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mercoledì 28 luglio 2021

Gloria Romero

87 anni, 16 Dicembre 1933 (Sagittario)
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lunedì 21 giugno 2021 - Due retrospettive per conoscere meglio due grandi personalità del cinema asiatico. Dal 24 luglio anche in streaming su MYmovies. 
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FEFF 23 - Manoy, l’uomo che amava farsi odiare, e Yoon, sovvertitore dei generi

Emanuele Sacchi cinemanews

FEFF 23 - Manoy, l’uomo che amava farsi odiare, e Yoon, sovvertitore dei generi Ci ha lasciato due anni fa, prima che la pandemia si abbattesse sul mondo. Eddie Garcia, meglio noto come Manoy, è morto perseguendo fino all’ultimo istante la sua unica passione, il cinema: la professione di una vita, come ha sempre dichiarato, sia che si trovasse davanti o dietro alla macchina da presa. A 90 anni è inciampato in un cavo sul set della serie Rosang Agimat e si è rotto l’osso del collo. Far East Film Festival 23 tributa un omaggio, contenuto nel numero di film ma prezioso, a un’icona del cinema filippino, da sempre legato a ruoli di villain su piccolo e grande schermo – famosissimo il suo boss del narcotraffico della serie Ang Probinsyano – e negli ultimi anni attivissimo come sostenitore dei diritti LGBT.


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Nato nel 1929, ha recitato in circa 700 film ma al Far East passa anche un titolo dei 37 da lui diretti: Sinasamba Kita del 1983, un mélo che sconfina spesso nella soap opera pura e semplice. È soprattutto At the Top di Ishmael Bernal del 1971 a brillare come fiore all’occhiello della retrospettiva: la storia di una spogliarellista e del suo amante, un tassista che si approfitta di lei, proponendola nel mondo dello spettacolo come Paloma Miranda. Manoy, giovanissimo, interpreta il regista che contribuisce alla parabola melodrammatica e autodistruttiva di Paloma.

Uno spaccato crudo e tragico del mondo del cinema e dei suoi sordidi sotterfugi. Con un grande balzo in avanti arriviamo al 2000 di Shadows, cortometraggio di Raymond Red che costituisce anche l’unica Palma d’oro a Cannes della storia del cinema filippino: 12 straordinari minuti di psicosi collettiva a Manila, in cui Garcia dà vita a un autista violento difficile da dimenticare. 

Negli ultimi anni Manoy ha spesso dato vita a personaggi di anziani gay che si convincono a esporre un tardivo coming out sul proprio orientamento sessuale. In Bwakaw del 2012 di Jun Lana (l’anno successivo realizzerà The Barber’s Tale, premiato al Far East e sempre con un piccolo ruolo di Manoy), Garcia è un anziano impiegato delle poste gay affezionato alla cagnetta Bwakaw (Principessa). In Rainbow’s Sunset del 2018 è un gay che si dichiara in età senile, costretto dalla malattia terminale dell’amante di una vita. La moglie, interpretata dall’eterna sparring partner Gloria Romero, lo difende nonostante tutto, anche di fronte alle maldicenze di una società ottusa e retriva.
Nella vita Manoy voleva fare carriera nell’esercito, prima di diventare attore e cambiare le priorità, divenendo richiestissimo per il suo volto di pietra, ideale per il ruolo del cattivo. Gli aneddoti su quanto Manoy amasse essere odiato per i suoi ruoli più memorabili si sprecano. Uno emblematico riguarda la sera della prima di un film che lo vedeva recitare al fianco di Gloria Romero e in cui il personaggio di Manoy violenta la donna. Una signora anziana in platea, evidentemente turbata dalla scena e dall’interpretazione realista del nostro, lo colpì con un’ombrellata. Lui si girò e si sentì gridare: “Hai fatto proprio un ottimo lavoro!”. Potere del cinema e delle sue emozioni intense, di amore e di odio.

Anche dopo il tragico incidente che ha portato alla sua morte, Garcia ha continuato a far parlare di sé nelle Filippine. L’indagine susseguente al fatto ha infatti dimostrato le enormi mancanze in termini di sicurezza e di assistenza medica del set, scatenando un dibattito nazionale e portando a una sentenza di condanna alla GMA Network, costretta a pagare 890 mila pesos di risarcimento (l’equivalente di circa 16 mila euro).

L’altro focus di Far East Film Festival 23 è dedicato a Yoon Jong-bin, regista sudcoreano della generazione susseguente a quella celebre, che ha sconvolto gli anni a cavallo dei due millenni. Quattro film (di cui solo tre visibili su piattaforma), ma più che sufficienti per comprendere il valore di un regista assurto in breve tempo allo status di cult director. Il suo titolo più noto è forse Nameless Gangster: Rules of the Time, del 2012, gangster movie violentissimo sulle bande di Busan, con un cast pieno zeppo di star sudcoreane, da Choi Min-sik a Ha Jung-woo.Ma è soprattutto il film che rivela al mondo volto e corpo di Ma Dong-seok, fin lì caratterista usato principalmente nelle scene di rissa.

Yoon ha in mente il modello della New Hollywood anni 70 e non esita a contaminarlo con la violenza grafica e parossistica della hallyu coreana. Il suo è un cinema dal ritmo indemoniato, che lascia spazio a una recitazione senza freni, eccessiva fin quasi a essere debordante, pur di tenere lo spettatore incollato alla poltrona. La formula nel 2018 viene applicata da Yoon al genere spy movie con The Spy Gone North (visibile solo a Udine): il festival di Cannes lo sceglie per la proiezione di mezzanotte del Midnight Screening (spesso affidata a film di genere sudcoreani) e il risultato è un trionfo per il pubblico e la critica.

Cinque milioni di biglietti staccati ed elogi ovunque per uno sguardo originale sulla tensione tra le due Coree, con Hwang Jung-min nei panni di una spia del Sud che si camuffa da uomo d’affari intenzionato a trattare immobili con i vertici del Nord. La sequenza alla corte di Kim Il-sung è indimenticabile per pathos e lavoro degli attori coinvolti. Facendo un balzo all’indietro fino al 2008 la retrospettiva ci conduce a Beastie Boys, il titolo rivelazione del talento di Yoon Jong-bin, con protagonista il ricorrente volto di Ha Jung-woo, attore feticcio di Yoon. Questa volta Ha sfrutta le proprie doti estetiche, nei panni di un gigolò e ricattatore, che estorce denaro da clienti ingenue, in un ardito ribaltamento di stereotipi vetusti. Bastano poche inquadrature a capire che di Yoon si sentirà parlare ancora.

A completare il cerchio nel nome dell’eclettismo c’è Kundo: Age of the Rampant, che sposta le dinamiche del gangster movie nell’ambientazione storica, collocando la vicenda nell’era Joseon. Protagonista nuovamente Ha, sicario recalcitrante che finirà per unire la causa dei contadini oppressi a quella dei banditi contro un governo iniquo. Un po’ wuxia e un po’ western, con una spruzzata di Kurosawa.
   

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