Il club

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Un film di Pablo Larrain. Con Roberto Farías [I], Antonia Zegers, Alfredo Castro, Alejandro Goic, Alejandro Sieveking.
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Titolo originale El Club. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 98 min. - Cile 2015. - Bolero Film uscita giovedì 25 febbraio 2016. MYMONETRO Il club * * * 1/2 - valutazione media: 3,85 su 11 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato assolutamente sì!
3,85/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * * -
 critica * * * 1/2 -
 pubblico * * * 1/2 -
   
   
   
Chiusi in una casa isolata in una piccola città sul mare quattro sacerdoti vivono insieme come in una sorta di prigione per espiare i peccati commessi in passato. Orso d'argento alla Berlinale 2015.
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primo piano
Un cinema frontale, dall'approccio libero, fatto di piani che isolano i protagonisti costringendoli a una relazione privilegiata con la propria pena
Marzia Gandolfi     * * * * -

C'è una casa a La Boca dell'inferno e sulla costa cilena, dove vivono una suora e quattro preti sconsacrati. Perché ciascuno a suo modo ha profanato la sacralità della vita. La vita degli altri, dei bambini che hanno abusato, di quelli che hanno venduto, degli uomini e le donne che hanno tradito e di Sandokan, un infelice senza tetto e senza amore che accompagna gli spostamenti di padre Lazcano, prete pedofilo appena arrivato a destinazione. Traslocato a La Boca, Lazcano ha violato Sandokan da bambino, che adesso come un tarlo lo consuma dentro e lo aspetta fuori dalla porta. Sfinito dalla sua colpa, l'aguzzino si spara sotto gli occhi della vittima, avviando l'indagine di padre Garcia, gesuita e psicologo deciso a fare chiarezza sul suicidio e a interrompere presto il loro buen retiro.
C'è una falda che percorre la costa cilena e che suona come un avvertimento nascosto. Sotto la superficie del Paese permane la ferita, la frattura che separa vittime e carnefici. E in un punto preciso di quella falda è ubicata la casa del pentimento, uno dei tanti ricoveri che la Chiesa riserva ai preti e alle sorelle colpevoli di 'crimini', altrimenti scontati in prigione. Preti pedofili, ladri di bambini, conniventi con l'esercito e le gerarchie cattoliche durante la dittatura, confluiscono nel singolare club di Pablo Larraín, che ancora una volta mette in relazione la Storia del suo paese con personaggi che coltivano il male e il narcisismo delirante. Eludendo le trappole del cinema militante, attraverso la trasfigurazione estetica e una rara proprietà del mezzo, Larraín smaschera lo spirito ordinario, la morale misera e l'abiezione disinvolta di cinque presunti uomini di dio, prossimi ai fascisti della sua trilogia (Tony Manero, Post Mortem, No).
Con lo stesso accanimento con cui Raúl Peralta elaborava la coreografia ispirata al suo idolo, Tony Manero, così i protagonisti di El Club allevano un greyhound per le gare di coursing, praticano l'avarizia e perseverano nel peccato, piegando ogni creatura gentile al loro piacere. Esiliati dal mondo i preti di Larraín si muovono grevi davanti all'oceano e dentro una luce irriducibilmente velata, perché a La Boca luce e tenebre convivono. Nemmeno Dio ha potuto separarle, smentendo il brano della Genesi in cima ai titoli di testa. In quella zona d'ombra, il caos regna e i ministri di Dio crogiolano nel buio senza nessuna nostalgia della luce, così amorali da eliminare chiunque si frapponga tra loro e i loro piani. L'arrivo di padre Garcia, 'inquisitore' gesuita giovane e bello, rompe l'equilibrio e riemerge il rimosso di un Paese che non trova pace, unità, riconciliazione. Senza pretesa di essere espressione esaustiva della verità storica, El Club apre un confronto duro, scomodo e crudele a partire dall'ambigua garanzia di impunità per preti (e militari).
Tra lacune, omissioni e dossier mancanti, padre Garcia verifica le responsabilità morali e politiche di una comunità religiosa che rimette i peccati, disloca mostri e volta pagina. Ma Larraín come Garcia non si accontenta della confessione e trova la misura di compensazione. La corrispondenza della pena alla colpa è incarnata da Sandokan, bambino abusato ieri e adulto disturbato oggi, potenzialmente capace di infliggere all'oppressore la stessa lesione provocata nell'infanzia. Integrato nell'economia domestica, Sandokan è il fantasma con cui fare i conti per rimettere insieme il corpo della nazione, sprofondandolo o riconducendolo coi suoi 'ministri' alla pienezza e all'integrazione della vocazione.
Pablo Larraín sbalordisce ancora col suo approccio libero e il suo cinema frontale, fatto di piani che isolano i protagonisti costringendoli a una relazione privilegiata con la propria pena. Perché un controcampo e un altro sguardo li lascerebbe esistere, passare all'atto. Senza scrupoli.

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Premi e nomination Il club

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La circolarità del male

domenica 6 marzo 2016 di robroma66

“E Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre” (Genesi 1, 4-5). Ma qui non c'è posto che per le tenebre. Un film molto bello e poco distribuito (a Roma è presente in una sala soltanto). Ultimo lavoro del cileno Pablo Larraìn. Tra i protagonisti Alfredo Castro, attore feticcio di Larraìn e già interprete, tra i film passati di recente in Italia, dell'inquietante Ti guardo (Vigas). Siamo in una località continua »

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Angeli e demoni

domenica 28 febbraio 2016 di ROBERT EROICA

 La casa del peccato mortale si trova in un villaggio sulle coste del Cile. E’ abitata da quattro spretati e da una suora. Tutti con colpe da espiare, tutti con un passato da rimuovere, che ancora preme e si affaccia sulle loro coscienze. Chi ha abusato di bambini, chi li vendeva, chi li picchiava. Un giorno arriva un ambiguo gesuita, inviato dal Vaticano per tacitare le voci che potrebbero compromettere il buon nome di una intera Istituzione. Poco prima infatti, un ospite della casa continua »

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Un'orrenda combriccola

martedì 1 marzo 2016 di Flyanto

Vincitore dell'Orso d'Argento al Festival del Cinema di Berlino nel 2015 "Il Club" narra la storia di un gruppo di quattro sacerdoti che, insieme ad una suora che fa loro da governante, è stato confinato in una casa sul mare in una landa sperduta del Cile. La motivazione è quella che tutti i suddetti componenti del gruppo devono espiare, separati dal resto del mondo e dell' intera  comunità, i propri terribili ed infamanti peccati commessi anni continua »

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E dio separò la luce dalle tenebre

lunedì 7 marzo 2016 di FabioFeli

A La Boca, un paesino del Cile, in una casa “protetta” vivono quattro preti che si sono macchiati di indegnità. Li accudisce e li sorveglia una suora con un perenne sorriso sulle labbra; ma non rigano dritto: allenano un levriero da corsa e scommettono sulle sue vittorie. Accompagnato da un prelato giunge un altro prete nella piccola comunità: quasi immediatamente davanti alla casa compare un giovane del quale il prete ha abusato quando era bambino; con voce stentorea continua »

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Disponibile on line da martedì 19 luglio 2016

Cover Dvd Il club A partire da martedì 19 luglio 2016 è disponibile on line e in tutti i negozi il dvd Il club di Pablo Larrain con Roberto Farías [I], Antonia Zegers, Alfredo Castro, Alejandro Goic. Distribuito da CG Entertainment. Su internet club (DVD) è prenotabile direttamente on-line a prezzo speciale su IBS.

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Tra pedofilia e traffico di minori Il buio ai confini della Chiesa

di Federico Pontiggia Il Fatto Quotidiano

Il 19 agosto prossimo, il cileno Pablo Larrain compirà 40 anni: fino ad allora, rimarrà il più grande regista under 40 al mondo. In attesa di una doppietta da brividi, ovvero Neruda e Jackie (Kennedy), ad oggi ha firmato cinque film: il primo, Fuga, non è uscito nelle nostre sale; Tony Manero (2008) è un musical atipico sul regime Pinochet, una danza macabra tra John Travolta e follia omicida; Post Mortem (2010), con la macchina da presa per bisturi e lo stile che disseziona, è un'autopsia della democrazia (e di Salvador Allende); No - I giorni dell'arcobaleno (2013) ritorna alla "pubblicità progresso" per il referendum del 1988 in Cile. »

Un club privè per peccatori

di Silvana Silvestri Il Manifesto

Gran premio della giuria a Berlino lo scorso anno, Il Club esce nelle sale a raccontare il drammatico caso dei preti pedofili in contemporanea con Spotlight dove una serrata inchiesta giornalistica del Boston Globe scova i colpevoli nascosti, mostrandoli come personaggi per lo più disturbati e un po' spaesati nelle cose di questo mondo, mandati a prendere aria nuova a Santa Maria Maggiore a Roma. Pablo Larrain rinchiude i suoi preti in un «Club», una casa isolata sulla riva dell'oceano Pacifico, nel sud del Cile. »

Alfredo Castro, l'anima profonda del rinato cinema sudamericano

di Fulvia Caprara La Stampa

Affidate al volto di Alfredo Castro le emozioni dei personaggi acquistano intensità tragica, diventano segni tangibili degli abissi in cui può precipitare l'animo umano. Lo sa bene il regista Pablo Larrain, che dirige l'attore cileno per la quinta volta nel Club, vincitore dell'Orso d'argento alla Berlinale di un anno fa, e lo sa bene Lorenzo Vigas che lo ha scelto per il ruolo del protagonista di Ti guardo, Leone d'oro all'ultima Mostra di Venezia. Le prove di Castro non sono mimetiche, ma nemmeno di quelle in cui l'attore finisce per prevalere sul ruolo che interpreta. »

Viaggio nei mali della Chiesa

di Maurizio Acerbi Il Giornale

In Cile, vivono, in una casa «prigione», quattro sacerdoti sconsacrati e una suora. Si sono macchiati di delitti nei confronti dei bambini, abusandoli, vendendoli. Arriva anche padre Lazcano, prete pedofilo che aveva violentato, da piccolo, il senzatetto Sandokan. Che lo segue, come un ombra, costringendolo, per il rimorso, a togliersi la vita. Un gesuita indaga sul suicidio. Un finale disturbante per un film che gioca molto su luci e ombre per rappresentare i mali della Chiesa. Da Il Giornale, »

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