Diamo a Elisabetta ciò che è di Elisabetta. Cioè tutto il bene possibile, come tutto il mondo esprime in questi giorni.
E certo non serve che io porti il mio infinitesimale contributo in quel senso. E dico che le vicende della regina e dei Windsor non fanno parte della mia ricerca e della mia cultura, anche se, in automatico, per l’insistenza dei media, da decenni, in quel senso, una parte di Storia è penetrata nella mia memoria. E dunque cerco una prospettiva diversa, in chiave di paradosso.
Premessa: il focus può riguardare una regina ideale, che certo assomiglia a Elisabetta.
Il tema può partire da una domanda: che cosa sa la regina della vita, della vita vera.
Nasci super-super-super privilegiata. Vivi tra il cielo e la terra, più vicina al cielo, come le divinità dei libri di scuola.
Ogni “super” ti toglie un segmento di vita terrestre. Il punto è proprio questo. Togli qui e togli là, della vita di noi umani non sai niente. Ribadisco: paradosso. I tuoi rapporti, quelli esterni alla famiglia, sono con altri privilegiati, anche se meno di te. Devi stare attenta ad ogni parola, misurarne l’opportunità politica, se fai un errore puoi compromettere il rapporto con una nazione. E anche l’interlocutore privilegiato misura i concetti, sta attento a mediare, deve mentire se è il caso. E anche il cittadino ignoto, se mai si trova davanti alla regina, non potrà mai essere naturale e disinvolto. Dovrà porre tutte quelle attenzioni. Uscirà da quella visita esausto.
Dunque sei la regina, tutto ti è permesso, nessuno ti contraddirà mai, o ti criticherà, o ti dirà di no. Non è bello. Non saprai mai cosa rappresenti per l’interlocutore. E poi sei nello status di poter scegliere chi vuoi. Un fidanzato, un marito. C’è un principe bello, affascinante, ambito, eroe della marina. Dici lo voglio e lo prendi. Poi magari il principe consorte si prenderà qualche distrazione. Ma ha poca importanza.
Non sei particolarmente bella o affascinante, ma sarai regina. Proprio non c’è gara.
Hai quattrocento persone di servizio, cento case, un patrimonio che vale il bilancio di uno stato non del terzo mondo. Decidi di cenare al Grand Véfour di Parigi e l’elicottero ti porta là. Hai voglia del mare della Grecia, il jet ti lascia ad Atene e l’elicottero ti porta a Santorini, in un’ora.
Non devi impegnarti, lottare, desiderare, conquistare con la fatica, non conosci la tua qualità umana comune a tutti noi. Ribadisco l’assunto: non conosci la vita vera.
“Ma sono la regina, che mi importa della vita vera, sono contenta della mia, non la cambierei.”