Camp 14

Film 2012 | Documentario 104 min.

Anno2012
GenereDocumentario
ProduzioneGermania, Corea del sud
Durata104 minuti
Regia diMarc Wiese
TagDa vedere 2012
MYmonetro Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

Regia di Marc Wiese. Un film Da vedere 2012 Genere Documentario - Germania, Corea del sud, 2012, durata 104 minuti. Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 1 recensione.

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Shin Dong-Huyk nacque e crebbe in un campo di rieducazione nordcoreano, da dove riuscì a fuggire all'età di 23 anni.

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
Un atto d'accusa contro tutti i regimi.
Recensione di Marco Chiani
Recensione di Marco Chiani

Shin Dong-Huyk è nato nel 1983 all'interno di un campo di prigionia della Corea del Nord. Dall'età di sei anni ha lavorato nelle miniere, soffrendo la fame, ricevendo percosse e subendo torture, senza aver mai conosciuto la libertà. Nel 2006, è riuscito a fuggire e a raggiungere la Corea del Sud, da allora racconta la sua storia in conferenze in giro per il mondo, da Ginevra a Seattle fino a Los Angeles, dove è accolto come un eroe dai ragazzi di Link, un'associazione per la libertà della Corea del Nord.
Con Camp 14: Total Control Zone il documentarista tedesco Marc Wiese entra con pudore e delicatezza nell'anima di un uomo che vive la tremenda condizione del sopravvissuto. A se stesso prima di tutto. Delle molte dichiarazioni di Shin Dong-Huyk, oltre ai racconti che danno un quadro preciso di come fosse l'esistenza all'interno del campo, colpiscono come un macigno quelle in cui si percepisce l'impossibilità di far scattare una scissione tra prima e dopo. Tra prigionia e libertà. "Se parliamo del mio corpo, vivo in Corea del Sud, ma con la mente sono ancora al campo", afferma questo ragazzo che ha conosciuto ogni tipo di umiliazione.
La macchina da presa registra il flusso delle sue emozioni, guidandole sporadicamente con alcune domande fuori campo alle quali seguono risposte in cui si scorge la rassegnazione di quello che è stato e mai sarà cancellato. Da notare quanto la scelta di illustrare i ricordi con inserti animati non ne lenisca la violenza, contribuendo, invece, a movimentare un ritmo solo apparentemente statico in cui s'alternano sgomento e indignazione. Soprattutto quando due ex-aguzzini dei campi di prigionia, poi fuggiti e reintegrati in Corea del Sud, raccontano delle esecuzioni e di come una volta reclusi nel campo i prigionieri perdessero totalmente la loro condizione di essere umani.
Un film di denuncia che chiede di essere visto, un invito preciso a conoscere una realtà indicibile, un esempio di cinema necessario da difendere e da diffondere, teso, coinvolgente, forte. Alla fine, una didascalia compare sulla faccia sfocata di Shin Dong-Huyk: 200.000 prigionieri sono ancora detenuti nei campi della Corea del Nord. Presentato al Toronto International Film Festival del 2012 e premiato dalla giuria del Festival e Film Forum Internazionale sui Diritti Umani di Ginevra con il Grand Prix.

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lunedì 9 settembre 2013
Chiara Renda

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