| Titolo internazionale | Out of the Blue |
| Anno | 2013 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 109 minuti |
| Regia di | Edoardo Leo |
| Attori | Raoul Bova, Marco Giallini, Edoardo Leo, Nicole Grimaudo, Rosabell Laurenti Sellers Paola Tiziana Cruciani, Mattia Sbragia, Antonino Bruschetta, Giulia Bertini, Giorgio Colangeli, Barbara Folchitto, Pamela Saino, Remo Remotti, Sveva Alviti, Stefano Ambrogi, Jonis Bascir, Federica Cifola, Marco Conidi, Chiara Di Giacomo, Urbano Lione, Lorenzo Lucchi, Paolo Gasparini, Giusy Ricchizzi, Alessio Sardelli, Giulia Vespoli, Sergio Zecca, Lorenzo De Angelis. |
| Uscita | giovedì 14 marzo 2013 |
| Tag | Da vedere 2013 |
| Distribuzione | Medusa |
| MYmonetro | 2,90 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 26 marzo 2013
Edoardo Leo torna, dopo tre anni dal suo esordio dietro la macchina da presa, per dirigere la storia di un uomo donnaiolo e superficiale che si trova di colpo alle prese con la paternità. Il film ha ottenuto 3 candidature e vinto un premio ai Nastri d'Argento, 2 candidature a David di Donatello, In Italia al Box Office Buongiorno papà ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 2,4 milioni di euro e 1,1 milioni di euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Andrea è un quarantenne che non ha mai smesso di avere vent'anni. Bello e disinvolto, capello tinto e pelle abbronzata, fa carriera e successo in un'agenzia che si occupa di product placement. Sempre sul pezzo e in movimento, divide il suo appartamento con l'amico Paolo e il suo letto con ogni donna che lo trovi irresistibile. Ma alla sua porta una mattina suona Layla, una diciassettenne coi capelli viola che dice di essere sua figlia. A provare il fatto il diario della madre, deceduta qualche mese prima. Diffidente e prudente, Andrea si sottopone alla prova del DNA, certificando la sua paternità. Spaventato e confuso, prova a prendere le misure di una nuova vita, affollata da un'adolescente e da suo nonno, un musicista 'dismesso' che vive in camper e sogna i New Trolls. Con l'aiuto di Paolo e di un'energica insegnante di educazione fisica, Andrea infilerà la strada della maturità, trovando il compromesso tra l'uomo e il padre.
Coerente col debutto di ieri (18 anni dopo), Edoardo Leo ritorna a parlare di passato, paternità e umana imperfezione. Intervenendo con grande sensibilità su un soggetto di Massimiliano Bruno, l'attore e regista romano realizza il percorso di un personaggio che fa i conti coi trascorsi e con la necessità di crescere, spinto da una condizione eccezionale: un'adolescente che ha il nome di una canzone dei Derek and the Dominos. E dagli anni Settanta, come il gruppo americano hard-blues-rock, sembra venire questa diciassettenne 'analogica', che guarda Kubrick in bianco e nero e stende le fotografie ad asciugare come in Blow-Up. Adottando i toni della commedia, Buongiorno papà apre a uno spiraglio di profondità, anche per i volti a cui si affida, Marco Giallini, Paola Tiziana Cruciani, Nicole Grimaudo, Ninni Bruschetta, lo stesso Edoardo Leo e sorprendentemente Raoul Bova, perfetto quarantenne glamour, che basta a se stesso, che non capitalizza l'essere ormai adulto e che ha difficoltà a costruire relazioni e senso.Come la sua bellezza, il personaggio e la storia sembrano risolversi sulla superficie, introducendo e sviluppando il tema dichiarato fin dal titolo: il risveglio di un uomo senza qualità che (re)impara a vedere, a capire e ad amare. Ma lo fa in un modo non scontato e per molti versi originale.
Buongiorno papà infatti non è solo una commedia sul lento apprendimento della paternità biologica ma anche su quella artistica, sulle responsabilità che comporta essere 'autore' in Italia, dove un regista giovane e magari pieno di bei progetti scartati, si ritrova a 'gestire' suo malgrado un 'figlio' capitato e formato. Dato un soggetto convenzionale, Edoardo Leo trasferisce il nodo centrale della storia anche nel cuore del linguaggio, producendo un esempio di metacinema che risolve piuttosto che mettere in scena le difficoltà di fare un film. Esemplare in questo senso è l'uso del 'product placement', l'inserimento di un prodotto o marca commerciale all'interno di una produzione cinematografica, che diventa mestiere del protagonista e materia viva, motivo di erranza piuttosto che di sclerotizzazione.
Se le commedie recenti non sentono nemmeno il bisogno di costruire una gag attorno al prodotto, anche solo pretestuosa, Leo se ne serve per congegnare al meglio l'idea ed edificare il suo film, dove si ritaglia il ruolo dell'amico tutt'altro che scemo e del regista che si innamora del proprio oggetto. Quasi a dire che è solo amando il proprio oggetto scopico, originale o commissionato, che si può ancora pensare di fare cinema (e di fare i padri).
E’ la classica commedia all’italiana, primo tempo divertente, secondo zuccheroso per arrivare ad un happy end mielocaramelloso, passando per una spolverata di conflitto generazionale con nonni bizzarri ma fondamentalmente saggi, padri che “crescono”, scoprendo il valore e anche il piacere delle responsabilità genitoriali e figli che sopiscono la latente ribellione [...] Vai alla recensione »
È un Peter Pan di quarant'anni, bello, abbronzato, con i capelli tinti e la vita facile dello scapolo che ha un lavoro ben retribuito (piazza prodotti pubblicitari nel film) e nessuna difficoltà a sedurre le donne. Ma un giorno batte alla sua porta un'adolescente magrolina con i piercing che dichiara di essere sua figlia. Anche se il Dna conferma la parentela, Andrea non ne vuol sapere di responsabilità [...] Vai alla recensione »