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2001: Odissea nello spazio e la fiducia di Kubrick nell'arte cinematografica

Tutta la filmografia del regista è basata sull'idea che il cinema possa costituire un'esperienza artistica capace di ricercare il sublime e far coincidere racconto e pensiero. Il 4 e 5 giugno al cinema.
di Roy Menarini

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lunedì 4 giugno 2018 - Focus

Non si sa da dove cominciare, quando si scrive - cinquant'anni dopo la sua uscita in sala e in occasione della nuova distribuzione - di 2001: Odissea nello spazio. Dal significato del monolite che compare misteriosamente durante il film? Dall'alba dell'uomo e dalla dissolvenza più famosa della storia del cinema, da osso ad astronave? Dagli effetti speciali, non solo stupefacenti per l'anno in cui furono pensati ma ancora in grado di reggere l'usura del tempo? Dal valzer di Strauss sulle immagini dello spazio? O dall'intelligenza artificiale, HAL 9000, che ha prefigurato un intero filone della fantascienza sull'umanizzazione della macchina? Insomma, Stanley Kubrick creò un tale prototipo, un'opera così densa di significati espliciti e nascosti, da fornire il carburante interpretativo alla sua pellicola, e da renderla in grado di giungere quasi intatta fino ai giorni nostri. La sua ricchezza è dimostrata anche dalla copiosa serie di iniziative critiche e editoriali che ne hanno tenuta viva la memoria nel tempo, di cui basta citare il dizionario ragionato che Giuseppe Lippi scrisse nel 2008 - con ben 200 lemmi - per capire quanta materia viva, filosofica, letteraria e culturale si trova nel capolavoro del cineasta americano.

All'epoca 2001: Odissea nello spazio non piacque a tutti. Affatto. Una delle più influenti critiche cinematografiche americane, Pauline Kael, per esempio lo attaccò con durezza, definendolo una cattedrale pseudo-intellettuale poggiata sul nulla.
Roy Menarini

Allo stesso modo, l'allora critico Paul Schrader - in seguito sceneggiatore di Martin Scorsese e regista di American Gigolo - lo stroncò, salvo poi pentirsene in alcune occasioni pubbliche, anni dopo. Irritavano, dell'atteggiamento di Kubrick, l'afflato universalistico, l'ambizione concettuale, la voglia di spiegare la vita e il mondo con un'opera totale di stampo wagneriano, l'assenza di ironia e la precisione maniacale del dettaglio. Poi la passione dei cinefili e la permanenza nell'immaginario collettivo hanno spazzato via ogni dubbio residuo.


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In foto una scena del film 2001: Odissea nello spazio.
In foto una scena del film 2001: Odissea nello spazio.
In foto una scena del film 2001: Odissea nello spazio.

In effetti, la messa in scena chirurgica e la dimensione del pensiero hanno sempre un po' spaventato gli spettatori del regista, al tempo stesso ammirati dalle macchine cinematografiche del maestro e schiacciati dalla sua perfezione. Ma 2001: Odissea nello spazio è anche un film sulla fallibilità, e forse andrebbe enfatizzata una sequenza stranamente poco citata dagli appassionati, ovvero il lungo viaggio nello spazio-tempo dell'astronauta sopravvissuto, nel pre-finale della pellicola.

In questo lungo perdersi dentro una dimensione puramente formale, forse - come si disse - ispirata a un'esperienza psicotropa da LSD, c'è la convivenza oggi quasi incredibile tra cinema per le masse e avanguardia astratta.
Roy Menarini

Solo Terrence Malick con The Tree of Life si è potuto permettere in anni recenti qualcosa di simile (un intero segmento di film di tipo cosmico e inspiegato) ma pur sempre dentro un cinema d'autore produttivamente meno impegnativo. Ecco, in quella scena tuttora straniante, in quel rapimento estatico e inquietante, Kubrick dimostrava una fiducia commovente nell'arte cinematografica e nelle sue potenzialità esperienziali. Tutta la sua filmografia è, del resto, cocciutamente basata sull'idea che il cinema possa costituire un'esperienza artistica capace di ricercare il sublime e offrire la perfetta coincidenza tra racconto e pensiero.

Non è un caso, infatti, che l'interesse nei confronti di 2001: Odissea nello spazio si estenda anche alle modalità di visione. Nel corso degli anni diverse copie sono state proposte in festival e rassegne, culminando con la pellicola 70mm mostrata a Cannes 2018 e offerta in altri luoghi scelti europei, anche italiani. E anche la versione digitale che circolerà promette ancora una volta di enfatizzare l'aspetto della sala tanto che il grande schermo appare irrinunciabile per saggiare la tenuta del film dopo così tanti anni. La proiezione di 2001: Odissea nello spazio è un rito, e tale rimarrà nei tempi a venire.


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