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Nina Roza, un film delicato e profondo che guarda al futuro riflettendo sulla nostalgia per un passato rimosso

Attraverso una bambina, un uomo attua un percorso verso la consapevolezza. In Concorso alla Berlinale.
di Paola Casella

martedì 17 febbraio 2026 - Berlinale

Il sessantenne Mihail è curatore di un'affermata galleria d'arte contemporanea di Montreal. Una gallerista di Roma, Giulia Mancini, gli manda il video di una bambina di otto anni, Nina, che a Karlievo, paesino sperduto della campagna bulgara, dipinge in modo meraviglioso. Mihail ha lasciato la Bulgaria trent'anni prima ed è riluttante ad intraprendere il viaggio. Ma il dovere, e forse anche un desiderio nascosto, lo chiamano verso quel mondo lontano. L'incontro con Nina risveglierà in lui una serie di emozioni che riguardano non solo se stesso.

Nina Roza è il secondo lungometraggio di finzione della giovane sceneggiatrice e regista franco-canadese Geneviève Dulude-De Celles, e si addentra a fondo nella nostalgia che un uomo adulto può provare verso un passato accuratamente rimosso.

Il film è imbevuto di malinconia e di "saudade", ma non è né cupo né privo di speranza, anzi, traccia un percorso verso la consapevolezza e la riappropriazione del proprio passato di cui potrà beneficiare anche il futuro. 

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