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lunedì 18 febbraio 2019

Carlo Lizzani

Altri nomi: Lee W. Beaver
Data nascita: 3 Aprile 1922 (Ariete), Roma (Italia)

Data morte: 5 Ottobre 2013 (91 anni), Roma (Italia)
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La Stampa

Lietta Tornabuoni

Carlo Lizzani ha cominciato ieri a Ferrara, città-paesaggio di Ossessione, a girare quella cornice di luoghi viscontiani che inquadrerà il suo "Visconti", un documentario biografico di un'ora destinato alla televisione e ad eventi speciali, non alle sale cinematografiche, che ripercorre la vita di Luchino Visconti "uomo e artista" anche attraverso le interviste rilasciate dal regista per il cinema o la tv, attraverso testimonianze di vivi e di morti, attraverso citazioni di film. Non troppe citazioni, perché sono molto costose: se un minuto di Ludwig costa cinque milioni, un minuto de La caduta degli dei costa diciotto milioni. I luoghi viscontiani non sono cambiati, alterati? "Certo, ma non radicalmente. [...] »

Il Tempo

Gian Luigi Rondi

Impegnato, come De Santis, sul piano politico, ma più rispettoso delle esigenze del linguaggio cinematografico, Carlo Lizzani, sia che si faccia ispirare da un romanzo, come in Cronache di poveri amanti, sia che affronti i temi più scottanti della cronaca contemporanea, come nell'Oro di Roma o nel Gobbo, rivela sempre un mestiere provato e sicuro.
In Cronache di poveri amanti questo mestiere si allarga al lirismo più appassionato, carico di risentimenti e di umori; nell'Oro di Roma si lascia forse frenare da un'austerità di espressione che rasenta la freddezza; nel Gobbo, rinverdendo i temi più solidi del film poliziesco americano, instaura nel nostro cinema un genere avventuroso che, pur facendosi suggerire i suoi elementi da fatti veri, li sublima sul piano dell'avventura a largo respiro, tentando, in pari tempo, uno studio di carattere condotto in modo duro, spietato, singolarmente convincente, da cui nasce un personaggio che, se sotto certi aspetti sembra rifarsi al cliché del gangster hollywoodiano, ha però sempre in sé una precisa originalità scaturita non solo dal diverso ambiente in cui agisce (la Roma della guerra e del dopoguerra, le sevizie, la borsa nera, la delinquenza di quegli anni in cui la legge riusciva ad imporsi solo a stento), ma anche e soprattutto dallo
atteggiamento critico con cui ci viene descritto in un clima di implicite riserve polemiche. [...] »

La Repubblica

Irene Bignardi

Non so da quando Il Castoro Cinema abbia smesso di pubblicare la numerazione dei suoi volumetti - che tendono sempre di più a essere volumotti di ragguardevoli dimensioni. Ma dovremmo essere dalle parti di un quarto di migliaio. E la piccola, preziosa enciclopedia del cinema - nata ai tempi di La Nuova Italia, cresciuta sotto la gestione di Renata Gorgani, arricchita lateralmente (ricordate?) dai volumetti pubblicati a suo tempo dall'Unità forma sugli scaffali dei cinefili un punto di riferimento continuo.
L'uscita più recente è quella dedicata a Carlo Lizzani, a firma di Vittorio Gíaeci. Ed è benvenuta. Perché Carlo Lizzani rappresenta, nella storia del nostro cinema, una figura unica e complessa di regista, anzitutto, ma anche di studioso, di storico, di attore, di militante politico, di sceneggiatore, di docente, di operatore culturale (elenco i suoi ruoli nello stesso modo della quarta di copertina). [...] »

Gian Piero Brunetta

«Una vera e propria vocazione al film medio» viene definita da Miccichè la caratteristica generale di Carlo Lizzani: in realtà gli anni Sessanta consentono al regista, finora legato a esperienze produttive anomale, di individuare uno spazio all'interno della produzione in cui mettere a frutto le proprie competenze. Lizzani rinuncia a progetti ambiziosi e tuttavia riesce a realizzare non pochi titoli, che gli consentono di seguire una linea coerente di interessi ideologici, culturali, sociologici, storici ed espressivi.
La sua attività è scandita da un titolo l'anno e questo rende difficile distinguere opera da opera. Anche il ventaglio di scelte e interessi è ampio, con una prevalenza in direzione sociologica e di ricostruzione storica. [...] »

Barbara Palombelli

«Dobbiamo mettere uno di noi vicino a Rossellini...» L'egemonia comunista sul cinema italiano comincia forse con queste parole, pronunciate da Antonello Trombadori, uno dei più straordinari organizzatori culturali del dopoguerra. Uno di «noi» sta per uno del partito, uno di cui ci si può fidare, uno che garantisca la correttezza della «linea».
L'anno è il 1947 e la storia la racconta proprio quell'uno: Carlo Lizzani, classe 1922, romano, due nonni garibaldini, figlio di Mario, commercialista, giornalista e fotografo dilettante, di famiglia repubblicana e «tiepidamente antifascista». Siamo nella sua casa di Prati, non lontana da quell'appartamento sul lungotevere Mellini dove il regista abitava da studente, con i genitori. [...] »

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