Al di là delle montagne

Film 2015 | Drammatico, 131 min.

Titolo originaleShan He Gu Ren
Titolo internazionaleMountains May Depart
Anno2015
GenereDrammatico,
ProduzioneCina, Francia, Giappone
Durata131 minuti
Regia diJia Zhangke
AttoriZhao Tao, Zhang Yi, Jing Dong Liang, Zijian Dong, Sylvia Chang Han Sanming, Liang Jingdong, Sanming Han, Patrick Harvey, Russell Lambe, Liu Lu, Min Liu (II), Zishan Rong, Anna Sasson, Yee Yang.
Uscitagiovedì 5 maggio 2016
TagDa vedere 2015
DistribuzioneCinema
MYmonetro 3,80 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Jia Zhangke. Un film Da vedere 2015 con Zhao Tao, Zhang Yi, Jing Dong Liang, Zijian Dong, Sylvia Chang. Cast completo Titolo originale: Shan He Gu Ren. Titolo internazionale: Mountains May Depart. Genere Drammatico, - Cina, Francia, Giappone, 2015, durata 131 minuti. Uscita cinema giovedì 5 maggio 2016 distribuito da Cinema. - MYmonetro 3,80 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento venerdì 6 maggio 2016

Le vite, gli amori, le speranze e le disillusioni attraverso due generazioni di una famiglia immersa in un contesto sociale in rapido cambiamento. Il film ha ottenuto 4 candidature e vinto un premio ai Asian Film Awards, In Italia al Box Office Al di là delle montagne ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 325 mila euro e 100 mila euro nel primo weekend.

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Consigliato assolutamente sì!
3,80/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA 4,00
PUBBLICO 3,39
CONSIGLIATO SÌ
Un film che porta a compimento la minaccia dell'assorbimento dell'individuo nelle metamorfosi capitaliste, spiegandola lungo un'asse temporale che contempla presente, passato e futuro.
Recensione di Marzia Gandolfi
mercoledì 20 maggio 2015
Recensione di Marzia Gandolfi
mercoledì 20 maggio 2015

Fenyang, 1999. La Cina è a un passo dal nuovo secolo e da Macao, ultima colonia portoghese in Asia. Mentre il Paese si appresta a ristabilire la propria sovranità, Tao, una giovane donna di Fenyang, non sa decidere a chi appartenere. Corteggiata da Zhang, proprietario di una stazione di servizio che si sogna capitalista, e Lianzi, minatore umile che estrae speranze e carbone, Tao prova a fare chiarezza nel cuore. Tra una corsa in macchina e un piatto di ravioli al vapore, sceglie Zhang e getta nella disperazione Lianzi, che abbandona casa e città. Quindici anni, un matrimonio e un figlio dopo, Tao è separata e sola, Lianzi ha un cancro e Zhang vive a Pechino con un'altra donna. Cinico e ricco ha ottenuto l'affidamento del figlio, che ha chiamato come la valuta americana (Dollar) e ha deciso di far crescere in Australia. Terra promessa dall'altra parte del Mondo, l'Australia diventa la patria di Dollar che maggiorenne e inquieto ha deciso di ritrovare sua madre e la Cina. A ostacolarlo c'è Zhang, che non ha mai imparato l'inglese e non ha parole per raggiungere il suo ragazzo. A casa e sotto la neve, attende da sempre Tao.
La mutazione accelerata del (suo) mondo è l'oggetto ideale del cinema di Jia Zhangke. Registrare una realtà che evolve sotto gli occhi con tale velocità e tali proporzioni è la sua vocazione e in un certo senso quella del cinema (delle origini). Dopo il gigantismo del cantiere di Still Life, che conduceva a conseguenze gigantesche, Jia Zhangke svolge una relazione d'amore attraverso gli anni e le trasformazioni economiche del suo Paese. Cuore centrale della storia è ancora una volta Fenyang, città natale dell'autore e punto di ancoraggio estetico e sociale del suo cinema. La sua produzione artistica, avviata nel 1995 e rimasta a lungo clandestina in Cina, testimonia da sempre la fragilità dell'uomo sottomesso a volontà che lo doppiano. Funambolo su un filo teso tra fiction e documentario, l'autore è ritrattista e paesaggista insieme di sentimenti forti emersi da una società in crisi. Vedere i suoi film è come accedere a un laboratorio estetico, un diapason che produce un suono puro, frequenze armoniche che accordano tecnica digitale e finzione, documentario e lirismo elettrico, (iper)sensibilità poetica e interazione tra uomini e ambiente.
Se il suo cinema precedente minacciava l'assorbimento dell'individuo nelle metamorfosi capitaliste, Al di là delle montagne realizza la minaccia e la spiega lungo un'asse temporale che contempla presente, passato e futuro. Sospeso tra la certezza di quello che è stato, il film apre sul Capodanno del 1999, e l'ipotesi di quello che potrà essere, il film chiude sull'inverno del 2025, Al di là delle montagne materializza l'ambizione cinese nella figura di Zhang. Indietro restano Lianzi, senza lavoro e in compagnia del suo cancro, Tao, corpo nazione indecisa sulla strada da prendere al debutto e poi votata al consumo, e Dollar, il prezzo pagato alla conversione economica. Dopo aver reso conto di milioni di persone povere e profughe e aver registrato centinaia di città e siti archeologici sommersi, il regista affronta i flussi migratori e disloca per la prima volta i suoi personaggi al di là dei confini cinesi. L'Australia diventa la terra promessa di Zhang e la terra straniera di Dollar, dentro un melodramma superbo su due generazioni che non riusciranno più a comunicare. In fondo al loro silenzio, che ormai parla soltanto la lingua inglese, resiste la tradizione incarnata da Tao, punto fermo del film che prepara ravioli e 'riconosce' la voce cara. Dentro un contesto (sur)reale, dentro città simbolo della cultura classica cinese ridotte a cantieri, Zhangke accomoda tre personaggi in cerca di qualcosa, forse l'amore, forse una famiglia, forse il successo, forse la propria identità, forse una finestra verso il mondo esterno, che ha smesso di essere clandestino e contempla adesso l'occidentalità pop dei Pet Shop Boys.
Come nella canzone "Go West" i personaggi cercano una nuova frontiera e di questa ricerca il regista fa un gioco plastico e narrativo, che produce uno smarrimento emozionale attraverso uno sguardo critico. Come in Still Life osserviamo volti rivelati in piani densi e corpi in bilico sul vuoto. Se ieri era un vuoto reale provocato da una diga, oggi è quello ideale prodotto dall'esodo. Come il fiume Yangtze la Tradizione è interrotta e la geografia (umana) alterata. I tempi cambiano, gli uomini passano ma resta il cinema a mostrarceli.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 16 maggio 2016
Jack Beauregard

Leggo recensioni entusiastiche di questo film, a destra e manca, con riferimenti alle opere precedenti del regista, che purtroppo (o per fortuna) non ho avuto l'occasione di vedere. Premesso questo, devo dire che il film mi ha lasciato abbastanza sconcertato. Innanzitutto ho trovato assolutamente incomprensibile il cambio di formato cinematografico tra epoche, tutto sommato, abbastanza vicine tra [...] Vai alla recensione »

Frasi
"La libertà è relativa. In Cina non si possono avere armi, qui posso avere armi ma non ho nessuno cui sparare"
Una frase di Zhang Jinsheng (Zhang Yi)
dal film Al di là delle montagne - a cura di Luisa
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Paolo D'Agostini
La Repubblica

Due ragazzi, una ragazza. Chissà se c'entra l'eterno modello truffautiano di Jules et Jim. Chissà, perché siamo in Cina e come al solito non è proprio facile comprendere modelli e riferimenti. Malgrado il regista, Jia Zhangke (classe 1970, esponente della "sesta generazione" succeduta a quella di Zhang Yimou), non sia di certo uno sprovveduto quanto a conoscenza del cinema.

NEWS
ASIAN FILM AWARDS
venerdì 11 marzo 2016
Emanuele Sacchi

NatI come celebrazione di un anno di film asiatici in apertura dell'Hong Kong International Film Festival ed evolutisi in una manifestazione di rilevanza internazionale sul modello degli Academy Awards, gli Asian Film Awards arrivano al giro di boa [...]

winner
miglior scenegg.ra
Asian Film Awards
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