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mercoledì 15 luglio 2020

Articoli e news Fabio D'Innocenzo

Nome: Fabio Roberto D'Innocenzo
32 anni, 14 Luglio 1988 (Cancro), Roma (Italia)

Damiano e Fabio D'Innocenzo raccontano il loro esordio nel lungo, applaudito a Berlino, candidato ai Nastri d'Argento e dal 7 giugno al cinema.

La terra dell'abbastanza, la reticenza come meccanismo narrativo

La terra dell'abbastanza, la reticenza come meccanismo narrativo Il 14 luglio, giorno della Presa della Bastiglia, compiranno 30 anni, ma la loro rivoluzione è già cominciata. Damiano e Fabio D'Innocenzo, gemelli indistinguibili che parlano al plurale e rispondono a turno, hanno debuttato nel lungometraggio con La terra dell'abbastanza, storia di due ragazzi della periferia romana caduti nella ragnatela del crimine, senza aver mai girato prima neanche un corto, e sono stati immediatamente convocati dalla Berlinale per la sezione Panorama. Anche Matteo Garrone ha riconosciuto il loro talento e si è avvalso della collaborazione dei D'Innocenzo per la sceneggiatura di Dogman. La candidatura ai Nastri d'Argento come registi esordienti non è che la ciliegina sulla torta. Del resto tutta la squadra che ha lavorato a La terra dell'abbastanza ha per i fratelli parole di elogio: questi due millennial sanno "esattamente dove andare, qual è la via e quale il civico", come afferma Damiano, ma lo fanno con grande rigore e sobrietà, lavorando sulla semantica cinematografica in levare e in contrappunto. Potremmo definire il vostro lavoro "cinema della reticenza"?
Usiamo spesso la reticenza come meccanismo narrativo. Quando hai una storia che funziona l'importante è non complicarla, non raccontarla in maniera funambolica, evitando ogni spettacolarizzazione. Del resto è la storia a scegliere i suoi ingredienti, e il modo in cui deve essere raccontata. L'importante è non tradire lo spirito del racconto: non ci piace chi muove la cinepresa come se stesse giocando a pallone, per farsi dire "come sono bravo". Per noi è importante anche ciò che accade fuori campo: il cinema deve lasciare spazio alla possibilità di colmare, permettendo allo spettatore una visione attiva.

Perché vi chiamate Fratelli D'Innocenzo, senza specificare i vostri nomi propri?
Abbiamo pensato a un nome da officina meccanica, o da pastificio. Proveniamo da una famiglia umile - papà era pescatore, poi giardiniere - e siamo cresciuti fra Anzio, Nettuno e Lavinio, tutto pur di andare via da Tor Bella Monaca. Un nome così ci sembrava un omaggio alla nostra storia.


L'esordio solido e convincente dei fratelli D'Innocenzo racconta un'Italia ormai completamente abbandonata, ed è anche questa la ragione del suo successo. Al cinema.

La terra dell'abbastanza, una credibilità che fa paura

domenica 10 giugno 2018 - Roy Menarini da FOCUS

La terra dell'abbastanza, una credibilità che fa paura Le periferie, gli esclusi e la violenza della criminalità organizzata sembrano una piccola ossessione per il cinema italiano di questi anni. I personaggi di molti film, infatti, rappresentano figure che vivono situazioni di disagio e vengono quindi risucchiati in una situazione più grande di loro, dove il livello di sopruso e di disumanità diventa insostenibile per spalle troppo gracili. La terra dell'abbastanza, solido e convincente esordio dei fratelli D'Innocenzo, irrobustisce il filone. Quando si dice, di quest'opera, che non si tratta del solito film sulle periferie, ci si riferisce probabilmente all'insistenza con cui sono stati realizzati racconti di emarginazione sociale e con cui sono stati presi a paesaggio iconografico i luoghi anonimi e abbandonati dei centri urbani contemporanei, Roma in primis. Il dovere dello studioso, però, a differenza del critico, è quello di chiedersi se c'è una tendenza in atto e perché. La presenza di un sotto-genere è evidente, da Cuori puri a Fiore, da La ragazza del mondo a Fortunata, dai più indipendenti (Manuel) ai più conosciuti (Dogman). Ed è interessante notare come in molti dei casi elencati la critica, per elogiarli, abbia scritto di ciascuno che "no, non è il solito film sulle periferie e il disagio". Forse questa determinazione a identificare un modello stereotipato e, per diniego, distinguere il meglio non è la strada migliore per difendere il prodotto. Perché invece non pensare che questo cinema italiano (al di là dei sospetti su che cosa scelga di raccontare per avere ascolto nelle stanze ministeriali, sensibili alla dimensione pedagogica) abbia in fondo funzionato da sismografo dell'Italia contemporanea?

   
   
   


Favolacce

L'opera seconda dei fratelli D'Innocenzo
Data uscita: 15/06/2020
Regia di Fabio D'Innocenzo, Damiano D'Innocenzo. Genere Drammatico, produzione Italia, 2020.

Una favola nera che racconta senza filtri le dinamiche che legano i rapporti umani all'interno di una comunità di famiglie, in un mondo apparentemente normale dove la rabbia e la disperazione sono pronte ad esplodere.
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