Il labirinto del silenzio

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Un film di Giulio Ricciarelli. Con Alexander Fehling, Andre´ Szymanski, Friederike Becht, Johannes Krisch, Hansi Jochmann.
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Titolo originale Im Labyrinth des Schweigens. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 124 min. - Germania 2014. - Good Films uscita giovedì 14 gennaio 2016. MYMONETRO Il labirinto del silenzio * * * 1/2 - valutazione media: 3,64 su 37 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato assolutamente sì!
3,64/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (ITALIA)
 dizionari * * * 1/2 -
 critica * * * - -
 pubblico * * * * -
   
   
   
Sullo sfondo di eventi realmente accaduti, il film getta uno sguardo molto personale e particolare sullo stile di vita degli anni del "miracolo economico".
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primo piano
Film-dossier sobrio ed efficace, l'opera di Ricciarelli assume il cinema come metodo d'investigazione e approccia la Shoah con l'eloquio lento del diritto
Marzia Gandolfi     * * * 1/2 -

Francoforte, 1958. Johann Radmann è un giovane procuratore deciso a fare sempre ‘quello che è giusto’. Un principio, il suo, autografato sulla foto del genitore, scomparso alla fine della Seconda Guerra Mondiale e di cui conserva un ricordo eroico. Ma i padri della nazione, quella precipitata all’inferno da Hitler, a guardarli bene sono più mostri che eroi e Johann dovrà presto affrontarli. Avvicinato da Thomas Gnielka, giornalista anarchico e combattivo, conosce Simon, artista ebreo sopravvissuto ad Auschwitz e a due figlie gemelle, sottoposte a test crudeli dal dottor Josef Mengele. Simon ha riconosciuto in un insegnante di una scuola elementare uno degli aguzzini del campo di concentramento. Come lui, molti altri ‘carcerieri’ e ufficiali sono tornati alle loro vite rimuovendo colpe orribili. Colpito dal dolore di Simon e dall’ostinazione di Thomas, Johann decide di occuparsi del caso. Schiacciato tra il silenzio di chi vorrebbe dimenticare e di chi non potrà mai dimenticare, il procuratore chiede consiglio e aiuto a Fritz Bauer, procuratore generale, che gli darà carta bianca e il coraggio di perseverare. Testimonianza dopo testimonianza, Johann Radmann prende coscienza dell’orrore, ricostruisce il passato prossimo della Germania e avvia il ‘secondo processo di Auschwitz’.
La Shoah ha marcato il secolo scorso con un’impronta unica e tragica, influenzando in maniera decisiva i nostri modelli di rappresentazione e particolarmente il cinema. Questa ‘influenza’ continua a interrogare autori, critici ed esperti e a produrre opere che aiutano a convivere col passato, un passato che non può e non deve passare. E di passato e della sua rielaborazione dice (molto bene) Il labirinto del silenzio di Giulio Ricciarelli, regista italiano naturalizzato tedesco, che assume il cinema come metodo d’investigazione e approccia il soggetto con l’eloquio lento del ‘diritto’.
Con Il labirinto del silenzio assistiamo precisamente a uno slittamento dal piano della visione a quello dell’ascolto, dalla potenza delle immagini a quella delle parole. Al centro del film un giovane e biondo procuratore che sessant’anni dopo la liberazione dei campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau guida il proprio Paese come Arianna fuori dal dedalo e dal silenzio. Se la Germania dichiara oggi a voce alta la propria responsabilità eterna per la Shoah, non è stato sempre così. Dopo la guerra i tedeschi non avevano alcuna voglia di risvegliare i fantasmi del passato e troppa forse di tirarci una linea sopra, rimuovendone il peso. Nel 1949 dunque il cancelliere Konrad Adenauer appoggiava la reintegrazione massiva, soprattutto nella funzione pubblica, dei cittadini rimossi dai loro incarichi perché coinvolti con il regime nazista. Promotore della resurrezione materiale della Germania, sottolineata da Ricciarelli con champagne, nuovi edifici e nuovo stile di abbigliamento, Adenauer interpretava il desiderio della sua gente che voleva soltanto dimenticare, che non voleva sapere. Tutto cambierà però a partire dal 1958 e per l’intervento di una commissione incaricata di indagare sui crimini di guerra e sui criminali nazisti.
Mescolando personaggi reali (il giornalista Thomas Gnielka e il procuratore Fritz Bauer, a cui il film rende omaggio) e di finzione (il protagonista ‘composto’ da tre procuratori esistiti), l’autore realizza un dramma giuridico e personale storicamente irreprensibile. Film-dossier sobrio ed efficace, Il labirinto del silenzio scorre una pagina rilevante della storia in fondo alla quale il male avrà finalmente “un nome, un viso, un’età, un indirizzo”. Divorato dall’interno e ‘aggredito’ dall’omertà dominante, il protagonista ostinato di Alexander Fehling si fa carico del passato della nazione. Convinto di vivere nel paese migliore del mondo, come cantano i bambini nel cortile della scuola, Radmann non riesce davvero a immaginare cosa siano stati i campi di sterminio spacciati per ‘campi di detenzione preventiva’. Ma l’enormità della menzogna non tarda a travolgere il protagonista convinto di indagare su un omicidio e smentito dalla realtà che emerge lo sterminio di massa. Due anni dopo il processo Eichmann a Gerusalemme e vent’anni dopo il processo di Norimberga, ventidue criminali nazisti (soltanto sei saranno condannati all’ergastolo) compariranno davanti al tribunale di Francoforte. Momento capitale nella storia recente della Germania, il ‘secondo processo di Auschwitz’ apre una fase volta alla sensibilizzazione della magistratura e dell’opinione pubblica sul tema delle colpe e delle responsabilità della Germania durante la guerra. Assumere il proprio passato divenne da allora un dovere morale per tutto il Paese.
Teso e appassionante come un polar, Il labirinto del silenzio svolge una partitura inquisitoria che bracca i cattivi, confronta superiori, gerarchi e subordinati e interroga il silenzio degli aguzzini e quello delle vittime, barricate dietro il loro dolore. Perché il film, attraverso il personaggio di Simon, tratta (anche) l’isolamento dei sopravvissuti, la difficile integrazione in Germania come in Israele, l’impossibilità di dire a chi ignorava l’ampiezza dello sterminio. Ma il film trova le parole, quelle della legge e quelle del Kaddish che Radmann e Gnielka reciteranno per i bambini di Simon lungo il perimetro spinato di Auschwitz. Il silenzio è rotto.

Incassi Il labirinto del silenzio
Primo Weekend Italia: € 55.000
Incasso Totale* Italia: € 375.000
Ultima rilevazione:
Box Office di domenica 31 gennaio 2016
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Premi e nomination Il labirinto del silenzio

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Per non dimenticare di ricordare, mai....

lunedì 18 gennaio 2016 di Maria Cristina Nascosi Sandri

Rec.di Maria Cristina NASCOSI SANDRI In uscita in Italia dal 14 gennaio,NEL LABIRINTO DEL SILENZIO,del 2014,eccellente opera prima del milanese-tedesco Giulio Ricciarelli.Soggetto di Elisabeth Bartel-pure sceneggiatrice con il regista-si avvale delle ottime interpretazioni di A.Fehling,A.Szymanski,F.Becht,Gert Voss-figura-chiave del plot. E' basato su di un fatto 'vero',il processo di Francoforte, il primo tenuto in patria contro i responsabili di Auschwitz,rintracciati ribaltando tutta la Germania.Celebrato continua »

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Bel film, ed anche interessante ed utile

lunedì 1 febbraio 2016 di tavololaici

Bel film! Vado in controtendenza con alcune critiche. Bel film, spero arrivi presto in Tv e faccia molti ascoltatori, molti piu' di quelli che una sala d'essai-pur piena- è riuscita a fare l'altra sera, per quanto in cartellone da giorni. Senza annoiare minimamente, è riuscito a portare sullo schermo una pagina di storia. Ma anche, senza annoiare, una pagina di storiografia, giacchè gli studiosi contemporaneisti discutono, tra loro (purtroppo) da 10 anni,ed anche in Italia, del lungo silenzio continua »

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La banalità del male

lunedì 18 gennaio 2016 di Flaw54

Un film che fa riflettere : è giusto dimenticare  le atroci colpe di un popolo per ricominciare una nuova vita o la memoria e la ricerca della verità devono essere superiori a tutto. È il dramma della Germania postnazista che si trova adover convivere con le colpe di moltissimi uomini comuni legati nel caso del film ai massacri di Auschwitz.Tutti sono stTi nazisti e così i Riemergono prepotentemente  le parole della Arendt sulla banalità del male e su continua »

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crimini commessi da persone perfettamente normali

martedì 5 gennaio 2016 di gaiart

IL LABIRINTO DEL SILENZIO Im Labyrinth des Schweigens (2014) “Crimini commessi da persone perfettamente normali” In uscita in Italia dal 14 gennaio, ben diretto dal milanese Giulio Ricciarelli, distribuito da Good Films, e negli negli USA da Sony Pictures Classics, IL LABIRINTO DEL SILENZIO concorre come Miglior Film Straniero agli Oscar. LA CORNICE Germania. 1958. Boom economico. La storia tedesca in quel momento è scissa in due: da un lato la crescita finanziaria continua »

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DVD | Il labirinto del silenzio

Uscita in DVD

Disponibile on line da martedì 21 giugno 2016

Cover Dvd Il labirinto del silenzio A partire da martedì 21 giugno 2016 è disponibile on line e in tutti i negozi il dvd Il labirinto del silenzio di Giulio Ricciarelli con Friederike Becht, Alexander Fehling, Robert Hunger-Bühler, Hansi Jochmann. Distribuito da CG Entertainment. Su internet labirinto del silenzio (DVD) è acquistabile direttamente on-line a prezzo speciale su IBS. Sono inoltre disponibili altri DVD in versione speciale del film. altre edizioni »

Prezzo: 11,24 €
Prezzo di listino: 14,99 €
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La storia della Germania riparte da Auschwitz

di Roberto Nepoti La Repubblica

Il film, diretto da un italiano e designato a rappresentare la Germania agli Oscar, ricostruisce una pagina importante della storia tedesca postbellica. L'inchiesta di un giovane magistrato che, tra molti ostacoli, portò nel 1963 al primo grande processo della nuova Germania - cioè non degli Alleati vincitori, come Norimberga - contro le responsabilità del proprio passato con particolare riguardo ad Auschwitz. Parola addirittura sconosciuta ai tedeschi quando il coraggioso neo pubblico ministero nel 1958 si mette sulle tracce di un insegnante di scuola elementare dal passato di SS, e partendo da qui arriverà addirittura fino a dare la caccia a Mengele. »

Nei menadri della Storia

di Alessandra Levantesi La Stampa

Interessante che la Germania abbia prodotto Il labirinto del silenzio, pellicola che, nella cornice postbellica Anni 50, racconta l'ambiguità di un Paese in bilico fra rimozione del passato nazista e voglia di ricominciare. E buon per noi che a firmare quest'opera prima in lista per l'Oscar straniero sia un italiano, Giulio Ricciarelli, passato alla regia forte di una lunga carriera, tutta tedesca, di attore e produttore. A doversi addentrare con crescente orrore nei più oscuri meandri della storia patria è il giovane avvocato Johan Radmann, personaggio di finzione in rappresentanza dei procuratori veri che nei processi ad Auschwitz, tenuti a Francoforte nel biennio 1963-65, riuscirono a far condannare a dispetto dell'ostilità dell'establishment 22 ex-aguzzini travestiti da «normali» cittadini. »

La Germania fa i conti con la storia grazie a un regista milanese

di Anna Maria Pasetti Il Fatto Quotidiano

Quanto rimase endemica la presenza delle ex SS nel tessuto socio/istituzionale e culturale tedesco anche alla fine degli Anni Cinquanta? Norimberga aveva fatto "il suo dovere" ma non bastava. Se le rovine della guerra volevano essere riparate e in qualche modo "cancellate" dal futuro a venire dell'Occidente e del Giappone, la Germania aveva ancora parecchi conti da saldare con gli eredi di una bella fetta di umanità annientata. A trovare alcuni di questi debiti mai estinti è il giovane avvocato Johann Radmann di Francoforte, che dalla testimonianza di un giornalista - che avrebbe riconosciuto in un insegnante un'ex guardia operativa ad Auschwitz - inizia un'indagine che dilagherà in una questione nazionale, un vero e proprio labirinto appunto. »

Ricciarelli racconta Auschwitz

di Maurizio Acerbi Il Giornale

NeI 1958, un giovane procuratore tedesco scopre un compiono per celare i crimini nazisti ad Auschwitz. Decide di perseguire i colpevoli dando vita, tra molte difficoltà, al processo di Francoforte. La Germania schiera, per gli Oscar, questo film diretto dal milanese Ricciarelli, bravo nel dar forma al dramma, pur senza mostrare i crimini, anche solo attraverso un volto. Il vero tema è l'obbedienza cieca militare davanti all'orrore di certi atti. Da Il Giornale, 15 gennaio 2016 »

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