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il bagatto
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domenica 29 dicembre 2013
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vuoto quanto lo spazio
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Un film che ha motivo di esistere solo per il 3D.
E' chiaro sin dai primissimi secondi che ogni scena sarà fine soltanto all'utilizzo del 3D.
La recitazione fa pena, Sandra Bullock ha una sola espresione per tutto il film: quando è felice, quando sta per morire, quano è triste! Nella sua "espressività" non appare nemmeno una ruga su fronte e guancie(e ricordo che ha 50 anni).
Ciò è dovuto probabilmente a degli interventi di chirurgia plastica, o botox, bah non me ne intendo di questo genere di cose... fatto sta che il suo volto rigido, fisso, teso, è la cosa che mi ha reso più incredulo di tutto il film.
La sceneggiatura non esiste, in un film del genere è tanto il materiale che può essere sfruttato, ma quando si ha il 3D da sfruttare è un'altro discorso.
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Un film che ha motivo di esistere solo per il 3D.
E' chiaro sin dai primissimi secondi che ogni scena sarà fine soltanto all'utilizzo del 3D.
La recitazione fa pena, Sandra Bullock ha una sola espresione per tutto il film: quando è felice, quando sta per morire, quano è triste! Nella sua "espressività" non appare nemmeno una ruga su fronte e guancie(e ricordo che ha 50 anni).
Ciò è dovuto probabilmente a degli interventi di chirurgia plastica, o botox, bah non me ne intendo di questo genere di cose... fatto sta che il suo volto rigido, fisso, teso, è la cosa che mi ha reso più incredulo di tutto il film.
La sceneggiatura non esiste, in un film del genere è tanto il materiale che può essere sfruttato, ma quando si ha il 3D da sfruttare è un'altro discorso.
Tragicomiche alcune scene, che avrebbero il pretesto di far commuovere, come quella in cui la Bullock abbaia alla radio...
Non c'è altro da aggiungere su questo film, queste righe sono sufficienti.
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gianleo67
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venerdì 27 dicembre 2013
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l'insostenibile pesantezza dell'essere
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Gli astronauti americani impegnati nella riparazione del telescopio spaziale Hubble fuori dallo Shuttle in orbita attorno alla Terra, vengono colpiti dai detriti di un satellite russo andato in frantumi. Gli unici sopravvissuti, una dottoressa con mansioni tecniche ed un esperto capo pilota, restano in isolamento radio dalla base di Huston, fluttuando alla deriva nello spazio nel tentativo, improbabile e complicato, di raggiungere una stazione orbitante cinese da cui rientrare sulla Terra.
Dalla spettacolare prospettiva di una passeggiata spaziale in caduta libera sulla titanica vastità del globo terracqueo, sospesi nel periglioso limbo tra la ferale attrazione gravitazionale del nostro pianeta ed il terrore escatologico di una probabile deriva nelle glaciali profondità dello spazio cosmico, lo spagnolo Cuaron si cimenta in una insolita operazione hollywoodiana dove,perizia tecnica e minimalismo scenografico, sono le coordinate attraverso cui imbastire il consueto dramma dell'isolamento e della sopravvivenza tanto caro alla tradizione cinematografica a stelle e strisce in trasferta extraterrestre.
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Gli astronauti americani impegnati nella riparazione del telescopio spaziale Hubble fuori dallo Shuttle in orbita attorno alla Terra, vengono colpiti dai detriti di un satellite russo andato in frantumi. Gli unici sopravvissuti, una dottoressa con mansioni tecniche ed un esperto capo pilota, restano in isolamento radio dalla base di Huston, fluttuando alla deriva nello spazio nel tentativo, improbabile e complicato, di raggiungere una stazione orbitante cinese da cui rientrare sulla Terra.
Dalla spettacolare prospettiva di una passeggiata spaziale in caduta libera sulla titanica vastità del globo terracqueo, sospesi nel periglioso limbo tra la ferale attrazione gravitazionale del nostro pianeta ed il terrore escatologico di una probabile deriva nelle glaciali profondità dello spazio cosmico, lo spagnolo Cuaron si cimenta in una insolita operazione hollywoodiana dove,perizia tecnica e minimalismo scenografico, sono le coordinate attraverso cui imbastire il consueto dramma dell'isolamento e della sopravvivenza tanto caro alla tradizione cinematografica a stelle e strisce in trasferta extraterrestre. Se è vero che le tematiche principali del plot rimangono ancorate ad una risaputa retorica del self made man (ennesimo episodio del ciclo 'Americani nello spazio' celebrato magistralmente dall'Apollo 13 del mentore Ron Howard) ed al risaputo pragmatismo di una dialettica sentimental filosofica appena abbozzata nel profilo psicologico dei personaggi, resta il merito di una compattezza espositiva che riesce ad articolare l'assunto drammaturgico entro il perimetro limitato di una tuta spaziale; una sorta di psicodramma 'da camera' nella paradossale vastità dello spazio cosmico. Latamente celebrativo della strenua volontà di sopravvivenza dell'uomo (o meglio della donna!) in balia dell'imponderabile e di un positivismo tecnico-scientifico quale condivisione di un codice universale di comunicazione tra i popoli (dallo Shuttle alla ISS e da qui ad una defilata e anonima stazione spaziale cinese), è un viaggio della sopravvivenza al contrario, ove alle pulsioni conoscitive antigravitazionali del genere umano si contrappone lo slancio salvifico di un'attrazione gravitazionale che ci riconduca ad una rassicurante dimensione di esseri terrestri, magari felici di affondare,come la disillusa protagonista, con la faccia nel fango di un primordiale e paludoso acquitrino donde,milioni di anni fa, si è originata la vita. Più che per il pur lodevole minimalismo della sceneggiatura e dei virtuosismi acrobatici della messa in scena, è un film che punta sulla efficace compattezza di un montaggio che sa generare tensione e sulla recitazione essenziale dei bravi interpreti hollywoodiani, due vere stelle del firmamento cinematografico nella loro virtuale orbita attorno alla Terra. Diversi riconoscimenti internazionali tra cui Future Film Festival Digital Award alla 70ª edizione della Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia e miglior attrice dell'anno a Sandra Bullock all' Hollywood Film Festival 2013.
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marco petrini
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giovedì 26 dicembre 2013
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inespresso.
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Deludente. Mi aspettavo molto di più: Sandra Bullock è molto al di sotto del suo standard; la storia è esile e poco interessante.
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lupoautarchico
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martedì 17 dicembre 2013
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cuarón ci regala un'emozione
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Avvicinarsi al film di Cuarón potrebbe significare per lo spettatore,come lo è stato per me, attendersi un'opera di fantascienza.
Forse sperando,raccomandandosi alla propria buona sorte, un buon film di fantascienza.Ma non di questo si tratta.
I luoghi che si fanno protagonisti della pellicola sono solo apparentemente, geograficamente, quelli posti oltre i confini del cielo.
La vera vicenda non tratta di stelle e pianeti,ma del cuore umano.
Iniziato nel vivo dell'azione,incrementerà il suo ritmo narrativo,per poi risolversi temporaneamente in un climax decrescente relativamente agli episodi adrenalici,
ponendondoci,mediante l'eroina involontaria, quesiti sul senso della nostra esistenza attraverso la lente della difficoltà e del dubbio.
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Avvicinarsi al film di Cuarón potrebbe significare per lo spettatore,come lo è stato per me, attendersi un'opera di fantascienza.
Forse sperando,raccomandandosi alla propria buona sorte, un buon film di fantascienza.Ma non di questo si tratta.
I luoghi che si fanno protagonisti della pellicola sono solo apparentemente, geograficamente, quelli posti oltre i confini del cielo.
La vera vicenda non tratta di stelle e pianeti,ma del cuore umano.
Iniziato nel vivo dell'azione,incrementerà il suo ritmo narrativo,per poi risolversi temporaneamente in un climax decrescente relativamente agli episodi adrenalici,
ponendondoci,mediante l'eroina involontaria, quesiti sul senso della nostra esistenza attraverso la lente della difficoltà e del dubbio.Si parla della ricerca di
una meta, di una rotta da intraprendere e perseguire nonostante il dolore incombente sull'Uomo con costanza fin dal principio del suo cammino sulla Madre Terra,
che si fa,qui,finalmente, Terra dell'Anima.Il simbolismo assai suggestivo della Bullock ritratta in una posa fetale con sfondo l'Universo come moderna casa della coscienza e
la rinascita e l'inizio del percorso evolutivo interiore con la medesima che emerge,a fatica,ma con determinazione dalle acque,valgono per intero la visione.
Consigliato.
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don64
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lunedì 16 dicembre 2013
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nello spazio immenso
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Film dl genere fantascienza interpretato da soli 2 attori G.Cooney e S.Bullock.Tutto il film e' girato all'interno dell'astronave e al d fuori della stessa per rendere la trama poco notevole nel contenuto e nella nullo nella circostanza Nel complesso un film con poche idee inscenato sempre nello stesso ambiente spaziale.Voto 6+
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wamoo
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mercoledì 11 dicembre 2013
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c'è tutto quello che serve!
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Ho trovato inaspettatamente un ottimo film, che ben rappresenta la mia idea di cinema, immagini spettacolari, tensione, ottimi attori, e un grande messaggio sulla vita attraverso gli occhi di due personalità molto diverse.
Avrei solamente voluto un approfondimento maggiore sulla storia dei due protagonisti, ma nel complesso ritengo che questo film abbia saputo ben miscelare tutti quegli elementi che rendono giustizia all'intrattenimento cinematografico.
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il passatore
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lunedì 9 dicembre 2013
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avvincente dal primo all’ultimo minuto
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Gravity è un film di fantascienza, senza alieni e senza salti nell’iperspazio; potrebbe essere la cronaca di una missione spaziale, di quelle di cui siamo informati solo quando le cose si mettono male. Ci sono solo due personaggi e una voce (Houston), con quel minimo di non realismo che la fiction rivendica.
Sarebbe logico pensare che i veri viaggi degli astronauti e le mirabolanti trovate rese possibili dagli effetti speciali avrebbero spento qualsiasi interesse per un film di questo genere. Invece l’ispirazione, la vision del regista messicano Alfonso Cuaròn, autore assieme al figlio della sceneggiatura, ci ha regalato un bel film che ci ha fatto provare di nuovo le emozioni di Odissea nello Spazio.
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Gravity è un film di fantascienza, senza alieni e senza salti nell’iperspazio; potrebbe essere la cronaca di una missione spaziale, di quelle di cui siamo informati solo quando le cose si mettono male. Ci sono solo due personaggi e una voce (Houston), con quel minimo di non realismo che la fiction rivendica.
Sarebbe logico pensare che i veri viaggi degli astronauti e le mirabolanti trovate rese possibili dagli effetti speciali avrebbero spento qualsiasi interesse per un film di questo genere. Invece l’ispirazione, la vision del regista messicano Alfonso Cuaròn, autore assieme al figlio della sceneggiatura, ci ha regalato un bel film che ci ha fatto provare di nuovo le emozioni di Odissea nello Spazio.
Cuaròn riesce magistralmente a produrre nello spettatore uno stato di ansia nei primi venti minuti di film (una scena unica, lunghissima) come raramente accade nel cinema, per poi sviluppare una vicenda drammatica e piena di emozioni, dalla quale riesce a ritagliare momenti di contemplazione della terra vista dallo spazio e della calma che essa ispira.
Ci voleva anche un’attrice che fosse in grado di sostenere un monologo di un’ora, e Cuaròn l’ha trovata in una bravissima Sandra Bullock, strappata ai ruoli brillanti in cui eccelle per ricoprire un ruolo drammatico che potrebbe fruttarle il secondo premio Oscar.
Un apprezzamento anche per George Clooney che si fa carico di un ruolo che prevede un solo minuto del suo viso fuori dallo “scafandro”. Il personaggio del veterano dello spazio è perfettamente delineato: positivo, sicuro di sé, pieno di risorse eppure simpatico e spiritoso.
Non si può assistere a questo film porta senza chiedersi “Come hanno fatto?” Lo spettatore nota l’ossessionante attenzione a simulare l’assenza di gravità, con i pezzi degli scacchi o le gocce di liquido che galleggiano nelle astronavi, come pure le violente rotazioni degli astronauti nello spazio.
Molte immagini sono generate digitalmente, ma si è fatto ricorso anche a mezzi creati appositamente per questo film, come le telecamere robotizzate (pare si sia utilizzata una telecamera che viaggiava a 40 km all’ora per poi fermarsi a pochi centimetri dal viso della Bullock!) oppure una stanza “delle luci” con due milioni di Led per ricreare la luce nello spazio e permettere la sua rotazione attorno agli attori, che, poveretti, dovevano rimanere per ore isolati nella stanza, appesi a funi.
Ci permettiamo però di rilevare un piccolo neo della produzione che, 30 anni dopo Jack Lemmon nella Sindrome Cinese, ci ripropone la stessa scena dello strumento inceppato che segna zero dopo il tic-tic del dito sul vetro, come se su un’astronave di oggi possa trovar posto uno strumento analogico, antiquato e ingombrante come quello.
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u�lter
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lunedì 25 novembre 2013
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geniale e coinvolgente.
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Se hai una buona idea e una struttura eccezionale capace di dar corpo alle tue invenzioni con la magica applicazione di effetti visivi assolutamente straordinari,potendo contare sulle capacità indiscusse della Bullock (credo in meritata nomination) e di Clooney,che non sono proprio gli ultimi arrivati,appoggiando sulla torta la ciliegina del 3-D...beh,se alla fine non viene fuori un piccolo capolavoro,poco ci manca.Originale nella concezione del progetto,che era complicato da svolgere,e assai efficace nel renderti partecipe alla angosciante solitudine degli spazi,non soffre mai della mancanza di altre figure nè della forzata ambientazione monocorde (siamo sempre in orbita attorno al nostro pianeta) in cui la vicenda trova comunque accadimenti sempre emozionanti e imprevedibili.
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Se hai una buona idea e una struttura eccezionale capace di dar corpo alle tue invenzioni con la magica applicazione di effetti visivi assolutamente straordinari,potendo contare sulle capacità indiscusse della Bullock (credo in meritata nomination) e di Clooney,che non sono proprio gli ultimi arrivati,appoggiando sulla torta la ciliegina del 3-D...beh,se alla fine non viene fuori un piccolo capolavoro,poco ci manca.Originale nella concezione del progetto,che era complicato da svolgere,e assai efficace nel renderti partecipe alla angosciante solitudine degli spazi,non soffre mai della mancanza di altre figure nè della forzata ambientazione monocorde (siamo sempre in orbita attorno al nostro pianeta) in cui la vicenda trova comunque accadimenti sempre emozionanti e imprevedibili. La figura femminile ne esce sontuosamente vincente,fra le sue dolci debolezze e le sue insuperabili caparbietà.Il cinema guadagna punti sugli spettacoli di intrattenimento leggero quando trasporta tutte le nostre ansie dentro la sfera delle nostre paure più nascoste,aiutandoci a superarle chiedendo la nostra partecipazione:impossibile non immedesimarsi nell'astronauta condannata (forse) alla terribile morte sperduta e vagante nel nulla del vuoto più assoluto.Atmosfera assolutamente particolare per un paio d'ore vissute come poche altre volte in sala.
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lisa casotti
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giovedì 21 novembre 2013
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una passeggiata nello spazio
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In genere evito le pellicole in 3D, che ti costringono a indossare quegli occhialoni che scivolano sul naso e danno tanta noia. Anche in Avatar, per cui si gridava al miracolo, il 3D mi era sembrato superfluo e nemmeno così perfetto. Invece in Gravity l’ho molto apprezzato; è indubbiamente un valore aggiunto, senza il quale il film perderebbe molto del suo fascino. Tanto che, contrariamente al solito (mai dire mai), ho suggerito a tutti di andarlo a vedere in 3D. Assolutamente.
Per il resto si tratta di una lunga passeggiata nello spazio, così gradevole e appagante da risultare troppo breve. Mi sarei fermata un’altra ora abbondante, come quando ci si ritaglia un momento di pura evasione e si va a zonzo per le vie del centro.
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In genere evito le pellicole in 3D, che ti costringono a indossare quegli occhialoni che scivolano sul naso e danno tanta noia. Anche in Avatar, per cui si gridava al miracolo, il 3D mi era sembrato superfluo e nemmeno così perfetto. Invece in Gravity l’ho molto apprezzato; è indubbiamente un valore aggiunto, senza il quale il film perderebbe molto del suo fascino. Tanto che, contrariamente al solito (mai dire mai), ho suggerito a tutti di andarlo a vedere in 3D. Assolutamente.
Per il resto si tratta di una lunga passeggiata nello spazio, così gradevole e appagante da risultare troppo breve. Mi sarei fermata un’altra ora abbondante, come quando ci si ritaglia un momento di pura evasione e si va a zonzo per le vie del centro. E se succede qualche imprevisto, va bene lo stesso, perché l’importante era uscire a prendere una boccata d’aria.
Per quanto riguarda gli elogi filosofici, mi rimetto ai grandi studiosi. Diciamo che, memore dei classici analizzati alle superiori e all’università, non mi sembra che si possa ridurre ad alta disquisizione il chiacchiericcio tra un yankee e una madre depressa. Il consueto dilemma tra lasciarsi andare o reagire. Morire o sopravvivere o, meglio ancora, tornare a vivere dopo aver ritrovato il senso della vita nel confronto con la morte e reagendo alla paura. Insomma queste oscillazioni esistenziali non sono poi così originali.
Forse è più coraggioso e attuale riflettere sulla questione che da una stazione orbitante Usa, si cerchi una via di fuga nel modulo di salvataggio russo Sojuz, per poi trovare come ancora di salvezza la stazione cinese Tiangong 1, in caduta libera nell’atmosfera terrestre. Come se nello spazio fosse davvero attuabile una società globale, senza barriere e differenze, e forse più solidale. Come se nell’universo il destino dei singoli e del mondo fosse per tutti lo stesso.
Oltre al fatto che qualcuno ci ha letto il messaggio supremo e armonioso: che il Paradiso, in fondo e infine, è la nostra amata Terra.
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[+] esosferiche oscillazioni...
(di hollyver07)
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delauris
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domenica 17 novembre 2013
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non fermatevi alla storia.
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Troppo spesso i film non fanno riflettere e quindi ci siamo disabituati a cercare un significato soprattutto in quelli di cassetta. Beh! In questo caso cercatelo, ci sono profondi simbolismi psicologici tra quello che accade nel film è la psiche della protagonista. Una mia amica psicologna me lo ha fatto notare, ogni cosa ha un simbolismo a partire dagli elementi: aria, acqua, fuoco, terra. Da vedere con altr occhi.
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