L'ultima ruota del carro

Film 2012 | Commedia, 113 min.

Regia di Giovanni Veronesi. Un film Da vedere 2012 con Elio Germano, Ricky Memphis, Alessandra Mastronardi, Virginia Raffaele, Ubaldo Pantani. Cast completo Titolo internazionale: The Fifth Wheel. Genere Commedia, - Italia, 2012, durata 113 minuti. Uscita cinema giovedì 14 novembre 2013 distribuito da Warner Bros Italia. - MYmonetro 3,09 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento giovedì 25 settembre 2014

Un viaggio nella storia italiana. Nella sua posizione "accanto al finestrino", Ernesto sarà testimone diretto del nostro paese. Il film ha ottenuto 3 candidature ai Nastri d'Argento, In Italia al Box Office L'ultima ruota del carro ha incassato nelle prime 6 settimane di programmazione 2 milioni di euro e 839 mila euro nel primo weekend.

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Consigliato sì!
3,09/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 2,70
PUBBLICO 3,08
CONSIGLIATO SÌ
Il melodramma mascherato da storia nazionale, animato dall'energia di Germano, è il miglior Veronesi.
Recensione di Gabriele Niola
venerdì 8 novembre 2013
Recensione di Gabriele Niola
venerdì 8 novembre 2013

Ernesto Fioretti, figlio di tappezziere romano, tifoso della Roma, bambino, poi ragazzo, poi uomo e infine anziano per nulla diverso da qualsiasi altro italiano della sua età, attraversa 30 anni di storia del paese tra fatti personali e sociali: dominio e fine dei socialisti, ascesa berlusconiana, sogni di gloria di amici che non disdegnano di sporcarsi le mani o rifiutano di lavorare, amore sincero per la compagna di una vita e inevitabili malattie.
Per il suo film più audace, dotato di maggiori aspirazioni e nettamente più riuscito, Giovanni Veronesi è partito dal più casuale, umano e popolare degli spunti: la vera vita di Ernesto Fioretti (che appare brevemente nel ruolo del sacrestano), autista suo e di molti altri registi e attori del cinema italiano. Fioretti non ha avuto un'esistenza particolarmente eccezionale (questo è parte della forza della trama), come tutti ha attraversato le diverse fasi della storia italiana, come pochi (o almeno così vuole raccontare il film) ha vissuto gli alti e bassi della propria vita in coincidenza con gli alti e bassi del paese.
Di certo nel raccontare questa vita L'ultima ruota del carro procede con trovate ed espedienti di grana grossa, non vuole mai fermarsi sulle sottigliezze nè è interessato a una ricerca intellettuale sulle molte fasi politiche ed economiche che scandiscono i tempi del racconto (assieme alle partite dell'Italia e le formazioni della Roma, a ribadire una prospettiva assolutamente anti intellettuale). Non vuole operare nemmeno ponderate valutazioni sociologiche nè tantomeno catturare lo "spirito italiano", l'interesse degli autori appare essere umano, un amore sconfinato per gli ultimi e la loro ingenua semplicità, il sentimento principe della tradizione della commedia italiana (specie di quella più ambiziosa) che, cosa rara, stavolta appare sincero e coinvolgente. I semplicismi che da sempre vediamo nel cinema di Veronesi stavolta sono supportati da uno sguardo affettuoso e innamorato delle piccole cose sconosciuto ai precedenti film del regista.
Animato da una straordinaria energia vitale che scaturisce principalmente dal corpo energetico di Elio Germano, protagonista assoluto non tanto per ruolo o minutaggio quanto per capacità di far orbitare intorno a sè qualsiasi altro personaggio e condurre anche le scene più ordinarie con un afflato emotivo non comune, L'ultima ruota del carro vuole fare un racconto sentimentale più che cronachistico del periodo preso in esame, punteggia la trama con riferimenti precisi (dal ritrovamento del cadavere di Moro alle monetine lanciate a Craxi) e cerca di portare in scena in ogni istante ciò che tutto questo potesse significare per le persone più che i fatti. Questo tratto (il più "hollywoodiano" del film) è senza dubbio il meno riuscito, populista e non popolare, contro tutti i potenti in quanto tali e a favore della povera brava gente a prescindere e innamorato genericamente della grande arte simboleggiata dallo stereotipico pittore pop (sono più feroci, calzanti e stimolanti da questo punto di vista i molti altri film italiani che nell'ultimo decennio hanno rielaborato e raccontato gli anni '70, spesso appoggiandosi al corpo esile, perfetto per l'epoca, di Elio Germano). Al contrario quando il riflettore si sposta su Fioretti e il film rivela la sua ossatura di melodramma (non mancano i classici del genere come l'ospedale) le scene si fanno più ariose e anche il punto di vista schiacciato verso il basso, verso cioè le ultime ruote del carro, sembra davvero il migliore, l'unico buono per mettere in scena la vita per come si svolge, nel suo banale essere coinvolgente.
È quindi innegabile che una squadra solo parzialmente rinnovata abbia beneficiato molto al regista e sceneggiatore toscano. Il lavoro del solito Ugo Chiti e di Filippo Bologna (che hanno scritto con Veronesi la storia non senza un occhio ad alcuni punti di forza di C'eravamo tanto amati), la fotografia desaturata di Fabio Cianchetti (molto in linea con la maniera in cui il nostro cinema sta rappresentando quegli anni, tra macchina a mano e focale lunga) e infine il montaggio di Patrizio Marone (un esperto del genere già apprezzatissimo per il ritmo impresso alla serie Romanzo Criminale), mettono in scena l'epopea semplice e priva d'ambizioni di Ernesto Fioretti con un afflato sconosciuto ai precedenti film di Veronesi, lasciando emergere quel buono che in passato rimaneva schiacciato da una messa in scena sciatta e svogliata. Non che lo stile del regista non sia comunque riconoscibile ma la nuova veste per un nuovo tipo di storia (mai Veronesi aveva voluto essere così serio con i suoi film) è innegabilmente ben tagliata.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 17 novembre 2013
Alex2044

Un bel film. Una piccola storia d'Italia tenera e sincera . Bravo il regista , è forse il suo miglior film, bravi tutti gli attori che se la giocano ad armi con i migliori caratteristi americani .Menzione speciale e mezzo voto in più per Elio Germano degno del ricordo del miglior Manfredi . Insomma un film che si può vedere senza rimpianti .

Frasi
iI cinesi c'hanno tanto riso e non sanno fare nemmeno i supplì!
Una frase di Giacinto (Ricky Memphis)
dal film L'ultima ruota del carro - a cura di Antonio Venditti
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Valerio Caprara
Il Mattino

Se «Italians» o «Manuale d'amore» non l'avevano avvicinato a Risi o Monicelli, l'atto di contrizione effettuato da Giovanni Veronesi per essere ammesso nei piani alti del cosiddetto cinema d'autore ha finito col peggiorarne lo status. Gli ultimi cinquant'anni nostrani ricostruiti in ottica di commedia agrodolce in «L'ultima ruota del carro» appaiono un mix di siparietti e battute impregnati di qualunquismo [...] Vai alla recensione »

NEWS
NEWS
martedì 17 dicembre 2013
Rossella Farinotti

La ricchezza per elevarsi ha bisogno dell'arte. Altrimenti sono solo soldi". Questa è una delle citazioni che Alessandro Haber, con il modo un po' rude e diretto tipico dell'artista, enuncia al protagonista.

VIDEO
martedì 5 novembre 2013
 

Ernesto (Elio Germano), è un uomo semplice che tenta di seguire le proprie ambizioni senza però mai perdere i valori veri della vita. Tappezziere, cuoco d'asilo, traslocatore, autista, comparsa del cinema.

NEWS
giovedì 3 ottobre 2013
 

Sarà L'ultima ruota del carro di Giovanni Veronesi ad aprire Fuori Concorso l'ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, che si svolgerà dall'8 al 17 novembre presso l'Auditorium Parco della Musica.

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