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Il tè nel deserto
Un film di Bernardo Bertolucci.
Con Debra Winger, John Malkovich, Campbell Scott, Veronica Lazar, Nicoletta Braschi.
continua»
Titolo originale The Sheltering Sky.
Drammatico,
durata 138 min.
- Italia, Gran Bretagna 1990.
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premi nomination |
Nastri d'Argento 1 0 |
Golden Globes 2 1 |
Il tè nel deserto
martedì 21 febbraio 2006
di Gianpaolo
Siamo ben lontani dall'apice artistico del regista parmense,...il quale (a mio giudizio) ebbe inizio (dopo il promettente esordio in "La commare secca) con "Il conformista",..passando dal "La strategia del ragno" per arrivare allo stupendo affresco storico di "Novecento",..che lo consacra autore a tutti gli effetti,..ma che allo stesso tempo, purtroppo rappresenta una sorta di congedo creativo,....il quale viene testimoniato dalle successive pseudo-opere,...soprattutto da questo stucchevole "Il continua » |
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| Debra Winger a Campbell Scott | |
| Oh Tunner ! Per favore, smettila di cercare di essere interessante. Non ti dona per niente. Sei troppo bello. | |
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| Debra Winger | |
| A volte penso che questo sia il nostro vero errore: credere di avere tutto il tempo che vogliamo. Che il tempo in realtà non esista... | |
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| John Malkovich a Debra Winger | |
| Non siamo mai riusciti a immergerci nella vita fino in fondo. Ci teniamo aggrappati all'esterno delle cose... come se avessimo paura di cadere. | |
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Altre frasi celebri del film Il tè nel deserto
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DVD | Il tè nel desertoUscita in DVD
Disponibile on line da sabato 28 novembre 2009
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SOUNDTRACK | Il tè nel desertoLa colonna sonora del film
Disponibile on line da sabato 15 gennaio 1994
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di Luigi Paini Il Sole-24 Ore
É sempre pericoloso avventurarsi nel deserto: lo è per i viandanti e lo è per i poeti, letterati e registi, alle prese con un luogo dalle eccessive valenze simboliche. Troppo facile vedere nell’infinita distesa di sabbia il riverbero di anime desolate, il riflesso di esistenze definitivamente spogliate dalla voglia di vivere. Pur con il consueto corredo di inquadrature bellissime (il direttore della fotografia è ancora una volta Vittorio Storaro), Bernardo Bertolucci non riesce a evitare queste secche narrative in Il té nel deserto, tratto dal romanzo omonimo (in inglese The sheltering sky) di Paul Bowles. » |
di Giovanni Grazzini
Andiamo a prendere una tazza di tè nel deserto di Bernardo Bertolucci. Passeremo due ore di emozioni in un film d'amore e d'avventura che non ha il respiro grande dell' Ultimo imperatore ma conserva i doni salienti d'un autore col quale si è sempre in debito. In questo caso il dono di tradurre in immagini, secondo il loro specifico linguaggio, un testo letterario, e il dono di sradicare dalla sua epoca, gli ultimi anni Quaranta, un romanzo che ci raggiunge come fosse d'oggi. Come si sa, Il tè nel deserto viene dal romanzo «The sheltering sky» (alla lettera Il-cielo protettivo) dell'americano Paul Bowles, il poeta e musicista, eccentrico e sofisticato, venerato dal jet-set internazionale. » |
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di Gian Luigi Rondi Il Tempo
The Sheltering Sky (Il cielo protettivo) era un romanzo di oltre quarant’anni fa in cui il suo autore, l’americano Paul Bowles da tempo trapiantato in Marocco, forse parafrasando la propria storia con la moglie, raccontava di una coppia di americani, Port e Kit, che nell’immediato dopoguerra, intraprendevano insieme con un amico, Turner, un lungo viaggio nel Nordafrica: i primi due da “viaggiatori”, disposti anche a rimanervi degli anni, il terzo come “turista”, sempre pronto a tornare a casa. Scopo non confessato del viaggio, per la coppia che pure si amava, era la possibilità non solo di riprovare la reciproca attrazione che avevano perduto, ma anche, lui era compositore lei scriveva di teatro, una vena creativa che sentivano esaurita. » |
di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore
Dice Bernardo Bertolucci d’aver sostituito alle parole la fisicità dei corpi, in Il té nel deserto. Quello che nel romanzo è psicologia, nel film sarebbe immediata sensualità. La poesia, poi, darebbe al tutto il suo significato profondo, e anche qualche consolazione. Appunto: poche cose sono pericolose, per un autore, come l’eccesso di fiducia nella poesia e nelle sue consolazioni. è straripante di dialoghi e di letteratura di routine, la storia cinematografica di Kit, Port e Tunner. Ben strana cosa, per un film che dovrebbe far parlare ai corpi il loro muto linguaggio. » |
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