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La politica degli autori: Jon Favreau

Tra Swingers e i moderni blockbuster, un regista che dirige danzando.
di Mauro Gervasini

In foto il regista Jon Favreau, autore di film come Swingers, Iron Man e Cowboys & Aliens.
Jon Favreau (Jonathan Kolia Favreau) Altri nomi: (John Favreau ) (53 anni) 19 ottobre 1966, New York City (New York - USA) - Bilancia.

mercoledì 19 ottobre 2011 - Approfondimenti

Dite quello che volete, ma ancora oggi, pensando a Jon Favreau, ormai lanciatissimo regista di blockbuster alla Iron Man e Cowboys & Aliens, a noi viene in mente la definizione di Fellini data da Orson Welles in La ricotta. «Egli danza». Non parliamo (più) di un figurino, perché l'uomo, classe 1966, un metro e 85 centimetri d'altezza, ha una stazza notevole. Però eccolo quasi leggiadro come in gioventù, muoversi a ritmo di swing. Esattamente quindici anni fa, insieme a due amici conosciuti ai match di improvvisazione a Chicago, Vince Vaughn e Doug Liman, Jon Favreau realizza una commedia destinata a diventare di culto: Swingers. La sua sceneggiatura gira intorno alla vicenda di Mike, da lui interpretato, uno sfigato di quelli che in un mondo adulto sbagliano da professionisti. Da oltre sei mesi è lì a macerarsi perché l'ha lasciato la ragazza. Poi arriva l'amico cool, Vaughn naturalmente, che lo costringe a uscire dal guscio e nella luccicante Città degli Angeli, dove tutti recitano una parte non sempre scritta da loro, lo trasforma in altro da sé. Questo seguendo il filo di una musica allora considerata improbabile: lo swing. Allora, capiamoci bene. Un piccolo film indipendente che gioca con un titolo ("swingers" letteralmente significa "agitati"); un genere musicale fuori moda; un immaginario cinematografico leggero, da commedia sofisticata dove riecheggiano i passi felpati di Dean Martin, Frank Sinatra e gli altri del Rat Pack; un regista, Doug Liman, che compie un piccolo miracolo anche come operatore replicando il celebre piano sequenza di Quei bravi ragazzi... Questi gli ingredienti del successo. Negli States Swingers è ancora oggi un cult movie, l'American Graffiti degli anni '90, e sapete una cosa? Il suo botto improvviso e inatteso, dato che tutti gli executive di Hollywood lo consideravano il tipico prodotto indie senza pretese commerciali, ha clamorosi effetti anche sull'industria discografica. Per qualche mese, infatti, non si sente che swing. Band considerate di nicchia come i Big Bad Voodoo Daddy o i Royal Crown Revue schizzano ai primi posti in classifica mentre il gatto randagio del rockabilly Brian Setzer, con una big orchestra, gira il mondo in una trionfale tournée. Persino da noi le radio commerciali riscoprono il jump blues, Cab Calloway e i suoi bianchi nipotini anti-grunge. Il fenomeno non dura molto, ma del resto i nostri swingers si godono il successo facendo altro. Vince Vaughn entra nel cosiddetto Frat Pack, il circolo di attori delle commedie alla Ben Stiller, e forse si butta un po' via.

Doug Liman è il primo a dirigere un blockbuster (The Bourne Identity, 2002) ma è proprio Jon Favreau ad avere il successo maggiore. Oltre a recitare nel ruolo di se stesso in un paio di puntate dei Soprano, si ricicla alla grande ai piani alti della Marvel e dirige Iron Man (2008) e Iron Man 2 (2010), ritagliandosi anche la parte dell'autista e guardia del corpo di Tony Stark/Robert Downey Jr. Nel sequel fa lo smargiasso con la segretaria Scarlett Johansson senza sapere che è in realtà la Vedova Nera, e viene sbattuto elegantemente al tappeto in un microsecondo. «Mi sono voluto tenere quel ruolo - spiega il regista – perché volevo essere io a guidare le meravigliose automobili messe a disposizione dalla produzione». E ancora: «Nel fumetto Tony è più rigoroso, io però lo vedo diverso. Di rigido ha già l'armatura, mi piaceva fosse un po' "flaneur"» (Jon, come si evince dal cognome, ha lontana origine francese...). Lo vedete, che danza?

Il principale talento dello swinger Favreau continua a essere la leggerezza. Anche adesso, con Cowboys & Aliens, nelle sale in questi giorni, dribbla i toni dark di un anomalo film di fantascienza sotto le mentite spoglie del western con un filo di ironia. Gli sarebbe piaciuto occuparsi solo di cowboy e indiani, senza gli alieni, strizzando l'occhio al suo idolo Sergio Leone, «ma così il film lo avrebbero visto in tre» dice sornione, e gli manca solo un cocktail per essere ancora più credibile. Gli dobbiamo anche qualcosa come talent scout, dato che Olivia Wilde, per chi non segue il Dr. House in Tv, era finora semisconosciuta. Favreau l'ha scelta perché brava, certo, ma soprattutto perché capace di cavalcare, al contrario dei colleghi machi Daniel Craig e Harrison Ford. Jon e Olivia saranno protagonisti del primo film di Alex Kurtzman, produttore di Cowboys & Aliens, intitolato Welcome to People, in uscita nel 2012.

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