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Sciuscià |
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Un film di Vittorio De Sica.
Con Franco Interlenghi, Rinaldo Smordoni, Maria Campi, Aniello Mele, Enrico Cigoli.
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Drammatico,
Ratings: Kids+16,
b/n
durata 92' min.
- Italia 1946.
MYMONETRO
Sciuscià
valutazione media:
4,60
su
18
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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Gli sciuscià sono i ragazzini lustrascarpe (dall'americano "shoe-shine" che significa, lustrare le scarpe). Si guadagnano qualche spicciolo sulle scar...
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Due giovanissimi sciuscià (da "shoe-shine", lustrare scarpe) napoletani sognano di comperare un cavallo bianco tutto per loro e, per averlo, s'invischiano in un "lavoretto" per adulti che li porta in un carcere minorile. Uno dei film del neorealismo italiano più conosciuti all'estero (Oscar speciale 1947 per "la qualità superlativa raggiunta in circostanze avverse"): la sua polemica sociale non parte da un dato ideologico, ma da un motivo umano. In chiave di elegia populista Zavattini e De Sica tornano al mondo dell'infanzia che avevano già esplorato con I bambini ci guardano (1943). Costato meno di un milione di lire, fu venduto per quattromila lire al distributore americano Ilya Lopert che ci guadagnò un milione di dollari. BN di Anchise Brizzi (1887-1964) ed Elio Paccara. Alla sceneggiatura contribuirono Sergio Amidei, Adolfo Franci e Cesare Giulio Viola. Prodotto dall'Alfa di Paolo W. Tamburella. Titolo inglese: Shoeshine. Uno dei 54 film prodotti in Italia nel 1946.
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premi nomination |
Premio Oscar 1 4 |
Nastri d'Argento 1 0 |
La povertà che genera delinquenza
venerdì 22 aprile 2011
di Luca Scialò
Siamo agli sgoccioli della fine della Seconda Guerra Mondiale e in una Roma frustrata dal disagio sociale, due ragazzini si guadagnano da vivere facendo gli Sciuscià (lustra scarpe). Sognano di comprarsi un cavallo ma con i soldi che guadagnano non ce la farebbero mai. Il fratello di uno dei due gli propone un piccolo colpo che però va male, e i due finiscono nel carcere minorile. Autentico tappeto dove nascondere la polvere, l'istituto penitenziario è un complesso utile continua » |
Sciuscià
mercoledì 30 dicembre 2009
di G. Romagna
Sciuscià è un capolavoro senza tempo, un film crudo e rivoluzionario per il messaggio che intendeva diffondere. Il senso di vicinanza che riesce a trasmettere verso questi poveri bambini, vittime oramai considerate irrecuperabili da una società terribilmente miope e perbenista, è di una forza insuperabile, la stessa che sarà poi ripresa tanto da Truffaut nel cinema con "I 400 colpi" -altra pietra miliare- quanto da Pasolini nella letteratura con "Ragazzi di vita" e "Una vita violenta", romanzi continua » |
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Un film magnifico sotto ogni punto di vista
lunedì 23 agosto 2010
di il cinefilo
TRAMA:Nell'Italia del dopoguerra due ragazzi,Pasquale e Giuseppe,si ritrovano a dover affrontare la brutalità del riformatorio a causa di una rapina in cui sono rimasti involontariamente complici...COMMENTO:Vittorio De Sica(il quale si rivolterebbe nella tomba se sapesse dei film sfornati attualmente dal figlio)firma un altro capolavoro della cinematografia neorealista nonchè il più famoso all'estero insieme a ladri di biciclette(di Vittorio De Sica)e Roma città continua » |
Lustrascarpe...
venerdì 10 settembre 2010
di chriss
Pasquale e Giuseppe, due discoli uniti da una profonda e sincera amicizia, hanno un sogno (che poi si realizzerà solo in parte): acquistare Bersagliere, un cavallo bianco che costa cinquanta mila lire e tanti altri sacrifici per mantenerlo. I difficili anni della guerra ed il contatto, 'corrotto con gli adulti', ha fatto si che crescessero troppo in fretta. Mancando proprio poco per arrivare a quella somma, decidono di darsi da fare per raggiungerla. I due ragazzi, continua » |
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| I bambini Franco Interlenghi e Rinaldo Smordoni e la cartomante Maria Campi | |
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A che servono [quelle carte]? Si legge l'avvenire. Allora a noi ci potrebbe dire che ci succederà domani? [...] Che c'entra, voi siete due ragazzini. Perché, i ragazzini non ce l'hanno un avvenire? |
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di Pietro Bianchi
Il film Sciuscià di Vittorio De Sica ripropone alla nostra attenzione il problema del cinema italiano. Parve a molti intellettuali, per il passato, che il binomio "Italia e cinematografo" fosse di quelli difficilmente risolvibili in sede artistica. Da una parte un vecchio paese, ben delineato nello spazio, nei ricordi, nelle stagioni. "Solo allora mi accorsi quanto è antica l'Italia, gremita di gente, invecchiata dal tempo", ha affermato Lawrence una volta per sempre. Dall'altra una nuova arte: meglio, una vecchia arte che si giova di mezzi espressivi moderni; aliena dalla luce, dalla chiarezza mediterranea, dai consueti valori plastici, cari alla tradizionale arte italiana. » |
di Gian Piero dell'Acqua
Pasquale e Giuseppe, due sciuscià finiti al riformatorio, vi trascorrono una vita penosa in attesa del processo. Prima sinceramente amici, nella miseria, ora a poco apoco si distaccano, finché l’uno fugge, e subisce l’aggressione dell’amico, risentito per la fuga messa in atto senza di lui, che ne provoca la morte. Insieme con i due classici di Rossellini (Roma città aperta e Paisà) , fu il film che procurò al neorealismo italiano un trionfo mondiale. Vi era già, in quest’opera, la nota amara e disperata che avrebbe trovato espressione perfetta in Umberto D. » |
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di Georges Sadoul
Due piccoli lustrascarpe (Rinaldo Smordoni, Franco Interlenghi) che sognano d'avere un cavallo bianco sono compromessi in un furto e chiusi in prigione. Riescono a evadere ma trovano la morte, insieme al loro cavallo. Sequenze celebri: la vita degli "sciuscià" nelle vie di Napoli; la coperta rubata e portata in casa d'una veggente dove arrivano dei banditi; l'arresto dei ragazzi; il loro interrogatorio; la separazione dei due amici; la mancanza d'umanità dei sorveglianti: la proiezione d'un film edificante; l'incendio; la fuga. » |
di Mario Gromo La Stampa
Sciuscià è il film più difficile che De Sica abbia finora affrontato. Vuole essere un film corale, il film degli «sciuscià», questi ragazzi e ragazzetti dediti a mille traffici ille citi sulla scia delle truppe d'occupazione. È come una diffusa «mafia» o «camorra» adolescente, talvolta ancora infantile, e con una virulenza da infezione. È certo, tuttavia, che anche fra quei ripieghi e quelle brutture albeggia talvolta il sorriso; De Sica lo ha quasi ignorato, quando ciò non accade a Ekk ne Il cammino verso la vita, il dramma dei «besprizorni», i figli di nessuno, una delle piaghe che funestavano la Russia subito dopo l'avvento del comunismo. » |
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