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Cesare Zavattini

Cesare Zavattini è un attore italiano, regista, scrittore, sceneggiatore, co-sceneggiatore, musicista, è nato il 20 settembre 1902 a Luzzara (Italia) ed è morto il 13 ottobre 1989 all'età di 87 anni a Roma (Italia).
Nel 1982 ha ricevuto il premio speciale al David di Donatello. Dal 1949 al 1982 Cesare Zavattini ha vinto 7 premi: David di Donatello (1982), Nastri d'Argento (1949, 1950, 1951, 1957).

Verso gli anni '30 iniziò una intensa attività di scrittore e giomalista, dirigendo anche il periodico «Cinema illustrazione», e scrivendo alcuni libri d'un umorismo leggero e un poco surrealistico, quali "Parliamo tanto di me", "I poveri sono matti" e altri, che lo imposero all'attenzione della critica e del pubblico come uno dei più originali umoristi italiani di quegli anni. Nel cinema cominciò a lavorare, come soggettista e sceneggiatore, nel 1935, esordendo con Darò un milione (Mario Camerini) e proseguendo con altri film d'un certo interesse. Ma l'affermazione piena e sintomatica d'un vero e genuino temperamento di sceneggiatore si ebbe solo alcuni anni dopo, nel 1942 con Quattro passi tra le nuvole (Alessandro Blasetti) e nel 1943 con I bambini ci guardano (Vittorio De Sica), che già preludono al neorealismo. L'incontro con Vittorio De Sica condizionerà tutta la successiva attività cinematografica di Zavattini che, a partire dal 1945, andrà imponendosi come il propugnatore e il teorico di un cinema antiromanzesco, cronachistico, quotidiano, tutto intento a cogliere l'uomo nei momenti più intimi e rivelatori della sua esistenza. Esemplari sono, in questa direzione, Sciuscià( (1946), Ladri di biciclette (1948) e, soprattutto, Umberto D (1952), tutti diretti da Vittorio De Sica, sempre più depurati di ogni elemento falsamente drammatico per giungere alla contemplazione critica di una determinata condizione umana. Oltre ai limiti concessi dalla pur necessaria costruzione spettacolare del film, egli cercherà di andare con una serie di film-inchiesta realizzati da diversi registi su temi appositamente scelti: Amore in città (1953) in cui volle giungere al diretto contatto con la realtà nel suo farsi nell'episodio Storia di Caterina (Francesco Maselli); Siamo donne , Le italiane e l'amore (1961), I misteri di Roma (1963), in cui portò, con risultati discutibili, alle estreme conseguenze la sua poetica del «pedinamento». Accanto alla vena più propriamente «neorealistica» della sua opera è sempre stata presente tuttavia anche la vena che potremmo definire «surrealistica», caratteristica delle sue prime prove di scrittore, che ha punteggiato la sua intera carriera di sceneggiatore con risultati notevoli, come in Miracolo a Milano (1951), o deludenti, come Il giudizio universale (1961), ambedue diretti da Vittorio De Sica. Tra le altre sue opere di rilievo, vanno almeno ricordate E primavera (1949, Renato Castellani), Bellissima (1951, Luchino Visconti), Prima comunione (1950, Alessandro Blasetti), Buongiorno, elefante! (1952, Gianni Franciolini) e Il tetto (1956, Vittorio De Sica), che può essere considerato il film che inizia il periodo involutivo della poetica zavattiniana e la crisi del neorealismo. In quest'ultimo decennio infatti sembra che i mezzi conoscitivi e rappresentativi elaborati dal neorealismo cinematografico nei primi anni del dopoguerra, ai quali egli portò il suo contributo si siano rivelati insufficienti nell'affrontare una realtà umana e sociale notevolmente modificatasi e arricchitasi con l'evoluzione della società italiana; sicché molte delle soluzioni artistiche che negli anni 1945-50 potevano apparire rivoluzionarie e culturalmente valide risultano oggi anacronistiche e insufficienti. In questa generale crisi di valori, l'opera zavattiniana ha risentito, più di altre, i contraccolpi ed ha mostrato le sue gravi lacune. Tuttavia per il grande apporto creativo che egli ha dato al cinema italiano del dopoguerra e all'affermazione del neorealismo e per il fervore di iniziative, soprattutto tra i giovani, che ha promosso, facilitato e influenzato, Zavattini recupera un posto di grande importanza nella storia del cinema, non solo italiano. Al suo nome rimane legato tutto un periodo, estremamente ricco di opere di valore e di fermenti culturali, che ha caratterizzato un largo settore della produzione cinematografica: il neorealismo.

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Drammatico, (Italia - 1953), 104 min.
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