Tanto difficile che Esmail ha voluto curare di persona la regia dell'intera seconda annata, una caso unico nella scena americana visto che è anche lo showrunner e firma la sceneggiatura della gran parte degli episodi. Gira così fuori sequenza per ottimizzare i tempi e le location, cosa piuttosto comune al cinema ma impossibile in una serie Tv dove ogni puntata ha più o meno un regista diverso. Esmail ha fornito ai suoi attori la sceneggiatura dell'intera seconda stagione prima delle riprese e ha poi lavorato così velocemente da aggiungere scene strada facendo, tanto che gli episodi sono diventati 12 contro i 10 previsti. Un'estensione per altro simile a quella di The Young Pope che Sorrentino ha scritto e diretto e che da un progetto iniziale di 8 episodi si è allungata a 10 puntate. L'esperimento ha avuto successo ed Esmail, oltre ad aver mantenuto la regia di tutti gli episodi per la terza stagione ha ottenuto anche di avere più tempo tra le due annate, infatti la prossima non inizierà in estate bensì a ottobre.
Tornando allo stile di Mr. Robot e alla già rilevata preferenza accordata al décadrage: si tratta di una predilezione già presente in Comet, del resto le due opere condividono un protagonista più o meno dissociato dalla realtà. Ma se Comet è interamente dal punto di vista del personaggio principale, Mr. Robot è più corale e dà spazio anche a figure che hanno un rapporto ben diverso con il mondo, decisamente più integrato o addirittura dominante come nel caso di Price. Anche per loro vale però la regola del decentramento, dunque non si tratta di una strategia estetica per rendere la condizione mentale di Elliot, quanto piuttosto di una prospettiva obliqua che rappresenta sia una visione del mondo spiazzante e sovversiva, sia una precisa sensibilità del regista.