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Consulta on line la Biblioteca del cinema. Tutti i film dal 1895 a oggi:
giovedì 6 maggio 2021

Buster Keaton

Nome: Joseph Francis Keaton
Data nascita: 4 Ottobre 1895 (Bilancia), Piqua (Kansas - USA)

Data morte: 1 Febbraio 1966 (70 anni), Los Angeles (California - USA)
occhiello
Se qualcun altro dice "come ai bei tempi andati", mi butto dalla finestra...
dal film Luci della ribalta (1952) Buster Keaton  Il partner di Calvero
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Buster Keaton
Viale del tramonto

Viale del tramonto

* * * * 1/2
(mymonetro: 4,93)
Un film di Billy Wilder. Con William Holden, Gloria Swanson, Erich von Stroheim, Nancy Olson, Fred Clark.
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Genere Drammatico, - USA 1950.
Come vinsi la guerra

Come vinsi la guerra

* * * * -
(mymonetro: 4,19)
Un film di Buster Keaton, Clyde Bruckman. Con Buster Keaton, Marion Mack, Glen Cavender, Jim Farley, Frederick Vroom.
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Genere Muto, - USA 1926.
Luci della ribalta

Luci della ribalta

* * * * 1/2
(mymonetro: 4,62)
Un film di Charles Chaplin. Con Sydney Chaplin, Claire Bloom, Buster Keaton, Charles Chaplin, Nigel Bruce.
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Genere Drammatico, - USA 1952.
Questo pazzo pazzo pazzo pazzo mondo

Questo pazzo pazzo pazzo pazzo mondo

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,83)
Un film di Stanley Kramer. Con Peter Falk, Sid Caesar, Dick Shawn, Terry Thomas, Jimmy Durante.
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Genere Commedia, - USA 1963.

Il giro del mondo in 80 giorni

* * * - -
(mymonetro: 3,27)
Un film di Michael Anderson. Con Shirley MacLaine, David Niven, Charles Boyer, Robert Newton, Martine Carol.
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Genere Avventura, - USA 1956.
Filmografia di Buster Keaton »

venerdì 30 aprile 2021 - Una selezione di titoli per riscoprire un grande autore della storia del cinema. In streaming fino al 22 maggio. ACQUISTA UN ACCREDITO. 

Il genio comico che non ride mai. I film di Buster Keaton su Cinema ritrovato - Fuori sala

Pino Farinotti cinemanews

Il genio comico che non ride mai. I film di Buster Keaton su Cinema ritrovato - Fuori sala La cultura del cinema ha sempre celebrato Buster Keaton (1895-1966). “Cultura” significa fascia alta, élite cinefila. Erano gli anni della rivalità con Charlie Chaplin, ma il tema sussiste sempre. Chaplin-Charlot rimane un fenomeno assoluto, di grande cinema, popolare, alla portata di tutti i sentimenti e culture. Keaton, attore e autore enorme, presentava chiavi di lettura che andavano interpretate, ricercate nelle storie, nelle indicazioni e nei simboli. Era un modello del sociale da approfondire, e se cercavi un tema, uno qualsiasi, nelle sue performance finivi per trovarlo. Finisci per trovarlo. Basta seguire il nuovo programma di Cinema Ritrovato - Fuori sala - in streaming su MYmovies - che presenta una selezione di titoli di Keaton

Era figlio di Joe e Mary, artisti di vaudeville, che gli diedero il nome Joseph Frank. La storia racconta che il grande Houdini, che lavorava spesso coi genitori, una volta lo vide, quando aveva sei mesi, rotolare da una scala e non farsi niente. Fu allora che disse “What a Buster” (Che bel ruzzolone).

Forma fisica e precocità, sarebbero stati i registri di Keaton. Oltre a una situazione famigliare di assoluta povertà. Esordisce nel 1917 con la comica The Butcher Boy. Ed è l’inizio di un segmento importante della storia del cinema. E c’è un altro registro, decisivo: la maschera impassibile in ogni situazione, che fosse dramma, “comica” o acrobazia, in tutti i suoi rovesciamenti di senso. Nei contratti che gli proposero le major c’era una precisa clausola secondo la quale non doveva mai ridere, nei film e nei rapporti sociali. Quando nel 1936 ebbe una crisi di pazzia che richiese il suo ricovero, una delle letture fu proprio lo stress di quella impossibilità di manifestare i suoi sentimenti normali.

La sua azione agisce sul contrasto tra il personaggio di imperturbabile freddezza e i disastri che la vita lo costringe ad affrontare. Si tratta dunque di un eterno duello, inalienabile, testardo, con il mondo: la lotta con gli oggetti – fa testo One Week, del 1920, dove, guidato da istruzioni errate, cerca di montare una casa prefabbricata - e con gli umani sempre minacciosi e invidiosi. Tre dei titoli della selezione sono modelli esemplari.

La legge dell’ospitalità (Our Hopitality) del 1923 di 79’ rilegge la vicenda di Romeo e Giulietta secondo Keaton, che per salvarsi la vita è costretto a non uscire mai dalla casa dei suoi nemici.

Vicini (Neighbors) è un corto del 1920 dove l’autore usa una staccionata e una corda da bucato per i suoi equilibrismi fisici, espressivi e simbolici. “Una sinfonia di gesti”, scrisse la critica di allora.

Anche La palla n° 13 (Sherlock jr.) del 1924, di 45’ offre la possibilità a Keaton di esprimersi in tutti i suoi talenti, nel ruolo di un proiezionista che vorrebbe fare il detective ed entra ed esce dallo schermo secondo i momenti dell’indagine.

Quando finì l’era del muto Keaton non seppe affrontare quella rivoluzione. La parola, nel suo discorso e nella sua poetica era elemento estraneo e penalizzante. Fu l’inizio del declino. Però la sua immagine, la sua leggenda sussisteva, così alcuni suoi vecchi amici cineasti, gli diedero dei piccoli ruoli, dei camei nelle produzioni. Lo fece Chaplin che in Luci della ribalta, gli fece fare il pianista maldestro in quell’irresistibile numero finale. Anche Billy Wilder, in Viale del tramonto, lo fece sedere al tavolo di vecchie glorie che giocano a bridge con l’antica diva Norma Desmond. Si fa notare, il vecchio Buster anche ne Il giro del mondo in ottanta giorni e in Questo pazzo... pazzo mondo. Nel 1965 venne in Italia, chiamato da Luigi Scattini, che gli diede il ruolo di... spalla a Franchi e Ingrassia, in Due marines e un generale. I due comici dichiararono sempre l’emozione, e il privilegio, di aver avuto come partner quel genio, unico, del cinema.   

   

venerdì 23 aprile 2021 - Da Buster Keaton a Francesco Rosi: ecco la selezione in streaming fino al 22 maggio. ACQUISTA UN ACCREDITO. 

Film classici, rari e sconosciuti. Il nuovo programma di Cinema ritrovato vi travolgerà

Marzia Gandolfi cinemanews

Film classici, rari e sconosciuti. Il nuovo programma di Cinema ritrovato vi travolgerà I film muti per Peter Bogdanovich, critico, scrittore, regista e attore, che molti ricorderanno per il suo ruolo nei Soprano (il dottor Elliot Kupferberg), costituiscono “le fondamenta” del cinema. Col burlesque dimorano al centro dei suoi interessi. Per questa ragione nel 2018 consacra un documentario a Buster Keaton, di cui celebra soprattutto il periodo precedente al contratto con la MGM, “il più grande errore della mia vita”, dirà Keaton quando al debutto degli anni Trenta tutto andrà all’aria: la sua carriera, il suo matrimonio, la sua libertà d’artista. Navigatore e nume tutelare di un nuovo bastimento di film ‘ritrovati’, Buster Keaton governa tra tempeste e marosi una nuova selezione di opere ‘fuori sala’ che hanno fatto la storia del grande schermo. Una storia remota e una più recente che Il cinema ritrovato - Fuori sala presenta in streaming su MYmovies.

The Great Buster: A Celebration svolge il filo cronologico della vita personale e professionale del grande Buster entrando nel dettaglio dei suoi primi film muti sull’acqua, sulla terra o sul bordo di un precipizio. Con lo sguardo acuto del critico e il senso del ritmo del regista, Bogdanovich ci mostra come quel corpo elastico, quegli occhi immensi e quel volto impassibile (The Great Stone Face) infondano la cultura americana, da Chuck Jones (creatore del cartoon Willy il Coyote e Beep Beep) a Jon Watts (regista di Spider-Man: Homecoming), passando per gli idioti di Jackass. Ma potrete toccare con mano e occhi spalancati la meccanica del suo genio comico perché la programmazione de Il cinema ritrovato - Fuori sala prevede col racconto mediato da Bogdanovich tre corti (Una settimana, I vicini, I poliziotti) e tre lunghi del periodo muto di Keaton (La legge dell’ospitalità, La palla numero 13, Le sette probabilità).

Volto di marmo che lo ha condotto allo zenit del comico muto americano al fianco di Harold Lloyd e Charlie Chaplin, Buster Keaton prima della risata strappa la meraviglia. La meraviglia di un corpo jeté au monde che sormonta tutti gli ostacoli, che reinventa la filosofia del vuoto, cadendo da scale immateriali o mangiando mele invisibili, e concepisce nuove geometrie, disegnando linee dritte o curve, trasversali o parallele. La sua carriera è un eterno marameo al sentimentalismo, che corteggi una donna con un mazzo di fiore o una lettera d’amore, il risultato sarà sempre un disastro. Ma sfidatelo a compiere prodezze per proteggere la sua bella, a fare prodigi per attirare il suo sguardo, ad addomesticare un transatlantico, a domare una locomotiva o a governare un tifone e rivelerà Ercole e Lancillotto insieme. Tutto questo conservando la sua aria ieratica e indifferente, un volto congelato montato su un corpo trascinato dal movimento stesso del cinema. Wonderboy che Hollywood abbandonò bruscamente dopo averlo cresciuto fino alla celebrità, ci ha lasciato una polveriera di buon umore che possiamo accendere e fare esplodere in streaming a partire da subito.

Ma Keaton non è solo in un programma primaverile ricchissimo. Se avete voglia di continuare a ridere Daniele Ciprì e Franco Maresco vi invitano a un viaggio nella comicità nostrana del duo siciliano Franchi & Ingrassia (Come inguaiammo il cinema italiano). Un documentario lirico per tornare sulla carriera di Franco e Ciccio e il loro indecifrabile gioco di parole e di gag rustiche. Una coppia che merita di essere (ri)scoperta per la sua forza esilarante e quella mimica che risale al folklore popolare. Pasolini li impiegherà in tandem nel magnifico cortometraggio Che cosa sono le nuvole?, uno degli episodi più belli di Capriccio all’italiana. Franco Franchi e Ciccio Ingrassia incarnano di fatto una risata venuta da lontano, dalla tradizione dei pupi siciliani, caratterizzata allo stesso tempo da un incredibile e roboante ‘cattivo gusto’, una demenziale tracotanza in cui l’oscenità si fa improvvisamente e gioiosamente vertigine.

A un altro celebre comico italiano dobbiamo invece la popolarità di La corazzata Potëmkin, lontano dall’essere “una cagata pazzesca” (Il secondo tragico Fantozzi). La pernacchia al monumento muto di Sergej Ejzenštejn, la cui circolazione negli anni e il restauro sono una vera storia a parte, non fu mai diretta al film e al suo autore. Paolo Villaggio sbeffeggiava l’uso retorico e autoritario della cultura in Italia quarant’anni fa, quando l’azienda ‘buona’ si preoccupava della crescita culturale e morale dei suoi dipendenti, organizzando il loro tempo libero, costringendoli alla visione del ‘cinema d’autore’ e stimolandoli successivamente al dibattito. La protesta di Fantozzi era umana prima che politica, era contro l’imposizione di una cultura che non si comprende e nemmeno si apprezza anche se si ostenta di gradirla. Il ragioniere preferiva Franco e Ciccio a Ejzenštejn ma il cinema popolare e il cinema d’autore convivono magnificamente dal 22 aprile al 22 maggio sulla piattaforma streaming de Il cinema ritrovato - Fuori sala.
 
L’uno non esclude l’altro, soprattutto se l’altro ha il lirismo rivoluzionario, la costruzione ritmica e plastica del film più celebre di Ejzenštejn, cavallo di battaglia di tutti i cine club e di tutti i cinefili che lo hanno visto e rivisto. Realizzato nel 1925 e ‘riportato a galla’ dalla Cineteca di Bologna, La corazzata Potëmkin racconta l’ammutinamento dei marinari del Potëmkin, simbolo della prima rivoluzione russa, quella del 1905. Scorrendo i suoi incredibili quattro atti, un delirio collettivo che culmina sulle scale di Odessa, scopriremo con sorpresa che il film non è solo la matrice di un cinema di avanguardia ma l’antenato del modello hollywoodiano. La storia del resto lo conferma.Nel 1928 Douglas Fairbanks, in viaggio trionfale a Mosca, assiste a una proiezione e convince Ejzenštejn a tentare la sorte negli Stati Uniti. Nel film c’era tutto quello che avrebbe potuto stupire Hollywood: la violenza e il ritmo, la ricerca sfrenata della spettacolarità, la dilatazione del tempo e i piani folgoranti. Un’opera maggiore del cinema muto che sembra già sonoro dal momento che ‘intendiamo’ la cadenza marziale degli stivali e le urla della folla stretta tra i fucili della polizia zarista e le sciabole cosacche.

Al centro del fuoco incrociato c’è una donna (con la carrozzina) proprio come Simone Signoret al cuore di Casco d’oro (1952), scacco di critica e di pubblico all’epoca e poi grande classico per sempre. Contesa da tre uomini (Serge Reggiani, Claude Dauphin, Raymond Bussières) ma votata a un solo amore, l’eroina del dramma romantico di Jacques Becker nell’immaginario collettivo ha i tratti di Simone Signoret e un percorso mitico rispetto a quello più drammatico di Amélie Élie, nota prostituta della Belle Époque che ha ispirato il film ed è divenuta celebre dopo un crimine sanguinoso. Casco d’oro si inscrive nella migliore tradizione del realismo francese ma la sua amarezza, la sua nostalgia e quel sapore prebellico non corrispondevano più allo stato d’animo degli anni Cinquanta. La carriera di Serge Reggiani risentì del fallimento e solo più tardi si comprese l’importanza del film per il mito di Simone Signoret, spendente di vita e nobiltà dentro una tragedia implacabile e una passione che lega i due amanti fino alla morte.

Profili maggiori della selezione mensile sono pure Napoleone Bonaparte e Enrico Mattei, protagonisti di due opere che ripercorrono il loro destino ‘eroico e tragico’. Campo di Maggio di Giovacchino Forzano, scritto forse a quattro mani con Benito Mussolini, mette in relazione il dittatore fascista con Bonaparte, che all’isola di Sant’Elena ripensa agli ultimi cento giorni della sua epopea. Per chi ama la storia più recente, il programma ‘fuori sala’ comprende anche Il caso Mattei di Francesco Rosi, vincitore a Cannes nel 1972. Palma ricevuta dalle mani di Alfred Hitchcock, ugualmente in rassegna con La taverna della Giamaica (1939), ultimo film del maestro inglese prima di lasciare l’Inghilterra. La presenza di Rosi nella selezione officiale del Festival si doveva alla sua reputazione. Dopo Salvatore Giuliano (1962), era diventato il campione di un sotto-genere in voga, il ‘film dossier’. Il suo principio è svolgere un’indagine il più possibile imparziale e documentata. Fedele al suo metodo e sostenuto nel progetto da Gian Maria Volonté e dal produttore Franco Cristaldi, il regista domanda al giornalista Mauro De Mauro di indagare sugli ultimi due giorni di Mattei in Sicilia, prima che l’aereo del presidente dell’ENI decolli per Milano. Deciso a fare luce sulle ombre della democrazia cristiana, il film mostra fino a che punto Mattei, commerciando direttamente col blocco sovietico e le vecchie colonie, destabilizzava il ‘cartello del petrolio’ anglo-americano, ovvero l’ordine mondiale. Ossessionato dai personaggi forti, la cui carica vitale deve essere canalizzata, Rosi trova in Mattei l’incarnazione suprema di questa energia, letteralmente e figurativamente.

Alla ricerca di ‘energie alternative’ lavorano invece Agnès Varda e JR (Visages, villages), Alice Rohrwacher e JR (Omelia contadina), Jonathan Nossiter (Resistenza naturale) e Anna Kauber (In questo mondo), invitandoci a rispettare i doni della natura e a comprendere i suoi tempi. Film militanti, veri e propri manifesti per l’ecologia ambientale e per quella culturale, rivendicano la tradizione per rinnovare, provando a ricostruire un equilibrio distrutto e lasciando abilmente dialogare cultura e agricoltura. Una rosa di film ‘bucolici’ per combattere la standardizzazione del gusto e ricordarci l’importanza di conoscere e preservare il passato, la storia. Quella dei vini come quella dei film.

Perle da conservare e diffondere sono infine i capolavori venuti dall’Est (e dal Sud-Est), da Boy and girl di Julij Fajt a Manila in The Claws of Light e Insiang di Lino Brocka. Grazie al restauro della Cineteca di Bologna è finalmente possibile per le nuove generazioni scoprire il loro lavoro, particolarmente quello di Lino Brocka, irreperibile per quasi trent’anni. Nato nel 1939 e morto a soli cinquantadue anni sotto un’auto, è stato una stella del teatro e del cinema filippini, è stato soprattutto un eroe, opponendosi coraggiosamente e attraverso le sue opere alla dittatura di Ferdinand Marcos. Dalla Russia alle Filippine, la vita non fa sconti agli adolescenti protagonisti e ai loro autori passati sotto le forche caudine della censura e del cinema commerciale (nel caso di Brocka) per potersi imporre come registi della realtà sociale, riducendo al minimo le concessioni. Dal mare blu di Manila a quello ‘nero’ di Crimea, una vague di cinema vi travolgerà.

Buone visioni.

   

venerdì 26 marzo 2021 - Fino al 21 aprile in streaming su MYmovies corti e grandi classici di uno dei più importanti autori di tutti i tempi. ACQUISTA UN ACCREDITO. 

L'artista che tutti conoscono: Cinema ritrovato - Fuori Sala omaggia Charlie Chaplin

Pino Farinotti cinemanews

L'artista che tutti conoscono: Cinema ritrovato - Fuori Sala omaggia Charlie Chaplin Dici Chaplin, e non serve altro. Tutti, di ogni età, cultura e paese lo conoscono, in termini diversi certo, ma la percezione immediata è quella di qualcuno che se non fosse esistito, il cinema non sarebbe stato lo stesso. Diciamo che quelli come lui, grandi come lui, per popolarità e portata, potrebbero essere contati con le dita di una mano.

La proposta di Cinema ritrovato – Fuori sala, in streaming su MYmovies fino al 21 aprile, è selettiva ma ben articolata. Offre titoli di “corti”, o “cortissimi”, e classici fondamentali. Kid auto races at Venice (Charlot ingombrante) del 1914, dura 6 minuti ma assume un’enorme importanza storica; è la prima volta che appare Charlot. The Rounders (Charlot si diverte) (14’ 1914) racconta le gag di Charlot e del suo antagonista Roscoe (Fatty) Arbukle, comico già noto allora, che stazionano sullo stesso pianerottolo. I due non apparvero più insieme. Chaplin non intendeva dividere con nessuno la sua leadership.
Charlot usuraio del 1916, in 32 minuti racconta una storia compiuta. Charlot gestisce un banco dei pegni e litiga in continuazione col collega Henry Bergman, l’attore che gli sarà da spalla per decenni. Anche A woman (Charlot signorina) (32’ 1916) assume un significato non banale. Chaplin fa la donna. L’idea non fu bene accolta, a indossare panni femminili ci provò altre due volte, poi dovette rinunciare. L’America di allora era... bigotta.

La musica
I classici. Sono titoli ultrapopolari, raccontati in tutti i registri. Intendo privilegiare quello della musica.
Bing Crosby, Frank Sinatra, Dean Martin, Elvis Presley, Nat King Cole, Julio Iglesias, Michael Jackson, Michael Bublé, Robert Downey, Judy Garland, Dalida, Barbra Streisand, Diana Ross, Céline Dion: sono solo alcuni, fra i mille, degli artisti che hanno cantato "Smile", la canzone di Charlie Chaplin, il genio che rientra in tutte le categorie del cinema, compresa la musica.
Chaplin (1889-1977) compose il brano, strumentale, nel 1936 per Tempi moderni, un film dove ancora il grande mimo non parlava.
"Smile" identificava dunque Tempi moderni, come colonna, con grande suggestione, e divenne, seppure solo strumentale, un tema di enorme successo. Anche perché l’autore aveva fatto le cose in grande, aveva affittato gli studi di registrazione della Fox con 64 elementi dell’orchestra. Assumendo come direttore Alfred Newman, il primatista assoluto di Oscar delle colonne sonore, con 11 statuette. Tuttavia, in quel film, Charlot fece sentire, per la prima volta la sua voce, cantando la famosa Titina, con parole inventate all’istante
Poi, nel 1954, arrivò Nat King Cole che ottenne di poter cantare "Smile". Dopo di lui... tutti quelli detti sopra. È notorio che in assenza della parola, la musica assumesse in quegli anni un ruolo decisivo e Chaplin era il primo a saperlo e intervenne personalmente in quel senso, e da quel genio completo che era compose melodie che fanno parte dell’antologia più preziosa del cinema.
Nel 1931, sempre in Charlot-muto, scrisse, produsse e diresse, tutto come suo costume, Luci della città. Considerato uno dei suoi titoli di vertice. Protagonista è una fioraia cieca che Charlot, nel suo piccolo, cerca di aiutare. Chaplin adottò la celebre Violetera di José Padilla ma creò un suo adattamento, tale da accreditarsi la paternità della musica quasi come l’autore.
 
Il Circo, del 1928 è un altro “muto” ma musicalmente importante. Chaplin compose il tema che accompagna tutto il film. Molti anni dopo, quasi ottantenne, scrisse le parole e inserì la canzone nei titoli di testa. È lui a cantare, con una voce che non è quella di Sinatra, ma con una passione e un sentimento da pelle d’oca.
 
Il cinema muto era superato da nove anni, grazie a Il cantante di Jazz, ma Chaplin legato all’immagine pura e alle pure espressioni, rimase in silenzio ancora per quattro anni, fino a quando, nel 1940 si decise a parlare ne Il grande dittatore, nella parte di un barbiere che si trova a impersonare Hitler, che invece della sua invettiva da psicopatico fa un pronunciamento di libertà, solidarietà e amore per un futuro migliore che arriverà. Chaplin scrisse parole appassionate ma cariche di enfasi, che la critica non apprezzò. Certo: il film è “comunque” un capolavoro. 

Contenitore
Luci della ribalta (Limelight), del 1952 è uno straordinario contenitore di musiche. Chaplin non era più Charlot. Parlava come tutti gli attori. Il tema portante, Limelight Opening – Terry’s Thema, è una delle più belle musiche del Novecento. Ma l’autore, ancora una volta... ancora legato al suo grande amore “muto”, non volle che fosse contaminata da parole. Invece canta molte canzoni del repertorio di Calvero, il personaggio protagonista. Charlie ha così modo di riproporre certe performance che facevano parte del suo antico repertorio, prima di diventare il massimo del cinema. È la storia di un grande artista in declino che sogna di avere un’ultima occasione. Ce l’ha in una irresistibile sequenza con Buster Keaton. Cade malamente alla fine del numero, ha un infarto. Morente, chiede di vedere la sua protetta Terry, danzatrice, che sta incantando il pubblico.    
Monsieur Verdoux, del 1947, racconta di quest’uomo, bancario licenziato, che per mettere al riparo dalla rovina economica la moglie e il figlio, corteggia ricche vedove, le sposa e poi le uccide intascandone l’eredità. Lo stratagemma dura per anni, finché, quando la moglie e il figlio muoiono, Verdoux si costituisce. Viene condannato a morte. Chaplin non rinuncia ai grandi annunci che tanto gli stavano a cuore e alla fine fa notare che, a confronto delle spaventose stragi di cui è capace la guerra moderna, il suo delitto è ben poca cosa. Chaplin non gradiva quando gli chiedevano quali delle sue opere privilegiasse. Non rispondeva in termini di assoluti, ma lasciava intendere che “Verdoux” era un personaggio nel quale si identificava e che amava molto.  

   

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