Omicidio

Film 1930 | Giallo 108 min.

Titolo originaleMurder!
Anno1930
GenereGiallo
ProduzioneGran Bretagna
Durata108 minuti
Regia diAlfred Hitchcock
AttoriHerbert Marshall, Norah Baring, Phyllis Konstam, Edward Chapman, Miles Mander Esme Percy, Donald Calthrop, Hannah Jones, Una O'Connor.
TagDa vedere 1930
MYmonetro Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

Regia di Alfred Hitchcock. Un film Da vedere 1930 con Herbert Marshall, Norah Baring, Phyllis Konstam, Edward Chapman, Miles Mander. Cast completo Titolo originale: Murder!. Genere Giallo - Gran Bretagna, 1930, durata 108 minuti. Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni.

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Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,25
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,00
CONSIGLIATO SÌ
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Recensione di Piero Di Domenico
Recensione di Piero Di Domenico

Diana Baring è un'attrice di una piccola compagnia teatrale che viene accusata di omicidio perché è stata trovata vicino al cadavere di un'amica. Tra i giurati che la condannano c'è Sir John Menier, un celebre attore non convinto della sua colpevolezza che inizia ad indagare per non restare tutta la vita con il dubbio di avere compiuto un terribile errore giudiziario. Sospettando che la stessa Diana nasconda qualcosa, si reca nella sua abitazione dove apprende dalla figlia dell'affittacamere che la sera del delitto qualcuno ha sentito una voce maschile. Sir John risolve il mistero scoprendo che l'assassino è il fidanzato di Diana, attore-acrobata meticcio specializzato in ruoli da donna, che aveva ucciso la giovane poiché accusato di essere omosessuale. Vistosi in trappola, il trapezista mezzosangue si impicca proprio con la corda con cui esegue i suoi volteggi di fronte ad una platea prima sorpresa, infine terrorizzata. Omicidio è un giallo classico e brillante, in cui il regista sa mantenere perfettamente l'effetto sorpresa facendo scoprire il colpevole solo all'ultimo.

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a cura della redazione
lunedì 31 luglio 2006

Dopo Juno and the Paycock, un dramma non particolarmente sentito da Hitchcock, il regista tornava con Murder! a spunti narrativi che - a partire da The Lodger (1926) e con la conferma di Blackmail (1929) -si erano mostrati a lui più congeniali: omicidi, arresti, innocenti ingiustamente accusati, drammatica ricerca dei colpevoli. Ma a differenza di Blackmail e, in parte, anche di The Lodger, Murder! - il cui soggetto era tratto da un romanzo da cui era già stata ricavata una riduzione teatrale - era un whodunit: come nei gialli più classici, l'assassino veniva smascherato solo alla fine. A parte qualche caso sporadico, non sarebbe stata questa la strada di Hitch, che preferì sempre che la suspense non fosse determinata dall'ansia di scoprire il colpevole quanto dal coinvolgimento emotivo dello spettatore nelle vicende dei personaggi. Ad ogni modo, il talento di Hitch ebbe modo di manifestarsi in Murder! molto più che nei mélo che volente o nolente aveva girato negli anni precedenti.
Felice fu la scelta del cast, in particolare del protagonista, Herbert Marshall che "era un tipico attore hitchcockiano. Strano, seducente, intelligente" (Chabrol e Rohmer), capace di tratteggiare un personaggio di gran classe e al tempo stesso finemente ironico. Hitch si cimentò poi con piacere a lavorare alla colonna sonora del film: Murder! era il suo terzo film sonoro e, come spiega il regista stesso, "c'erano molte cose che si facevano per la prima volta". Come rendere per esempio i pensieri del personaggio senza introdurre un narratore esterno alla storia? "Sono ricorso" racconta Hitchcock a Truffaut "al monologo interiore". Vi è un elemento della trama di Murder! che ha generato, fra i critici, un po' di confusione e che merita un chiarimento. Qual è davvero il terribile segreto che Handel Fatte, il primo attore della compagnia di Diana Baring, si sforza di tenere celato, anche a costo di uccidere qualcuno?
Nel romanzo e nel dramma da cui Murder! è tratto, Fane vuole nascondere il fatto di essere un meticcio, cioè di razza mista, e di non poter vantare dunque nobili natali che gli consentano una felice unione con la ragazza che ama (teniamo presente che siamo nel 1930). La stessa cosa si ritrova nel film di Hitchcock: Fane - lo rivela Diana durante il colloquio in carcere e lo ripete Sir John alla fine - è un "half-caste", un "mezzo-sangue", un meticcio (il termine inglese "half-caste" non ha significati di altro genere, nemmeno nella lingua parlata). Dunque anche il Fane del film non può aspirare all'amore dell'unica donna che ha osato amare ("the only woman l've dared to love", scrive nel biglietto a Sir John). Eppure il personaggio di Fane, così com'è stato tratteggiato nel film, pare nascondere anche un altro segreto, relativo alle sue tendenze sessuali. Nell'intervista a Truffaut Hitchcock lo conferma, parlando chiaramente di omosessualità del personaggio. Omosessuale o forse, piuttosto, transessuale, Fane ha in effetti un atteggiamento accentuatamente effemminato, oltre che una particolare predilezione per gli abiti femminili che sembra andare oltre le esigenze sceniche (come ben si vede nella scena ambientata a teatro, anche attori decisamente "etero" come il rubacuori Stewart potevano recitare parti femminili). Dunque l'essere meticcio di Fane cela un ulteriore segreto, che forse non poteva essere esplicitato direttamente al pubblico del tempo; con l'abilità che lo contraddistinguerà anche in seguito (vedi per esempio Nodo alla gola), Hitch allude senza rivelare, accenna, ammicca: perché la realtà è sempre più complessa (e ambigua) di quanto possa apparire.
"Un film sofisticato" è la giusta definizione che dà Hitchcock stesso di Murder! "C'erano anche molti riferimenti ad Amleto, perché c'era un dramma dentro al dramma. Invitavano il presunto assassino a leggere il manoscritto di una commedia che descriveva l'omicidio; era un sotterfugio per poterlo incastrare; infatti lo osservavano mentre leggeva ad alta voce per sapere se avrebbe manifestato la sua colpevolezza proprio come il re in Amleto. Tutto il film era strettamente legato al teatro". Colti i riferimenti, dunque (anche se in Inghilterra Shakespeare non è noto solo ai più istruiti), raffinati i dialoghi e sottile il gioco fra essere e apparire, realtà e finzione. La suspense e l'aspra tensione drammatica di The Lodger e di Blackmail si stemperano così all'interno di scene dove prevale l'eloquio forbito (la camera di consiglio), la riflessione (monologo di Sir John), il gioco intellettuale (Fane da Sir John). Ma Murder! non è solo questo: aleggia su tutto il film un'ironia diffusa, tipicamente hitchcockiana, che prende corpo in numerosi, godibilissimi dettagli: la frenetica agitazione dei Markham all'inizio, lui che recupera la dentiera, lei che infila entrambi i piedi nella stessa gamba dei mutandoni (particolare che Hitch trasse da un ricordo della propria madre durante un'incursione aerea notturna negli anni della prima guerra mondiale); il chiacchierio pettegolo di Doucie Markham nella cucina dell'affittacamere di Diana (sottolineato dal continuo carrello sinistra/destra e viceversa); il giudice che si soffia il naso subito dopo che è apparso il cartello che annuncia solennemente "il re contro Diana Baring"; le macchiette dei giurati; i Markham, di nuovo agitatissimi, che cercano di rendersi presentabili per la visita a Sir John; il morbido tappeto di Sir John su cui Ted Markham cammina con fare riverente; il contrasto fra le signorili maniere del grande attore e quelle meno fini dei suoi ospiti (la ciliegina nel cocktail, l'uso del cucchiaio); la scenetta di Sir John nella locanda, assediato appena sveglio dai vivaci e rumorosi figlioletti dell'affittacamere... Ma anche momenti intensi, drammatici: Diana in cella (con inquadrature che anticipano quelle del Ladro e di Frenzy); la condanna a morte pronunciata in un'aula che resta al di fuori della visuale dello spettatore, a segnare l'impotenza totale a intervenire, persino ad assistere (ancora come in Frenzy); il colloquio in carcere fra Diana e Sir John, seduti ai lati opposti di un lunghissimo tavolo, con una guardiana immobile nella stanza e l'altra, all'esterno, che passeggia su e giù, quasi a segnare il tempo che scorre implacabile; la crudele "audizione" a cui Sir John sottopone Fane; la terribile scena della morte di quest'ultimo, per il quale alla fine si prova tanta pena e solidarietà da dimenticare quasi che Diana, la donna che pure egli amava, stava in effetti per essere condannata a morte a causa sua.

Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Un'attrice è condannata, innocente, per omicidio. Un famoso attore, membro della giuria, ha molti dubbi e comincia un'indagine personale. È il migliore dei whodunit (chi l'ha fatto?) hitchcockiani, un sottogenere che il regista non amava, e uno dei suoi migliori lavori inglesi: parecchie trasgressioni e alcune novità (il monologo interiore del protagonista). Al suo 1° film parlato, Marshall è eccellente. Adattamento dello stesso Hitchcock e W.C. Mycroft, sceneggiatura di Alma Reville dal romanzo Enter Sir John di Clemence Dane e Helen Simpson. Ne fu girata un'edizione in tedesco - Mary oder Sir John greift ein - con Walter Abel, attore famoso in Germania, ma Hitch non ne fu soddisfatto perché conosceva poco la lingua.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 19 maggio 2010
Luca Scialo

In una tranquilla cittadina inglese, viene commesso un omicidio durante una sera come tante. Viene accusata una giovane donna poichè trovata accanto al cadavere; la donna è Diana Baring, un'attrice di una piccola compagnia di teatro, mentre la persona morta è una sua giovane collega. Diana viene così processata e condannata a morte, ma nella giuria che la condanna c'&egra [...] Vai alla recensione »

giovedì 24 settembre 2009
lorenzo colovini

Si vede già la mano del grande "Hitch"... l'inizio, in cui il crimine viene fatto vivere allo spettatore tramite il racconto di osservatori esterni è da storia del cinema. Molto godibile anche la resa della camera dei giurati. E il finale grandiosamente tragico

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