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Woody, l'amico geniale

Woody Allen ha privilegiato, attraverso le sue allergie, i tic, le angosce, la cultura e il sentimento, il modo di vivere newyorkese. Di Pino Farinotti.
di Pino Farinotti

mercoledì 11 dicembre 2024 - Focus

RaiMovie omaggia Woody Allen nella rassegna “Woody Allen gli anni d’oro”. Che sono quelli che comprendono la metà degli anni Settanta e il decennio successivo. Alcuni titoli fondamentali: Amore e guerra, Io e Annie (guarda la video recensione), Interiors, Manhattan (guarda la video recensione), Hanna e le sue sorelle, Settembre, Un’altra donna.
Allen fa cinema dal 1966, con una cadenza di un film all’anno.
Il suo primo film accreditato è Che fai, rubi? del 1966, appunto.
Un paio di memorie a definire: c'era ancora la guerra del Vietnam, e Mao Tse-tung dava inizio alla sua "rivoluzione culturale proletaria". E 6 parole sul cinema: da allora è molto cambiato, peggiorando. Nell'evoluzione della storia, che raramente migliora la felicità collettiva, Woody Allen si è sempre proposto come una costante che "meno male che c'era", come un amico affidabile, come un garante di evasione. E ha dettato quel surplus di sorriso e perché no, di felicità, che ha dato una mano a tutti noi. Come sempre accade la sua filmografia presenta qualità diverse, alcuni titoli sono capolavori, altri non lo sono, ma non può che essere così. La sua azione e la sua curiosità sono talmente vaste che non è possibile contenerle nelle sintesi. Certo i capisaldi ci sono, le città per esempio. A Cominciare da New York. In Manhattan (guarda la video recensione) si pronuncia in una appassionata dichiarazione d'amore verso la sua città. Nel testo fuori campo, incipit del film, connotando il protagonista, cioè sé stesso, dopo alcuni tentativi con didascalie complicate e astratte, trova la giusta formula: "Era di New York e lo sarebbe sempre stato. New York è dunque Woody, che poi nel tempo ha viaggiato, esplorando altre città. E ciascuna la faceva sua, secondo storie diverse, ma sempre col denominatore della passione e dell'assunzione. Ha assunto Parigi perché là c'è tutto, il passato e il presente, l'arte e la cultura in un sortilegio esclusivo; Londra per il sarcasmo e per thriller; Barcellona per l'amore ultralibero e i colori che tutto omologano; Venezia per la sintesi di tutto e per quel magico set naturale. Roma l'ha visitata, esplorata, ma non è riuscito ad assumerla. La rappresenta in codici classici. Ma le vicende e i caratteri potrebbero essere collocate negli scenari delle altre città di Allen. Non ha colto la romanità. 


La cultura e il sentimento, il modo di vivere del newyorkese, Allen le ha privilegiate. attraverso le sue allergie, i tic, le angosce. Sappiamo. Ma le indicazioni che arrivano da lui non sono mai banali, non è detto che debbano essere acquisite -sempre di talento matto trattasi- ma certo meritano attenzione. Come quando, sempre in Manhattan (guarda la video recensione) fa la lista di ciò per cui vale la pena di vivere. "Be', devo essere ottimista. Va bene, dunque, perché vale la pena di vivere? Ecco un'ottima domanda. Be', esistono al mondo alcune cose, credo, per cui valga la pena di vivere. E cosa? Ok. Per me... io direi... il buon vecchio Groucho Marx tanto per dirne una, e Joe DiMaggio e... il secondo movimento della sinfonia Jupiter... Louis Armstrong, l'incisione Potato Head Blues... i film svedesi naturalmente... L'educazione sentimentale di Flaubert... Marlon Brando, Frank Sinatra, quelle incredibili... mele e pere dipinte da Cézanne, i granchi da Sam Wo, il viso di Tracy." C'è molta roba americana ma anche molta universale. E poi le sue angosce che è legittimo rappresentare, ma vivaddio, che ci venga lasciato, qua e là, qualche spazio franco. Ed è lì che si inserisce l'autore ebreo. Rispetto alla sua immensa opera ho fatto una scelta di getto, una sola. È il finale di Tutti dicono I Love You, del 1996. Woody è sulla sponda della Senna, con Goldie Hawn. Sono stati sposati e ricordano quel periodo. Lei comincia a cantare "I'm Through With Love" poi è il momento del ballo, surreale, con lei che vola in alto, volteggia e scende fra le braccia, che non sono quelle di Nureyev, dell'ex marito. Infine, col fiume che riverbera nelle luci di Parigi, concludono: Goldie: "... bella la vita." “E’ sbalorditiva, sbalorditiva…”
Che bel promemoria e sì, meno male che Woody c’è.


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