Il corpo come luogo e rappresentazione del potere, strumento di fascinazione e identità. Da martedì 12 maggio al cinema.
di Raffaella Giancristofaro
Raccontare il Novecento e il suo rapporto con il corpo, attraverso la filosofia, la storia e le arti, in centoventi minuti. Questo il grandioso obiettivo di Corpi mutanti, documentario ibrido, e oscillante tra didattica e storia dell'estetica, di Walter Bencini (prolifico documentarista, fotografo, montatore, sceneggiatore, molto attivo su profili di personaggi e comunità locali, come Gli ultimi butteri o I cavalieri della laguna, come pure di L'ultimo uomo che dipinse il cinema sull'illustratore Renato Casaro).
Il corpo come luogo e rappresentazione del potere, strumento di fascinazione e identità, lungo il secolo che maggiormente è stato attraversato da correnti di pensiero e pratiche artistiche.
Il percorso tende a evidenziare come i cambiamenti sociopolitici, a partire dall'affermazione del nazionalismo europeo, abbiano inciso progressivamente sulla dimensione privata e quindi anche sulla cura del corpo - riscoperto, adorato, politicizzato, curato, esposto - e della sua immagine.