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mercoledì 22 novembre 2017

Articoli e news Paolo Genovese

51 anni, 20 Agosto 1966 (Leone), Roma (Italia)

Il sequel racconterà il viaggio post-maturità dei sei amici.

Paolo Genovese già al lavoro per Immaturi 2

Paolo Genovese già al lavoro per Immaturi 2 Praticamente, è il re Mida del botteghino di quest’anno. Zitto zitto, ha girato due film, e tutti e due sono campioni di incassi: La banda dei babbi Natale con Aldo, Giovanni e Giacomo che ha incassato 21,4 milioni di euro, e Immaturi con Luca, Paolo e Ambra Angiolini, che ha incassato ad oggi 15 milioni di euro.
Lui è Paolo Genovese, 44 anni, una laurea in Economia e commercio, baffetti da Fred Buscaglione, oltre dieci anni di sodalizio con Luca Miniero, anche lui quest’anno sugli scudi come regista di Benvenuti al Sud.
L’inizio insieme, con il cinema corto. E con idee nuove. Il loro primissimo lavoro, premiato in tutto il mondo, era un cortometraggio con immagini girate da un altro: loro le avevano usate come materiale bruto per raccontare la “loro” storia. Paolo lo racconta così, questo strano esordio.
“Un nostro amico pubblicitario aveva girato molte immagini di Napoli. Io e Luca abbiamo pensato di usarle e rimontarle a modo nostro: nacque così ‘Incantesimo napoletano’, il corto che ci ha fatto conoscere. Pur non avendo i mezzi per girare, eravamo riusciti a fare il nostro film! Se hai un’idea, prima o poi ce la fai”.

   

Presentato a Roma Immaturi, ultimo film di Paolo Genovese.

Una commedia corale su un incubo ricorrente

Una commedia corale su un incubo ricorrente Medusa cavalca l’onda degli incassi da sogno della stagione con un titolo che scherza su un incubo rincorrente assai comune. Immaturi, in uscita il 21 gennaio in ben 500 copie, prende infatti le mosse dell’ipotesi che un gruppo di liceali possa essere costretto a ripetere l’esame di maturità a distanza di vent’anni, con famiglie e carriere già avviate o avariate. Il cast, nutritissimo, associa nomi della comicità televisiva, come Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu, con nomi della commedia sentimentale (Raoul Bova) ma non solo (ci sono anche Barbora Bobulova e Anita Caprioli, che vengono da un altro cinema, e uno spettacolare Ricky Memphis). Al banco di prova, in un certo senso, anche il regista Paolo Genovese, che ha scritto e diretto senza la consueta spalla di Luca Miniero.

Come nasce l’idea del film?
Genovese: Quello di dover ripetere l’esame che segna la soglia tra adolescenza e libertà è un incubo ricorrente che io stesso ho vissuto con terrore alla fine del liceo: avevo paura di trovarmi a vedere i miei amici diventare grandi mentre io restavo indietro, tra i banchi di scuola. Ho chiesto ad un legale: non è probabile che avvenga ma è verosimile. Se ci fosse nella commissione un professore non realmente laureato, si potrebbe richiedere l’invalidazione.

Che ricordo avete del vostro esame di maturità ? Come avete reagito alla richiesta del copione di rifarlo?
Kessisoglu: Io ho fatto una scuola privata di lingue, tedesca, dove le mie orecchie da somaro pesavano ancora di più, perché era una scuola severa, dove tutti andavano bene. Mi ricordo che mi sono detto per mesi “domani comincio a studiare” ed è finita che ho fatto la classica nottata ed è stata un’esperienza tragica. Forse è per questo che non me lo sono mai risognato.
Bizzarri: Io, come Bova, invece me lo sogno ancora. È una delle tante cose che ho in comune con Raoul, oltre all’aspetto fisico.
Angiolini: Io quando sono nervosa spesso scoppio in crisi di riso incontrollate. L’ho fatto davvero e l’ho fatto nel film.
Memphis: Io non mi sono diplomato, non ho fatto l’esame di maturità, per cui non ho ricordi.
Bova: Io mi sogno la quinta elementare, la terza media e la maturità. Tutto. I miei professori mi scusavano perché nuotavo, però la commissione esterna mi terrorizzava. In realtà il mio anno ci fu la commissione interna per cui andò bene ma mi è rimasta la paura.
Bobulova: Io facevo Giulietta al teatro nazionale della Slovacchia quell’estate, per cui con lo stesso monologo me la sono cavata anche all’esame.
Caprioli: Prima di girare la scena dell’esame ero in macchina con Ambra e ripetevamo le battute. Il vero incubo è quando la preparazione c’è ma la tensione e l’ansia da prestazione ti fanno dimenticare tutto.
Ranieri: Io non faccio l’esame nel film e non ho nemmeno ricordi del mio vero esame, perché da brava ansiosa l’ho completamente rimosso e se me lo riproponessero davvero mi verrebbe un infarto.
Mattioli: Io a 32 anni ho preso l’abilitazione magistrale, ormai con i figli, i mutui, i peli. Poi mi arrivò davvero una raccomandata che mi invalidava la terza classe.

Quando si diventa maturi?
Angiolini: C’è tempo, c’è tempo. Ho corso tutta la vita e adesso ho deciso di rallentare.
Memphis: Non è che uno ad un certo punto diventa maturo: nel corso della vita si fanno alcune scelte mature e altre no. Quando sono diventato padre sono dovuto maturare per forza, è banale ma è vero.
Bova: Bisogna mantenere una piccola dose d’immaturità, per infrangere qualche regola e mantenere il tutto un po’ meno monotono.
Bobulova: Non lo so, perché tutte le volte che penso di aver fatto o detto una cosa matura c’è sempre qualcuno che mi viene a dire “mamma mia come sei immatura”.
Caprioli: Io penso come Ricky che ci sono delle tappe e in ogni tappa si matura un po’.
Luisa Ranieri: Io sono cresciuta in fretta, perché ho perso il papà da piccola.
Maurizio Mattioli: Quando ti arriva una telefonata pesante alle sette di sera che ti annuncia una disgrazia in famiglia, la tua vita cambia. A me è successo.
Bizzarri: Io non posso rispondere, perché non sono ancora diventato maturo.
Kessisoglu: Per me l’incontro con mia moglie e la paternità hanno significato dover provare a spiccare il volo e poi volare più alto, ma senza perdere la leggerezza, che non vuol dire immaturità ma capacità di saper giocare.

Il film non punta sulla risata facile né sulla facile commozione. L’intento era quello di sperimentare un tono diverso dal solito?
Genovese: Non mi pare un film “diverso”, ma è sicuramente una storia molto sentita, perché anche se non c’è nulla di autobiografico poi, in fondo, in realtà c’è molto. Non volevo raccontare una generazione bensì sei personaggi che appartengono ad una generazione ma non pretendono di rappresentarla.

Gli ingredienti del film pescano dall’osservazione della realtà ma anche da una serie di altre commedie recenti. Come si è svolto il processo di scrittura?
Genovese: Nelle commedie corali scrivo la storia per linee, costruendo prima ogni singola vicenda dall’inizio alla fine. Solo dopo cerco di intrecciarle tra loro con equilibrio.

La verosimiglianza del film è una scelta o un risultato?
Genovese: Una scelta. La grandezza della commedia è proprio quella di riuscire a raccontare la realtà da un preciso punto di vista, da un’esagerazione, ma pur sempre la realtà. Per il personaggio di Ambra, la sessodipendente ossessivo-compulsiva, per esempio, mi sono consultato con una sessuologa. Non volevo rischiare di dire cose non reali.

La scena in discoteca segnala il gap tra le due generazioni a confronto: quasi ventenni e quasi quarantenni. Cos’è cambiato rispetto a vent’anni fa?
Genovese: Quando avevo 20 anni io era molto più difficile sentirsi grandi prima del tempo, oggi la società ci permette di farlo, con i social network e tutto quanto.

Ricky Memphis in versione bamboccione è esilarante. Com’è nato il suo personaggio?
Genovese: Mi piaceva l’idea di un Memphis quasi intellettuale, secchione, completamente diverso da com’è nella vita reale.
Memphis: Mi sono trovato bene nel personaggio di Lorenzo, perché anche se non sembra, anche se me ne sono andato presto da casa, sono molto simile a lui caratterialmente: sono un secchione nella vita, non a scuola, perché ci sono andato poco.

Dal film emerge il ritratto di una generazione incompiuta. È così?
Genovese: Quella tra i 35 e i 45 anni è una generazione orfana di ideali. I nostri genitori venivano posti dalla Storia davanti a delle scelte forti, ma che consentivano loro di identificarsi con un’ideologia dominante. Per noi non è stato così.
Bizzarri: Paolo Nori dice che i nostri nonni volevano costruire il mondo, i nostri padri cambiarlo e noi basta che non rompiamo troppo i c… Per i ventenni di oggi la prospettiva è più dura, più seria, ma la nostra generazione è proprio quella lì, di quelli che basta che non rompano troppo i c…

Il film accresce il numero delle tante fortunate commedie corali di questi ultimi anni. Come si spiega?
Genovese: Rispetto a pochi anni fa, nel cinema italiano si è innestato un circolo virtuoso, ed è perché i prodotti offerti sono molto buoni, se non lo fossero il pubblico li abbandonerebbe. La coralità però non è l’unica opzione, il film di Checco Zalone, per esempio, è un one man show.
Letta: Da qualche anno è caduto il pregiudizio sui film italiani, ci sono stati film “d’autore” che hanno ottenuto ottimi risultati sul mercato, la novità positiva è il rapporto recuperato tra pubblico e autori e produttori del cinema italiano.

Rimarranno sempre e comunque 9 e mezzo i mesi della loro distribuzione?
Letta: Medusa negli ultimi tre anni ha puntato molto sulla commedia “di qualità” e i risultati sono soddisfacenti, ma non è la nostra unica offerta. Sulla durata della stagione cinematografica continuiamo a lavorare, per scardinare l’abitudine del cinema italiano a non frequentare le sale d’estate, ma è un lavoro lungo nel quale bisogna credere, bisogna investire e bisogna essere uniti.

Quali impegni all’orizzonte?
Kessisoglu e Bizzarri: Per noi Sanremo, "Le Iene" e "Camera Cafè"
Angiolini: “I pugni in tasca” di Bellocchio in teatro.
Memphis: Ho in uscita una serie tv sui narcotici, il film di Abatantuono per Mediaset (Area Paradiso) e Come un delfino, la miniserie di Stefano Reali.
Bova: Come un delfino e Nessuno mi può giudicare di Massimiliano Bruno con Paola Cortellesi.
Bobulova: Come un delfino e Scialla! di Francesco Bruni, presto al cinema.
Caprioli: Il film di Alice Rohrwacher Corpo celeste.
Ranieri: Mozzarella story, film d’esordio di Edoardo De Angelis.
Mattioli: Come un delfino e il musical "Rugantino".

Arriva sotto l’albero la commedia natalizia di Aldo, Giovanni e Giacomo.

Non siamo una banda ma siamo una squadra

Non siamo una banda ma siamo una squadra Uscirà in 650 copie la bella commedia di Aldo, Giovanni e Giacomo che ritrovano l’ispirazione e trovano un regista ispirato in Paolo Genovese (Incantesimo napoletano). L’incantesimo anche questa volta ‘parla’ milanese e sorprende con la sua grazia. Nel cuore di Milano e al centro di una garbata commedia natalizia c’è un trio ‘in gamba’, che finisce in cella e davanti al commissario della Finocchiaro. Sorpresi a scalare un edificio la notte di Natale, la banda in rosso avrà cento minuti esatti per difendersi dalle accuse e brindare a un nuovo giorno. Attori e sceneggiatori de La banda dei babbi Natale, Aldo, Giovanni e Giacomo tornano in sala col loro umorismo stralunato, ribadendo che il trio nel comico funziona sempre. A Roma per presentare il loro film confessano divertiti e divertenti la loro comicità alternativa e la loro prima volta con Mina, che al loro talento dedica una canzone inedita.

Cinema a più mani
Giacomo Poretti: So che è una cosa che si dice sempre ma questa volta è vera, La banda dei Babbi Natale è assolutamente un film corale scritto da noi tre con la complicità di Valerio Bariletti, Morgan Bertacca e Giordano Preda. A questo gruppo ben assortito si è poi aggiunto Paolo Genovese, il nostro regista con cui abbiamo condiviso ogni scelta, e un cast di attori incredibili che hanno contribuito alla perfetta riuscita di questa commedia natalizia. Tutto è stato davvero gestito in maniera assembleare e collettiva.

Una suocera con l’X Factor
Giacomo Poretti: Ci serviva una suocera energica da affiancare al personaggio di Giovanni e così ho immediatamente pensato a Mara Maionchi, che conoscevo già in tempi non sospetti, prima cioè dell’esperienza televisiva “X Factor”. Pur non avendo mai avuto esperienze cinematografiche, Mara ha accettato di partecipare al progetto, incosciente e travolgente come lei solo sa essere.

Mina
Giacomo Poretti: Come abbiamo fatto ad avere nel nostro film le canzoni di Mina? Narra la leggenda che il nostro produttore abbia telefonato a Massimiliano Pani, figlio della celebre cantante, per i diritti di una vecchia canzone di Mina da impiegare nel nostro film. In quel preciso momento pare che Mina stesse guardando uno dei nostri film coi nipotini e pare sempre che la cantante sia una nostra grande ammiratrice, per questa ragione ha espresso il desiderio di ‘prestarci’ la sua canzone e di cantarne addirittura una inedita solo per noi. Questo dice la leggenda e così voi giornalisti dovete trascriverla.

La prima volta
Paolo Genovese: È la prima volta che dirigo un film scritto da altri, è un’esperienza interessante che avevo voglia di fare. Un giorno mi è capitata questa importante quanto inaspettata opportunità che non potevo non cogliere. Seguo e stimo Aldo, Giovanni e Giacomo da sempre e quando ho realizzato che avrei lavorato con loro ero al settimo cielo, è stato come allenare da grandi la squadra del cuore di quando eri piccolo. Il mio esordio da regista non poteva essere più felice, Aldo, Giovanni e Giacomo mi hanno davvero meravigliato, me li immaginavo anarchici sul set e invece sono puntuali e diligenti. Loro non si preoccupano mai di piacere al pubblico e proprio in questo sta il segreto del loro successo: Aldo, Giovanni e Giacomo fanno esattamente quello che gli piace fare, sono spontanei e niente di quello che vedete sullo schermo è studiato a tavolino.

Alle origini del Trio
Giovanni Storti: Con La banda dei babbi Natale siamo tornati alle origini e a quello che siamo sempre stati. Abbiamo seguito tutte le fasi di preparazioni del film, dalla scrittura alle riprese, dalla recitazione al montaggio. Ci siamo anche questa volta divertiti molto e speriamo di fare divertire altrettanto il pubblico in sala. Come dico nel film: “Noi non siamo una banda ma siamo una squadra”.

Comicità alternativa
Aldo Baglio: Non mi va di (s)parlare dei miei colleghi, diciamo che tendenzialmente non condivido un certo tipo di comicità e faccio, e facciamo, altre scelte. Scelte che tendenzialmente privilegiano la qualità contro la risata grassa.

Lavorare col Trio
Angela Finocchiaro: Collaborare con Aldo, Giovanni e Giacomo è stato davvero importante per me che sono una loro fan preistorica, seguo il loro lavoro praticamente dalla fine degli anni Settanta. Adoro il loro modo di lavorare, sono dei clown puri. Nonostante la grande amicizia che ci lega, affrontarli sul set mi mette sempre soggezione, ho sempre paura di non essere all’altezza del loro gioco perché loro sono una vera squadra con capacità incredibili di improvvisazione. Aldo, Giovanni e Giacomo producono livelli di creazione altissima a partire da un oggetto o da una situazione, per questo chi lavora al loro fianco mantiene sempre un atteggiamento di pudore.

La parola alle attrici
Sara D’Amario: Aldo, Giovanni e Giacomo fanno una comicità che apprezzo sia come attrice che come spettatrice. Mi piace lavorare con loro e rispondo sempre con grande entusiasmo alle loro proposte perché la comicità del trio gioca con la parola e col ritmo, e ancora perché loro non hanno bisogno di spogliare le loro attrici. Aldo, Giovanni e Giacomo le attrici le fanno recitare.

Torna al cinema con 'Tutta colpa di Freud' uno dei rappresentanti del Brizz Pack.

La politica degli autori: Paolo Genovese

mercoledì 22 gennaio 2014 - Mauro Gervasini da APPROFONDIMENTI

La politica degli autori: Paolo Genovese Paolo Genovese, classe 1966, ha fatto il botto con Immaturi, diretto in solitaria nel 2011, quasi 16 milioni di euro d'incasso. Non veniva dal nulla, avendo lavorato in coppia con Luca Miniero per quasi tutto il decennio precedente. Questa politica degli autori è dedicata a lui in occasione dell'uscita in sala di Tutta colpa di Freud, ma potrebbe essere rivolta all'ex sodale semplicemente cambiando nome e titoli, dato che non sapremmo individuare una reciproca "cifra stilistica personale". E allora perché questa riflessione, direte voi? Semplice: Miniero (per intenderci regista dei due blockbuster Benvenuti al Sud e Benvenuti al nord e del recentissimo modestissimo Un boss in salotto) e Genovese fanno parte a pieno titolo del Brizz Pack, il fenomeno "collettivo" e commerciale più interessante del cinema italiano del nuovo millennio. Il nome lo abbiamo inventato noi; teoria e prassi dell'ensemble di cui fanno parte Genovese, Miniero, Luca Lucini, Giulio Manfredonia, Gennaro Nunziante, Massimiliano Bruno e il capofila Fausto Brizzi, si desumono dai film. Continua »

   

In occasione della presentazione del film all'Isola del Cinema di Roma, Valentina Munafò interpreta la recensione di Paola Casella.

Perfetti sconosciuti, la video recensione

venerdì 4 agosto 2017 - a cura della redazione da VIDEO RECENSIONE

Perfetti sconosciuti, la video recensione Quante coppie si sfascerebbero se uno dei due guardasse nel cellulare dell'altro? È questa la premessa narrativa dietro la storia di un gruppo di amici di lunga data che si incontrano per una cena destinata a trasformarsi in un gioco al massacro. E la parola gioco è forse la più importante di tutte, perché è proprio l'utilizzo "ludico" dei nuovi "facilitatori di comunicazione" - chat, whatsapp, mail, sms, selfie, app, t9, skype, social - a svelarne la natura più pericolosa: la superficialità con cui (quasi) tutti affidano i propri segreti a quella scatola nera che è il proprio smartphone (o tablet, o pc) credendosi moderni e pensando di non andare incontro a conseguenze, o peggio ancora, flirtando con quelle conseguenze per rendere tutto più eccitante. I "Perfetti sconosciuti" di Genovese in realtà si conoscono da una vita, si reggono il gioco a vicenda e fanno fin da piccoli il gioco della verità, ben sapendo che di divertente in certi esperimenti c'è ben poco. E si ostinano a non capire che è la protezione dell'altro, anche da tutto questo, a riempire la vita di senso. Diretto da Paolo Genovese e interpretato da una squadra di attori brillanti e affiatiati, Perfetti sconosciuti mette in scena una "cena delle beffe" che guarda all'attualità e vanta una scrittura precisa, disincantata e comica al punto giusto. Dalla recensione di Paola Casella, MYmovies.it In occasione della presentazione del film all'Isola del Cinema di Roma, in programma per domani 5 agosto alle 22.00, Valentina Munafò interpreta per MYmovies.it la recensione di Paola Casella.

   

   
   
   


The Place

Una scrittura filmica che conserva il teatro come spettacolo vivo, facendo respirare la finzione e la performance
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Un uomo misterioso siede al tavolo di un ristorante, dal quale accoglie un gruppo di persone in cerca di fortuna.
The Place

Il primo giorno della mia vita

Regia di Paolo Genovese. Genere Commedia, produzione Italia, 2017.

A casa tutti bene

Le contraddizioni di una famiglia allargata
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Il film segna il ritorno in Italia del regista Gabriele Muccino dopo tanti anni trascorsi in America.
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