Afterschool

Film 2008 | Drammatico V.M. 14 120 min.

Regia di Antonio Campos. Un film con Ezra Miller, Jeremy Allen White, Emory Cohen, Michael Stuhlbarg, Addison Timlin. Cast completo Genere Drammatico - USA, 2008, durata 120 minuti. Uscita cinema venerdì 26 febbraio 2010 distribuito da Bolero Film. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 - MYmonetro 2,51 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Consigliato nì!
2,51/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 2,71
PUBBLICO 1,67
CONSIGLIATO NÌ
Un'ottima opera prima che riflette sul rapporto fra realtà, adolescenza e video a bassa risoluzione.
Recensione di Edoardo Becattini
giovedì 4 febbraio 2010
Recensione di Edoardo Becattini
giovedì 4 febbraio 2010

Studente di un'esclusiva high school della East Coast americana, Robert è un adolescente che vive isolato e dissociato dal mondo inquieto e falsamente perbenista che lo circonda. Condivide la stanza con Dave, spacciatore di droghe e alcol del liceo, e con un computer con il quale trascorre la maggior parte del suo tempo a scaricare tutti i brevi filmati postati in rete. L'interesse per il mondo dei video lo porta a iscriversi al corso di audiovisivi, dove viene incaricato di realizzare un progetto sulla scuola. Mentre si trova da solo a filmare uno dei corridoi dell'edificio, riprende le due ragazze più popolari dell'istituto in preda ad un'emorragia causata da una sniffata di cocaina contaminata con veleno per topi. La scena segna in modo indelebile la mente di Robert e mina le apparenze dell'intera istituzione scolastica.
Quasi sempre funzionali all'interno di un film come supporto narrativo o come mero esibizionismo tecnologico, i filmati a bassa definizione della rete hanno in realtà riconfigurato i confini dell'estetica cinematografica non meno di quanto abbiano rivoluzionato la sociologia dei nuovi media. Fino a questo momento, i discorsi più interessanti in proposito erano stati elaborati soprattutto ai confini del film di genere (in modo particolare con Redacted di De Palma).
Afterschool, invece, affronta questa tematica ineludibile con uno sguardo da autore indipendente rivolto direttamente a quel mondo che è principale produttore e fruitore del piccolo formato: l'adolescenza. Non a caso, Antonio Campos comincia lavorando su quella vertigine che investe l'universo degli adolescenti nel loro rapporto con le immagini già affrontata da Gus Van Sant con Elephant, con la differenza che, anziché sugli universi di sintesi e di interazione dei videogiochi, Campos riflette su quelli liminari alla realtà che vengono patrocinati dai piccoli formati di YouTube, dagli home movies familiari, dai porno in soggettiva, dalla violenza esplosiva e fascinatoria del quotidiano.
Il suo modo di girare, le lunghe panoramiche quasi "automatiche", i difetti del fuoco, il sonoro ovattato, tendono a chiamare un'identificazione privilegiata col giovane Robert e con le modalità con cui fa esperienza del mondo. Robert è un personaggio che, come molti adolescenti, anela la realtà ma è incapace di confrontarsi con essa, per questo cammina sul labile confine fra reale e realismo, fra il mondo che gli sta intorno, tanto chiaro agli occhi quanto oscuro nelle dinamiche, e quello fruito attraverso la rete, dove, al contrario, la brutale evidenza del contenuto soppianta la chiarezza dell'immagine.
Solo le esperienze dirette della morte e del sesso (accomunate nella visione del sangue) lo portano ad oltrepassare il filtro della videocamera e a cercare di comprendere da sé la realtà che lo circonda e l'ipocrisia del mondo degli adulti dell'Uptown newyorkese. Nel passaggio, anche la riflessione del giovane regista newyorkese si fa più complessa, stratificando, non senza qualche caduta nella sociologia più spicciola, il discorso sulla dissociazione del voyeurismo dei nuovi media con il turbamento adolescenziale e con la corruzione e l'arrivismo dell'istituzione scolastica. Problematiche di varia natura e dalla mole ingombrante, che tuttavia lasciano emergere il filo rosso di una riflessione fondamentale sullo statuto dell'immagine cinematografica: se cioè il cinema sia ancora in grado di competere coi nuovi media nel configurare e veicolare il reale, oppure se sia ormai solo il luogo delle celebrazioni melliflue, delle asperità da lisciare, delle sgranature della realtà da raffinare.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 28 febbraio 2010
brian77

Non so quanti anni abbia il regista, ma nella sua pretenziosità perfino ingenua il film sembra il tipico lavoro di un diplomato fresco fresco di una scuola di cinema, che infila dentro tutte le idee astratte ricevute e studiate, tutti i suoi sogni abborracciati da aspirante artista, senza ancora averle mediate con l'esperienza, la riflessione e il senso del ridicolo.

mercoledì 2 marzo 2011
rifrullo

Secondo me questo film innanzitutto non racconta nulla, ma veramente nulla. E' noiosissimo, lento come pochi altri film, e girato con una tecnica ridicola, in cui vengono tagliati volutamente tutti i volti dei personaggi. In definitiva credo che non andrò mai più a vedere un film di questo regista. Invece di un film di 1 ora e mezzo mi è sembrato di assistere a una maratona della top ten dei film più [...] Vai alla recensione »

domenica 14 ottobre 2012
Luca Guerini

Inguardabile! Perchè vederlo? Per scoprire che i minorenni di oggi hanno problemi col sesso (presentato in maniera esplicita nelle parole e non nelle scene) e con la droga? Un film lentissimo che non dice nulla e non racconta nulla. Qualcuno ci venga a spiegare la novità di questo film perchè davvero riesce difficile capirlo in quanto pieno di luoghi comuni e di "già [...] Vai alla recensione »

FOCUS
INCONTRI
martedì 16 febbraio 2010
Edoardo Becattini

Bassa risoluzione, alta fedeltà Esce venerdì nelle nostre sale un piccolo ma importante film presentato al festival di Cannes 2008 nella sezione "Un Certain Regard". Piccolo perché girato con i mezzi scarni ed essenziali del cinema indipendente. Importante perché, pur essendo stato girato e concepito più di due anni fa, analizza, all'interno di un plot da thriller scolastico, una questione fondamentale nella definizione dello statuto delle immagini nel cinema contemporaneo: la contaminazione e la fascinazione per le sgranature delle immagini a bassa risoluzione dei filmati fruiti attraverso la [...]

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Roberto Nepoti
La Repubblica

Alle molte paranoie che ossessionano il cinema s' è aggiunta una neo-paranoia: quella del video. Dopo il caso di Paranormal Activity arriva un altro film indipendente basato sul rapporto tra realtà, video e relative distorsioni: non un horror, ma abbastanza inquietante da sconsigliarlo alle anime più sensibili. In un esclusivo college dell' East Coast, le due allieve più popolari muoiono per droga. [...] Vai alla recensione »

Paola Casella
Europa

Inquietante excursus all'interno di un liceo privato americano e nelle menti ottenebrate da Facebook dei teenager d'oltreoceano, questo lungometraggio di esordio del 24enne newyorkese Campos spaventerà tanto i genitori che i coetanei del protagonista, un nerd adolescente incapace di affrontare la realtà se non attraverso il filtro della tecnologia.

Federico Pontiggia
Il Fatto Quotidiano

Già al Certain Regard di Cannes 2008, Afterschool è un'opera prima che lascia presagire un grande futuro: quello del 26enne italo-brasiliano Antonio Campos. Sulla scia tematica dell'Elephant di Gus van Sant, sull'esempio estetico e (po)etico del Michael Haneke di Benny's Video, il regista, sceneggiatore e montatore porta una macchina da presa catatonica e "sgrammaticata" in una prep school Usa (scuola [...] Vai alla recensione »

Dennis Lim
The New York Times

“AFTERSCHOOL,” the debut feature of Antonio Campos, a 25-year-old New Yorker, unfolds in the cloistered environment of an elite boarding school, though it is perhaps more relevant to say that it takes place within the brave new world of digital information overload. Shot mainly on old-fashioned celluloid but fluent in the language of viral video, the film combines the timeless bewilderment of adolescence [...] Vai alla recensione »

Filippo Brunamonti
Il Manifesto

Gusto e disgusto del reale. Film a basso budget, piccolo party monster girato da Antonio Campos (26) con sbalzi stilistici capaci di rendere il reale product placement della rete. Ha inizio con una quantità empirica di clip «realmente» saccheggiate da YouTube e dalle riempite/svuotate piattaforme di condivisione multimediale: scorrono immagini di violenza, altre di traslucido divertissement adolescenziale, [...] Vai alla recensione »

Neil Genzlinger
The New York Times

You have a choice when sitting down to watch “Afterschool,” an arresting feature by Antonio Campos about death at a snooty prep school. You can put a figurative lens in front of your eyes with the words “The guy was only 24 when he made this” stenciled on it and have everything you see colored by that. Or you can just absorb the movie as you would any other, giving it a chance to catch your interest [...] Vai alla recensione »

Maurizio Cabona
Il Giornale

Afterschool (Doposcuola) di Antonio Campos (2008) ci dice il già detto sui fremiti adolescenziali in un liceo degli Stati Uniti: dopo tanta ilarità fasulla di Nerds e affini, non illudetevi che si torni ad Animal House. Qui siamo in piena tragedia, qui tutti sono sessualmente (dis)turbati e qui, soprattutto, nessuno è allegro. Il regista parla di sedicenni e diciottenni: se voi non lo siete più, se [...] Vai alla recensione »

Francesco Alò
Il Messaggero

American Little Psycho. Ossessionato dai filmati cruenti che cattura sul web (i figli snuff del "mondo movie" inventato da noi italiani nel '62 con Mondo cane), l'adolescente Robert pare insensibile a tutto ciò che non sia un'immagine scabrosa riprodotta. Un giorno accadrà davvero qualcosa di orribile nella scuola di superlusso che frequenta: due gemelle ricche gli moriranno di overdose tra le braccia. [...] Vai alla recensione »

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