Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro 2024 i film sperimentali
59esima Mostra Internazionale del Nuovo Cinema, il programma dei 11 film genere sperimentale. Pesaro - 14/22 giugno 2024. Le recensioni, trame, listini, poster e trailer, ordinabili per:
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Una piccola opera muta, una sfida e un incoraggiamento a fidarci ancora di alcune immagini. Espandi ▽
«Anni fa avevo intenzione di comporre frammenti pieni di dinamismo, immagini in movimento di tutto ciò che germoglia, scintilla, si apre. Si trattava di un film legato all'élan vital in tutte le sue forme, legato, immagino, al giungere dei miei trent'anni. Nel corso del tempo, penso che l'atmosfera di questo progetto si sia erosa. Farsi seme è muto. Muto come le piante che ci circondano... Muto come i semi che ho iniziato a raccogliere nei luoghi in cui mi capitava di passeggiare. Raccogliere il sangue, raccogliere i semi. La potenza del seme rappresentava il congiungimento di solidarietà e singolarità: non era solo un non-essere-più-fiore. C'era tutta una molteplicità di forme, un rigoglio, una delicatezza intricata delle loro forme... Ho pensato di traslare il sangue venoso e quello mestruale in due differenti pigmenti naturali: l'ematite e la rubia tinctorum». (Anna Marziano) Recensione ❯
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Un horror sperimentale ispirato a una serie di eventi paranormali che hanno avuto luogo nei primi anni Settanta a Hexham, nell'Inghilterra settentrionale. Espandi ▽
Un horror sperimentale ispirato a una serie di eventi paranormali che hanno avuto luogo nei primi anni Settanta a Hexham, nell'Inghilterra settentrionale, ma anche una riflessione sull'intrinseco mistero della riproduzione fotografica. «[Sovente] virato nello stesso rosso della luce di sicurezza delle camere oscure, il film (ri)costruisce un horror pastorale mozzafiato su un luogo cristallizzato nel tempo e terrorizzato da due testine di pietra alte 6 cm [...] per mezzo delle fotografie dalla grana grossa di Chloë Delanghe, di una fissità che fa venire i brividi. [...] Delanghe e Driesen sfidano l'impossibilità di fermare i fantasmi su pellicola immergendoci in un viaggio psicogeografico che attraversa infinite porte, finestre e passaggi». (Ane Lopez) Da notare l'inquietante eppur commovente canzone che scorre sui titoli di coda, giustamente intitolata "The Cruel Mother". Recensione ❯
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Intriganti scorci di Los Angeles e inquadrature inedite, a volte angoscianti, di una città più complessa del suo nome. Espandi ▽
Terminal Island, o il canto del cigno della palma losangelina. Gli splendidi panorami della capitale della California, fra l'altro uno dei luoghi dal clima più piacevole che esistano, non sono esenti dalle piaghe dell'era contemporanea, inquinamento, cementificazione, e dalle grandi paure per le catastrofi imprevedibili: di qui un sermone declamato in una futuristica struttura completamente vuota. Ma la preoccupazione ecologica non impedisce alla regista di montare in modo espressivo intriganti scorci di Los Angeles e inquadrature inedite, a volte angoscianti, di una città più complessa del suo nome. Recensione ❯
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In un mondo di finestre e riflessi, uno sguardo alieno alla deriva fluttua senza distinzioni tra il reale e il virtuale. Espandi ▽
Una temibile colonna musicale fatta di clacson e distorsioni sonore dà il tono a una sinfonia urbana sui generis, in cui le inquadrature di parcheggi di negozi e di strade di periferia malamente illuminate suscitano un'atmosfera minacciosa ma non troppo. Da un estremo all'altro, il film passa a levigati rendering digitali che promettono una futura utopia spettrale e scintillante, tutta linee nette e griglie specchiate. In un mondo di finestre e riflessi, uno sguardo alieno alla deriva fluttua senza distinzioni tra il reale e il virtuale. Recensione ❯
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Rovin racconta il paesaggio che lo circonda: una campagna nella campagna che si affaccia sul Mar Baltico. Espandi ▽
Rovin vive in una fattoria spersa nella campagna che si affaccia sul Mar Baltico. Con un ritmo tutto suo, è assorto nell'esplorazione dell'ambiente circostante. Il muschio, il fuoco, e la scoperta di nuovi pianeti, stelle, o esseri ignoti come i tardigradi - quei minuscoli organismi multicellulari che sulle gambe sembrano sacchetti per la polvere, ma veri e propri artisti della sopravvivenza. Osservando semplicemente lo scorrere della vita, attraverso immagini terrose e dalla grana in evidenza e una narrazione pacata, mentre il vento soffia tra gli alberi e disperde i tardigradi Renninger incontra anche altri personaggi che vivono nel rarefatto paesaggio delle paludi della Germania settentrionale. Recensione ❯
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Il ritratto di un mondo che si limita ad esistere, fra sogno e desolazione. Espandi ▽
In cerca di tracce e impronte di un'assenza, questo film analizza la coesistenza di natura e strutture artificiali o manufatti nell'intento di creare un oggetto formale di commemorazione. Celebrazione oscura della superficie di un mondo spezzato ed esausto, quello che avrebbe potuto essere una sinfonia di città finisce invece per evocare il sentimento di un mausoleo della nostra esistenza contemporanea. "Materia vibrante", titolo che potrebbe essere una definizione del cinema stesso, è il ritratto di un mondo che si limita ad esistere, fra sogno e desolazione. Recensione ❯
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Qualsiasi cosa ci sia successa, gli orizzonti c'erano. Espandi ▽
Qualsiasi cosa ci sia successa, gli orizzonti c'erano.
Qualsiasi cosa ci succeda, gli orizzonti ci sono.
Qualsiasi cosa ci succederà, gli orizzonti ci saranno. Recensione ❯
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Un home movies sperimentale che ci riporta all'aprile del 2020 quando il regista ha deciso di filmare tutti i piccoli momenti quotidiani. Espandi ▽
Aprile 2020. Un mondo in cui è proibito incontrare gli amici per un lungo periodo di tempo. Il regista allora ha deciso di filmare tutti i giorni senza uno scopo preciso: la piccola scintilla del quotidiano con figlia e moglie, frammenti messi insieme in forma di lettera per gli amici più cari. Un home movie sperimentale sul dimenticare e scoprire. «Nessuno mi ha detto di farlo, ho semplicemente deciso di girare tutti i giorni per un anno. Tornando su quel periodo, poiché dovevo filmare qualcosa ogni giorno con la mia macchina da presa, avevo qualcosa su cui concentrarmi; e poiché continuavo a girare, avevo anche qualcosa a cui pensare. La macchina da presa era diventata i miei nuovi occhi». Recensione ❯
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La città di Barcellona raccontata attraverso la vita all'interno delle botteghe. Espandi ▽
La mano diventa protagonista di un'opera che delinea, da un punto di vista macroscopico, una città intesa come scenario tattile a partire da varie donne artigiane impegnate nelle loro attività manuali. Cada gesto è un ritratto audiovisivo che interpreta la città di Barcellona attraverso l'impronta e la vita all'interno delle botteghe e in cui suoni e rumori hanno la stessa importanza degli elementi visivi nel far percepire allo spettatore i gesti di arti e artigianato in via di sparizione. Recensione ❯
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Una manipolazione di immagini che alterano il paesaggio di Madrid traendo in inganno l'occhio dello spettatore. Espandi ▽
Ojitos mentirosos si regge sulla magia del trompe-l'oeil, del collage e del cinema stesso. L'"occhio" 8mm si posa su strade ed edifici di Madrid. Ma ne siamo certi? Un po' per volta, in quadro entra una mano e mostra fotografie, in successione o parzialmente sovrapposte, delle stesse vedute urbane che stavamo guardando. Le immagini vengono progressivamente manipolate con pennellate, campiture, che alterano il paesaggio urbano ancora di più rivelando come l'apparente naturalismo delle riprese sia una creazione dell'ingegno. La dominante calda, gialla, inoltre, ricorda un'altra "casa amarela" iberica, mentre un suono dapprima indistinto, poi riconoscibile come il frinire delle cicale, si trasforma in una canzone popolare, precisamente 'Ojitos mentirosos', lo sguardo che trae in inganno gli occhi dell'amante/spettatore. Recensione ❯
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Il ritratto di comunità sparse fra le foreste di sequoie e i terreni più remoti della California nordoccidentale. Espandi ▽
In Sanctuary Station storie di solitudini ricercate sono messe a contrasto con ritratti collettivi di comunità sparse fra le foreste di sequoie e i terreni più remoti della California nordoccidentale. Il film rileva le oscillazioni fra il desiderio di solitudine e il bisogno di collaborazione per mezzo di una serie di incontri con donne e giovani che hanno sviluppato modalità di attaccamento alle numerose forme di vita che li circondano. Tali incontri sono inquadrati attraverso l'opera di Mary Norbert Korte (1934-2022), una ex suora che si è costruita una capanna nel profondo della vegetazione, in prossimità di una ferrovia forestale in disuso, e che descrive l'imperativo poetico a testimoniare qualsiasi fatto in ogni minimo dettaglio. Nel ritrarre manifestazioni per la salvaguardia dei boschi, momenti di lutto e pratiche quotidiane nella sfera del privato la regista evoca cicli vitali che si dispiegano all'interno di questo ambiente finemente interconnesso. Recensione ❯
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