Carlo Conti conduce una serata sobria, adeguata alle circostanze, grazie alla quale il cinema ribadisce la sua forte presenza.
Si è conclusa la 65esima edizione dei David di Donatello, definita la più “diversa, particolare, straordinaria” (nessuno osa dire unica….) da tutti i presenti, cioè Carlo Conti più i candidati delle categorie top, in collegamento da casa loro, e la presidentessa e direttrice artistica dell’Accademia Piera Detassis, che entra in scena in finale per annunciare il premio clou al miglior film. Cospicue le assenze: il pubblico, in quest’epoca di emergenza sanitaria (che ha fatto definire la cerimonia “i Covid di Donatello” da Roberto Benigni, in collegamento da remoto per Pinocchio (guarda la video recensione)), i candidati delle categorie considerate “minori”, le immagini di alcuni dei personaggi del cinema scomparsi.
Il risultato? Una diretta più scorrevole degli anni precedenti, con una sobrietà adeguata alle circostanze e una conduzione professionale, e qualche caduta di stile: l’esaltazione verbale delle maestranze e poi la mancanza di visibilità per i candidati nelle categorie “tecniche”, la divisione dei defunti in serie A e B, la richiesta ai familiari dei candidati in collegamento di mostrarsi in video, per aggiungere calore e “fare numero”.
Vince i premi principali Il traditore (guarda la video recensione): miglior film, miglior regia a Marco Bellocchio, miglior attore protagonista a Pierfrancesco Favino (che suscita l’applauso spontaneo degli altri candidati nella sua categoria), miglior attore non protagonista a Luigi Lo Cascio, sceneggiatura originale a Bellocchio, Ludovica Rampoldi, Valia Santella e Francesco Piccolo, montaggio a Francesca Calvelli.
Fa incetta di premi tecnici invece il Pinocchio (guarda la video recensione) di Matteo Garrone: miglior scenografia (Dimitri Capuani), trucco (Dalia Colli e Mark Coulier) e parrucco (Francesco Pegoretti), costumi (Massimo Cantini Parrini), effetti speciali (Theo Demeris e Rodolfo Migliari).
Jasmine Trinca è la miglior attrice protagonista per La dea fortuna (guarda la video recensione), Valeria Golino vince come non protagonista per 5 è il numero perfetto, mentre il premio alla miglior sceneggiatura non originale va a Pietro Marcello per Martin Eden (guarda la video recensione) (con siparietti sulla pronuncia di “Eden” fra Marcello, Conti e la “voce fuori campo” Roberto Pedicini), e quelli alla fotografia (Daniele Ciprì), al suono e alla produzione vanno a Il primo re (guarda la video recensione).
I David più “alternativi” sono a miglior regista esordiente per Bangla (guarda la video recensione) all’”italiano di seconda generazione” Phaim Bhuiyan, così “sconvolto” da rimanere immobile come un cervo davanti alle luci dell’auto; miglior documentario al fieramente indipendente Selfie (guarda la video recensione) di Agostino Ferrente; e miglior musicista alla multietnica Orchestra di Piazza Vittorio per Il flauto magico di Piazza Vittorio. La miglior canzone è "Che vita meravigliosa" (La dea fortuna (guarda la video recensione)) di Diodato, per cui il 2020 è un anno magico dopo la vittoria a Sanremo (ma in molti diranno che ha “scippato” Thom Yorke per Suspiria).