Killing Ground

Consigliato sì!
3,50/5
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * 1/2 -
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Brulicante di terrore e tensione snervante, l'opera prima dello scrittore e regista Damien Power trae ispirazione dalle ambientazioni di Funny Games.
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primo piano
Il regista esordiente Damien Power costruisce un film che non lascia scampo, vicino al gusto austriaco della crudeltà di Haneke e Seidl
Andrea Fornasiero     * * * 1/2 -
Locandina Killing Ground

In una spiaggia isolata in riva a un fiume, una coppia in campeggio non vede tornare i vicini di tenda. Quando trovano un infante a gattoni nel bosco capiscono che è successo qualcosa di terribile. I due sono Ian, un dottore, e Sam, la sua ragazza che lavora nell'editoria, mentre i vicini di tenda, sono una famiglia di quattro, con i genitori esperti di outdoor, la figlia che ha il sonno infestato dagli incubi e appunto l'infante. Nel mentre due zotici locali, Chook e German, che ha un cane ferocissimo, cercano di conquistare due ragazze in un locale senza fortuna. Chook, appartato con German, mostra di avere un cellulare, souvenir di qualche cosa che hanno fatto insieme e di cui German vuole fare assolutamente sparire le prove. Le vicende della coppia, della famiglia e dei due zotici convergono nel bosco attraversato dal fiume, sotto gli occhi innocenti e incoscienti dell'infante.
Il meccanismo di tensione di Killing Ground non lascia scampo e la crudeltà del regista esordiente Damien Power è speculare a quella dei due sadici mostri che seminano il terrore nel bosco, rappresentati con secchezza senza pietà.
Power, originario della Tasmania, si inserisce nel filone Ozploitation dove la natura australiana fa da sfondo a orrendi massacri. Rispetto però a Wolf Creek, uno dei titoli più celebri del sotto-genere, ha una messa in scena molto calcolata, che congela l'orrore e non ne fa materiale adrenalinico, bensì qualcosa di davvero raggelante. Il doppio gioco al massacro, che i due zotici mettono in pratica prima con la famiglia e poi con la coppia, è raccontato grazie al montaggio in un doppio crescendo. Power alterna le vicende avvenute in due momenti differenti mostrando non consecutivamente, bensì in parallelo, la piega sempre più terribile che assumono gli eventi.
Non c'è nemmeno bisogno di dire quanto il trait d'union di un infante perso nel bosco, tra le insidie della natura, un cane rabbioso e due spietati criminali, moltiplichi il senso di orrore rendendo il film a tratti difficile da sostenere. La cruenza degli atti è a volte coperta da ellissi, ma non sempre il pubblico riceve questa grazia. In particolare un movimento di macchina sembra seguire i due uomini prossimi a sparare da lontano alle loro vittime, nascondendo lo scempio sui corpi, ma poi uno stacco ci riporta al primo piano del bersaglio dei colpi.
Si tratta di un passaggio emblematico nella regia di un film che alterna il rigore e la distanza di uno sguardo d'autore alla vicinanza scioccante di un horror, come se Power non volesse rientrare in nessuna delle due convenzioni. In realtà Killing Ground funziona meglio quando è crudelmente distaccato, per esempio uno dei momenti più impressionanti è una lunga inquadratura in cui Sam cammina senza rendersi conto che alle sue spalle gattona il bimbo smarrito. Il film ha poi l'intelligenza di dare particolare risalto a due personaggi, Sam e Chook, la prima che si rivela la più tenace nel difendersi, ma senza mai trasformarsi in una supereroina in stile You're Next, e il secondo che pare affetto da un qualche ritardo mentale e dunque è impossibile non provare per lui, almeno nella prima parte del film, un po' di empatia nonostante la mostruosità di cui poi si rivela capace.
Killing Ground è quindi esemplare di un cinema della crudeltà vicino al gusto austriaco di Haneke, Seidl o della coppia Severin Fiala e Veronika Franz di Goodnight Mommy, ma non ha lo slancio surreale né il rigore di questi ultimi e neppure la sfacciata e derisoria postmodernità di Haneke. Power abbraccia invece completamente la crudezza della situazione, dove il principale elemento simbolico è l'infante, che è però anche quello che genera più tensione e porta alla luce la miseria umana dei protagonisti.

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