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Dai social all'esordio alla regia con Sorry, Baby: Eva Victor è il profilo perfetto di artista contemporanea

La regista franco-americana combina ironia, sensibilità contemporanea e attenzione alle sfumature sociali, firmando un'opera più seria e profonda di quello che ambisce a essere. Dal 15 gennaio al cinema.
di Roberto Manassero

Sorry, Baby

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Eva Victor (32 anni) 11 febbraio 1994, Parigi (Francia) - Acquario. Interpreta Agnes nel film di Eva Victor Sorry, Baby.
venerdì 2 gennaio 2026 - Focus

Eva Victor, l’autrice di Sorry, Baby – uno dei film indie americani del 2025, presentato a inizio anno al Sundance e poi consacrato dal passaggio alla Quinzaine des cineastes di Cannes – è nata a Parigi, vive a Los Angeles e prima di esordire come regista, sceneggiatrice e interprete del suo film, è diventata famosa come autrice di video comici virali e collaboratrice della rivista «The New Yorker» e del sito di satira Reductress.

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Un profilo perfetto di artista contemporanea, espressione della cultura più progressista trasmessa dai social, della loro ironia e dei loro toni dissacranti.

In Sorry, Baby, Victor interpreta Agnes, una studentessa che ha subìto una molestia sessuale da parte del relatore di tesi (o forse qualcosa in più, ma l’evento drammatico del film rimane relegato nel fuoricampo e nelle ellissi degli andirivieni temporali della trama) ed è costretta a vivere con un peso invisibile che rende il suo sorriso più tirato.


In foto Eva Victor in una scena del film Sorry, Baby.

Prima dell’incidente, Agnes riunisce in sé tutti i luoghi comuni della studentessa newyorchese in era #metoo: vive con una compagna lesbica (Lydie, interpretata da Naomi Ackie), guarda con orrore una copia di Lolita, è idealista e un po’ petulante. Dopo, invece, da giovane docente la si vede difendere in un seminario il romanzo di Nabokov, offrendo agli studenti un altro punto di vista sulla rappresentazione della donna e del desiderio maschile, salvo essere stata nel frattempo costretta a spostare sul piano personale il tema della violenza…

Come ha sottolineato su «Variety» Peter Debruge, alla maniera di Manchester by the Sea, Sorry, Baby indaga il trauma e la sopravvivenza nella normalità e complessità del quotidiano. Senza che il «brutto evento», come lo definisce lei stessa, venga chiarito, Agnes si confronta con l’indifferenza delle istituzioni universitarie, con l’ostilità di una collega ambiziosa, con la superficialità dei medici, con la sorellanza dell’amica che le permette di portare in casa un gatto.

Contraddizioni e ambiguità si mescolano anche nella rappresentazione degli uomini, che sono predatori come il professore ma gentili come il vicino di casa Gavin (Lucas Hedges) o generosi come lo sconosciuto in strada interpretato da John Carroll Lynch. Lo spettro dello stereotipo, dunque, può mostrare anche figure che sono qualcosa in più di semplici macchiette…


In foto Eva Victor in una scena del film Sorry, Baby.

Diversamente da After the Hunt di Guadagnino, dove la violenza sessuale compiuta in un college universitario dà vita a uno scontro di potere tra docenti e studenti, in Sorry, Baby (la frase è quella abituale che Agnes si sente dire più o meno da tutti) mette l’accento sulla dimensione intima dell’esperienza, e ne confonde la percezione sia personale sia sociale privilegiando gli aspetti secondari e laterali della trama.

Prodotto dal regista di Moonlight Barry Jenkins, il film mitiga la rabbia nella grazia e trova conforto nell’ironia, diventando forse più serio di quello che ambisce a essere.

Se è troppo presto per dire che con Eva Victor sia nata una regista (come attrice invece ha un pochino in più d’esperienza, avendo partecipato a tre stagioni della serie Billions), è certo che ci si trovi di fronte a una personalità forte e delicata, capace di rendere più sfumato quello che il «Guardian» ha definito un «genere nascente» (quello, cioè, del dramma legato alla violenza sessuale). In Sorry, Baby, ha scritto Adrian Horton, «emerge la vera tragedia di cui un molestatore è responsabile: rivolgersi alla vittima intrecciando elogi e mancanza di rispetto così da eroderne l’autostima».


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