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macbeth87
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mercoledì 2 ottobre 2013
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bagliori metafisici e grande intrattenimento
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Quale che sia il giudizio personale su di un’opera come Gravity è indubbio che ci si trovi di fronte ad un’esperienza visiva singolarmente intensa. In poco più di novanta minuti, la versatile maestria di Alfonso Cuarón ci consegna un’ennesima riflessione sul tema della catarsi, il ritorno alla vita e l’elaborazione del lutto e lo fa coniugando meravigliosamente gli stilemi di un ottimo prodotto di intrattenimento ad alto budget con la forza narrativa del grande cinema d’autore.
Uno spaventoso incidente trasforma una missione spaziale di routine in un incubo ad occhi aperti (e gravità zero) e costringe i due astronauti superstiti, la dottoressa Ryan Stone (Bullock) e il cosmonauta Matt Kowalsky (Clooney) in primis a correre contro il tempo per rientrare sulla Terra prima che carburante ed ossigeno si esauriscano e, in secondo luogo, a confrontarsi con se stessi, i propri limiti, traumi e debolezze.
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Quale che sia il giudizio personale su di un’opera come Gravity è indubbio che ci si trovi di fronte ad un’esperienza visiva singolarmente intensa. In poco più di novanta minuti, la versatile maestria di Alfonso Cuarón ci consegna un’ennesima riflessione sul tema della catarsi, il ritorno alla vita e l’elaborazione del lutto e lo fa coniugando meravigliosamente gli stilemi di un ottimo prodotto di intrattenimento ad alto budget con la forza narrativa del grande cinema d’autore.
Uno spaventoso incidente trasforma una missione spaziale di routine in un incubo ad occhi aperti (e gravità zero) e costringe i due astronauti superstiti, la dottoressa Ryan Stone (Bullock) e il cosmonauta Matt Kowalsky (Clooney) in primis a correre contro il tempo per rientrare sulla Terra prima che carburante ed ossigeno si esauriscano e, in secondo luogo, a confrontarsi con se stessi, i propri limiti, traumi e debolezze.
Una volta perdonato a Cuarón (e al suo co-sceneggiatore, il figlio Jonas) qualche ricorso all’effetto facile (la macabra scoperta dei cadaveri degli altri astronauti) o al ricatto sentimentale (il riferimento alla figlia tragicamente scomparsa di Ryan), l’approccio scelto dal regista è vincente nel momento in cui rielabora, come si è già detto, motivi non nuovi con una padronanza dei contenuti e della messa in scena davvero stupefacente. Se è obiettivamente difficile non ravvisare nella protagonista molti elementi in comune con la Ellen Ripley interpretata da Sigourney Weaver in Aliens - scontro finale o, più in generale, ritrovare qua e là le stesse atmosfere di un film come Apollo 13 (sarà un caso se, qui come nell'opus di Ron Howard, troviamo Ed Harris a far da timoniere della missione da Houston?...), la differenza la fa innanzitutto il modo in cui lo spazio e le sue immense profondità vengono descritti e narrati. Diversamente dalle pellicole citate, il cosmo qui non è solamente cupo ed ostile ma diventa un luogo al contempo fisico e metafisico, di struggente e luminosa bellezza ma anche irto di pericoli e insidie e la lotta per la sopravvivenza di Ryan diventa, allo stesso tempo, fisica e psicologica, concreta e astratta perché è sì un confronto diretto con un ambiente inospitale ma anche, se non soprattutto, una sfida con la propria intrinseca fragilità. In tal senso i meriti vanno ascritti oltre che al regista, alla performance senza compromessi di Sandra Bullock (senza trucco, smagrita e vagamente androgina) capace di restituirci un personaggio che è insieme fragile e caparbio, duro e commovente cui George Clooney fa da spalla molto professionalmente; i momenti in cui la macchina da presa le si attacca letteralmente addosso sono di una potenza espressiva davvero rara. Menzione d’onore infine, com’era evidente, alla fotografia dei “maghi” Emmanuel Lubezki e Michael Seresin, già (meritatamente) in lizza per un Oscar assieme a Mark Sanger (impegnato con Cuarón in veste di montatore) e a tutto il reparto effetti speciali e sonori. In conclusione, un unico timore: la possibilità che il risultato di tale sforzo produttivo e artistico sia penalizzato dal piccolo schermo, ragion per cui se ne consiglia vivamente la visione al cinema.
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caluz
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mercoledì 25 settembre 2013
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sembra di essere lì con loro!
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Devo dire che già il trailer mi aveva già fatto una bella impressione e mi aveva messo su abbastanza ansia e senso di restare disperso nello spazio.
Il film non ha tradito le aspettative ed è davvero stato fatto un ottimo lavoro dal punto di vista scenografico.
Hanno ricostruito benissimo gli ambienti, la gravità, lo spazio..
Ottima prova dei due attori.
Sicuramente un film da vedere!!
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alessio c.
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mercoledì 25 settembre 2013
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ritorno al pianeta terra
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Mi è capitato di leggere (non ricordo neanche dove) commenti entusiastici da un po' tutta la stampa specializzata: il frastuono che Gravity ha diffuso da mesi è risuonato fino a Venezia e finalmente è giunto nelle sale. Tra tutti questi commenti quello che mi ha più colpito è stato: "Il film più bello e più vero sullo spazio dopo Apollo 13". Non volendomi creare false aspettative, ho dunque censurato qualsiasi informazione potesse arrivarmi per giungere, stasera, alla fatidica proiezione il più possibile libero da qualunque contaminazione.
Signore e signori, Gravity è un bel film......un gran bel film!
E' spettacolare, thrilling, horror, poetico e drammatico, comico ma mai banale o stupido.
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Mi è capitato di leggere (non ricordo neanche dove) commenti entusiastici da un po' tutta la stampa specializzata: il frastuono che Gravity ha diffuso da mesi è risuonato fino a Venezia e finalmente è giunto nelle sale. Tra tutti questi commenti quello che mi ha più colpito è stato: "Il film più bello e più vero sullo spazio dopo Apollo 13". Non volendomi creare false aspettative, ho dunque censurato qualsiasi informazione potesse arrivarmi per giungere, stasera, alla fatidica proiezione il più possibile libero da qualunque contaminazione.
Signore e signori, Gravity è un bel film......un gran bel film!
E' spettacolare, thrilling, horror, poetico e drammatico, comico ma mai banale o stupido. Regala momenti di perdizione totale alla vista del nostra pianeta dal punto di vista privilegiato degli astronauti, seguiti da panico puro ogni volta che qualcosa (un detrito) sfreccia veloce dietro ai fantastici protagonisti. Che il il 90% del film lo faccia la coppia Bullock / Clooney penso non sia un mistero per nessuno e posso assicurare che il loro sporco lavoro lo fanno egregiamente, costellato di mirabili scambi di battute tra l'astronauta senior (il buon George) sprezzante, sarcastico e in apparenza stupidone (ma con attributi da far invidia alle 27 "lune" di Urano) e la novellina ( l' elegantissima Bullock in tuta spaziale) inesperta e non avvezza alle emergenze di missione (una dottoressa prestata al programma spaziale della Nasa). Volendo essere pragmatici, il film si riduce al banale (per quanto possa esserlo) viaggio di ritorno verso la Terra: e noi, gli spettatori, siamo lì, presenti con la Dott.ssa Stone attraverso le comunicazioni radio. Si può vedere con i suoi occhi, respirare il suo ossigeno e provare la stessa claustrofobica sensazione di abbandono ad ogni rotazione alla deriva nello spazio. In questo senso (e qui vado contro le mie convinzioni) la visione del 3D è fortemente consigliata se non addirittura obbligatoria: state sicuri che non ve ne pentirete e più di una volta vi verrà di afferrare un cavo o scartare l'arrivo di un detrito che viaggia a folle velocità verso la vostra testa. Il film è frenetico, incalzante e pregno di tensione (non sperate che cali) ma allo stesso tempo fornisce attimi di respiro che permettono di comprendere meglio la Dott.ssa Stone e soprattutto il significato vero del suo viaggio, del suo ritorno alla vita anche quando tutti gli eventi sembrano esserle contro. E lo sono e lo saranno.......ma una vera botta di fortuna la rimetterà sulla giusta traiettoria verso il ritorno a casa, verso la gravità. La gravità: la si dà tanto per scontata qui sulla Terra ma quanti problemi reca la sua assenza. E di questo se ne avrà piena percezione durante tutto il film in modo cosi pertinente e presente da essere, a tutti gli effetti, un terzo protagonista invisibile.
In ultimo, da sottolineare il ritorno (dopo Apollo 13 appunto) di Ed Harris ai film sullo spazio. Ottimamente doppiato ma sicuramente sentirgli dire "Houston" in lingua originale farebbe un altro effetto: una buona scusa (se ancora non ve ne ho fornita alcuna) per comprare il blu-ray (3D) al Day 1 di uscita.
Assolutamente da NON perdere ! !! !!!
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[+] apollo 13!?!?!?
(di davidalcor)
[ - ] apollo 13!?!?!?
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giuvivi92
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martedì 24 settembre 2013
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leggete quello che ho scritto su gravity !!!!!
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VAI SUL SITO WWW.VIVIVERSILIA.IT PER SCOPRIRE COS' E' ACCADUTO ALLA PRIMA DEL FILM "GRAVITY", IN USCITA IN TUTTE LE SALE A PARTIRE DAL 3 OTTOBRE.
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single off solitude
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martedì 10 settembre 2013
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don’t let go…gravity
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Non deve essere facile “tenere la scena” da soli per quasi due ore senza annoiare.
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Non deve essere facile “tenere la scena” da soli per quasi due ore senza annoiare.
Non deve essere facile galleggiare nello spazio con i piedi poggiati per terra.
E ancora non deve essere facile rimanere ancorati alla realtà mentre si vola con l’immaginazione.
Il regista Alfonso Cuaròn – con l’aiuto di una strepitosa Sandra Bullock in gran forma, in ogni senso – ci riesce, con il giusto grado di levità ed equilibrio.
Certo, ogni tanto scappa da pensare: “Noooo, pure questa…”, ma poi avviene qualcos’altro e la mente corre col film.
Una domanda: ogni riferimento a “Cast away” è puramente casuale?
E per rimanere in tema, tra le stelle, George Clooney è di una simpatia spaziale.
In conclusione; filmone americano, fatto benissimo, che mostra l’altra faccia della terra.
Vederlo per:
- due ore di totale straniamento dal nostro mondo, letteralmente parlando.
- per capire il significato intrinseco del modo di dire “ce la posso fare”.
Con:
da soli è perfetto, ma se siete particolarmente sensibili con qualcuno che ha un braccio robusto da poter stringere.
English version
Is it easy to stay on stage for almost two hours without being boring?
Is it easy to float in the space with both feet on the earth?
More, is it easy being attached to reality whilst your head is flying?
The answer is YES for Alfonso Cuaròn – helped by a fantastic Sandra Bullock, a beauty in every sense -. He succeed in that with the right balance between light and mesure.
Well, to tell the true, sometimes it happens to think. “nooooo, you are just kidding me, not this, nooo”, but then the next scene brings you somewhere else, with the movie.
A question: any link to “Cast away” is just casuality?
Last but not least, among the stars George Clooney is the brightest.
Conclusions: big Hollywood movie, beautiful product, which shows the other side of theearth.
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peer gynt
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giovedì 29 agosto 2013
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la lotta x la vita di una guerriera della volonta'
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Ryan Stone e' una scienziata coscienziosa. Sta facendo il suo lavoro nello spazio. Con lei il comandante Matt Kowalski, che da eterno ragazzo scanzonato e ottimista le ronza intorno raccontando storielle ai tecnici di Houston. Lui scherza, lei lavora. Lui racconta il suo mitico passato da cowboy dello spazio, lei (un nome da uomo e un cognome roccioso) svita bulloni. La macchina da presa li avvolge, come un oggetto abbandonato nello spazio, senza gravita'. Poi, improvviso, l'incidente. I corpi vengono sbattuti l'uno contro l'altro e contro la stessa astronave. E i due astronauti devono lottare per vivere, tirando fuori da se stessi tutte le risorse che hanno.
Il film e' tutto qui, sulle spalle di due attori all'altezza (e in buona parte sulle spalle di Sandra Bullock, tenace e coriacea eroina di un cinema hollywoodiano di altri tempi, protagonista anche di un intenso e ammaliante striptease spaziale, sorta di danza distensiva e rilassante) e di una tecnica che ti fa sembrare di essere li'.
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Ryan Stone e' una scienziata coscienziosa. Sta facendo il suo lavoro nello spazio. Con lei il comandante Matt Kowalski, che da eterno ragazzo scanzonato e ottimista le ronza intorno raccontando storielle ai tecnici di Houston. Lui scherza, lei lavora. Lui racconta il suo mitico passato da cowboy dello spazio, lei (un nome da uomo e un cognome roccioso) svita bulloni. La macchina da presa li avvolge, come un oggetto abbandonato nello spazio, senza gravita'. Poi, improvviso, l'incidente. I corpi vengono sbattuti l'uno contro l'altro e contro la stessa astronave. E i due astronauti devono lottare per vivere, tirando fuori da se stessi tutte le risorse che hanno.
Il film e' tutto qui, sulle spalle di due attori all'altezza (e in buona parte sulle spalle di Sandra Bullock, tenace e coriacea eroina di un cinema hollywoodiano di altri tempi, protagonista anche di un intenso e ammaliante striptease spaziale, sorta di danza distensiva e rilassante) e di una tecnica che ti fa sembrare di essere li'. E lei, Ryan, inaffondabile guerriera della volonta,' lotta col suo passato e con le insormontabili avversita' di un ambiente inospitale come lo spazio, in un'alternanza di angoscia, depressione, paura e voglia di combattere, che danno spessore al personaggio. Film d'altri tempi, con unita' di tempo e di luogo che calamitano lo spettatore unicamente sul personaggio e la sua lotta interiore. Ben raccontato e ben filmato, immerso nei silenzi inquietanti e nella musica sospesa di Arvo Part, malgrado qualche piccolo dettaglio non del tutto convincente (l'uso anomalo di un estintore) appassiona e coinvolge dal primo minuto all'ultimo.
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[+] sono sempre d'accordo
(di vapor)
[ - ] sono sempre d'accordo
[+] auto commento, o tardivo post-scriptum
(di peer gynt)
[ - ] auto commento, o tardivo post-scriptum
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