Lost

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Un aereo precipita su un isola. I sopravvissuti dovranno affrontare i misteri dell'isola e una comunità dedita a strani esperimenti.
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La serie che ha cambiato il modo di fare TV
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Sopravvissuti due volte. Alla vita di prima, piena di scheletri nell’armadio, e a quella sull’isola, ancor più pericolosa e sul filo del rasoio. Due volte perduti: caduti dalla pentola nella brace. Quello che succede ai passeggeri del volo 815 della Oceanic Airlines con rotta da Sidney a Los Angeles travalica l’incidente aereo e diventa un caso “ai confini della realtà”. Su quale isola del Pacifico del sud sono precipitati i 48 sopravvissuti del disastro? Che razza di creatura è quella che ha dilaniato in un sol colpo il copilota dell’aereo intrappolato ancora vivo nella cabina di pilotaggio finita in cima agli alberi? Come fa un orso polare a trovarsi su un atollo tropicale? Che cosa nasconde il messaggio che si ascolta una volta riattivata la radio, proveniente dall’isola e sempre lo stesso da 16 anni? Ma soprattutto: chi diavolo sono e che cosa nascondono gli scampati alla tragedia? Nonostante i superstiti sull’isola misteriosa risultino 48, il serial segue le vicende di 14 personaggi principali: il neurochirurgo Jack Shephard (Matthew Fox), il quale dopo aver prestato i primi soccorsi ai feriti è destinato a diventare il leader del gruppo; la bella Kate Austin (Evangeline Lilly), la più intraprendente insieme a Jack; Charlie Pace (Dominic Monaghan), il bassista della band inglese Drive Shaft; Boone Carlyle (Ian Somerhalder), a capo dell’azienda della madre che si occupa di eventi nuziali; la sorellastra viziata e manipolatrice Shannon Rutherford (Maggie Grace), la quale ha girato il mondo a spese del fratellastro; l’esperto in telecomunicazioni Sayid Jarrah (Naveen Andrews), un veterano della Guardia Repubblicana irachena di Saddam Hussein a Tikirt; Michael Dawson (Harold Perrineau jr.), un costruttore di New York con aspirazioni d’architetto rimasto vedovo da poco; il figlio di lui Walt Lloyd (Malcolm David Kelley), che la madre aveva portato con sé ad Amsterdam dopo la fine della storia con Dawson; l’obeso Hugo “Hurley” Reyes (Jorge Garcia), fresco vincitore milionario della lotteria; il ribelle di turno James “Sawyer” Ford (Josh Holloway), originario del Tennessee; il coreano JinSoo Kwon (Daniel Dae Kim), l’unico dei sopravvissuti a non parlare inglese; la moglie apparentemente sottomessa SunSoo Kwon (Yoonjin Kim); l’enigmatico John Locke (Terry O’Quinn), manager di rincalzo in una compagnia di Tustin, in California; Claire Littleton (Emilie de Ravin), l’unica dei protagonisti (insieme al bambino che porta in grembo) a essere originaria dell’Australia. Ognuno di loro ha uno o più flashback i quali, più che svelarne il passato, gettano ombre scurissime e rivelano drammi messi in valigia prima di decollare; generano incroci, tensioni, scontri, allegorie; fanno passare i personaggi al metaldetector. Jack ha coperto il padre alcolizzato, anch’egli medico, da una leggerezza in sala operatoria che ha causato la morte di una paziente incinta; quando non ha più retto il peso e ha confessato la verità alla commissione d’inchiesta, il genitore si è suicidato. Kate viaggiava ammanettata a uno sceriffo dopo essere stata arrestata per una rapina in New Mexico. Charlie è un eroinomane che ha mandato a quel paese il fratello, un tempo membro della band. Boone e Shannon sono andati a letto assieme poco prima del volo. Sayid è stato un infiltrato dei servizi segreti americani e inglesi. Michael ha sempre avuto paura di occuparsi del figlio Walt, forse sperando egoisticamente in una carriera più esaltante. Hurley ha vinto 156 milioni di dollari alla lotteria, ma da quel giorno ha conosciuto solo disgrazie (la morte del nonno, la fine del matrimonio del fratello, la madre che si è rotta un’anca, lo stesso Hurley che finisce arrestato…). Sawyer è un truffatore sfasciafamiglie di professione che ha ucciso una persona per errore. JinSoo è stato assoldato dal padre di SunSoo per commettere estorsioni, minacce, violenze. SunSoo ha preso lezioni d’inglese di nascosto e al checkin ha avuto l’occasione di fuggire dal marito. John era un paraplegico costretto sulla sedia a rotelle che sull’isola riacquista l’uso delle gambe (fosse la sua unica stranezza!). Claire era in volo per affidare il nascituro a una coppia di Los Angeles. La successione dei flashback della prima stagione è questa: nei due episodi della puntata-pilota tocca a Jack, Kate e Charlie; nel terzo ancora a Kate, nel quarto a Locke, nel quinto nuovamente a Jack, nel sesto a Sun, nel settimo a Charlie, nell’ottavo a Sawyer, nel nono a Sayid, nel decimo a Claire, nell’undicesimo a Jack, nel dodicesimo a Kate, nel tredicesimo a Boone, nel quattordicesimo a Michael e Walt, nel quindicesimo a Charlie, nel sedicesimo a Sawyer, nel diciassettesimo a Jin, nel diciottesimo a Hurley, nel diciannovesimo a Locke, nel ventesimo a Jack, nel ventunesimo a Sayid, nel ventiduesimo a Kate, nel trittico conclusivo (Exodus) a vari personaggi. Agli scampati del volo Oceanic si aggiungono successivamente due figure già sull’isola: il pericoloso Ethan Rom (William Mapother) dapprima si presenta come un altro sopravvissuto del disastro aereo, ma quando Hurley redige un censimento degli scampati si scopre che l’uomo non era nella lista dei passeggeri; rimarrà ucciso dopo aver rapito Charlie e Claire. La francese Danielle Rousseau (Mira Furlan) ha vissuto sull’isola da sopravvissuta per 16 anni e ha ucciso i restanti compagni di una spedizione scientifica perché erano stati “infettati” da una strana sostanza; dopo aver catturato Sayid, la donna gli rivela che è in cerca disperata del figlio Alex e per questo rapisce, quando questi viene alla luce, il primogenito di Claire (con la speranza di poterlo scambiare con suo figlio, tenuto prigioniero da un fantomatico gruppo che lei chiama “gli Altri”). All’appello risponde anche Vincent, il labrador retriever di Walt originariamente appartenuto a Brian, l’ultimo compagno della madre; il vero nome del cane è Madison. Subito dopo l’impatto dell’aereo al suolo, i sopravvissuti erano originariamente 51, se si calcolano anche il copilota del velivolo, l’uomo che finisce risucchiato dalla turbina del motore e lo sceriffo che estradava Kate; alla fine della prima stagione sono ancora vivi in 44 (aggiungendo nella conta Aaron Littleton, il figlio appena nato di Claire). Ha destato scalpore la morte di Boone per le ferite riportate in seguito alla caduta dalla cabina di pilotaggio sugli alberi nel ventesimo episodio; Ian Somerhalder ha confessato a “Entertainment Weekly” tutto il suo disappunto per aver saputo della fine del suo personaggio all’ultimo minuto (tanto che l’attore aveva già comprato casa alle Hawaii per stare vicino al set). Il serial vanta la firma di J.J.Abrams, il quale è il coideatore insieme a Damon Lindelof; i due sono altresì produttori esecutivi in compagnia di Bryan Burk e Carlton Cuse. La tambureggiante colonna sonora è composta da Michael Giacchino. Tra i riconoscimenti andati al telefilm si contano 2 Emmy Awards, un ASCAPAward, 2 Saturn Awards, un Golden Satellite Award, 2 Golden Reel Awards, un Visual Effects Society Award e 2 Television Critics Association Awards (uno quale “miglior nuovo programma dell’anno” e l’altro quale “miglior programma innovativo”). Girata sull’isola di Oahu alle Hawaii, divenuta subito meta di turisti “perduti”, la serie annovera la puntata-pilota più costosa della storia della televisione: oltre 11 milioni di dollari, di cui uno speso per recuperare e trasportare i resti di un jumbo jet Lockeed L1011 sulla spiaggia hawaiana. La canzonehit dei Drive Shaft di Charlie, “You All, Everybody”, composta in realtà da Chris Seefried, si ascolta trasversalmente durante un party nella puntata La terribile verità di Alias (2001), nel quarto ciclo; un secondo link con l’altra serie firmata da Abrams avviene nell’episodio Con la coscienza pulita (sempre nella quarta stagione), in cui all’aeroporto si sente l’annuncio di un volo dell’Oceanic Airlines diretto a Sydney. Un altro rimando ad Alias è il cameo nei panni del copilota di Greg Grunberg, presenza fissa nelle produzioni di Abrams (si veda anche in Felicity, 1998). Il ruolo di Hurley è stato creato appositamente su misura per Jorge Garcia; YoonJin Kim ha sostenuto il provino per la parte di Kate; quando si è presentata ai casting la semisconosciuta canadese Evangeline Lilly, J.J. Abrams ne è rimasto folgorato (“È una bellezza particolare, che non ha nulla di umano”); in un primo tempo, Jack doveva essere interpretato da Michael Keaton e il suo destino era quello di morire nella puntata-pilota (sarebbe toccato a Kate ereditare la leadership); anche Claire, in origine, doveva soccombere nel primo episodio; Dominic Monaghan è stato provinato dapprima per la parte di Sawyer. Le prime cinque puntate si aprono tutte con l’inquadratura dell’occhio spalancato di uno dei protagonisti: il primo è quello di Jack; la tecnica viene ripresa, anche se non continuativamente, negli episodi a seguire (nella seconda parte del trittico finale del primo ciclo è l’iride del piccolo Aaron a dare avvio alla storia). Il telefilm ha generato dibattiti e forum come non si vedeva dai tempi di X-Files (1993), soprattutto sulle varie ipotesi di risposta agli enigmi disseminati nel plot. “Credo che alla gente queste domande ricorrenti stimolino la fantasia, creino un percorso mentale parallelo a quello dell’episodio – ha confidato il coideatore della serie Damon Lindelof – è un fil rouge che unisce i fans della serie. Del resto anche in Twin Peaks, dopo una decina di puntate, la domanda principale non era più ‘Chi ha ucciso Laura Palmer?’, ma ‘Come farà un detective schizofrenico come l’agente Cooper a risolvere il caso?’”. Tra le tante teorie formulate, il 17 novembre 2004 “Usa Today” ha vagheggiato che tutti i protagonisti si trovano in realtà al Purgatorio, che John Locke è assoldato da ingegneri genetici o scienziati del comportamento umano che stanno compiendo un esperimento, che l’atollo è una sorta di Fantasilandia (1978); “Entertainment Weekly” nel dicembre 2004 ha azzardato che una catastrofe potrebbe aver ucciso tutti gli abitanti della Terra a parte quelli sopravvissuti sull’isola o che gli alieni abbiano distrutto l’aereo e collocato alcuni membri dell’equipaggio in un habitat in cui li possano studiare come cavie, o addirittura che tutta la serie non sia altro che il sogno (incubo) di uno dei passeggeri (probabilmente Jack). Naturalmente tutte le indiscrezioni sono state prontamente smentite dai produttori, anche se le voci si sono rincorse su internet alimentando il mito del serial oltre il piccolo schermo. Tuttavia, è risultata sempre più fondata l’ipotesi che una delle chiavi della vicenda sia la combinazione di numeri della lotteria vincente di Hurley, il quale l’ha avuta da un paziente di un ospedale psichiatrico che a sua volta l’ha ereditata da un ufficiale della Marina che l’ha captata da un segnale radio: 4815162342. Non è un caso che la seconda e la terza cifra compongano il numero del volo dell’Oceanic e che Abrams sia un appassionato di numerologia (si veda a tal proposito anche in Alias). Almeno due i predecessori seriali illustri di Lost: ne L’isola di Gilligan (1964), in cui sette sopravvissuti di un naufragio si rifanno una vita su un’isola del Sud Pacifico dopo che la loro nave è stata distrutta da una bufera nel corso di un’escursione turistica, si sviluppavano interrogativi simili a quelli della serie degli anni 2000: come mai, vista la vicinanza dell’isola alle Hawaii, non si è mai tentata una traversata? Come riuscivano i protagonisti ad avere così tanti cambi di vestiti (erano miliardari, però la loro gita navale doveva durare solo mezza giornata)? Come faceva un telefilm ambientato su un’isola deserta ad avere così tanti “ospiti” (tra i quali due cosmonauti russi, uno scienziato pazzo, un gruppo di musica pop)?; ne La terra dei giganti (1968), invece, un gruppo di persone in volo da Los Angeles a Londra compie un atterraggio di fortuna su un’isola dove tutto è dodici volte più grande, compresi dei giganti che iniziano a dar loro la caccia. Lost ha segnato due tappe fondamentali nella storia della televisione: da una parte, con la puntata-pilota vista da 18 milioni e 700 mila telespettatori, è risultato il telefilm drammatico più visto dal 2000 in un debutto da prima serata, e insieme a Desperate Housewives ha risollevato le sorti stagionali dell’ABC ; dall’altra ha posto l’inevitabile confronto con la trama da realityshow de L’Isola dei famosi, evidenziando che c’è un oceano in mezzo ai due modi di raccontare l’isolamento, che è più appassionante una storia sceneggiata esplicitamente che una spacciata per reale. Aldo Grasso ha osservato sul “Corriere della Sera”: “Per riflettere su di sé, la nostra società ha bisogno di inventarsi un luogo estremo (il naufragio), una metafora esistenziale (l’isola sperduta), una condizione inusuale (la sopravvivenza). Eccoli dunque i nostri eroi, prigionieri di un’oscura malia metafisica, sbattuti in un universo torbido e ignoto, in un posto dai tratti sfuggenti e contraddittori per misurarsi con forze tenebrose (che però ogni tanto danno segno di vita), con gli Altri (esistono o sono la nostra parte inconoscibile?), persino con i cattivi (pirati?). La condizione estrema di vita fa uscir fuori i caratteri delle persone, spesso li ribalta, a volte li trasmuta. Il pratico tenta di costruire una sorta di arca di Noè con cui fuggire; il credente cerca di interpretare i segni profondi del naufragio come evento preordinato, destino, inevitabile sacrificio (è l’Isola che sceglie i suoi naufraghi, non il contrario); l’istintivo si affida alla vita risorgente, al bambino appena nato. L’attesa del soccorso (che è poi l’attesa del domani) non è mai pensiero ma azione, energia pura, intesa ora come avversità atmosferica e ambientale, ora come dinamica di gruppo, ora come incontro con le misteriose presenze che abitano la giungla. Lost segue uno schema narrativo di grande fascino, ben sperimentato in letteratura: addentrarsi in una terra da cui pochi tornano a narrare. È l’ottica migliore per dare risalto a particolari di solito insignificanti, a sentimenti dimenticati, ad angosce sconosciute. Ma Lost è anche la serie che ha ridato dignità espressiva al flashback, il più esausto e sfruttato degli artifici retorici della fiction. Chi sopravvivrà? Chi ha il coraggio di guardare negli occhi il mistero? Chi fugge? Chi si abbandona al destino? Lo sguardo scruta con ansia l’orizzonte, se c’è orizzonte”.

Dizionario dei telefilm
Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria
Garzanti

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Premi e nomination Lost Lost recensione da Dizionario dei telefilm
Showtime:
sabato 26 maggio 2012 alle ore 10,50 in TV su RAI4
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Premi e nomination Lost

premi
nomination
Golden Globes
1
6
Emmy Awards
2
18
Kate
Si vive insieme… Si muore soli…
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Ben
Piangi la tua perdita, continua la tua vita…
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Ben
Il destino è una puttana capricciosa…
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DVD | Lost

Uscita in DVD

Disponibile on line da mercoledì 13 aprile 2011

Cover Dvd Lost A partire da mercoledì 13 aprile 2011 è disponibile on line e in tutti i negozi il dvd Lost di J.J. Abrams, Jeffrey Lieber, Damon Lindelof, Jack Bender con Matthew Fox, Evangeline Lilly, Dominic Monaghan, Ian Somerhalder. Distribuito da Buena Vista Home Entertainment. Su internet Lost. Seconda serie è acquistabile direttamente on-line a prezzo speciale su IBS. Sono inoltre disponibili altri DVD in versione speciale del film. altre edizioni »

Prezzo: 26,99 €
Prezzo di listino: 35,99 €
Risparmio: 9,00 €
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SOUNDTRACK | Lost

La colonna sonora del film

Disponibile on line da giovedì 23 settembre 2010

Cover CD Lost A partire da giovedì 23 settembre 2010 è disponibile on line e in tutti i negozi la colonna sonora del film Lost del regista. J.J. Abrams, Jeffrey Lieber, Damon Lindelof, Jack Bender Distribuita da Varèse Sarabande.

APPROFONDIMENTI | Da Lost a Cloverfield fino a Super 8, la paura è sempre mostruosa.

Mostrologia di j.j. abrams

lunedì 1 agosto 2011 - Gabriele Niola

Mostrologia di J.J. Abrams Che nell'immaginazione di uno dei cineasti più interessanti dell'era moderna ritorni con grande frequenza la figura della creatura mostruosa dice molto riguardo quello che la cultura statunitense sta esprimendo al cinema e alla televisione. Già nel pilota di Lost (l'unico episodio interamente concepito e diretto da Abrams) era presente una figura mostruosa non ben identificata, probabilmente nemmeno nella testa dell'autore, che agitava gli alberi e minacciava quella permanenza isolana che i passeggeri del volo 815 pensavano sarebbe stata transitoria (illusi!).

   

LIBRI | Simone Regazzoni analizza i fondamenti che stanno alla base della serie tv facendo proprie le riflessioni sulla cultura popolare contemporanea.

Il libro

lunedì 6 aprile 2009 - Pierpaolo Simone

La filosofia di Lost, il libro È sufficiente dare una scorsa alla premessa scritta da Simone Regazzoni – autore del bel libro sulla filosofia di Lost – per capire che il punto è stato centrato: filosoficamente e televisivamente parlando. La storia della serie americana è arcinota (mentre sul canale satellitare Fox è in arrivo la quinta stagione), un aereo precipita su un'isola deserta dando vita alle storie presenti, passate e future di un gruppo di sopravvissuti. Meno noto, almeno per gli spettatori più spensierati, è il cataclisma filosofico che la serie ha scatenato fra i "professionisti" - e già qui verrebbe voglia di metter mano alla fondina della pistola – della comunicazione.

Lost non è una serie tv ma un'opera d'arte

di Simone Regazzoni Vanity Fair

Se amate l'arte, ma non avete voglia di farvi prendere in giro dall'ultima, costosissima provocazione dell'artista di turno che avreste potuto tranquillamente realizzare anche voi, disertate vernissage e mostre d'arte contemporanea. Restate a casa, sedetevi comodi e guardate Lost: la serie tv capolavoro, l'opera d'arte televisiva nata nel 2004 dal genio di J.J. Abrams e Damon Lindelof, che proprio nel 2010 concluderà, con la sesta e ultima stagione appena iniziata, la sua epica marcia. Ma che cosa c'entra una serie tv americana con l'arte? C'entra molto, moltissimo: almeno quanto un cavallo imbalsamato appeso a un soffitto o una cena a base di minestra liofilizzata consumata in un museo. »

Lost chiude con un finale-bluff

di Antonio Dipollina La Repubblica

Era la fine, l' inizio o chissà che. Lost ha chiuso con il puntatone di quasi due ore in onda negli Stati Uniti alle 9 di sera della domenica e da noi alle 6 del mattino di ieri, con una clamorosa diretta sui canali Fox, evento mai avvenuto prima per una fiction. Ieri sera Fox ha mandato la versione con i sottotitoli italiani: tutti quelli che aspettano la puntata finale doppiata in onda lunedì è meglio che non proseguano la lettura. Ma anche quelli che vedranno l' intera sesta stagione questa estate, in chiaro su Raidue. »

Per l'addio di «Lost» si sposta anche il tg

di Silvia Kramar Il Giornale

Il 3 maggio, nel cuore della notte, i due creatori della serie televisiva Lost sono riemersi, distrutti, dalla sala di montaggio. Damon Lindelof e Carlton Cuse, che per sei stagioni consecutive avevano affascinato il pubblico televisivo americano con il loro telefilm sui sopravvissuti del disastro aereo e sulla loro difficile sopravvivenza in quell'isola tropicale spesso paragonata al paradiso, all'inferno o a un buco nero nell'infinito, avevano finalmente completato il montaggio dell'ultima puntata, intitolandola The end. »

Ultimi misteri dei naufraghi di «Lost»

di Diego Del Pozzo Il Giornale

La serie cult che il 2 febbraio ha fatto slittare di qualche ora persino il discorso del presidente Obama, arriva stasera anche in Italia. Alle 21.10 Fox (canale 110 di Sky) manderà in onda il primo episodio dell'attesissima stagione finale di «Lost», adrenalinica e misteriosa serie tv creata da J.J. Abrams, Damon Lindelof e Jeffrey Lieber nel 2004 per il network Abc. Nell'era della comunicazione globale e dei download via Internet, si è reso necessario il quasi totale azzeramento della distanza tra la messa in onda americana e quelle nel resto del mondo. »

Lost | Indice

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