12 anni schiavo

Film 2013 | Biografico, 134 min.

Regia di Steve McQueen (II). Un film con Chiwetel Ejiofor, Michael Fassbender, Benedict Cumberbatch, Paul Dano, Paul Giamatti. Cast completo Titolo originale: 12 Years a Slave. Genere Biografico, - USA, 2013, durata 134 minuti. Uscita cinema giovedì 20 febbraio 2014 distribuito da Bim Distribuzione. - MYmonetro 2,90 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento lunedì 18 maggio 2020

La schiavitù in Louisiana durante l'Ottocento e la storia di un uomo libero fatto prigioniero. Il film ha ottenuto 9 candidature e vinto 3 Premi Oscar, 1 candidatura a David di Donatello, 7 candidature e vinto un premio ai Golden Globes, 10 candidature e vinto 2 BAFTA, 1 candidatura a Cesar, 13 candidature e vinto 3 Critics Choice Award, 4 candidature e vinto un premio ai SAG Awards, Il film è stato premiato a AFI Awards, In Italia al Box Office 12 anni schiavo ha incassato 4,8 milioni di euro .

12 anni schiavo è disponibile a Noleggio e in Digital Download
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Consigliato sì!
2,90/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA 2,88
PUBBLICO 3,33
CONSIGLIATO SÌ
McQueen liquida la complessità del passato e di un sistema abominevole a favore della sua spettacolarizzazione e dei suoi effetti perversi.
Recensione di Marzia Gandolfi
venerdì 31 gennaio 2014
Recensione di Marzia Gandolfi
venerdì 31 gennaio 2014

Stati Uniti, 1841. Solomon Northup è un musicista nero e un uomo libero nello stato di New York. Ingannato da chi credeva amico, viene drogato e venduto come schiavo a un ricco proprietario del Sud agrario e schiavista. Strappato alla sua vita, alla moglie e ai suoi bambini, Solomon infila un incubo lungo dodici anni provando sulla propria pelle la crudeltà degli uomini e la tragedia della sua gente. A colpi di frusta e di padroni vigliaccamente deboli o dannatamente degeneri, Solomon avanzerà nel cuore oscuro della storia americana provando a restare vivo e a riprendersi il suo nome. In suo soccorso arriva Bass, abolizionista canadese, che metterà fine al suo incubo. Per il suo popolo ci vorranno ancora quattro anni, una guerra civile e il proclama di emancipazione di un presidente illuminato.
Da più di un anno il cinema americano prova a fare (veramente) i conti con la mostruosità della schiavitù, peccato originale della nazione che fa il paio col genocidio indiano. Lincoln, Django Unchained e 12 anni schiavo sono opere diverse e discordanti, la cui prossimità sortisce letture maggiori ed è qualcosa di più di una coincidenza. Il soggetto, affrontato, aggredito, sfidato e condiviso, sottolinea la delicatezza di una vicenda storica lontana dall'essere assorbita nel Paese di Barack Obama. Se nel film di Steven Spielberg la figura e la condizione dello schiavo è nascosta tra discorsi, proroghe e mediazioni, in quelli di Quentin Tarantino e di Steve McQueen è un visione eversiva che sfida l'impero o lo subisce per dodici anni. Distinti nelle maniere, Django è loquace e carnevalesco, Solomon è greve e silente, l'uno abbraccia l'eroismo sonante, l'altro in sordina, uno castiga, l'altro attende, i protagonisti di Jamie Foxx e Chiwetel Ejiofor condividono nondimeno un'espressione decisiva e ambigua, un'eccezionalità. Django e Solomon sono nigger speciali, schiavi fuori dal comune che finiscono proprio per questa ragione per sfuggire al destino del loro popolo. Se Tarantino riscrive il passato e libera l'invenzione concretizzando un sogno che intercetta gli avvenimenti storici attraverso il piacere soggettivo, McQueen decide per la denuncia attraverso una rappresentazione esplicita, esibita, oscena, che mira evidentemente a risvegliare la coscienza intorpidita dello spettatore.
Adattamento del romanzo omonimo e biografico di Solomon Northup, di cui il regista britannico contempla i dodici anni del titolo e affida alle didascalie conclusive la battaglia legale sostenuta e persa dall'autore contro gli uomini che lo hanno rapito e venduto, 12 anni schiavo corrisponde perfettamente l'ossessione di McQueen: lo svilimento progressivo del corpo sottomesso alla violenza del mondo. Dentro un affresco romanzesco e un infernale meccanismo kafkiano, un uomo dispera di ritrovare la propria libertà, rassegnandosi giorno dopo giorno alla schiavitù, sopportando torture fisiche e psicologiche sulla carne e nell'anima, che il padrone di turno vuole annullare. Come in Hunger e poi in Shame, che descrivono l'oppressione e l'isolamento, l'universo carcerario il primo, la dipendenza sessuale il secondo, in 12 anni schiavo la messa in scena si rivela virtuosa e discutibile, ostinata ad avanzare, a vedere e a sentire tutto. Indifferente al fuori campo e alla rinuncia ma fedele ai suoi 'motivi' (supplizio, assoggettamento, alienazione, agonia), McQueen ci (ri)propone percosse, fustigazioni, violazioni, torture che trovano in un piano sequenza infinito un compiacimento sadico ed estremo, appendendo il protagonista ad una corda e lasciandolo in equilibrio sulla punta dei piedi, disperatamente puntati per evitare il soffocamento. E nella 'durata' il regista ottiene il malessere dello spettatore a cui sbatte letteralmente in faccia la responsabilità di questa Storia. Senza cedere alla pietas e preferendo l'intimidazione. Il sovraccarico drammatico, l'addizione di orrori, la pesantezza dei corpi martirizzati dalla violenza e dai frequenti colpi di scena, che si appagano soltanto nei (malickiani) piani notturni e nelle stasi irreali della Louisiana, finiscono per essere l'argomento privilegiato della sua requisitoria e per trascurarne la dimensione sostanziale. Radicata nel fervore positivista, che forniva spiegazioni scientifiche allo schiavismo e produceva una classificazione barbara degli esseri umani, la schiavitù aveva un carattere istituzionale e rispondeva a bisogni economici precisi. Disporre di altri uomini per arricchirsi o per soddisfare perversioni e pulsioni era la deplorevole conseguenza. McQueen liquida la complessità del passato e di un sistema abominevole a favore della sua spettacolarizzazione e dei suoi effetti perversi, tutti incarnati dallo schiavista sadico e compulsivo di Michael Fassbender, interprete per la terza volta del pensiero ossessivo dell'autore.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
sabato 1 marzo 2014
ANDREA GIOSTRA

Steve McQueen, in collaborazione con John Ridley, scrive una sceneggiatura puntigliosa che riporta agli onori del successo contemporaneo il best seller di Solomon Northup, “Twelve Years a Slave” pubblicato negli USA nel 1853, che racconta la terribile disavventura dell’uomo nero libero Solomon, artista newyorkese di successo, ridotto con l’inganno in schiavitù da bianchi [...] Vai alla recensione »

Frasi
"Sto sopravvivendo, non mi farò prendere dalla disperazione. Mi manterrò in salute finché non verrà l'occasione di riprendermi la libertà!"
Una frase di Solomon Northup (Chiwetel Ejiofor)
dal film 12 anni schiavo - a cura di Massimiliano
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Natalia Aspesi
La Repubblica

Candidato a nove Oscar, il film di Steve McQueen racconta di Solomon Northup, un uomo di colore nato libero, che vive come i bianchi, se non per l'impossibilità di votare, con una moglie, due figlie e un cane, nello Stato di New York. Ma siamo nel 1841, l'importazione di schiavi dall'Africa è proibita e dal Sud hanno bisogno di manodopera per i campi di cotone e di canna da zucchero.

NEWS
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lunedì 16 settembre 2013
Chiara Renda

Sono stati annunciati i vincitori del Toronto International Film Festival 2013, giunto quest'anno alla trentottesima edizione. Il premio principale assegnato dal pubblico, il People's Choice Award, è andato al biopic diretto da Steve McQueen (Hunger, [...]

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