La nostra quarantena

Un film di Peter Marcias. Con Francesca Neri, Moise Curia, Giancarlo Catenacci, El Moudden Ahmed, M'Kaddem Abdellatif.
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Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 80 min. - Italia 2015. - Cinecittà Luce uscita giovedì 15 ottobre 2015. MYMONETRO La nostra quarantena * * * - - valutazione media: 3,00 su 1 recensione.
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3,00/5
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
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Nel film di Peter Marcias s'intrecciano le storie reali dei marinai, testimonianze di solitudini e sofferenze.
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Con enorme pulizia d'immagine, il regista sardo Peter Marcias definisce crisi e proteste in un lungometraggio sospeso fra fiction e documentario
Fabio Secchi Frau     * * * - -

Durante la visita del 22 settembre 2013 di Papa Francesco a Cagliari, del tutto inascoltata (così almeno parrebbe), va avanti nel porto della città la protesta di una quindicina di marinai marocchini che occupano la Kenza, la nave nella quale viaggiano/vivono/lavorano, in segno di protesta per il mancato pagamento dei loro stipendi (risalenti niente meno che al dicembre dell'anno prima). Una lunga e dolorosa quarantena fatta di resistenza e di rabbia, di cui si vuole occupare il giovane studente universitario Salvatore (Moise Curia), trovando l'incontro e lo scontro della sua docente Maria Mercadante (Francesca Neri). Non sarà solo un "compito a casa" ma una vera e propria esperienza di vita che porterà il protagonista a una brutale e caotica presa di coscienza, fra condizioni generali di vita degli italiani, l'assenza del lavoro, la necessità di abbandonare dell'Italia e poi paure, solitudini e collera.
Tratto da fatti realmente accaduti (che con cura documentaristica sono stati presi "a caldo" e non ricostruiti), il sesto film di Peter Marcias racconta, compenetrando fiction e documentario in maniera asciutta e tagliente (come i volti dei protagonisti erosi dal maestrale e affilati dal mare), la cocente delusione di vita di un mondo di lavoratori e (forse) futuri lavoratori, schiacciati da un ineluttabile destino, dove la dignità, messa in luce sotto il rumore delle onde del mare e il vociare di rumori metallici, cerca di resistere ai tempi attuali, sotto forma di dissenso.
Marcias declina, e non è la prima volta che lo fa, verso una descrizione cruda, poetica, filosofica, sociale, di un microcosmo le cui fondamenta tremano o sono già crollate. Un'analisi non banale, taciturna e perplessa su chi sembra vivere "agli estremi" della società, suo malgrado. La nostra quarantena, insomma, è un film "pubblico" e dal notevole potenziale artistico, in cui la composizione molto pulita delle inquadrature rivela aspetti rivelanti della realtà odierna, che ha perduto totalmente il suo senso sociale e cerca un'altra armonia, magari nella libera espressione del lavoro di un comune cittadino del mondo. Tanti gli stimoli che produce e le domande che nascono dalla visione. Come rispondere alla crisi? Dobbiamo adattarci? Dobbiamo affrontare le ingiustizie con la protesta? Dove nasce la sicurezza esistenziale? Ma anche come comunicare questo malessere? Come intraprendere un cammino di felicità? Riflessioni alle quali lo stesso Marcias sembra non poter e non voler dare una risposta. Lo spettatore dovrà trovarla da sé.
Ottima la fotografia di Alberto López Palacios, Luca Silvagni e Maurizio Crepaldi, che rende l'idea di quanto cocente e brulla possa essere la città di Cagliari, sospesa fra squarci industrial-marini e spiagge e mare fino a perdita d'occhio. Forse qualche modifica al cast (di quello "recitante" e di secondo piano) avrebbe giovato non poco (non tutti sono baciati dalla musa Melpomene, soprattutto fra i più giovani, e la scena della spiaggia dei tre ragazzi ne è un esempio), ma fra tutti spiazza per totale coinvolgimento il protagonista, che quasi ruba la scena alla bella veterana Neri in vibranti scene dialettiche. Si apprezza anche la presenza delle Lucido Sottile, Tiziana Troja e Michela Sale Musio, uniche rappresentanti del Teatro Sperimentale sardo, che qui interpretano le due suorine dalla risata facile.

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Su quella nave nel porto di Cagliari le paure e le sfide di una generazione

di Paolo D'Agostini La Repubblica

La vicenda reale cui il film si riferisce è quella della nave marocchina Kenza che per oltre due anni è rimasta bloccata nel porto di Cagliari. A causa dell'insolvenza dell'armatore il mercantile fu sottoposto a sequestro mentre i marinai dell'equipaggio, senza salario da molti mesi, decisero di intraprendere una lunga occupazione aiutati nella loro resistenza da una straordinaria gara di solidarietà dalla terraferma. Il 38enne regista sardo Marcias non è nuovo a esperimenti di contaminazione e di docufiction. »

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