Le concert: Fuga d'orchestra

Il regista di Train de vie torna a parlare di grandi impostori in cerca di fuga e di libertà.

 
Musica, armonia suprema
Musica, armonia suprema
lunedì 19 ottobre 2009 di Edoardo Becattini

Musica, armonia suprema
Le storie di Radu Mihaileanu, rumeno di origini ma cosmopolita di sostanza, sono desideri di fuga che accettano la simulazione, che invitano all'imbroglio. Per il regista di Train de vie e Vai e vivrai, fuggire significa ritrovare una libertà personale o un'identità collettiva, e poco importa essere onesti quando si è animati da oneste aspirazioni. Dopo il villaggio di ebrei alla guida di un finto treno nazista in fuga dalla Shoah e l'avventura attraverso tre continenti di un ragazzo etiope che si finge ebreo per cercare rifugio nello stato di Israele, Le concert racconta di un gruppo improvvisato di musicisti russi e gitani che si sostituiscono all'orchestra del teatro Bolshoi in cerca di rivalsa dopo che i dettami culturali di Brežnev e la politica antisemita del regime sovietico li ostracizzarono dal panorama musicale.
L'indissolubile legame che stringe finzione, fuga e libertà, passa questa volta attraverso la musica classica e in particolare le partiture popolari (e per questo avversate dai gerarchi del comunismo) di Cajkovskij. Ma si manifesta anche attraverso una vena umoristica che non risparmia tanto il gruppo di chiassosi slavi quanto gli affettati francesi, tanto i nostalgici del comunismo quanto gli ebrei affaristi. Un insieme di due linguaggi universali, quella fra musica e ironia, capace di risvegliare ambizioni artistiche messe violentemente a tacere e riaprire segreti sepolti nel passato . Ma soprattutto, intenzionata a riconoscere nelle simmetrie fra immagini visive e immagini sonore, un'armonia suprema di strumenti musicali e di culture differenti.

Come si racconta un dramma attraverso l'ironia?
Radu Mihaileanu: L'ironia è l'unica arma di cui dispongo oggi per ricordare quello che ho vissuto personalmente sotto il regime di Ceausescu. È l'unica arma con cui ancora adesso possiamo comunicare ad una dittatura che il popolo non è sconfitto, che i regimi non hanno vinto. L'ironia è anche la sola energia estrema che possa battersi contro l'immensità della morte e del dolore.
Come si intrecciano le piccole storie con la grande Storia?
R. Mihaileanu: Per mia abitudine faccio molte ricerche. Io e lo sceneggiatore Alain-Michel Blanc abbiamo trascorso tre settimane a Mosca per la documentazione e, alla fine, quel che abbiamo trovato erano elementi e racconti troppo folli perfino per una trasposizione per il cinema. La realtà è sempre più assurda e più forte di ciò che uno spettatore può accettare di vedere in un film e la più grande difficoltà è come dosare i vari elementi, trovare quello spirito delicato e necessario a porsi dei limiti e gestire le emozioni. In Le Concert abbiamo ponderato molto a lungo su come rendere il presente di questi personaggi e tenere sempre aperto un piccolo spiraglio sul passato. E alla fine abbiamo lavorato molto sul montaggio.

Come ha preparato il suo personaggio?
Alexei Guskov: La prima volta che ho letto la sceneggiatura ho pensato che fosse un personaggio impossibile da interpretare. Poi, in accordo col regista, a poco a poco ho cominciato a trovare una chiave per interpretarlo. In Russia faccio film di generi molto diversi, ma non avevo mai incontrato un personaggio di questa complessità. Il mio personaggio è un uomo comune che ha combattuto per i propri ideali e che si trova a riaffrontare questo enorme ostacolo che da anni lo tormenta. Per me, il riso è sia un modo per vivere che per sopravvivere, fa parte della vita. Non è un caso che Dante o Checov abbiamo chiamate "commedie" le loro grandi opere sulla vita.
Come è riuscito ad immergersi nella rappresentazione della Russia di oggi?
R. Mihaileanu: Non lo so, forse dipende dal fatto che mi inietto sangue russo ogni mattina... A dir la verità, nelle mie origini c'è il sangue rumeno, il sangue di un popolo che è un crogiuolo di culture, di caratteri, di religioni. Un popolo che ha anche delle forti influenze slave che riconosco come mie per quell'energia vitale che continuamente sprigionano e che li avvicina più ai russi che al resto della più moderata cultura europea. Trovo l'Europa occidentale difatti un po' troppo schiacciata dalla sua raffinatezza culturale e forse necessiterebbe più contaminazioni con i "barbari".

Come giudica l'immagine della Russia data dal film?
A. Guskov: Probabilmente abbiamo una pessima considerazione dei nostri concittadini perché alle prime proiezioni ufficiali del film, la gente ha reagito piangendo e ridendo moltissimo. D'altronde un film è una metafora, un'immagine, un'universalizzazione di certe tematiche e di certe idee, quindi è giusto che certe rappresentazioni riflettano le credenze più popolari. In realtà penso che sia un film estremamente patriottico. Un film che riflette un profondo amore per la cultura russa, nonostante sia un film francese. Ad esempio, è un'idea molto vicina alla tradizione letteraria russa quella di un personaggio che deve espiare la colpa di un fatto commesso trent'anni prima.
R. Mihaileanu: In effetti, è un omaggio alla grande tradizione musicale della Russia e soprattutto a Cajkovskij, un grandissimo musicista non molto amato dai critici più intellettuali (probabilmente da quegli stessi critici che non amano i miei film e quel tipo di emozioni che cerco di comunicare). Cajkovskij era un emarginato già nella Russia del XIX secolo e la sua musica straordinaria era perfettamente rappresentativa in un racconto che parla di outsider, così come per tematizzare la distanza che separa le storie che riguardano l'orchestra da quella che coinvolge Anne-Marie, la ragazza del primo violino.
Da cosa deriva questa sua continua aspirazione alla fuga?
R. Mihaileanu: Corro perché ho una vita soltanto. I miei film parlano di questa idea della corsa e della fuga come desiderio di libertà e di curiosità per le culture del mondo. Le concert parla di questo: di barbari folli e sempre di corsa che arrivano in un Occidente in cerca di riscatto. Penso infatti che la più grande ricchezza sia quella che aspira alla conoscenza delle altre culture, ad un dialogo che, anche attraverso le sue giuste frizioni, possa raggiungere una armonia suprema. Bellissima anche quando dura solo il tempo di un concerto.

In foto:
Radu Mihaileanu (54 anni) 23 Aprile 1958, Bucarest (Romania) - Toro
Regista del film Il concerto. Al cinema da venerdì 5 febbraio 2010.
Radu Mihaileanu
Il concerto Un concerto per raccontare la Storia e accordare passato e presente
Il concerto

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Andreï Filipov è un direttore d'orchestra deposto dalla politica di Brežnev e derubato della musica e della bacchetta. Rifiutatosi di licenziare la sua orchestra, composta principalmente da musicisti ebrei, è costretto da trent'anni a spolverare e a lucidare la scrivania del nuovo e ottuso direttore del Bolshoi. Un fax indirizzato alla direzione del teatro è destinato a cambiare il corso della sua esistenza. Il Théâtre du Châtelet ha invitato l'orchestra del Bolshoi a suonare a Parigi. Impossessatosi illecitamente dell'invito concepisce il suo riscatto di artista, riunendo i componenti della sua vecchia orchestra e conducendoli sul palcoscenico francese sotto mentite spoglie.
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Aleksei Guskov
Interpreta Andreï Filipov nel film di Radu Mihaileanu Il concerto. Al cinema da venerdì 5 febbraio 2010.
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