| Titolo originale | Loong Boonmee Raleuk Chaat |
| Anno | 2010 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Spagna, Tailandia, Germania, Gran Bretagna, Francia |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Apichatpong Weerasethakul |
| Attori | Thanapat Saisaymar, Jenjira Pongpas, Sakda Kaewbuadee, Natthakarn Aphaiwonk, Geerasak Kulhong Kanokporn Thongaram. |
| Uscita | venerdì 15 ottobre 2010 |
| Tag | Da vedere 2010 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| MYmonetro | 2,78 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 14 maggio 2020
Condannato da una malattia ai reni, Zio Boonme incontra i fantasmi dei suoi cari scomparsi e vede le sue precedenti incarnazioni. Il film è stato premiato al Festival di Cannes, In Italia al Box Office Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti ha incassato nelle prime 7 settimane di programmazione 120 mila euro e 46,4 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Zio Boonmee, arrivato allo stadio terminale di una malattia ai reni, decide di andare a trascorrere i suoi ultimi giorni nella casa in campagna. Con lui alcuni membri della famiglia. All'improvviso però arrivano la moglie morta, sotto forma di fantasma, e il figlio creduto perduto, ormai diventato un uomo scimmia. Sperando di entrare in contatto con le sue vite passate, Boonmee si reca in una grotta nella quale compie un viaggio all'interno di sé stesso e in cui finalmente muore.
Apichatpong Weerasethakul è un regista non semplice da seguire nelle sue dilatate riflessioni sul ruolo dell'uomo all'interno di un universo composto da animali, natura ed elementi della metafisica.
La storia di zio Boonmee parte come l'esplorazione degli stadi finali della vita di un uomo e finisce con un viaggio attraverso le sue possibili incarnazioni passate tracciando un filo unico tra ciò che è, ciò che è stato e ciò che probabilmente sarà. Nel viaggio in questione, però, non è il racconto a mostrare quali siano quelle vite ma le immagini, e la risposta non è univoca.
"Boonmee potrebbe essere stato un pesce, una foglia, un albero, una donna o qualsiasi altra cosa si veda nelle inquadrature" sono le parole del regista che ribadiscono quello che dal film già emerge chiaramente, ovvero che non è certo la sicurezza nella struttura della trama ciò che è ricercato, quanto la possibilità di suggerire una visione più ampia del mondo in cui il fisico convive con il metafisico senza cesure.
È un peccato che le grandi idee e le impennate sentimentali minimaliste di Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti siano affogate da uno stile eccessivamente compassato che affatica lo spettatore e richiede il massimo dell'attenzione. Alcune intuizioni (come la favola del pesce gatto e la principessa o l'abbraccio sul letto) sono degne di miglior causa ma sembrano elementi slegati in un film che sfiora soltanto la grandezza per eccesso di calma.
Lo zio Bonmee è un imprenditore tailandese che ricava di che vivere dalle sue api e dai suoi tamarindi. Da tempo si trova a dover sostenere cicli di dialisi quando un sole infuocato in mezzo alle fronde gli annuncia il tramonto della sua vita. In questo momento vengono ad assisterlo dei parenti dalla città:la cognata e il nipote...ma non sono i soli perchè la notte vomita al suo [...] Vai alla recensione »
Ero davvero curioso di vedere Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti, vincitore della Palma d'oro. Nutrivo grandi speranze: la vittoria di Cannes non poteva che essere un segnale importante, così come i giudizi prevalenti della critica che attribuivano al titolo molte stelle, accreditandolo come un capolavoro o quasi. Nella prefazione del "Farinotti" edizione 2011 ho scritto che questa stagione sembrava dare un'indicazione importante: uno stallo, se non un declino, del cinema delle grandi potenze e il segnale di altre cinematografie più fresche e potenti.
Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti, il film del thailandese Apichatpong Weerasethakul vincitore dell' ultima Palma d' oro al festival di Cannes, è un' opera che non sembra prestarsi ai giudizi sfumati, alle generiche mezze misure. Potrete tuffarvi felici nella sua magia o annoiarvi a morte. Ma è improbabile che usciate dalla sala dicendo di aver visto un film, ahinoi, «carino».