Un'opera che intreccia cinema civile e tensione narrativa, portando sullo schermo una storia capace di interrogare lo spettatore senza offrire risposte semplici. Espandi ▽
Sara e Adam, una coppia proveniente dalla Siria, attraversano il Belgio muovendosi tra i campi dei rifugiati con l'obiettivo di attraversare il confine e sbarcare nel Regno Unito. Con loro c'è la figlioletta Clara, di due anni. Dopo essersi affidati a dei trafficanti, salgono su un furgone pieno di altri migranti per un trasporto notturno in autostrada. Una pattuglia si mette all'inseguimento. Il poliziotto Redouane spara un colpo che provocherà una tragedia.
Direttamente dalle pagine più nere della cronaca migratoria recente, il secondo lungometraggio di finzione di Marta Bergman ci riporta al 2018 e a una storia che fece scalpore in Belgio, come punto d'incontro tra i temi sempre critici dell'accoglienza ai rifugiati e della violenza poliziesca.
Bergman la mette in scena senza fronzoli, con una certa efficienza stilistica che arriva rapidamente al lungo inseguimento notturno e costruisce una sequenza centrale ricca di tensione.