Piccolo Buddha

Film 1993 | Fantastico +16 165 min.

Anno1993
GenereFantastico
ProduzioneItalia
Durata165 minuti
Regia diBernardo Bertolucci
AttoriBridget Fonda, Keanu Reeves, Ying Roucheng, Chris Isaak, Alex Wiesendanger, Jo Champa .
TagDa vedere 1993
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +16
MYmonetro 3,83 su -1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Bernardo Bertolucci. Un film Da vedere 1993 con Bridget Fonda, Keanu Reeves, Ying Roucheng, Chris Isaak, Alex Wiesendanger, Jo Champa. Genere Fantastico - Italia, 1993, durata 165 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 3,83 su -1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Norbu, Lama del Buthan, ha ragione di ritenere che a Seattle viva un bambino, Jesse, che ha reincarnato il Lama Dorje, importante figura buddista, mor...

Consigliato assolutamente sì!
3,83/5
MYMOVIES 3,38
CRITICA N.D.
PUBBLICO 4,20
CONSIGLIATO SÌ
Una parabola di contrasti tra Occidente e Oriente rielaborata attraverso lo sguardo stupefatto di un fanciullo.
Recensione di Emanuele Sacchi
Recensione di Emanuele Sacchi

Un monaco tibetano, Lama Norbu, si reca a Seattle per far visita a un bambino di nome Jesse: secondo l'interpretazione di alcuni segni lasciati prima di morire dal maestro Lama Dorje, la guida spirituale potrebbe essersi reincarnata proprio nel bambino americano. Inizialmente recalcitrante, il padre del bambino, Dean, si convince ad accompagnare Jesse in un monastero del Bhutan dove si potrà stabilire se si tratti di reincarnazione.
Dopo il pluripremiato L'ultimo imperatore e il misticismo di Il tè nel deserto, Bernardo Bertolucci resta in Oriente e adotta nuovamente - come per il Pu Yi salito al trono a due anni - il punto di vista di un bambino savant, che reca sulle proprie spalle un fardello di responsabilità insostenibile per i più.
L'equivoco alla base della ricezione di Piccolo Buddha e della sua accoglienza fredda da parte della critica è in buona parte da imputare a una lettura letterale, arrestatasi alla superficie, dell'impostazione adottata dal regista. L'adattamento della sceneggiatura di Mark Peploe e Rudy Wurlitzer preserva infatti, volutamente, la dualità di una narrazione per adulti e insieme per bambini, di un didascalico bignami sulla trasformazione di Siddhartha in Buddha, che conviva con un racconto esemplare sul potere della reincarnazione, vista in contrapposizione alla paura della morte che funesta la vita in Occidente. L'approccio di Bertolucci e la scelta di procedere per simbolismi elementari, senza soffermarsi sui turbamenti di Siddhartha o sull'approfondimento psicologico dei personaggi contemporanei, è da leggere in questo senso: quello di un avvicinamento fanciullesco, privo di pregiudizi e sovrastrutture, al mistero di una saggezza ancestrale, interessato alle cause di questa ancor più che alle conclusioni raggiunte da essa. Il medesimo sguardo del Principe Siddhartha - incarnato con sorprendente credibilità da Keanu Reeves - quando esce per la prima volta dalla bambagia della corte reale, un sistema isolato concepito per preservarlo dai dolori del mondo (e qui torna nuovamente il parallelismo con il Pu Yi di L'ultimo imperatore, che esce dal recinto ma non riesce a leggere i segni sul suo cammino).
Sono sostanzialmente due i cardini del pensiero di Siddhartha esplorati in Piccolo Buddha: l'intuizione della "Via di mezzo", o M?dhyamika, collocata tra l'austerità della privazione ascetica e l'indulgenza nei piaceri dei sensi; e quella dell'"impermanenza", incarnata metaforicamente dalla pratica dei mandala, opere d'arte composte di materiale sabbioso, che richiedono un paziente lavoro di costruzione per essere realizzate e un singolo alito di vento per essere cancellate. Il padre di Jesse, al contrario, costruisce grattacieli e basa il suo successo e la sua realizzazione personale sulla permanenza di strutture inattaccabili di cemento armato: scheletri vuoti, scarsamente popolati da mobili ed esseri viventi, vacui come i palazzi reali abbandonati dall'uomo che diventerà Buddha. Il fallimento del progetto di Dean, speculare alla saggezza spirituale di chi - come Lama Norbu - ha accettato la caducità delle cose e ha trovato una risposta nella reincarnazione, dona il perfetto contraltare occidentale propedeutico all'esaltazione della semplicità su cui si fondano buddhismo e saggezza orientale. Un contrasto ribadito visivamente dalla fotografia di Storaro, che congela in una livida luce bluastra Seattle e accende il passato di Siddhartha e il presente del Bhutan con una policromia in cui domina il calore di rossi e gialli intensi.
La curiosa ironia del fato ha fatto sì che, a venti anni di distanza dalla realizzazione di Piccolo Buddha, gli stessi luoghi sacri in cui il film è stato girato (Bhaktapure Patan in particolare) siano stati sottoposti all'impermanenza nella sua più drastica risolutezza: il terremoto in Nepal del 2015, infatti, ha lasciato solo macerie dei templi ricavati nella roccia himalayana, sottoponendo ancora una volta a una prova impervia la serena capacità di resistenza dei monaci tibetani in esilio.

Sei d'accordo con Emanuele Sacchi?

Norbu, Lama del Buthan, ha ragione di ritenere che a Seattle viva un bambino, Jesse, che ha reincarnato il Lama Dorje, importante figura buddista, morto otto anni prima. Un gruppo di monaci contatta il bambino, che ha genitori sensibili e intelligenti. Jesse si diverte come in una favola e dopo qualche tempo viene accompagnato dal padre in Nepal, dove conosce altri due "candidati alla reincarnazione": un bimbo e una bimba del luogo. Nel frattempo il Lama racconta a Jesse la storia di Siddharta, che molti secoli prima di Cristo fondò il buddismo. Viene deliberato che tutti e tre i bambini sono la reincarnazione del grande Lama. Jesse torna alla sua vita occidentale, ma con un grande ricordo nel cuore, che non lo lascerà più. Bertolucci sviluppa l'ennesima tesi della carriera (e della vita) alla sua maniera: bene eseguita ma senza la lode. Una volta come termine di paragone positivo rispetto all'Occidente proponeva il comunismo, adesso propone l'Oriente. Fa sua una nuova filosofia e poi la estende al grande popolo del cinema, e potendo contare su budget multimiliardari trova le leve per raccontare con una certa efficacia. Il film è talmente ricco che in certe situazioni non può non incantare: è la stessa chiave dell' Ultimo imperatore e, prima, di Novecento. Positiva è la dialettica fra i rappresentanti dei due mondi: Dean, padre del bambino, architetto in carriera, Lisa, la madre più aperta ai dubbi. Alla fine c'è comprensione e compromesso. Ed è il discorso migliore del film: la tolleranza e l'equilibrio di due modi tanto diversi di intendere la vita e la morte. Deve valere "la via di mezzo", diceva Siddharta, e dice Bertolucci misurato nell'affrontare i misteri e le differenze, sinceramente preparato nel rappresentare le massime e i riti, e mai perentorio o fazioso come quando era "comunista". Per il resto brillano tutti: Storaro che fotografa in grigio l'Occidente e in esplosione di colori l'Oriente, i tre bambini, il padre tormentato e soprattutto il monaco (Ying Roucheng), e anche il levigato Keanu Reeves, capace di passare dall'Fbi ( Point Brack) a Shakespeare ( Molto rumore per nulla), al Nepal con sicura disinvoltura. Se poi si vogliono trovare riminiscenze e citazioni si possono fare i nomi di Fellini, Pasolini e... De Mille.


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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 23 marzo 2017
Fabal

Una piccola delegazione di monaci buddhisti, capeggiata dall'autorevole Lama Norbu, parte dal Bhutan per recarsi a Seattle. Secondo alcune premonizioni, infatti, il piccolo Jesse sarebbe la reincarnazione di un vecchio maestro. Lama Norbu regala al bambino una storia illustrata sulla vita del Buddha, da cui Jesse rimane affascinato. Ma il maestro Lama Dorje sembra aver scelto più di un bambino [...] Vai alla recensione »

mercoledì 25 giugno 2014
g_andrini

E' un film che andai a vedere al cinema quando uscì, e che ho rivisto oggi volentieri. Gli insegnamenti trasmessi sono sostanzialmente corretti, anche se spesso vi sono adattamenti per una visione da parte di bambini o di persone che non conoscono il buddismo. Però, mentre "L'ultimo imperatore" è un capolavoro, questo è un buon prodotto.

venerdì 20 gennaio 2012
conte

Questo non è di certo il film di Bertolucci piu famoso e apprezzato dalla critica. Ma è il film forse piu commovente di Bertolucci e lo conferma anche il finale e anche il suo primo film sui bambini questo film sembra quasi una favola umana.

lunedì 4 giugno 2012
joker 91

Bertolucci vincitore dell'oscar con L'ultimo imperatore regala un altro piccolo capolavoro nel suo genere,affrontare la storia di buddha  come se fosse una favola per bambini è a dir poco straordinario. Bravissimo tutto il cast compreso Reeves e Fonda,scenografie a dir poco straordinarie come bellissima resta e rimane la sceneggiatura ed i bellissimi paesaggi indiani.

Frasi
Se tiri troppo la corda egli si spezza se e troppo lenta egli nn suona
Il principe Siddhartha (Keanu Reeves)
dal film Piccolo Buddha
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

«C'era una volta...»: l'incipit di Piccolo Buddha è quello di una fiaba, ma ricorda anche quello di un mito che sia ancora vivo, che cioè sia ancora un racconto, ingenuamente ascoltato e creduto. D'altra parte, la «storia mitica» della Vita di Buddha (pubblicata nel 1913 da Ananda K. Coomaraswami in Mytts of the Hindus and Buddhists) inizia con una formula che sembra molto simile: «Centomila anni fa...». [...] Vai alla recensione »

Lietta Tornabuoni
La Stampa

Grande spettacolo, gran semplicità, incanto fiabesco, piacere del meraviglioso, benevolenza del cuore. Poco pathos, niente eros. In Piccolo Buddha, a cinquantadue anni Bernardo Bertolucci si fa divulgatore d’una religione senza Dio qual è il buddhismo tibetano, adotta il linguaggio della favola; si separa dal se stesso di ieri, dal conflitto, dalle passioni e dall’analisi del profondo, in cerca dell’intelli [...] Vai alla recensione »

Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Non si può immaginare posto più distante dall'antica India della modernissima Seattle, sulla costa statunitense delI'oceano Pacifico, attendibile prefigurazione della città perfetta del Duemila. Eppure proprio qui - questo lo spunto iniziale di Il Piccolo Buddha di Bernardo Bertolucci - sembra essersi reincarnata l'anima di un monaco buddhista tibetano, Lama Dorje, entrando nel corpo di Jesse, un bimbo [...] Vai alla recensione »

Gian Luigi Rondi
Il Tempo

Il piccolo Buddha non è il Grande Buddha da piccolo, ma un bambinetto americano in cui un Lama emigrato dal Tibet nel Nepal crede si sia reincarnato un altro Lama che aveva raggiunto l”illuminazione”. Lo va a cercare a Seattle, dove vive con i genitori, ottiene da loro di istruirlo sulla vita di Buddha (con lezioni e tramite libri a fumetti), quindi, lasciata la mamma a casa, se lo porta, insieme con [...] Vai alla recensione »

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