| Anno | 2026 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | Italia |
| Durata | 435 minuti |
| Regia di | Luca Guadagnino |
| Attori | Margot Robbie, Martin Scorsese, Mark Cousins, David Cronenberg, Abderrahmane Sissako Catherine Breillat, Kirill Serebrennikov. |
| Tag | Da vedere 2026 |
| MYmonetro | Valutazione: 4,00 Stelle, sulla base di 3 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 10 settembre 2026
Un documentario rende omaggio a Bernardo Bertolucci, esplorandone cinema e vita attraverso testimonianze di grandi cineasti da lui ispirati.
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Che cosa ha rappresentato Bernardo Bertolucci per il cinema? "La capacità di descrivere la complessità dell'amore", dice Luca Guadagnino, regista del documentario-fiume (sette ore) Joie de vivre, ma anche "la sensualità del fare cinema" e "l'approcciarsi alla vita col sentimento della gioia di vivere". Guadagnino racconta il suo Maestro con la passione magmatica che il regista parmigiano gli ha sempre suscitato, e chiama a raccolta una serie variegata di testimoni: da Martin Scorsese a Margot Robbie, da James Gray a Debra Winger, da Abderrahmane Sissako a Kirill Serebrennikov, da Catherine Breillat a David Cronenberg, dallo storico del cinema Mark Cousins alla sceneggiatrice Francesca Manieri, più molti critici cinematografici di varie nazionalità, e persino il magistrato Gherardo Colombo.
Nella scelta dei suoi testimoni hanno contato l'amicizia, l'ammirazione e persino il caso (Guadagnino, trovandosi presidente di giuria al Festival di Marrakech, ne ha approfittato per intervistare gli altri ospiti illustri), con la libertà, l'entusiasmo, la bulimia creativa e la curiosità inesauribile che attraversano tutta la sua esplorazione non solo del Bertolucci in sé, ma del Bertolucci in lui, nei suoi intervistati, e potenzialmente in tutti noi.
Joie de vivre, nelle parole del suo regista, è "nato dall'esigenza di mostrare le capacità del cinema attraverso il lavoro di un grande Maestro" soprattutto ai più giovani, al punto che Guadagnino non esita a interrompere il flusso delle testimonianze per spiegare, anche guardando in camera, quei concetti che la Generazione Zeta potrebbe non avere ancora acquisito.
Il suo intento è quello di suscitare il desiderio di entrare in un universo etico ed estetico e partecipare in quella gioia sensoriale ed intellettuale che lo ha spinto a fare il cinema, dopo averlo amato e recensito. Guadagnino racconta Bertolucci attraverso quei corpi e desideri che ne hanno animato la Settima arte, preoccupato per la possibile scomparsa di quella "cinefilia del Ventesimo secolo che oggi non esiste più".
Nella sua autonomia creativa, il regista si concede anche di non parlare dei due film di Bertolucci che non gli sono piaciuti - Io ballo da sola e Piccolo Buddha - dedicando invece ampio spazio a tutti gli altri, sia capolavori celebrati come Il conformista (cui dedica oltre un'ora) o L'ultimo imperatore, che quei film percepiti da molta critica come "minori", come L'assedio o Io e te. Guadagnino entra anche senza paura nelle controversie suscitate da Ultimo tango a Parigi ed esplora la "visione totale" di un autore non interessato a compiacere il pubblico.
L'attenzione di Bertolucci per una "mascolinità in cui c'è qualcosa di femminile" e per i numerosi "bromance" che appaiono nei suoi film offre l'assist a Guadagnino per porsi (e porci) domande sulla possibile bisessualità (o omosessualità) dell'autore e sulla repressione del desiderio che attraversa tutta la sua cinematografia. Joie de vivre racconta il rapporto sensuale che Bertolucci aveva con tutti i suoi attori, dei quali si dichiarava innamorato: il regista il cui "sguardo voyeuristico sulle cose" non è mai stato moralista o giudicante, rimanendo fieramente impenitente, ha permesso alla passione di non irrigidirsi in una forma definita, mantenendo sempre aperta la propria visione, così che "la casualità potesse intervenire". E Guadagnino struttura il suo documentario con la stessa apertura all'imprevisto, creando uno "smorgasdbord" dal quale ognuno può portare via ciò che vuole.
Joie de vivre è il gesto di condivisione allegro e generoso di un cinefilo, prima ancora che di un autore, che ha voluto raccontare l'eleganza e l'opulenza del regista i cui movimenti di macchina fanno parte della storia del cinema, il cui gusto estetico, respiro epico e grandeur sono diventati leggendari, e la cui "purezza cinematografica", come la definisce Scorsese, ha influenzato molti suoi successori: e del cinema di Bertolucci possiamo ritrovare facilmente le tracce in quello di Guadagnino (anche se lui non lo sottolinea mai nel suo documentario). Se, come dice Francesca Manieri, "il cinema legge la realtà e allo stesso tempo la costruisce", Bertolucci ha elevato una cattedrale filmica capace di raccontare epoche e mondi, e nel contempo di rivelarci a noi stessi.
Il titolo completo di Joie de vivre è esaustivo: Appunti, pensieri, parole, riflessioni, volti, visioni su Bernardo Bertolucci e la cinefilia del 20° secolo che non esiste più. Non solo. È anche un film fondamentale nella carriera di Luca Guadagnino, lungamente preparato ma arrivato nel momento perfetto, quello in cui lui stesso - lo ammette confrontandosi con James Gray - si sente sulla via di una [...] Vai alla recensione »
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