Jack Nicholson (John Joseph Nicholson) è un attore statunitense, regista, produttore, scrittore, è nato il 22 aprile 1937 a Neptune City, New Jersey (USA). Jack Nicholson ha oggi 88 anni ed è del segno zodiacale Toro.
John Joseph Nicholson è nato a Neptune nel New Jersey nel 1937. Il piccolo Jack viene cresciuto soprattutto dalla nonna Ethel, ma la vera storia sulla sua infanzia esce fuori solo nel 1974, quando un giornalista del 'Time' conduce le ricerche per scrivere un articolo sulla sua vita e scopre delle verità sconosciute anche all'attore stesso. Nicholson era infatti convinto di essere stato allevato dalla madre Ethel e dalle due sorelle maggiori June e Lorraine, ma in realtà Ethel è sua nonna mentre la madre è June, rimasta incinta a soli 16 anni e abbandonata dal compagno John, un alcolizzato di origine irlandese, poco dopo la nascita del piccolo Jack. La sua infanzia trascorre comunque serena, finché a 17 anni si ritrova a Los Angeles, stimolato dalla zia Lorraine che lo convince a guadagnarsi da vivere, e viene impiegato nel reparto cartoon della MGM.
Al seguito di un suo amico si iscrive al corso di arte drammatica di Jeff Corey e il suo insegnante è Martin Landau: qui fa amicizia con Roger Corman, Monte Hellman e Dennis Hopper, tutti impegnati nella ricerca di nuove strade per un cinema indipendente.
In quegli anni si sposa con l'attrice Sandra Knight (dalla quale divorzia molto presto) e inizia a far uso di droghe, soprattutto marijuana e LSD. E' proprio con Corman che fa il suo esordio sul grande schermo in alcuni 'B movies' horror e thriller come La piccola bottega degli orrori (1960) e La vergine di cera (1963) con Boris Karloff. Nella metà degli anni '60 lavora anche con Hellman e con lui fa le prime esperienze come sceneggiatore (Le colline blu e La sparatoria, 1966).
Le esperienze accumulate nel corso di questi anni e nei film successivi gli permettono di affrontare con successo l'interpretazione dell'avvocato alcolizzato George Hanson nel cult-movie della beat-generation Easy Rider (1969) di Dennis Hopper, film manifesto che gli permette di ottenere una nomination all'Oscar come miglior attore non protagonista. A quel punto la sua carriera arriva ad una svolta e inizia a lavorare con i migliori registi in circolazione come Rafelson, Antonioni, Polanski, Forman, Huston e Burton, ricevendo altre 10 nomination all'Oscar e riuscendo a portare a casa l'ambita statuetta per tre volte con Qualcuno volò sul nido del cuculo, Voglia di tenerezza e il più recente Qualcosa è cambiato. Saranno però un film e un regista a marcarlo in modo indelebile: Shining di Stanley Kubrick. La maschera di Jack Torrance impegnato ad inseguire per ucciderli i propri cari e i propri fantasmi gli resterà sul volto, tanto da portarlo a riproporre periodicamente ruoli da psicopatico ma anche da spingerlo a tentare con pervicacia di emergere nella commedia caustica (Heartburn-Affari di cuore) o venata di malinconia come nel caso di Qualcosa è cambiato.
Nel 1971 prova anche a cimentarsi con la macchina da presa e dirige Yellow 33 seguito da Verso il sud (1978) e Il grande inganno (1990).
Nel 2003 riceve la sua dodicesima candidatura agli Academy Awards grazie all'interpretazione di A proposito di Schmidt (2002, di Alexander Payne) che gli è valso anche il Golden Globe come miglior protagonista di un film drammatico.
Anche la sua vita privata è molto movimentata: sebbene abbia avuto una sola moglie, l'attrice Sandra Knight (1961-1966, una figlia, Jennifer) conosciuta sul set de La vergine di cera, ha avuto molte relazioni tra cui le più note sono quella con la cantante del gruppo Mamas and Papas, Michelle Phillips, e quella durata diciassette anni con l'attrice Angelica Huston, terminata a causa della gravidanza di Rebecca Broussard, altra sua nota compagna, dalla quale ha avuto due figli, Lorraine nata nel 1990 e Raymond nato nel 1992.
Nicholson abita in una villa sulle colline di Hollywood e tra i suoi migliori amici ci sono gli attori Warren Beatty e Marlon Brando. Non ha mai negato la sua passione per le droghe (soprattutto marijuana e LSD) e negli anni '80 si è dichiarato a favore della campagna per la liberalizzazione della cocaina per uso personale. Altra sua grande passione è quella per i Los Angeles Lakers, la squadra di basket della quale non perde una partita da anni, al punto che le riprese dei film che interpreta non devono mai coincidere con il calendario dei Lakers.
John Joseph Nicholson è nato a Neptune nel New Jersey nel 1937. Il piccolo Jack viene cresciuto soprattutto dalla nonna Ethel, ma la vera storia sulla sua infanzia esce fuori solo nel 1974, quando un giornalista del 'Time' conduce le ricerche per scrivere un articolo sulla sua vita e scopre delle verità sconosciute anche all'attore stesso. Nicholson era infatti convinto di essere stato allevato dalla madre Ethel e dalle due sorelle maggiori June e Lorraine, ma in realtà Ethel è sua nonna mentre la madre è June, rimasta incinta a soli 16 anni e abbandonata dal compagno John, un alcolizzato di origine irlandese, poco dopo la nascita del piccolo Jack. La sua infanzia trascorre comunque serena, finché a 17 anni si ritrova a Los Angeles, stimolato dalla zia Lorraine che lo convince a guadagnarsi da vivere, e viene impiegato nel reparto cartoon della MGM.
Al seguito di un suo amico si iscrive al corso di arte drammatica di Jeff Corey e il suo insegnante è Martin Landau: qui fa amicizia con Roger Corman, Monte Hellman e Dennis Hopper, tutti impegnati nella ricerca di nuove strade per un cinema indipendente.
In quegli anni si sposa con l'attrice Sandra Knight (dalla quale divorzia molto presto) e inizia a far uso di droghe, soprattutto marijuana e LSD. E' proprio con Corman che fa il suo esordio sul grande schermo in alcuni 'B movies' horror e thriller come La piccola bottega degli orrori (1960) e La vergine di cera (1963) con Boris Karloff. Nella metà degli anni '60 lavora anche con Hellman e con lui fa le prime esperienze come sceneggiatore (Le colline blu e La sparatoria, 1966).
Le esperienze accumulate nel corso di questi anni e nei film successivi gli permettono di affrontare con successo l'interpretazione dell'avvocato alcolizzato George Hanson nel cult-movie della beat-generation Easy Rider (1969) di Dennis Hopper, film manifesto che gli permette di ottenere una nomination all'Oscar come miglior attore non protagonista. A quel punto la sua carriera arriva ad una svolta e inizia a lavorare con i migliori registi in circolazione come Rafelson, Antonioni, Polanski, Forman, Huston e Burton, ricevendo altre 10 nomination all'Oscar e riuscendo a portare a casa l'ambita statuetta per tre volte con Qualcuno volò sul nido del cuculo, Voglia di tenerezza e il più recente Qualcosa è cambiato. Saranno però un film e un regista a marcarlo in modo indelebile: Shining di Stanley Kubrick. La maschera di Jack Torrance impegnato ad inseguire per ucciderli i propri cari e i propri fantasmi gli resterà sul volto, tanto da portarlo a riproporre periodicamente ruoli da psicopatico ma anche da spingerlo a tentare con pervicacia di emergere nella commedia caustica (Heartburn-Affari di cuore) o venata di malinconia come nel caso di Qualcosa è cambiato.
Nel 1971 prova anche a cimentarsi con la macchina da presa e dirige Yellow 33 seguito da Verso il sud (1978) e Il grande inganno (1990).
Nel 2003 riceve la sua dodicesima candidatura agli Academy Awards grazie all'interpretazione di A proposito di Schmidt (2002, di Alexander Payne) che gli è valso anche il Golden Globe come miglior protagonista di un film drammatico.
Anche la sua vita privata è molto movimentata: sebbene abbia avuto una sola moglie, l'attrice Sandra Knight (1961-1966, una figlia, Jennifer) conosciuta sul set de La vergine di cera, ha avuto molte relazioni tra cui le più note sono quella con la cantante del gruppo Mamas and Papas, Michelle Phillips, e quella durata diciassette anni con l'attrice Angelica Huston, terminata a causa della gravidanza di Rebecca Broussard, altra sua nota compagna, dalla quale ha avuto due figli, Lorraine nata nel 1990 e Raymond nato nel 1992.
Nicholson abita in una villa sulle colline di Hollywood e tra i suoi migliori amici ci sono gli attori Warren Beatty e Marlon Brando. Non ha mai negato la sua passione per le droghe (soprattutto marijuana e LSD) e negli anni '80 si è dichiarato a favore della campagna per la liberalizzazione della cocaina per uso personale. Altra sua grande passione è quella per i Los Angeles Lakers, la squadra di basket della quale non perde una partita da anni, al punto che le riprese dei film che interpreta non devono mai coincidere con il calendario dei Lakers.
John Joseph Nicholson è nato a Neptune nel New Jersey nel 1937. Il piccolo Jack viene cresciuto soprattutto dalla nonna Ethel, ma la vera storia sulla sua infanzia esce fuori solo nel 1974, quando un giornalista del 'Time' conduce le ricerche per scrivere un articolo sulla sua vita e scopre delle verità sconosciute anche all'attore stesso. Nicholson era infatti convinto di essere stato allevato dalla madre Ethel e dalle due sorelle maggiori June e Lorraine, ma in realtà Ethel è sua nonna mentre la madre è June, rimasta incinta a soli 16 anni e abbandonata dal compagno John, un alcolizzato di origine irlandese, poco dopo la nascita del piccolo Jack. La sua infanzia trascorre comunque serena, finché a 17 anni si ritrova a Los Angeles, stimolato dalla zia Lorraine che lo convince a guadagnarsi da vivere, e viene impiegato nel reparto cartoon della MGM.
Al seguito di un suo amico si iscrive al corso di arte drammatica di Jeff Corey e il suo insegnante è Martin Landau: qui fa amicizia con Roger Corman, Monte Hellman e Dennis Hopper, tutti impegnati nella ricerca di nuove strade per un cinema indipendente.
In quegli anni si sposa con l'attrice Sandra Knight (dalla quale divorzia molto presto) e inizia a far uso di droghe, soprattutto marijuana e LSD. E' proprio con Corman che fa il suo esordio sul grande schermo in alcuni 'B movies' horror e thriller come La piccola bottega degli orrori (1960) e La vergine di cera (1963) con Boris Karloff. Nella metà degli anni '60 lavora anche con Hellman e con lui fa le prime esperienze come sceneggiatore (Le colline blu e La sparatoria, 1966).
Le esperienze accumulate nel corso di questi anni e nei film successivi gli permettono di affrontare con successo l'interpretazione dell'avvocato alcolizzato George Hanson nel cult-movie della beat-generation Easy Rider (1969) di Dennis Hopper, film manifesto che gli permette di ottenere una nomination all'Oscar come miglior attore non protagonista. A quel punto la sua carriera arriva ad una svolta e inizia a lavorare con i migliori registi in circolazione come Rafelson, Antonioni, Polanski, Forman, Huston e Burton, ricevendo altre 10 nomination all'Oscar e riuscendo a portare a casa l'ambita statuetta per tre volte con Qualcuno volò sul nido del cuculo, Voglia di tenerezza e il più recente Qualcosa è cambiato. Saranno però un film e un regista a marcarlo in modo indelebile: Shining di Stanley Kubrick. La maschera di Jack Torrance impegnato ad inseguire per ucciderli i propri cari e i propri fantasmi gli resterà sul volto, tanto da portarlo a riproporre periodicamente ruoli da psicopatico ma anche da spingerlo a tentare con pervicacia di emergere nella commedia caustica (Heartburn-Affari di cuore) o venata di malinconia come nel caso di Qualcosa è cambiato.
Nel 1971 prova anche a cimentarsi con la macchina da presa e dirige Yellow 33 seguito da Verso il sud (1978) e Il grande inganno (1990).
Nel 2003 riceve la sua dodicesima candidatura agli Academy Awards grazie all'interpretazione di A proposito di Schmidt (2002, di Alexander Payne) che gli è valso anche il Golden Globe come miglior protagonista di un film drammatico.
Anche la sua vita privata è molto movimentata: sebbene abbia avuto una sola moglie, l'attrice Sandra Knight (1961-1966, una figlia, Jennifer) conosciuta sul set de La vergine di cera, ha avuto molte relazioni tra cui le più note sono quella con la cantante del gruppo Mamas and Papas, Michelle Phillips, e quella durata diciassette anni con l'attrice Angelica Huston, terminata a causa della gravidanza di Rebecca Broussard, altra sua nota compagna, dalla quale ha avuto due figli, Lorraine nata nel 1990 e Raymond nato nel 1992.
Nicholson abita in una villa sulle colline di Hollywood e tra i suoi migliori amici ci sono gli attori Warren Beatty e Marlon Brando. Non ha mai negato la sua passione per le droghe (soprattutto marijuana e LSD) e negli anni '80 si è dichiarato a favore della campagna per la liberalizzazione della cocaina per uso personale. Altra sua grande passione è quella per i Los Angeles Lakers, la squadra di basket della quale non perde una partita da anni, al punto che le riprese dei film che interpreta non devono mai coincidere con il calendario dei Lakers.
John Joseph Nicholson è nato a Neptune nel New Jersey nel 1937. Il piccolo Jack viene cresciuto soprattutto dalla nonna Ethel, ma la vera storia sulla sua infanzia esce fuori solo nel 1974, quando un giornalista del 'Time' conduce le ricerche per scrivere un articolo sulla sua vita e scopre delle verità sconosciute anche all'attore stesso. Nicholson era infatti convinto di essere stato allevato dalla madre Ethel e dalle due sorelle maggiori June e Lorraine, ma in realtà Ethel è sua nonna mentre la madre è June, rimasta incinta a soli 16 anni e abbandonata dal compagno John, un alcolizzato di origine irlandese, poco dopo la nascita del piccolo Jack. La sua infanzia trascorre comunque serena, finché a 17 anni si ritrova a Los Angeles, stimolato dalla zia Lorraine che lo convince a guadagnarsi da vivere, e viene impiegato nel reparto cartoon della MGM.
Al seguito di un suo amico si iscrive al corso di arte drammatica di Jeff Corey e il suo insegnante è Martin Landau: qui fa amicizia con Roger Corman, Monte Hellman e Dennis Hopper, tutti impegnati nella ricerca di nuove strade per un cinema indipendente.
In quegli anni si sposa con l'attrice Sandra Knight (dalla quale divorzia molto presto) e inizia a far uso di droghe, soprattutto marijuana e LSD. E' proprio con Corman che fa il suo esordio sul grande schermo in alcuni 'B movies' horror e thriller come La piccola bottega degli orrori (1960) e La vergine di cera (1963) con Boris Karloff. Nella metà degli anni '60 lavora anche con Hellman e con lui fa le prime esperienze come sceneggiatore (Le colline blu e La sparatoria, 1966).
Le esperienze accumulate nel corso di questi anni e nei film successivi gli permettono di affrontare con successo l'interpretazione dell'avvocato alcolizzato George Hanson nel cult-movie della beat-generation Easy Rider (1969) di Dennis Hopper, film manifesto che gli permette di ottenere una nomination all'Oscar come miglior attore non protagonista. A quel punto la sua carriera arriva ad una svolta e inizia a lavorare con i migliori registi in circolazione come Rafelson, Antonioni, Polanski, Forman, Huston e Burton, ricevendo altre 10 nomination all'Oscar e riuscendo a portare a casa l'ambita statuetta per tre volte con Qualcuno volò sul nido del cuculo, Voglia di tenerezza e il più recente Qualcosa è cambiato. Saranno però un film e un regista a marcarlo in modo indelebile: Shining di Stanley Kubrick. La maschera di Jack Torrance impegnato ad inseguire per ucciderli i propri cari e i propri fantasmi gli resterà sul volto, tanto da portarlo a riproporre periodicamente ruoli da psicopatico ma anche da spingerlo a tentare con pervicacia di emergere nella commedia caustica (Heartburn-Affari di cuore) o venata di malinconia come nel caso di Qualcosa è cambiato.
Nel 1971 prova anche a cimentarsi con la macchina da presa e dirige Yellow 33 seguito da Verso il sud (1978) e Il grande inganno (1990).
Nel 2003 riceve la sua dodicesima candidatura agli Academy Awards grazie all'interpretazione di A proposito di Schmidt (2002, di Alexander Payne) che gli è valso anche il Golden Globe come miglior protagonista di un film drammatico.
Anche la sua vita privata è molto movimentata: sebbene abbia avuto una sola moglie, l'attrice Sandra Knight (1961-1966, una figlia, Jennifer) conosciuta sul set de La vergine di cera, ha avuto molte relazioni tra cui le più note sono quella con la cantante del gruppo Mamas and Papas, Michelle Phillips, e quella durata diciassette anni con l'attrice Angelica Huston, terminata a causa della gravidanza di Rebecca Broussard, altra sua nota compagna, dalla quale ha avuto due figli, Lorraine nata nel 1990 e Raymond nato nel 1992.
Nicholson abita in una villa sulle colline di Hollywood e tra i suoi migliori amici ci sono gli attori Warren Beatty e Marlon Brando. Non ha mai negato la sua passione per le droghe (soprattutto marijuana e LSD) e negli anni '80 si è dichiarato a favore della campagna per la liberalizzazione della cocaina per uso personale. Altra sua grande passione è quella per i Los Angeles Lakers, la squadra di basket della quale non perde una partita da anni, al punto che le riprese dei film che interpreta non devono mai coincidere con il calendario dei Lakers.
Ha alle spalle quasi 40 anni di cinema, il protagonista di film che hanno segnato più di una generazione: Easy Rider, Conoscenza carnale, Qualcuno volò sul nido del cuculo, A proposito di Schmidt. 40 anni nel corso dei quali Jack Nicholson ha saputo essere il bad boy di Hollywood e anche uno dei suoi più apprezzati protagonisti. È arrivato a raccogliere 12 nomination (un record) e tre Oscar. E un livello di popolarità che gli ha creato un problema: con le sue sopracciglia diaboliche e quel ghigno che esprime gioia di vivere ma anche un lato oscuro, come gli occhiali che non abbandona mai, il volto di Nicholson è diventato così familiare che quando lo si vede un’altra volta sullo schermo è impossibile non fare confusione, non mischiare i suoi nuovi personaggi con quelli di altri suoi film o con frammenti della sua vita reale. «Non ho bisogno di scrivere le mie memorie», riconosce l’attore: «I miei film sono una lunga autobiografia». Una saga che prende un’altra imprevedibile svolta con Something’s Gotta Give.
I suoi coetanei e tanti colleghi più giovani si illudono di scacciare l’orologio della vita con lifting e liposuzioni. L’attore-simbolo della cultura tutta sesso, ribellione e psichedelici degli anni ‘60 sembra avere accettato e abbracciato l’inevitabile passare del tempo, esibendo orgogliosamente sullo schermo le sue rughe e il passo diventato un po’ malfermo per la delizia di milioni di sconosciuti. Non è che vive solo e dimenticato né ha motivi per essere arrabbiato. La sua villa su a Mulholland Drive, accanto a quella di Marlon Brando, è un continuo viavai di amici, di ex e di figli avuti da vari matrimoni, Ma c’è della mestizia e della rabbia, non solo nei suoi film: anche nella vita reale.
«Ogni tanto scoppio», ammette. Quando ci ripenso è ridicolo, ma mi è successo anche sul set di Something’s Gotta Give». Una commedia, questa volta, nella quale Nicholson è un executive del mondo della musica con un cronico bisogno di donne. Donne che hanno perlomeno la metà dei suoi anni. «Sono talmente bello che dovrebbe essere illegale», dice alla Sua ultima conquista (Amanda Peet) che si spoglia per lui. Lei lo ha portato per un week-end dalla madre (Diane Keaton), una scrittrice iperattiva che vive in una villa agli Hampton, luogo di week-end dell’intellighenzia ricca di New York. Una casa disegnata e arredata da sembrare uscita dalle pagine di una rivista patinata di architettura. Nicholson ignora la madre invadente e quando per errore se la ritrova davanti così come mamma l’ha fatta, con aria un po’ schifata esclama: «Non avevo mai visto prima una donna della tua età tutta nuda».
Ma poi ha un attacco di cuore, e l’inveterato playboy diventa un fragile vecchietto in pigiama. Scopre con sua stessa sorpresa che il suo cuore ha un altro problema. «Vedere Jack e Diane assieme, ritrovare sullo schermo questa coppia di cui sappiamo quasi tutto è irresistibile», sostiene Nancy Meyers, la regista: «Sono i classici personaggi che ne hanno vissute di tutti i colori e che sanno esattamente che cosa riserva loro il futuro. O che credono di saperlo, sino al giorno in cui si innamorano».
Nella vita vera Nicholson continua a collezionare amori, Picasso, Matisse, premi alla carriera e ruoli che riflettono la sua età più che matura. Ma se il suo corpo è un po’ stanco, la sua anima ribelle continua a pulsare come prima. Le ultime scene del film della Meyers sono state a girate a Parigi, nel mezzo degli scioperi che l’estate scorsa hanno paralizzato la capitale. E che cosa ha fatto il vecchio Jack quando ha sentito un corteo che si avvicinava al set? Ha strappato un megafono e si è messo a strillare: “La lutte continue”. Se poi gli si domanda qual è il suo consiglio per quelli che vengono dopo di lui, risponde come Rip Torn, l’avvocato di Easy Rider che scopre la libertà sul sellino di una Harley: «Cercare sempre la strada di minor resistenza. Per il resto non ho molti consigli da offrire»..
Da L’Espresso, 20 novembre 2003




