|
|
|
| | LIVE! | Kids | iPhone | Mobile | Scrivere di Cinema | Somewhere - dal 3 settembre al cinema | | |||||
|
|||||
|
oppure |
|
ricerca avanzata + preferiti |
|||
|
Main sponsor Nastro Azzurro
|
|||
Cantando dietro i paraventi
Un film di Ermanno Olmi.
Con Jun Ichikawa, Sally Ming Zeo Ni, Bud Spencer, Yang Li Xiang, Camillo Grassi, Makoto Kobayashi
Drammatico,
durata 90 min.
- Italia 2003.
|
Accedi
|
Registrati
|
||||||||||
|
|||||||||||
|
|
|
|
|||
|
La magia del teatro riporta in vita, per il piacere di un ingenuo studente, la Cina e il suo Impero, e la bella vedova Ching che per vendicare il marito divenne di quell'Impero la più temibile nemica, grazie alla sua flotta di navi pirata.
![]() La piratessa Chang che mise a ferro e fuoco l'Impero cinese
Giancarlo Zappoli
|
|
Un giovane ed ingenuo studente si ritrova per errore in un teatrino fuori mano, tra le cui sale è possibile inoltre comprare trasgressioni e favori sessuali. Il Vecchio Capitano – un Bud Spencer inedito - dal palcoscenico situato nell'ampia sala centrale sta raccontando le gesta di Ching, piratessa ai tempi della Cina imperiale. Ching era sposa di un prode corsaro che, per aver accettato di collaborare con l'Imperatore, era stato ucciso a tradimento. La vedova, incapace di accettare questo oltraggio, si era dunque messa a capo della flotta del defunto marito ed era divenuta il pirata più temuto della Cina. Olmi torna a misurarsi con la fiaba (ricordate "Il segreto del bosco vecchio"?) ma volge lo sguardo all'Oriente. E' una sperimentazione interessante quella che mette in atto il regista. Riaffermare l'attenzione ai temi che più gli sono congeniali esplorando un universo culturale e iconico estremamente distante. Non è un caso che il Vecchio Capitano guardi l'esterno all'inizio con un cannocchiale. Si può uscire dal chiuso del teatro solo grazie a uno sguardo inevitabilmente e consapevolmente distante da ciò che viene narrato. Questo è il pregio e un po' il vincolo di un film esteticamente molto raffinato ma che ha come bisogno di una struttura 'a scatole cinesi' (la città moderna al cui interno si trova il bordello al cui interno si trova il teatro da cui ci si apre verso il mondo)e ci si perdoni l'involontario gioco di parole. Olmi affronta poi per la prima volta in modo così netto una storia al femminile (con tanto di nudo integrale per quanto stilizzato) e sembra così affascinato dal mistero della donna da quasi temere di sciuparne la profondità. Così la poesia degli aquiloni e dello sguardo dei giovani (ivi compreso il ragazzo finito per caso nel bordello che perde la verginità ma acquista la sensazione dell'ignoto) è come frenata. E' come se quella feluca che vola via all'inizio del film fosse difficile da inseguire e raccogliere ma proprio per questo andasse comunque inseguita. Per ricordare a un mondo che lo dimentica spesso che 'dinanzi a un gesto gentile bisogna deporre la spada' perché la pace è un dono che si apprezza solo nell'intimità. Cantando dietro i paraventi appunto. |
|
|||||
|
|
premi nomination |
Nastri d'Argento 4 0 |
David di Donatello 3 0 |
SOUNDTRACK | Cantando dietro i paraventiLa colonna sonora del film
Disponibile on line da martedì 29 giugno 2004
|
|
di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore
Noi siamo quel che siamo, e ciascuno faccia quel che deve». In queste parole della Piratessa Ching (Jun Ichikawa) risuona un’eco di quelle di Joanni in Il mestiere delle armii (2001). Al termine della una breve vita, divorato dalla cancrena, Joanni ripensa alla morte che egli stesso ha dato tanti. Sono stato soldato, dice: se fossi stato prete, con lo stesso rigore avrei vissuto da prete. Con ciò, Joanni certo non i sgrava il cuore dall’angoscia. Né Ermanno Olmi usa le sue parole per giustificare lo scempio della guerra. » |
di Gianni Canova Duellanti
Ancora una volta, Ermanno Olmi canta. Canta e si nasconde. Si mette in disparte. Si ripara dietro la discrezione di un paravento metaforico (la Cina fiabesca e rarefatta della vedova Ching e dei suoi pirati) per modulare un timbro e un tono che non abbiano nulla a che vedere né con lo sfacciato narcisismo del chiacchiericcio mediatico né con le ostentate sicurezze di tanta parte del cinema contemporaneo. Altre volte, in passato, Olmi aveva compiuto operazioni analoghe: si era nascosto dietro l'arcana e terragna lontananza del dialetto bergamasco in L'albero degli zoccoli, dietro la parabola umile e solenne dei re Magi in Cammina cammina, dietro l'eloquio arcaico e nebbioso dei soldati di ventura in Il mestiere delle armi. » |
|
|
di Paolo D'Agostini La Repubblica
Da grande artista, Ermanno Olmi "ci fa". Fa l'ingenuo e, tornando sull'arte antica del ùmestiere delle armi ma virando verso il fiabesco, spezza in modo "impolitico" una lancia a favore del deporre le stesse - senza perdere l'onore - tramite la virtù salvifica del perdono. Sa insomma che le cose non vanno così, ma si guarda bene dal rinunciare al dire autorevolmente la sua da intellettuale fuori dal coro e assolutamente indipendente. In un favoloso mondo di pirateria cinese del XVIII secolo, che secondo il principio felliniano il regista bergamasco ha inventato tutto qui nei paraggi e con neanche un cinese vero (ma avvalendosi di un Bud Spencer-Carlo Pederzoli di wellesiana monumentalità) ma non senza produrre un effetto visivo sontuosamente spettacolare, Olmi trae spunto da una storia vera e pubblicata agli inizi dell'Ottocento: ma ci ricama di metafora e d'allegoria da par suo attraverso una messa in scena di cui sottolinea fortemente la carica di finzione teatrale. » |
di Natalia Aspesi La Repubblica
Ci sarà una ragione alta se il rigoroso Ermanno Olmi ha realizzato un film spettacolare, apparentemente stravagante e infantile, in più per noi costoso (quasi dieci milioni di euro), tre anni dopo quel capolavoro solenne e straziante che è stato Il mestiere delle armi. E infatti: «È un progetto che ha preso le mosse almeno una decina d’anni fa, quando già si presagivano annuvolamenti, turbolenze, nell’umore generale e si continuava a parlare di pace per nascondere progetti di guerra. A pensarci bene se risalgo alla fine della seconda guerra mondiale, ed io avevo 13 anni, c’era questa certezza, che dopo tanto orrore ci sarebbe stata pace eterna: e invece già si erano decise divisioni che avrebbero proseguito lo scontro e mantenuto un clima di guerra continua. » |
|
| Recensioni & Opinionisti |
Premi |
Multimedia | Shop & Showtime |
|
Nastri d'Argento (4) David di Donatello (3) Articoli & News |
Link esterni
Sito ufficiale |