ed è proprio Kowalsky, insaziabile ottimista, a spingerla a vivere. E così tutta la vicenda assume toni filosofici e per certi versi epici. Scritto (con il figlio Jonas), montato, prodotto e diretto dal messicano, fotografato magistralmente da Emmanuel Lubezki è il capolavoro che il 2013 aspettava, frutto di due anni di lavoro, girato con il contributo della NASA, in ambienti realmente senza gravità è una nuova frontiera del cinema, un’esperienza che difficilmente potrà essere ripetuta. E così, per la evidentemente difficile produzione le già magistrali interpretazioni dei due interpreti (la Bullock punta al secondo Oscar, Clooney potrebbe anche lui aspirare alla seconda statuetta) crescono ulteriormente di valore. Visivamente eccezionale grazie anche ad un 3D immersivo e alla sublime regia di Cuaròn che alterna primissimi piani (anche dentro le tute) a campi lunghissimi. È un’esperienza unica e sensoriale Gravity di Alfonsoi Cuaròn, una seconda odissea nello spazio dopo quella di Kubrik. Un film imperdibile, perché probabilmente è un film unico, e lo resterà ancora per un bel po’. Assolutamente fondamentale la visione in 3D.
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gianluca ranieri bandini
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lunedì 7 ottobre 2013
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gravity, da rimanere senza fiato.
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Spesso accade che, un'aspettativa troppo elevata, venga disattesa e distrutta dall'effettivo esito delle cose. Per quanto riguarda la pellicola Gravity, è accaduto esattamente il contrario: non solo ogni attesa è stata rispettata, ma già dopo i primi minuti di visione, avevo ben intuito come fossi di fronte a qualcosa di mai visto prima.
Pur non essendo un horror, la sequela di scene che si sussegue, suscita nello spettatore emozioni di paura, a tratti di orrore, in una sfera di suspense senza soluzione di quantità.
Il coinvolgimento che si subisce, equivale ad una vera e propria esperienza di novanta minuti, destinata a rimanere nella memoria.
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Spesso accade che, un'aspettativa troppo elevata, venga disattesa e distrutta dall'effettivo esito delle cose. Per quanto riguarda la pellicola Gravity, è accaduto esattamente il contrario: non solo ogni attesa è stata rispettata, ma già dopo i primi minuti di visione, avevo ben intuito come fossi di fronte a qualcosa di mai visto prima.
Pur non essendo un horror, la sequela di scene che si sussegue, suscita nello spettatore emozioni di paura, a tratti di orrore, in una sfera di suspense senza soluzione di quantità.
Il coinvolgimento che si subisce, equivale ad una vera e propria esperienza di novanta minuti, destinata a rimanere nella memoria. La peculiarità che più mi ha sorpreso, è stata la capacità di far sperimentare allo spettatore l'esperienza dell'assenza di gravità, pur stando a terra incastrati fra delle poltrone, a volte anche anguste.
Da lasciare senza fiato la lotta per la sopravvivenza, in cui si evince un istinto primordiale e universale, in una tensione frammista a profondi momenti contemplativi, in una maniera che non si vede dai tempi di "2001 Odissea nello Spazio."
I dettagli tecnici sono incredibili e, la scenografia sublime, da il meglio di sé con il 3D.
In definitiva un film destinato a coinvolgere anche lo spettatore meno propenso al genere "spaziale", e far vacillare per l'emozione tutti gli appassionati e non solo.
Il voto va ben oltre le classiche 5 stelline.
Buon divertimento.
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aloisa clerici
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lunedì 7 ottobre 2013
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il buio del vuoto è l'origine della vita
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Lo spazio nero è profondo, la luce del sole illumina una porzione della crosta terrestre. Immagini mozzafiato, per chi, come me, è abituata alle rassicuranti scene di tutt’altro genere di pellicola. Due esseri umani fluttuano. Parlano tra loro. Si tratta dei soli protagonisti visibili del film, la dottoressa Ryan Stone (Sandra Bullock) e dell’abile astronauta Matt Kowalski (George Clooney), impegnati in missione speciale a bordo dello space shuttle Explorer per riparare parti malfunzionanti di una stazione orbitante. Dopo 15 minuti di dialoghi, battute e aneddoti raccontati e vissuti tra i due in una apparente“atmosfera” di controllo e quasi grottesca calma, ha inizio un susseguirsi di eventi che segnano un ritmo incalzante a più di 90 minuti di vibrante tensione.
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Lo spazio nero è profondo, la luce del sole illumina una porzione della crosta terrestre. Immagini mozzafiato, per chi, come me, è abituata alle rassicuranti scene di tutt’altro genere di pellicola. Due esseri umani fluttuano. Parlano tra loro. Si tratta dei soli protagonisti visibili del film, la dottoressa Ryan Stone (Sandra Bullock) e dell’abile astronauta Matt Kowalski (George Clooney), impegnati in missione speciale a bordo dello space shuttle Explorer per riparare parti malfunzionanti di una stazione orbitante. Dopo 15 minuti di dialoghi, battute e aneddoti raccontati e vissuti tra i due in una apparente“atmosfera” di controllo e quasi grottesca calma, ha inizio un susseguirsi di eventi che segnano un ritmo incalzante a più di 90 minuti di vibrante tensione.
Un’imprevista tempesta di detriti si scaglia violentemente contro la stazione, a causa della distruzione di un vicino satellite, i due astronauti si trovano così, vittime dell’impatto, alla deriva, e vagano nello spazio, nel tentativo di sopravvivere e ritornare sulla Terra.
Ma lassù non c’è suono, non c’è ossigeno e non c’è gravità.
Il regista messicano Cuaròn era già stato apprezzato per il suo talento in diverse opere, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, Il labirinto del fauno, I figli degli uomini; ma quest’ultima, Gravity, catalogata forse imprecisamente come film di “fantascienza” è stata presentato fuori concorso alla 70° edizione della Mostra del Cinema di Venezia e, dopo pochi giorni dalla sua uscita, sta già facendo molto parlare.
La realizzazione degli straordinari effetti speciali eseguiti con mezzi moderni della computer grafica hanno richiesto 4 anni di lavorazione, e finalmente il 3D ha raggiunto, dopo tanti abusi e immeritati elogi, un senso poetico e intelligente.
Lo spettatore fluttua, danza e si dimena insieme agli astronauti nel nero del vuoto, viene persino invitato adentrare all’interno del casco che calzano, potendosi immedesimare in quello che sembra essere, tra respiri affannosi, paura e disorientamento, uno spaesante viaggio senza ritorno.
Il montaggio è assente, i movimenti di macchina, ora fluidi, ora convulsi, creano un andare sincopato che simula perfettamente la sensazione di angosciosa vertigine che dà il vuoto spaziale. La fotografia di Emmanuelle Lubezki poi, regala scenari di bellezza struggente, dove è possibile andare lontano non soltanto a livello fisico, ma anche metafisico, esplorando un Sé più profondo e intimo, dove la paura dà accesso a visioni interiori nel rapporto con l’infinito, con l’origine della vita. L’ingenuità di cavalcare il simbolo di rinascita attraverso la vita privata segnata da un trauma della dottoressa Stone, è forse l’unico anello di retorica che non si inserisce agli altri nella catena narrativa, ma in una forsennata danza nel nulla, una parvenza di stabilità è quasi d’obbligo, e così come nella densità del silenzio si ascoltano trasmissioni radio, una goccia sospesa a mezz’aria, è anche una lacrima di disperazione.
Aloisa Clerici
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eri_are
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lunedì 7 ottobre 2013
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bello...ma che giramento di testa!
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Due astronauti della Nasa alle prese con delle riparazioni di una stazione nello spazio, si trovano di fronte una tempesta di detriti che li rende gli unici sopravvissuti a vagare nell'immenso spazio cercando una soluzione per tornare sulla terra.Trama semplice ma efficace.
Per tutto il film si ha la sensazione di essere in una centrifuga, le inquadrature sono mosse e oscillanti quasi a voler intenzionalmente far perdere il senso dell'orientamento allo spettatore che si impersonifica meglio nei protagonisti.
Questa perdita di un punto di riferimento e il buio che padroneggia la scena rendendo il tutto ancora più ignoto e spaesante vengono risolti solo nella scena finale (terra,luce e mare), dando sollievo anche allo spettatore.
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Due astronauti della Nasa alle prese con delle riparazioni di una stazione nello spazio, si trovano di fronte una tempesta di detriti che li rende gli unici sopravvissuti a vagare nell'immenso spazio cercando una soluzione per tornare sulla terra.Trama semplice ma efficace.
Per tutto il film si ha la sensazione di essere in una centrifuga, le inquadrature sono mosse e oscillanti quasi a voler intenzionalmente far perdere il senso dell'orientamento allo spettatore che si impersonifica meglio nei protagonisti.
Questa perdita di un punto di riferimento e il buio che padroneggia la scena rendendo il tutto ancora più ignoto e spaesante vengono risolti solo nella scena finale (terra,luce e mare), dando sollievo anche allo spettatore.
Di conseguenza do un merito al regista per questa scelta e merito alla computer grafica (che rende il tutto ancora più realistico).
Film che ci tiene attaccati allo schermo dall'inizio alla fine, pochi dialoghi ma tanta disperazione che rendono così rumoroso e insopportabile il silenzio dello spazio.
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renato c.
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lunedì 7 ottobre 2013
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ottimo film di fantascienza
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Alfonso Cuarón è riuscito con due soli attori (e per più di metà fiilm un'attrice soltanto!) a fare un film favoloso pieno di suspance avventura, scene favolose,ecc. Le scene spaziali sono ottime degne di "2001-Odissea nello spazio"(anche lì la seconda parte del film è con due soli attori, poi ridotti ad uno!)ed il 3D aiuta molto a renderle più spettacolari! La giovane scienziata astronauta Sandra Bullock, fa la parte di un'eroina che solo con gli aiuti dal centro spaziale sulla Terra, riesce a cavarsela! Nella prima parte del film ha il valido aiuto di George Clooney, il quale però, da buon cavaliere senza macchia, quando si rende conto dell'impossibilità di salvare entrambi, decide di sacrificare se stesso per salvare la vita alla compagna! La seconda parte del film, nonostante la protag
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Alfonso Cuarón è riuscito con due soli attori (e per più di metà fiilm un'attrice soltanto!) a fare un film favoloso pieno di suspance avventura, scene favolose,ecc. Le scene spaziali sono ottime degne di "2001-Odissea nello spazio"(anche lì la seconda parte del film è con due soli attori, poi ridotti ad uno!)ed il 3D aiuta molto a renderle più spettacolari! La giovane scienziata astronauta Sandra Bullock, fa la parte di un'eroina che solo con gli aiuti dal centro spaziale sulla Terra, riesce a cavarsela! Nella prima parte del film ha il valido aiuto di George Clooney, il quale però, da buon cavaliere senza macchia, quando si rende conto dell'impossibilità di salvare entrambi, decide di sacrificare se stesso per salvare la vita alla compagna! La seconda parte del film, nonostante la protagonista sia l'unica persona visibile, non annoia neanche un istante, in una vicenda tutta suspence e tensione! Ed alla fine riesce a salvarsi tornando sulla Terra! La scena finale in cui si allontana in maglietta e calzoncini corti da un'ulteriore senso di piacere che una così bella ragazza si sia salvata! Morale: Con la costanza e la tenacia, senza perdersi d'animo si ottiene tutto! Anche comunque con una buona dose di fortuna!
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flyanto
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lunedì 7 ottobre 2013
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di fronte alla paura di rimanere soli
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Film in cui viene rappresentato l'incidente, con i conseguenti problemi di salvataggio, in cui incappano alcuni astronauti americani nel corso di una delicata missione nello spazio. Essi rischieranno la vita, anzi, quasi tutti la perderanno proprio, eccetto uno: la donna, interpretata da Sandra Bullock, che però dovrà affrontare tutta da sola il proprio salvataggio ed una realtà quanto mai angosciante. Quest' opera di Alfonso Cuaron che è stata presentata all'ultima Mostra del Cinema di Venezia è un'opera di breve durata, tempisticamente parlando, ma perfettamente concentrata per ciò che riguarda la trama, riuscendo a riassumere la vicenda in soli 90 minuti ma rendendo perfettamente chiari per lo spettatore l'idea dell'ambiente dello spazio, di quello claustrofobico delle navicelle spaziali, del pericolo di vita che viene costantemente corso dagli astronauti e dei dubbi e delle paure che possono assalire quest'ultimi sull'esistenza in generale e sul suo significato.
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Film in cui viene rappresentato l'incidente, con i conseguenti problemi di salvataggio, in cui incappano alcuni astronauti americani nel corso di una delicata missione nello spazio. Essi rischieranno la vita, anzi, quasi tutti la perderanno proprio, eccetto uno: la donna, interpretata da Sandra Bullock, che però dovrà affrontare tutta da sola il proprio salvataggio ed una realtà quanto mai angosciante. Quest' opera di Alfonso Cuaron che è stata presentata all'ultima Mostra del Cinema di Venezia è un'opera di breve durata, tempisticamente parlando, ma perfettamente concentrata per ciò che riguarda la trama, riuscendo a riassumere la vicenda in soli 90 minuti ma rendendo perfettamente chiari per lo spettatore l'idea dell'ambiente dello spazio, di quello claustrofobico delle navicelle spaziali, del pericolo di vita che viene costantemente corso dagli astronauti e dei dubbi e delle paure che possono assalire quest'ultimi sull'esistenza in generale e sul suo significato. La protagonista Sandra Bullock è una donna sola, rimasta privata sulla Terra della figlia piccola deceduta prematuramente in un incidente mortale, e la sua solitudine nel corso della propria esistenza quotidiana sul continente si accentua qui nello spazio, come quasi a voler sottolineare quanto l'essere umano sia praticamente nulla rispetto alla vastità ed all' incognito dell'universo. Concludendo, senza dubbio il film risulta molto efficace e ben realizzato per ciò che concerne appunto la riproduzione fedele del mondo dello spazio, discostandolo da un mero film di fantascienza poco approfondito. Da consigliare per gli appassionati del genere.
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miroforti
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lunedì 7 ottobre 2013
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gravity
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Un’esperienza emozionale e visiva piena e vastissima. Alfonso Cuaròn è nei cuori di tutti i fan della saga cinematografica di Harry Potter per aver diretto il Prigioniero di Azkaban, uno dei migliori episodi della serie. Dopo nove anni e I figli degli uomini, Cuaròn ci regala il più bel film di fantascienza del 2013 e ci presenta la sua opera più riuscita. L’impatto che Gravity ha sullo spettatore è assoluto, da tutti i punti di vista, dal principio fino all’ultima inquadratura. Un film ferreo nonostante l’immenso vuoto con il quale si trova a dover fare i conti, un film grazie al quale il concetto di sublime faticherà a trovare una migliore corrispondenza.
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Un’esperienza emozionale e visiva piena e vastissima. Alfonso Cuaròn è nei cuori di tutti i fan della saga cinematografica di Harry Potter per aver diretto il Prigioniero di Azkaban, uno dei migliori episodi della serie. Dopo nove anni e I figli degli uomini, Cuaròn ci regala il più bel film di fantascienza del 2013 e ci presenta la sua opera più riuscita. L’impatto che Gravity ha sullo spettatore è assoluto, da tutti i punti di vista, dal principio fino all’ultima inquadratura. Un film ferreo nonostante l’immenso vuoto con il quale si trova a dover fare i conti, un film grazie al quale il concetto di sublime faticherà a trovare una migliore corrispondenza. Il soggetto – firmato dallo stesso Cuaròn in collaborazione con il figlio Jonas – vanta una semplicità quasi essenziale. Una missione spaziale sulla stazione orbitante Explorer per la quale l’astronauta Matt Kowalsky (George Clooney) ha «una brutta sensazione», si trasformerà in una lotta per la sopravvivenza degli unici due superstiti: lo stesso Kowalsky e la dottoressa Ryan Stone (Sandra Bullock). La bellezza dei panorami e l’apertura di inquadrature davvero ampie si alternano a soggettive claustrofobiche accompagnate da respiri affannosi, ma in entrambi i momenti la tensione non dà tregua. Più di una volta l’istinto sarà di trattenere il respiro assieme alla dottoressa Stone, più volte proveremo la stessa sensazione di disorientamento, di assenza di punti di riferimento certi. Il coinvolgimento emotivo è in effetti uno dei punti forti del film, che lo attua grazie a uno spazio vuoto, riempito a poco a poco dall’umanità dei due protagonisti, dal loro rapporto e dalle loro vite. Alcuni hanno individuato un parallelo tra Gravity e il capolavoro di Stanley Kubrick, 2001: odissea nello spazio per la tendenza alla contemplazione di certe inquadrature e l’uso dei suoni (che nello spazio non si propagano). Naturalmente Il lavoro di Cuaròn è figlio del suo tempo, le varie caratteristiche si sono aggiornate al nuovo millennio e la contemplazione risulta più difficile al pubblico di oggi, ma c’è un elemento di assoluta importanza comune alle due pellicole: entrambe si configurano come una metafora di crescita e di evoluzione umana, accompagnano il rispettivo eroe in un viaggio che ha una meta superiore a quella di partenza. Nel 1968 il viaggio era universale, l’evoluzione era tangibile, la meta meravigliosa. Il 2013 racconta un viaggio personale che comincia per Ryan Stone con la solitudine e l’emancipazione, insieme con la consapevolezza di poter contare solo sulle proprie forze – e sulle proprie debolezze –. Questa condizione la costringe, fluttuante e in posizione fetale, a una rinascita. Ciò realizza una delle immagini più potenti dell’intero film, e in virtù del paragone proposto poco sopra, è difficile non vedere in essa un riferimento (seppur solo visivo) allo Star Child di 2001. Da dove finiva Kubrick, il percorso della dottoressa ha inizio, e la ricerca si conclude come meglio non potrebbe; nelle battute finali, Gravity chiude il cerchio e raggiunge una seconda e ultima rinascita. La salvezza si manifesta nel superamento del film stesso, della forza che gli dà il nome, che schiaccia e costringe a terra. Lo sforzo definitivo che trasformerà la solitudine in libertà.
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lucarossi
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lunedì 7 ottobre 2013
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sospesi nel vuoto
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Immaginate di librarvi nello spazio. Sotto di voi si staglia la gigantesca sagoma di un bellissimo pianeta azzurro: la Terra. Avete un jetpack e, manovrandone opportunamente le spinte, riuscite a volteggiare attorno a satelliti artificiali e shuttle, muovendovi nella più completa armonia. Lo spazio profondo è uno spettacolo che toglie il fiato. Sulla superficie del vostro amato pianeta riconoscete i luoghi che vi sono cari: ecco, lì c'è il continente dove si trova casa vostra. E lasciate vagare lo sguardo su feroci ammassi di nubi, sugli oceani cristallini, su foreste di un verde intenso.
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Immaginate di librarvi nello spazio. Sotto di voi si staglia la gigantesca sagoma di un bellissimo pianeta azzurro: la Terra. Avete un jetpack e, manovrandone opportunamente le spinte, riuscite a volteggiare attorno a satelliti artificiali e shuttle, muovendovi nella più completa armonia. Lo spazio profondo è uno spettacolo che toglie il fiato. Sulla superficie del vostro amato pianeta riconoscete i luoghi che vi sono cari: ecco, lì c'è il continente dove si trova casa vostra. E lasciate vagare lo sguardo su feroci ammassi di nubi, sugli oceani cristallini, su foreste di un verde intenso.
Immaginate di essere proprio lì... di esserci davvero. Non è un sogno, non è finzione. Siete sospesi, alle porte di un mondo, sulla soglia dell'universo.
Questa è la sensazione che si ha vedendo Gravity. È un film che dà vertigini, figlio del suo tempo. Alfonso Cuaròn non avrebbe potuto realizzarlo in un altro momento che non fosse il 2013. Perché in questo film, la tecnologia e gli effetti sono tutto. È una pellicola quasi da esteti, una sequenza di tuffi vertiginosi.
È da vedere al cinema e in 3d, non ci sono dubbi. È concepito e realizzato sulla base dell'esperienza tridimensionale. Cuaròn è uno di quei registi che non pensa più a trasporre i film tradizionali in 3d, ma elabora l'opera sulla base delle possibilità offerte dal nuovo mezzo
A molti spettatori Gravity lascia un senso di meraviglia, quella dolce sensazione che si prova quando si è bambini e ci si trova dinanzi a qualcosa di nuovo e incantevole.
La trama è povera, è vero. George Clooney e Sandra Bullock non sono particolarmente in forma. I dialoghi sono stentati e la vicenda della lotta contro le avversità e contro il proprio passato è un po' stereotipata. Prima di entrare in sala è opportuno dimenticare qualsiasi nozione di fisica appresa alle superiori. Ogni volta che penserete: "No, ma questo non è possibile!" sappiate che avete ragione. Eppure è un po' come quando gli spettatori andarono a teatro e si spaventarono di fronte a un treno che veniva loro incontro.
In questo caso, si ha invece la sensazione di essere sospesi nel vuoto. È un'emozione bellissima!
Recensione pubblicata in origine su www.lucarossi369.com.
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bilo1983
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lunedì 7 ottobre 2013
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film povero di contenuti...solo effetti speciali
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Un film basato su effetti speciali...personaggi appena accennati al punto tale che a fine film non saprete nulla di niente di loro se non piccole cose....sinceramente una grande delusione visto le aspettative e i grandi proclami della critica
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homenrico
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lunedì 7 ottobre 2013
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effetti speciali fantastici (solo quello però)
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Il film a mio parere può essere recensito da due punti di vista: effetti speciali e trama. Il primo punto: gli effetti speciali, la fotografia, la scenografia sono impeccabili e lasciano lo spettatore stupefatto davanti alla vastità e bellezza dell'universo. Senza dover per forza ricercare scene apposite per sfruttarlo, il 3D è un capolavoro e non disturba la vista dello spettatore, creando un tutt'uno con le scene del film; sembra di essere davvero immersi nello spazio. per questo punto darei sicuramente 5 stelle. il secondo punto invece non lascia molto, nel senso che è il classico film americano intriso di drammi, colpi di scena ed un finale rocambolesco e scontato.
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Il film a mio parere può essere recensito da due punti di vista: effetti speciali e trama. Il primo punto: gli effetti speciali, la fotografia, la scenografia sono impeccabili e lasciano lo spettatore stupefatto davanti alla vastità e bellezza dell'universo. Senza dover per forza ricercare scene apposite per sfruttarlo, il 3D è un capolavoro e non disturba la vista dello spettatore, creando un tutt'uno con le scene del film; sembra di essere davvero immersi nello spazio. per questo punto darei sicuramente 5 stelle. il secondo punto invece non lascia molto, nel senso che è il classico film americano intriso di drammi, colpi di scena ed un finale rocambolesco e scontato. 1 stella. nel complesso il film risulta piacevole ma sicuramente non darà nulla alla storia del cinema.
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