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Made by Iraqi Girl, il doc che intreccia storie di vita e fili colorati. Declinato al femminile

In occasione della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, un viaggio di speranza alla ricerca di un futuro attraverso la forza delle donne. Disponibile in streaming su VatiVision. GUARDA SUBITO IL FILM. 
di Mathilde Narros

giovedì 25 novembre 2021 - News

Una volta entrati nel laboratorio di Refedìn (in arabo, tra i due fiumi ovvero la terra tra il Tigri e l’Eufrate che ospita numerosi profughi) ci si accorge subito del rumore delle macchine da cucire. Gli intrecci dei loro fili accostano colori, uniscono persone e addirittura territori, andando dall’Oriente all’Occidente. Il cucito rappresenta una metafora perfetta per descrivere la realtà delle ragazze fuggite dall’Isis e il bellissimo progetto ideato da Abuma Mario e dalla sarta Rosaria che vediamo descritto in Made By Iraqi Girls - disponibile in streaming su VatiVision.

Le ragazze scappate dall’Iraq si ritrovano ad Amman per imparare un nuovo lavoro che le permetterà, nel migliore dei casi, di raggiungere l’Australia, gli Stati Uniti o il Canada. Il loro arrivo in Giordania non è stato semplice, fortunatamente il progetto del laboratorio tessile ha cercato di accomunare tante anime solitarie unendole proprio come i filamenti necessari per creare un bel capo d’abbigliamento.

Malgrado le storie e le personalità diverse, il denominatore comune è la fuga dal loro paese e la perdita dei loro diritti. Il documentario si permette quindi di fare un piccolo zoom sul loro passato entrando nella vita privata di Hadeel, Ghied, Narmeen, Dalida… questi primi piani sulle donne raccontano le loro paure, così come gli episodi di dolore e violenza che hanno subito.

Per loro è difficile partire per altri paesi e, ancora più complicato, tornare in Iraq. Ma in questo limbo, dimostrano di essersi adattate e di aver creato un solido gruppo di amiche. Progetti di questo tipo possono salvare dalla depressione permettendo ai soggetti di acquisire nuove competenze e guadagnarsi da vivere. Senza mai sminuire il trascorso delle ragazze, il documentario evidenzia la forza e il coraggio delle Iraqi Girls, diffondendo tanta speranza.

Nel laboratorio tessile Rosaria non parla né inglese né arabo. La comunicazione è un altro tema interessante. Si tratta di uno scambio reciproco, il team italiano cerca di imparare qualche parola straniera e così anche le ragazze imparano a dire grazie e buongiorno. Sulla stessa onda, il documentario crea un grazioso mix di culture e lingue rivelando i miracoli della condivisione. Non a caso, anche i vestiti che creano sono a cavallo tra varie culture.

Per consolidare il progetto, interviene Antonella, un’ex stilista di Giorgio Armani. Le dure prove della vita l’hanno portata a combattere contro una grave malattia che l’ha costretta a lasciare il proprio lavoro. Adesso, aiuta anche lei il marchio di moda nato ad Amman, contruibuendo con le sue preziose conoscenze ed esperienze. Così, in cinquanta minuti capiamo facilmente che il progetto è nato per dare sostegno ma anche sviluppare creatività e serie competenze professionali.

Il regista Gianni Vukaj non manca di contestualizzare la missione e di mostrare quanto la fede religiosa abbia aiutato le ragazze. Ma, ormai, nelle loro vite c’è anche un altro simbolo guida : quello del cucito, dove si intrecciano fili lunghi quanto le loro speranze.


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