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germano f.
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domenica 6 ottobre 2013
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il vuoto che ci circonda
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La prima immagine dell'ultimo film di Alfonso Cuaròn è una porzione del nostro pianeta, luminosa, bella, rasserenante. E' una gradevole sensazione, quasi appagante. Si è lì seduti (con questi grotteschi occhialini 3D in plastica nera) ancora un po' stressati dalle vorticose giornate di quest'ultima settimana di vita e all'improvviso ci fermiamo ad osservare un pezzo della Terra piano, lentamente, con la calma necessaria per poterne apprezzare l'incontenibile vastità. Si respira e si osserva e il regista con noi, il quale con delicatezza ci porta al centro dell'azione, in mezzo a questo piccolissimo gruppo di astronauti che come formiche sta svolgendo una serie di manutenzioni al di fuori del loro shuttle.
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La prima immagine dell'ultimo film di Alfonso Cuaròn è una porzione del nostro pianeta, luminosa, bella, rasserenante. E' una gradevole sensazione, quasi appagante. Si è lì seduti (con questi grotteschi occhialini 3D in plastica nera) ancora un po' stressati dalle vorticose giornate di quest'ultima settimana di vita e all'improvviso ci fermiamo ad osservare un pezzo della Terra piano, lentamente, con la calma necessaria per poterne apprezzare l'incontenibile vastità. Si respira e si osserva e il regista con noi, il quale con delicatezza ci porta al centro dell'azione, in mezzo a questo piccolissimo gruppo di astronauti che come formiche sta svolgendo una serie di manutenzioni al di fuori del loro shuttle. Una pioggia di detriti sconvolgerà le loro esistenze e farà emergere l'istinto di sopravvivenza dei due protagonisti Stone (Sandra Bullock) e Kowalsky (George Clooney). Il film è di per sè semplice e molto lineare. La trama non prevede clamorosi stravolgimenti psicologici e i dialoghi sono a volte anche un po' riciclati e ruffiani. Ma questa ultima fatica di Cuaròn riesce a portarti verso riflessioni più profonde ed intime grazie alla forza della fotografia straordinaria di Emmanuel Lubezki e all'alternarsi di un ritmo di ripresa assolutamente perfetto : si passa dal lento e delicato movimento dei nostri corpi in assenza di gravità al vorticoso e violento sopraggiungere di forze esterne (i detriti del satellite e la stazione orbitante che esplode) che tutto distruggono e da cui non si può far altro che fuggire. Il film induce alla riflessione. Inevitabilmente. Qualunque sia il nostro grado culturale o la nostra propensione a recepire un'esperienza cinematografica del genere. L'idea personale, intima per alcuni, metafisica per altri, che ognuno di noi può avere dell'universo, in questo film trova pieno e completo sbocco. Le immagini, il ritmo e il silenzio che il regista ci fa pervenire tramutano la visione in riflessione : a volte appagante, altre angosciante, ma conducono sempre e inesorabilmente all'apprezzamento della vita e alla conservazione di essa. Tutto questo è reso possibile dalla mano capace di Cuaròn nel cogliere l'importanza di ogni singola immagine, da un'ottima fotografia (come già detto), da meravigliosi effetti speciali che riescono a stupire senza insultare l'intelligenza dello spettatore, da un misurato George Clooney che sa non essere invadente o narciso, da una bravissima Sandra Bullock (bellissimo il suo corpo arcuato che lentamente riesce finalmente a riprendere ossigeno all'interno della stazione orbitante). Ma sono poi tante le immagini che ti rimangono in testa (o nell'animo) in soli 90 minuti di film : il respiro accelerato e angosciato di Stone che ruota velocemente verso il nulla e noi con lei, prima dall'esterno e poi piano piano sempre più vicini fino ad entrare con lei nel suo casco, respirando con lei, sentendosi perduti con lei, avendo paura con e come lei; i detriti spaziali che ripetutamente ti piovono addosso; la calma (da non confondersi con la stupida freddezza di tanti superuomini hollywoodiani) di Kowalsky nel gestire le situazioni di rischio estremo e nel saper razionalizzare i pericoli; Sandra Bullock che esce dall'acqua e ritorna alla vita, respirando a più non posso e incamminandosi verso un presente fatto (forse) di nuove consapevolezze. E c'è infine la Terra, mai inquadrata interamente, ma sempre a piccole porzioni per renderla probabilmente più soggettiva e quindi più vicina e dunque ancora più straordinaria. Luci, montagne, foreste, mari, isole, strade e tutto il resto. Tutte queste cose appaiono ai nostri protagonisti così affascinanti e così delicate, così commoventi : l'unica vera motivazione per tornare. Una Terra che non è più ormai la nostra Madre, ma, forse, più una figlia. La nostra figlia. E come tale Cuaròn, sembra suggerci, dovremmo considerarla e curarla.
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il conformista
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sabato 5 ottobre 2013
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meraviglioso
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Bellissimo film. Umano, spaziale, poetico, compassionevole.
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jhonny78
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sabato 5 ottobre 2013
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bellissimo
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bellissimo film. Bravo Cuaron.
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albatross
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sabato 5 ottobre 2013
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ci mancava solo uno squalo nella scena finale...
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Scenografia stupenda, anche se non sempre aderente alla realtà spaziale. Vale la pena vederlo in 3d solo per le splendide immagini, però la trama è molto povera ed essenziale, essa infatti è appena sufficiente per dare un costrutto al film.
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(di madaello)
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no_data
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sabato 5 ottobre 2013
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contro corrente
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vado controcorrente e dico che questo film è brutto. Certo no brutto tipo Alex L' Ariete, ma neanche lontanamente un film che consiglierei. Magari sarò io che sono poco sensibile, poco intenditore, troppo sempliciotto ecc... ma un' ora e mezza di sola Bullock mi annoiano a morte. Sceneggiatura pari a zero, recitazione normale (se non ci sono dialoghi o attori di contorno anche Alberto Tomba avrebbe fatica a fallire), musiche inesistenti. Insomma un film che si riduce a una tipa che gironzola per una stazione spaziale abbandonata cercando di tornare a terra. io proprio faccio fatica a capire l' entusiasmo attorno a sata robs, ma ripeto: magari sono io.
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(di davidalcor)
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carlosantoni
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venerdì 4 ottobre 2013
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ingorghi spettacolari in 3d a 600 km d'altezza
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Del tutto superfluo soffermarsi sulla padronanza dimostrata da Cuaron nel maneggiare gli effetti speciali in 3D: semplicemente, a vedere il film si resta senza fiato; anzi, va detto che senza nulla togliere alla bravura di Clloney e Bullock, in particolare di quest'ultima, sono loro, gli effetti speciali digitali, i veri protagonisti di questo film assolutamente eccellente dal punto di vista visivo, e necessariamente breve (senza i titoli di coda dura meno di un’ora e mezzo). Necessariamente breve perché altrimenti si rischia di non reggere, tanta è l’adrenalina che ti fa sprigionare. La scena iniziale si può dire che duri circa tre quarti d’ora, insomma una buona metà del film, e in quei tre quarti d’ora non c’è un momento in cui ci si possa rilassare: siamo totalmente sommersi, catturati e voracemente divorati dalle scene fantastiche ed eccitantissime che si susseguono senza soluzione di continuità.
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Del tutto superfluo soffermarsi sulla padronanza dimostrata da Cuaron nel maneggiare gli effetti speciali in 3D: semplicemente, a vedere il film si resta senza fiato; anzi, va detto che senza nulla togliere alla bravura di Clloney e Bullock, in particolare di quest'ultima, sono loro, gli effetti speciali digitali, i veri protagonisti di questo film assolutamente eccellente dal punto di vista visivo, e necessariamente breve (senza i titoli di coda dura meno di un’ora e mezzo). Necessariamente breve perché altrimenti si rischia di non reggere, tanta è l’adrenalina che ti fa sprigionare. La scena iniziale si può dire che duri circa tre quarti d’ora, insomma una buona metà del film, e in quei tre quarti d’ora non c’è un momento in cui ci si possa rilassare: siamo totalmente sommersi, catturati e voracemente divorati dalle scene fantastiche ed eccitantissime che si susseguono senza soluzione di continuità. Gli aspetti strettamente personali di questo film (la storia di Ryan-Sandra infermiera con una figlia morta per fatalità all’età di quattro anni, l’ironia scontata del super eroe Clooney che come se niente fosse sa sacrificarsi senza perdere il sorriso) sono abbastanza scontati e non aggiungono più di tanto alla storia, che peraltro è quasi priva di trama (ripeto: non è la trama che conta, quanto il modo in cui la vicenda è raccontata, e cioè attraverso degli effetti speciali semplicemente superlativi). La Ryan-Bullock passa, seppur con estrema difficoltà e perizia, e quasi annientata dal terrore per la propria sconfinata solitudine, da un’astronave Usa ad una russa, infine ad una cinese: a significare che anche lassù, nel turchino più profondo, gli Usa non possono più contare sull’ egemonia di un tempo: le cose cambiano, e meno male per la simpatica Sandra, che altrimenti non avrebbe modo di sfangarla, saltando da una carretta spaziale all’altra. A mo’ di battuta direi questo: sembrerebbe che a 600 km d’altezza ci siano più detriti in circolazione che per le vie di Napoli o Palermo, e certamente molta meno tranquillità e sicurezza!
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demlong
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venerdì 4 ottobre 2013
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il miglior effetto speciale è il cinema stesso
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"Il miglior effetto speciale è il cinema stesso" diceva Jean-Marie Gourio. Questo film è un capolavoro di fantascienza: classe, tecnica, musica, recitazione. Ha tutto quello di cui un film di fantascienza ha bisogno. Tristemente non tutti capiscono che una sceneggiatura esile è una necessità in un film del genere, che deve essere sostenuto da immagini potenti, più che da parole iperboliche ad effetto. Uno che sta per morire nello spazio non dice poesie. Ad ogni modo per me è un capolavoro, nella mia top 10 di fantascienza. Lo consiglio a tutti.
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massybiagio
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venerdì 4 ottobre 2013
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effetti speciali da capogiro, ma....
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A livello di effetti speciali é stupendo, credo che sarà una pietra miliare per questo genere, ma la sceneggiatura é pari a 0...
Da vedere comunque, anche se solo per gli effetti speciali
[+] quando leggo cose assurde
(di davidalcor)
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jayan
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giovedì 3 ottobre 2013
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un film bello, sulla solitudine nello spazio
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Ottimo film sullo spazio e sulla possibilità concreta di morirvi. Scenari stupendi - il film va guardato in 3d! - ed effetti speciali, ma non solo quelli! C'è una storia molto umana e commovente, un'intensa interpretazione di Sandra Bullock - mentre George Clooney è minore, una sua spalla, ma dopotutto questa è la sua parte, e la fa bene - e un finale che ci fa amare di poter vivere sulla terra. La storia è avvincente fino all'ultimo, anche se poco credibile. Un film da vedere!
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michele
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giovedì 3 ottobre 2013
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un grande film d'apertura per venezia 70
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Due astronauti, Ryan Stone (Sandra Bullock) e Matt Kowalsky (George Clooney) stanno lavorando ad alcune riparazioni di una stazione orbitante, quando una pioggia di detriti li investe distruggendo il loro Shuttle e uccidendo l'equipaggio a bordo. Rimasti isolati, intraprendono una corsa in mezzo alla spazio per raggiungere un'altra stazione orbitante e riuscire a rientrare sulla Terra. Dal un punto di vista narrativo, inteso come concatenazione di eventi che permettono alla pellicola di progredire, assistiamo alla storia più vecchia del mondo; la fuga dell'uomo per trovare la salvezza. Da una prospettiva puramente espressiva siamo invece di fronte a qualcosa di mai visto prima, quella di Cuaron è infatti un'opera prettamente visiva e tecnica che si avvale di lunghissimi piani-sequenza.
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Due astronauti, Ryan Stone (Sandra Bullock) e Matt Kowalsky (George Clooney) stanno lavorando ad alcune riparazioni di una stazione orbitante, quando una pioggia di detriti li investe distruggendo il loro Shuttle e uccidendo l'equipaggio a bordo. Rimasti isolati, intraprendono una corsa in mezzo alla spazio per raggiungere un'altra stazione orbitante e riuscire a rientrare sulla Terra. Dal un punto di vista narrativo, inteso come concatenazione di eventi che permettono alla pellicola di progredire, assistiamo alla storia più vecchia del mondo; la fuga dell'uomo per trovare la salvezza. Da una prospettiva puramente espressiva siamo invece di fronte a qualcosa di mai visto prima, quella di Cuaron è infatti un'opera prettamente visiva e tecnica che si avvale di lunghissimi piani-sequenza. La macchina da presa sembra non avere controllo e gira continuamente intorno ai personaggi, su se stessa, avanti e indietro in maniera scomposta, come se fosse anch'essa in assenza di gravità, entra fin dentro i personaggi stessi (a un certo punto ci accorgiamo che siamo dentro il casco spaziale della Bullock). Forse mai lo spettatore era stato portato così al centro della scena e catapultato all'interno dello schermo e qui dobbiamo anche ringraziare la tecnologia 3D che se fino ad adesso è stata sfruttata più per scopi essenzialmente commerciali, trova in questo film una sua piena giustificazione riuscendo a risaltare in maniera quanto mai efficace l'intera struttura formale del lungometraggio.
Tutta questa estetica visiva però non è fine a se stessa, non è un gioco che tende soltanto a divertire e stupire lo spettatore, Cuaron riesce infatti ad elaborare anche dei contenuti che emergono dal piano espressivo su cui il film è stato prevalentemente pensato e sviluppato. Gravity diventa allora non solo una pellicola di effetti speciali e di strabiliante avventura fantascientifica, ma un film esistenzialista che riesce a toccare le corde più sensibili dell'animo umano che hanno a che vedere con il concetto di vita stessa. L'essere umano è al centro della vicenda, le sue debolezze, le sue difficoltà e l'innata proiezione alla vita che è insita in lui anche qualora questa non abbia più niente di convincente e di bello da offrire, proprio come per l'astronauta Stone che non riesce più a dare un senso alla propria esistenza, dopo la morte della figlioletta.
Eppure in lei c'è un'ostinata e preponderante ostinazione alla vita, è stata per troppo tempo un'anima fluttuante, vagabonda, persa e per ritrovarsi ingaggia una lotta contro se stessa e contro le forze dell'ignoto.
Il suo viaggio si trasforma allora nell'occasione per andare incontro ad una rinascita, una nuova fase embrionale (splendido omaggio a 2001 di Kubrick) da cui uscire per cominciare ad intraprendere un nuovo percorso e pensandoci bene il film sembra tutta una gestazione, tra ansie, palpitazioni, fili sottili che tengono l'astronauta attaccato alla speranza come un cordone ombelicale e un corpo umano incastrato nell'involucro della tuta dal quale non si riesce a liberare. E' un inno alla vita e quindi all'uomo, la Terra da una parte che ne rappresenta l'essenza stessa e lo spazio dall'altra che ne nasconde il mistero da cui tutto si è generato.
La gravità non è solo una forza fisica, ma anche umana che attrae l'uomo verso la vita.
Michele I.
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[+] ottima recensione!
(di andrea giostra)
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[+] gravity
(di santonit)
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