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50 anni fa usciva Indovina chi viene a cena: profeta d'integrazione

Una commedia con Spencer Tracy e Katharine Hepburn. Non solo divi, ma veri e propri eroi americani.
di Pino Farinotti

Sidney Poitier Altri nomi: (Sir Sidney Poitier ) (90 anni) 20 febbraio 1927, Miami (Florida - USA) - Pesci. Interpreta Il dottor John Wade Prentice nel film di Stanley Kramer Indovina chi viene a cena.
lunedì 21 agosto 2017 - Focus

Quando nell'estate del 1967 uscì nelle sale Indovina chi viene a cena, il cinema non aveva mai affrontato il tema dei matrimoni misti, tema spinoso, allora. Significa che questo titolo firmato da Stanley Kramer si colloca nel cartello dei film che hanno dettato comportamento, che hanno indicato una strada. E non sono molti. Le classifiche nobili del cinema quasi sempre li ignorano perché oltre ad essere titoli di qualità, spesso sono divertenti. Significa che appartengono più al pubblico che alla critica e, quando c'è da compilare e decretare il capolavoro, la critica non sopporta di esprimersi in parallelo col popolo. E' una vecchia storia. Per rendere il concetto più chiaro ricordo altri due titoli, in questo senso. Scandalo al sole, giudicato una storia mélo quasi banale, in realtà aprì gli occhi ai genitori di tutto il mondo, svelando che i loro figli adolescenti facevano sesso.

Colazione da Tiffany è stato il primo titolo-marketing, profeta di una tendenza che ha indotto il cinema a promuovere prodotti, fino a diventare un vero supermercato: cito a campione i Bond.
Pino Farinotti

Naturalmente l'indicazione di "Indovina" è decisamente nobile, sacrosanta, ed era tempo. Spencer Tracy e Katharine Hepburn hanno una figlia che alle Hawaii si è innamorata di un uomo di colore. Tornata a casa la ragazza annuncia che si sposerà. Mamma e papà prima sono sconvolti, poi sconcertati, ma poi, poco a poco, si rendono conto della forza e della sincerità del rapporto e finiscono per... arrendersi. I genitori del medico sono più intransigenti, sono loro i (quasi) razzisti, ma alla fine, fra un tè con pasticcini e confronti corali più intensi, anche loro devono alzare bandiera bianca. Il tema è trattato "alla Hollywood", è edulcorato e patinato e destinato all'immancabile lieto fine. L'indicazione che si voleva dare era in buone mani.
Spencer Tracy e Katharine Hepburn non solo erano divi, ma eroi americani. Significava emulazione, rispetto, identificazione. Lui possiede un giornale e lei una galleria d'arte alla moda. Lo scenario è San Francisco, culla della cultura progressista americana. Il promesso sposo è Sidney Poitier, attore di grande talento e uomo di appeal... trasversale, diciamo così. E' un medico con mille titoli accademici, un potenziale premio Nobel. Un manovale di colore, magari un Sammy Davis jr, in una vicenda ambientata in Alabama, avrebbe avuto altri problemi. La sintesi critica fu: bella forza, Poitier è meglio di quasi tutti i bianchi. Tutti intelligenti, tutti perfetti e tutti, alla fine, progressisti. Le statistiche riportarono l'impennata esponenziale dei matrimoni misti. Quasi tutte le ragazze dichiaravano che avrebbero sposato Poitier, molte delle madri che lo avrebbero gradito come amante. Il film compiva la sua missione, con felice trucco, più che legittimo, da cinema. E ci sono storie commoventi: Tracy morì pochi giorni dopo la fine della produzione, la Hepburn, al suo secondo Oscar, dei quattro, sua compagna nella vita, non volle mai vedere il film, non voleva "essere straziata" due volte. Indovina chi viene a cena: quando il cinema, a modo suo, fa la storia.


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