La leggenda di Kaspar Hauser

Film 2012 | Drammatico, +16 95 min.

Anno2012
GenereDrammatico,
ProduzioneItalia
Durata95 minuti
Regia diDavide Manuli
AttoriVincent Gallo, Silvia Calderoni, Elisa Sednaoui, Fabrizio Gifuni, Marco Lampis Claudia Gerini.
Uscitagiovedì 13 giugno 2013
DistribuzioneMediaplex Italia
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +16
MYmonetro 2,75 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Davide Manuli. Un film con Vincent Gallo, Silvia Calderoni, Elisa Sednaoui, Fabrizio Gifuni, Marco Lampis. Cast completo Genere Drammatico, - Italia, 2012, durata 95 minuti. Uscita cinema giovedì 13 giugno 2013 distribuito da Mediaplex Italia. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 2,75 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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La leggenda narra di un ragazzo apparso improvvisamente dal nulla. Il corpo arriva galleggiando sulla riva di una spiaggia. È Kaspar Hauser, il Fanciullo d'Europa, erede al trono, fatto sparire per oscuri motivi di potere quando era ancora piccolo. In Italia al Box Office La leggenda di Kaspar Hauser ha incassato 27,8 mila euro .

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Consigliato sì!
2,75/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO 2,00
CONSIGLIATO SÌ
Manuli trasforma l'enigma di Kaspar Hauser in leggenda esaltandone in chiave post-moderna gli elementi archetipici e metaforici.
Recensione di Dario Zonta
lunedì 10 giugno 2013
Recensione di Dario Zonta
lunedì 10 giugno 2013

Il lunedì di Pentecoste del 26 maggio del 1828, tra le quattro e le cinque di sera, un ragazzo malfermo e malvestito apparve nei pressi di Norimberga. Ripeteva poche parole e reagiva scompostamente alle sollecitazioni sensoriali. Aveva con sé una lettera indirizzata a un capitano di cavalleria del VI reggimento dei cavalieri di Norimberga.
Il ragazzo non sapeva e non diceva nulla di sé. Delle cinquanta parole di cui era composto il suo lessico, alcune ritornavano ossessivamente: Reuta worn e Woas nit, espressioni dialettali che significano "diventare cavalleggero" e "non so". Quando gli diedero una penna, l'unica cosa che scrisse, e che sapeva scrivere, era il suo nome: Kaspar Hauser.
Fu preso sin da subito per un impostore e un furbo. Per questo venne rinchiuso nel carcere di Norimberga, dove divenne una sorta di curiosità cittadina. Tra i curiosi, vi fu il barone von Feuerbach, l'unico che prestò autentica attenzione al fenomeno del giovane selvatico. Scrisse un libro che fondò la leggenda di Kaspar Hauser. Il ragazzo seppur selvatico e analfabeta sembrava avere doti naturali e un carattere nobile. Il barone avanzò la tesi che il giovane fosse il figlio di una nobile famiglia fatto sparire in tenera età per escluderlo dall'asse ereditario.
Grazie all'intercessione di von Feuerbach, Kaspar Hauser fu indirizzato a un tutore che gli insegnò a leggere e scrivere. Fu così che si apprese, per penna dello stesso Hauser, la sua storia che lo vede segregato per anni sotto terra, al buio, senza mai vedere essere umano, unici compagni due cavallucci e un cane di legno. Poco prima di trovare la libertà, uno sconosciuto a lui mai rivelatosi gli insegnò a scrivere il suo nome.
Kaspar Hauser, a riprova della sua versione, soffriva la luce del sole, non riusciva a ingerire altro che pane e acqua, rigettando anche il latte. Il suo scritto impensierì qualcuno e Kaspar Hauser venne prima colpito con una scure e qualche tempo dopo fu assassinato. Non si trovò mai il colpevole.
La storia di Kaspar Hauser, il cosiddetto bambino d'Europa, è stata raccontata, discussa, analizzata, interpretata da una miriade di scritti (3 mila libri e 14 mila articoli), decine di rappresentazioni teatrali e diversi film, di cui il più famoso, L'enigma di Kaspar Hauser, porta la firma di Werner Herzog. A questi ora si aggiunge la riscrittura cinematografica di Davide Manuli, regista e artista milanese indipendente, già autore del sorprendente Beket a cui quest'ultima prova si lega indissolubilmente a formare un dittico tanto originale quanto potente.
Davide Manuli, ispirandosi vagamente all'interpretazione in chiave di sacrificio cristiano proposta da Rudolf Steiner, trasforma liberamente l'enigma di Kaspar Hauser in leggenda esaltandone in chiave post-moderna gli elementi archetipici e metaforici.
Tornando sui luoghi del suo immaginario cinematografico, senza tempo e senza luogo, già proposta in Beket Manuli trasforma Hauser in una sorta di post-ragazzo selvatico piombato sulla Terra come fosse il pianeta X, abitato da sparuti esseri che sembrano dei "tipi cinematografici" sopravvissuti a un'apocalisse culturale, resistenze cine-antropologiche, acchittati come personaggi sfuggiti alla macchina del tempo. C'è lo Sceriffo (Vincent Gallo) dal forte accento texano, con cappello, cinturone, casco e ray -ban, metà cow-boy metà easy rider, metà carceriere metà tutore. Alleva Kaspar a pane e acqua e lo alfabetizza a suon di tecno music facendo del ragazzo selvaggio un dj da Frontiera.
C'è il Pusher (ancora Vincent Gallo), un cavaliere di bianco vestito, elettrico e lucente, vistoso nei suoi eccentrici occhiali da sole, concupito dalla duchessa regina, poco amato dalla cortigiana sgualdrina, sfidato in un duello tecno-dance dallo Sceriffo, suo cliente intossicato.
C'è il Prete (Fabrizio Gifuni) che sembra frate Tuc, con saio e pistola, dal dialetto pugliese, più bandito che religioso, diffida di Hauser e del suo portato messianico, lo crede un impostore alla ricerca di un tesoro sull'isola che non c'è. E poi la Granduchessa (Claudia Gerini), sguaiata regina in nero, regnante a vuoto di un regno remoto e svuotato, astratto e sospeso (una Sardegna traslitterata, abbacinante, sovraesposta, landa western da dopo-bomba). Poi c'è la Veggente (Elisa Sednaoui), un po' prostituta un po' amante, e il Drago (Marco Lampis).
A muoverli tutti, Hauser (Silvia Calderoni), il più felice tra le reinvenzioni del "mito". Viene dal mare, è androgino e biondo, indossa sempre delle cuffie da dj. Potrebbe essere un sopravvissuto alla deriva di un rave party, un performer che si è staccato improvvisamente dalla sua opera d'arte, costretto chissà da quale incantesimo, a ripetere ad libitum il suo gesto artistico, convulsa espressione di una body art fraintesa. Il Kaspar Hauser di Manuli promuove se stesso come un fool ascetico, un oracolo rotto che ripete sempre le stesse parole, "Io sono Kaspar Hauser", come fossero la base per una base dance. La leggenda di Kaspar Hauser è una sorta di UFO sui cieli sparuti dei cinema italiani quasi estivi. È un film sorprendente, frutto di una visione eccentrica e originale, molto organica e piuttosto compatta. Un'estetica composta da una serie di piani sequenza di dimensione variabile, corredati da un impianto musicale (la colonna sonora è firmata da Vitalic) finalmente non più solo ornamentale, ma necessitato, un personaggio tra gli altri, astratto come gli altri.
Non meno alieno, per il cinema italiano, è la composizione del casting del film che riunisce attori di esperienze e retaggi diversi, a partire da Silvia Calderoni, corpo iconico della scena del teatro di ricerca italiano, premio Ubu, già attrice feticcio dei Motus, prima ancora del Teatro Valdoca. Manuli la affianca a una star del cinema indie-americano, Vincent Gallo, attore e regista, personaggio tra i più eccentrici e appartati, da taluni discusso per le sue idee radicali, capace di volare da Abel Ferrara a Emir Kusturica. Manuli poi ricorre alla sicura arte di Fabrizio Gifuni, attore eclettico di teatro cinema e televisione, già in BBeket mentre osa scegliendo Claudia Gerini, attrice del cinema italiano, molto coraggiosa nel mettersi alla prova.

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Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

4° film del cineasta indipendente milanese Davide Manuli che si spostò negli USA dove frequentò l'Actors Studio, lavorò con Al Pacino e Abel Ferrara prima di rimpatriare. Ispirato a Il ragazzo selvaggio (1970) di Truffaut, uno dei migliori film biosaggistici della storia del cinema, comincia in bianconero su una spiaggia deserta dove dischi volanti planano su un uomo in tuta rock. È Vincent Gallo, impegnato nel film nella doppia parte del Pusher e dello Sheriff. Scelto da Nanni Moretti fra i dieci esordienti italiani della stagione. Perché riprendere la storia vera di un "ragazzo selvaggio" cresciuto nella Norimberga di fine '800 e poi ucciso a 21 anni dai suoi "educatori"? Manuli risponde: "Volevo completare un dittico. Parlare del non-senso della nostra società senza prospettive che uccide il diverso".

Tutte le recensioni de ilMorandini
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 20 giugno 2013
FabioFeli

La leggenda di Kaspar Hauser di Davide Manuli Comincia con tre ufo sfreccianti nel cielo e finisce con gli stessi Ufo il bizzarro film di Manuli. Anche Kaspar Hauser (l’androgina Silvia Calderoni, una specie di David Bowie nel memorabile L’uomo che cadde sulla terra) è a suo modo un oggetto in attesa  di identificazione del tutto diverso da quello (famoso, apprezzato [...] Vai alla recensione »

martedì 6 maggio 2014
astromelia

visto in dvd,credo il più insulso movie che io abbia visto,ma la cosa che mi lascia interdetta è che nei titoli ci sta scritto" di interesse culturale".....capirai che capolavoro!!!!

giovedì 17 aprile 2014
Rub123

Film di tale natura non possono rientrare nel mercato "mainstream" e non possono essere letti con occhio razionale. La composizione del film è onirica e conduce lo spettatore verso un viaggio non definito. Al di là dei riferimenti letterari, il fil vive di luce propria. L'estetica del film è molto pervasiva, la Sardegna vista in una luce surreale ma forse anche [...] Vai alla recensione »

lunedì 30 settembre 2013
safae

Un insulso Kaspar Hauser in salsa Cinico Tv che si trascina stancamente, tra luoghi comuni e dialoghi imbarazzanti. Se non si ha nulla da dire forse è meglio tacere. Si può mascherare il tutto con stranezze, finte innovazioni e ogni tanto alzare il volume della musica, ripetendo il tutto (dalle parole ai gesti), ma la sensazione  è che il tutto venga fatto solo per girare [...] Vai alla recensione »

martedì 3 settembre 2013
Fay Ray

Manuli, grazie probabilmente alla sua rete di conoscenze, riesce a produrre e a distribuire (pure all'estero!) quello che è senza dubbio il peggiore film dell'ultimo decennio. Egli prende il mito di Kaspar Hauser, la sardegna dello spaghetti western, Ciprì e Maresto, Pasolini, l'underground americano, il post-moderno, il peggior teatro italiano, un paio di riferimenti [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Federico Pontiggia
Il Fatto Quotidiano

Un'isola senza tempo né luogo, sulla spiaggia arriva un corpo: è Kaspar Hauser (Silvia Calderoni), ciuffo biondo, cuffie al collo, magrissimo. Troverà ad "accoglierlo" lo Sceriffo (Vincent Gallo), la Granduchessa (Claudia Gerini), il Prete (Fabrizio Gifuni), il Pusher (ancora Gallo) e la Veggente (Elisa Sednaoui). L'isola è la Sardegna, le immagini in bianco e nero, la musica elettronica del francese [...] Vai alla recensione »

Silvana Silvestri
Il Manifesto

Kaspar Hauser, il ragazzo misterioso che affascinò la Mitteleuropa dell'800, comparso dal nulla e perseguitato per motivi forse dinastici fino al suo assassinio, epilettico e incapace dopo gli anni passati incatenato al buio di affrontare luce e stimoli, a cui tutti si divertivano a insegnare qualcosa, diventa il corpo celeste del film di Manuli. Non può non venire in mente Herzog con il suo racconto [...] Vai alla recensione »

NEWS
NEWS
martedì 11 giugno 2013
Chiara Renda

Tutto incentrato sul leggendario personaggio di Kaspar Hauser, misterioso giovane che comparve improvvisamente dal nulla in Germania nell'Ottocento, La leggenda di Kaspar Hauser del regista (e attore) Davide Manuli è una rilettura in chiave surreale dell'enigm [...]

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