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Laura Antonelli

Laura Antonelli (Laura Antonaz) è un'attrice italiana, è nata il 28 novembre 1941 a Pola (Italia) ed è morta il 22 giugno 2015 all'età di 73 anni a Ladispoli (Italia).
Nel 1981 ha ricevuto il premio come miglior attrice non protagonista al David di Donatello per il film Passione d'amore. Dal 1973 al 1981 Laura Antonelli ha vinto 3 premi: David di Donatello (1973, 1981), Nastri d'Argento (1974).

L'icona sexy del cinema italiano anni Settanta

A cura di Fabio Secchi Frau

Fu l'ossessione. E non ci sono altre parole per descriverla.
L'apice della popolarità, questa interprete, lo raggiunse negli Anni Settanta e Ottanta, dapprima lavorando in pellicole erotiche e poi dando grandi prove d'attrice in film d'autore.
Fu il volto, il corpo, la coscia sotto il reggicalze marrone, la rotondità perfetta del corpo femminile in triangoli scaleni di amori vietati e mal corrisposti, di bramosie brucianti e a senso unico.
Una carriera costruita intorno a un'ossatura scandalosa e tormentata da un sorprendente film di Salvatore Samperi, che descrisse un non-ideale triangolo di attrazioni fatali, che aveva per fulcro la cameriera Angela (da lei interpretata), diventata l'oggetto del desiderio del capofamiglia La Brocca (Turi Ferro), vedovo cinquantenne di Caltagirone, e del suo secondogenito quattordicenne (Alessandro Momo). L'ossessione del pater La Brocca, affamato e possessivo, non è corrisposta se non per interesse finanziario; quella del giovane figlio dà vita, invece, a una serie di stratagemmi e di giochi sessuali fra la serva e il padroncino, che scivolano in frasi d'amore, ricatti, morbosità.
Perduta, immatura, con una personalità non del tutto formata, la sua Angela spopolò nel cinema italiano ed entrò nella memoria storica. Fu Malizia a eleggerla come diva, come sex symbol del decennio. Lei si fece carico di queste nuove etichette, che le rimasero incollate addosso, anche quando diede sfoggio di grandi performances cinematografiche, ben lontane da quella ed altre "donne di carne".
Ma lei fu clemente con i suoi personaggi. Non ripudiò ciò che aveva fatto, anche negli anni a venire, perché tutti, nella vita o nella finzione, abbiamo avuto almeno una debolezza, e forse la sua Angela, ma anche tutte le altre donne che interpretò al cinema, quelle più vicine al sesso, quelle più scandalose, ne avevano di più. E trovavanono sfogo in una passione naturale o innaturale.
Poi il ritiro dalle scene, dopo i veri scandali che le deformarono la vita, il volto. Scelse la solitudine, si sottrasse al mondo intero in una casa di campagna, ma il mondo intero la non dimenticò, non seguì i suoi desideri. Non poteva dimenticarla in calze scure, gancio della giarrettiera in vista e uno sguardo dolce e ammiccante. Era l'icona. Era la donna sulla scala, in abito corto, davanti alla cinepresa...

Studi
Laura Antonelli nacque a Pola il 28 novembre 1941, da una famiglia profuga durante l'esodo istriano. Dopo aver studiato al Liceo Scientifico "Vincenzo Cuoco" di Napoli, ed essersi diplomata poi presso l'Istituto Superiore Pareggiato di Educazione Fisica, si trasferì con tutta la famiglia a Roma, lavorando come insegnante di educazione fisica in un liceo artistico.

L'inizio con lo spot Coca Cola e i fotoromanzi
Ma la sua bellezza era incredibile, così le venne proposto di girare alcuni Caroselli per la Coca Cola. Da cosa nacque cosa, presto si fecero avanti anche certe case editrici che la vollero nei fotoromanzi, anche stampati all'estero. Lei accettò e, quando il lavoro nel campo del cinema si fece avanti, decise di lasciare l'insegnamento e di dedicarsi totalmente a una possibile carriera d'attrice, seppur in ruoli volutamente carichi di una certa dose di sessualità.

I primi film erotici e la censura su Le malizie di Venere
Interpretò tante piccole parti. Apparve in Il magnifico cornuto (1964) di Antonio Pietrangeli e poi in Le sedicenni (1965) di Luigi Petrini. Ma fu nel 1969, che il regista Massimo Dallamano le offrì il ruolo di protagonista all'interno di un film omonimo, ispirato al romanzo di Leopold von Sacher-Masoch, "Venere in pelliccia". Ma dopo la realizzazione del film, la censura incombeva. Fu scandaloso mostrare le basi della filosofia sadomasochista al cinema e così si bloccò l'uscita della pellicola, che fu riproposta sul grande schermo solo sei anni più tardi, quando la censura italiana venne battuta dal risveglio delle voglie del pubblico italiano, con un nuovo titolo Le malizie di Venere.

Il merlo maschio e la posa a violoncello
Nel 1971, si mise letteralmente a nudo e raggiunse una certa popolarità recitando in Il merlo maschio di Pasquale Festa Campanile. Il film, prodotto da Silvio Clementelli, aveva come protagonista femminile proprio lei, mentre nel ruolo di protagonista maschile c'era la caldeggiante presenza di Lando Buzzanca. Clementelli diede fiducia alle potenzialità erotiche della Antonelli e venne ripagato con un discreto successo, che poi crebbe con il tempo, principalmente grazie alla posa nuda a mo' di violoncello che l'attrice aveva in una scena.

Il grande successo in Malizia
Poi, nel 1973, arrivò la conferma. Laura Antonelli diventò Malizia. All'inizio, nessun produttore era interessato a realizzare la storia di una cameriera dalla mistica sessualità in reggicalze, che viene sedotta da un ragazzino di una provincia in calore. Era un'idea troppo vecchia. Ma Samperi ci credeva e, con l'aiuto di Clementelli, individuò nella Antonelli la chiave di tutto, l'attrice giusta.
Contornata da un cast di grandi interpreti (Angela Luce, Turi Ferro, Lilla Brignone, Pino Caruso), la Antonelli rappresentava un volto piuttosto nuovo per il pubblico italiano, fu quindi perfetta per collocarsi all'interno del panorama cinematografico sotto la maschera di Angela La Barbera. Samperi ebbe anche l'intelligenza e il gusto di affiancarle un altro debuttante, il suo vicino di casa diciasettenne, Alessandro Momo, nel ruolo di Nino, l'adolescente turbato e alle prese con le calure della pubertà, che viene coinvolto in un sfibrante jeu de massacre érotique e malizie della piacente domestica tuttofare.
Il pubblico italiano, grazie a un passaparola sempre più ampio, affollò le sale. Il film ebbe un consenso clamoroso con oltre sei miliardi di incassi. Si innamorarono tutti della Antonelli che si mostrava in reggicalze dall'altro di una scala, che eseguiva un piccante spogliarello spiata da un lucernario, che faceva cadere a terra le mutandine durante una pausa pranzo o che si aggirava completamente nuda nell'appartamento. Cuciva, alzava la gonna per l'afa siciliana, sorrideva. Tutto fotografata dai filtri ambrati e rosa pallido di Vittorio Storaro e, qualche volta, accompagnata dalle musiche di Fred Bongusto. Sui manifesti, apparve "appetibilmente" seduta sul letto, occupata ad armeggiare con le calze velate nere, ma fu quasi pudica e timida quando, nella realtà, le venne consegnato il Premio Speciale della Giuria del David di Donatello per la sua interpretazione, felice del fatto che Malizia era stato scelto per rappresentare l'Italia al XXIII Festival del cinema di Berlino. Stessa timidezza che ebbe anche quando strinse per le mani il Nastro d'Argento come miglior attrice protagonista.

I film d'autore
Entrò così a far parte del gruppo definito dalla critica dell'epoca "le bellissime quattro". Quattro attrici di origine dalmato-istriane che lavorarono nel nostro paese riscuotendo un enorme successo: Alida Valli, Sylva Koscina e Femi Benussi. Con un cachet che toccò i 100 milioni di lire a film, Laura Antonelli venne promossa ai film d'autore. Recitò per Claude Chabrol in Trappola per un lupo e sul set, conobbe il grande amore della sua vita Jean-Paul Belmondo, del quale rimarrà per lungo tempo compagna. Lavorò per Dino Risi in Sessomatto, per Luigi Comencini in Mio Dio, come sono caduta in basso!, ritornò con Samperi per Peccato veniale, ed ebbe un nudo integrale della durata di sette minuti in Divina creatura di Giuseppe Patroni Griffi. A queste pellicole, si aggiunsero titoli come L'innocente (1977) di Luchino Visconti, Gran bollito (1977) di Mauro Bolognini, Passione d'amore(1981) di Ettore Scola, guadagnandosi un David di Donatello come miglior attrice non protagonista. Diventò anche un'ottima compagna di lavoro per il non facile Alberto Sordi. Lui voleva un'attrice "bbbona" e Tonino Cervi la inserì nel cast di Malato immaginario e L'Avaro. Intanto, continuò a girare pellicole legate al filone erotico come Casta e pura (1981), con un giovane Massimo Ranieri e diretta ancora una volta da Samperi.

Le pellicole comiche
Negli Anni Ottanta, esplorò il suo lato comico con pellicole come Grandi magazzini di Castellano e Pipolo, Viuuulentemente mia di Carlo Vanzina. Poi tornò al sesso con La Venexiana (1985), film erotico in costume con Monica Guerritore e Jason Connery.

Il successo nel piccolo schermo
Non fu immune al fascino della televisione. Incontrò, infatti, un nuovo successo con le miniserie Gli indifferenti (1988) di Mauro Bolognini e Disperatamente Giulia (1989) di Enrico Maria Salerno.

Il processo per detenzione di stupefacenti
Purtroppo, negli Anni Novanta, arrivò il declino, inizialmente portato dallo scandalo. La notte del 27 aprile 1991, l'attrice venne arrestata dai Carabinieri e reclusa per qualche giorno in una casa circondariale di Rebibbia per detenzione di stupefacenti. 36 grammi di cocaina vengono trovati nella sua villa di Cerveteri. Dopo il processo, venne condannata in primo grado a tre anni e sei mesi per spaccio di stupefacenti. Dopo ulteriori indagini, nel 2000, venne assolta dalla Corte d'appello di Roma, che la riconobbe consumatrice abituale di cocaina, ma non spacciatrice, fino a proscioglierla totalmente dalle accuse formulate nei suoi confronti e sancendo la non punibilità dell'attrice per i reati a lei ascritti.

Il ritorno al cinema con Malizia 2000
Ma fu una vittoria tardiva. Lei tentò di rimanere a galla, chiese aiuto a Samperi e a Clementelli che pensarono di farla rinascere dalle ceneri proprio lì dove l'attrice era venuta, con Malizia. Nel 1991, la dirisse in una sorta di sequel, Malizia 2000, che però fu un flop. Il pubblico non era più quello di una volta. Era abituato a ben altro, ormai. Gli ingredienti di una volta non servivano più. La provocazione era altra, il sapore del peccato pure.

Il processo contro Samperi, Clementelli e il chirurgo estetico
In più, sentendosi troppo vecchia, non più bella, durante la lavorazione del film, si sottopose a delle iniezioni di collagene al viso, che però ebbero l'effetto di deturpare i suoi lineamenti. Partì una causa civile dell'attrice contro il chirurgo estetico, Salvatore Samperi e Clementelli. Lei li accusò di averla costretta a sottoporsi a un trattamento-antirughe e pretese un risarcimento di trenta miliardi di lire. Dopo tredici anni, sulla base di una grande indagine, il Tribunale di Roma respinse la maxi richiesta di risarcimento e sentenziò che le alterazioni dermatologiche furono una reazione allergica appartenente all'edema di Quincke e che nulla avevano a che vedere con il trattamento estetico. Tutti gli accusati furono così scagionati.

Il processo per danni alla salute e all'immagine
La Antonelli, a questo punto, si sentì stanca. Aveva sofferto molto. Era debilitata nel fisico e nella psiche. Con una fortissima depressione cronica, venne ricoverata sporadicamente al centro d'igiene mentale di Civitavecchia. I legali dell'attrice, viste le ripercussioni del processo per droga e l'eccessiva lentezza del processo per i trattamenti estetici dermatologici, avanzarono una nuova causa, citando in giudizio il Ministero di Grazie e Giustizia, chiedendo un risarcimento da parte dello Stato italiano. Nel 2003, al termine del processo di primo grado, alla Antonelli vennero riconosciuti diecimila euro di risarcimento. Una somma che non era assolutamente adeguata a una vita artistica rovinata. Così i legali si appellarono alla Corte Suprema dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo e, dopo un lunghissimo iter processuale, per la Antonelli si riconobbe un risarcimento di 108 000 euro, più interessi, per danni alla salute e all'immagine, patiti in ben più di nove anni.

La vita ritirata
Ormai non più interessata al cinema, la Antonelli continuò la sua vita ritirata, avvicinandosi alla religione cattolica e felice di una visita di qualche amico ed ex collega, come Lino Banfi. L'attore, infatti, preoccupato per lo stato di salute dell'amica chiese per lei al Governo, l'applicazione del vitalizio, secondo la legge Bacchelli. Ma la Antonelli, pur ringraziando Lino Banfi per la proposta, dichiarò tramite i suoi legali, di non voler ricevere nulla, perché non più interessata alla vita terrena, e che preferì essere dimenticata.

La canzone "Laura"
Il cantante Simone Cristicchi, come tanti giovani della sua generazione, innamorato di lei e stimandola artisticamente, le dedicò una canzone "Laura", all'interno della quale denuncia il trattamento subito dall'attrice ("Laura pazza, Laura ingenua, Laura povera drogata, Laura fragile, sensibile, alla gogna trascinata, Laura aspetta la sentenza crocifissa sul giornale, condannata per dieci anni ad impazzire"), ma ne racconta anche lo splendore ("Cara Laura, questa sera, vorrei darti una carezza, ma mi batte forte il cuore, se ripenso alla bellezza che fermava gli orologi, congelava ogni secondo, che davanti alla tua grazia si inchinava tutto il mondo") l'esigenza della solitudine e d'oblio ("Mentre scorrono veloci i titoli di coda non è ancora troppo tardi per riavere la tua vita, ora che cammini libera e ti perdi tra la gente, con il nome di una donna come tante").

La morte

Il 22 giugno 2015, all'età di 73 anni, venne trovata defunta dalla sua badante nella sua abitazione di Ladispoli. Si spense così la donna che Samperi definì "l'angelo, una faccia da Madonna, un corpo da mamma, tutto quello che nell'immaginario maschil si fa mistero".

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