| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 105 minuti |
| Al cinema | 1 sala cinematografica |
| Regia di | Antonio Capuano |
| Attori | Teresa Saponangelo, Vinicio Marchioni, Andrea Migliucci, Marina Ferrara Gaia Bassi, Angela Tamburrino, Valeria Vaiano. |
| Uscita | giovedì 2 ottobre 2025 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Europictures |
| MYmonetro | 3,59 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 25 settembre 2025
Un intenso legal drama su una coppia separata che affronta una dolorosa battaglia giudiziale per la gestione del loro figlio. L'isola di Andrea è 46° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 1.389,00 e registrato 4.451 presenze.
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CONSIGLIATO SÌ
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Marta e Guido si sono separati. Era il 2005 quando si sono conosciuti. Lei aveva 29 anni, lui 34. La loro separazione è resa problematica dall'affidamento del figlio Andrea di 8 anni; entrambi, infatti, vorrebbero trascorrere più tempo con lui. Così si rivolgono al tribunale dei minorenni per richiedere una sentenza giudiziale che stabilisca in via definitiva quanti giorni il bambino debba passare con la madre e quanti con il padre. Il magistrato organizza così dei colloqui con tutti e due per approfondire chi è più adatto a stare con Andrea. Tra Marta e Guido si scatena così una sotterranea guerra psicologica che rivela le rispettive nevrosi e difetti nella gestione del figlio. Lui, a sua volta, mostra la sua ostilità durante questi incontri e vorrebbe stare da tutt'altra parte.
C'è un'incredibile altra giovinezza nel cinema italiano. Antonio Capuano (classe 1940) è pressocché coetaneo di Marco Bellocchio (nato nel 1939). Il loro cinema conferma di avere una vitalità incredibile.
Entrambi poi sono due cineasti che sanno raccontare come pochi la contemporaneità ed entrare nel cuore dei loro personaggi rivelandone le zone d'ombra. Anche se diversissimi, c'è però un'analogia che lega i due primi strepitosi episodi di Portobello di Bellocchio a L'isola di Andrea: la reazione soggettiva davanti a un'ingiustizia. Nella miniserie ci sono gli occhi smarriti di Enzo Tortora subito dopo l'arresto il 17 giugno 1983. Nel film di Capuano invece c'è lo sguardo sperduto e incattivito di Marta e Guido. La loro è una guerra di nervi, accesa ma più sottile di quella tra Michael Douglas e Kathleen Turner in La guerra dei Roses (ma anche tra Benedict Cumberbatch e Olivia Colman nella nuova versione, I Roses). Capuano racconta non solo le macerie di un amore finito ma anche tutti i mezzi che usano entrambi per cercare di passare più tempo con Andrea. Lo fa in modo credibile, sottolineando in più sedute con il magistrato i loro difetti: Marta che si dimentica che Andrea non ha le scarpe dopo essere tornati dal bagno, Guido che durante uno dei colloqui non si mette a fare il disegno da solo ma invece continua a dare suggerimenti al figlio.
In L'isola di Andrea è notevole il livello di scrittura, ad opera dello stesso Capuano. Non c'è drammatizzazione e teatralità nei dialoghi ma la sceneggiatura coglie la verità di un profondo disagio e malessere di entrambi. In più la camera crea dei movimenti circolari, a cominciare da quelli dentro l'appartamento proprio all'inizio del film prima del ballo di Marta proprio per catturare tutta l'incertezza emotiva ed esistenziale di entrambi i protagonisti e il loro rapporto col figlio.
C'è poi la grande interpretazione di Teresa Saponangelo e Vinicio Marchioni. Per l'attrice si tratta della quarta collaborazione con il regista dopo Pianese Nunzio, 14 anni a maggio, Polvere di Napoli e Il buco in testa che riesce ogni volta a sviscerare l'anima dei suoi personaggi interpretati da lei. Ma è sorprendente anche Marchioni quando mostra i segni di instabilità del suo personaggio, dal modo in cui ogni tanto balbetta, dal dettaglio dei suoi occhi dove forse, nei suoi racconti al magistrato, si è creato un 'mondo a parte'. Le vari fasi degli incontri, così come sono strutturati, potrebbero far pensare a una deriva documentaristica. Il cinema di Capuano invece va dritto al sodo privilegiando prima di tutto un dramma umano privato dei protagonisti. Ciò si vede dagli sguardi in camera dove condividono la loro storia, il loro passato con un effetto di complicità con lo spettatore simile a Ettore Scola di C'eravamo tanto amati.
E ancora; Capuano, fin dal primo lungometraggio di Vito e gli altri, si conferma uno dei registi più bravi a far recitare i bambini. Non fa eccezione Andrea Migliucci, per la prima volta sullo schermo, nei panni di Andrea. Il cineasta riesce a cogliere il suo frequente disagio per la situazione familiare che sta vivendo. Sottolinea poi la sua nervosa gestualità: l'incapacità di stare fermo, il rifiuto di partecipare ai colloqui col magistrato e i segni di ribellione come nella scena in cui si chiude in bagno. La sua figura richiama quella del bambino di La guerra di Mario che, dopo essere stato affidato a una nuova famiglia, non riusciva ad ambientarsi.
Anche in questo film c'è una guerra in corso. Tra i due adulti, prima di tutto, ma anche nell'universo mentale di Andrea. Però poi, nella disperazione (le luci dello smartphone sul volto di Guido), trova l'improvviso miracolo in quel bellissimo finale tutto cantato di "L'isola che non c'è" di Edoardo Bennato. Come un Sergio Citti più pop.
Film iperrealistico, talmente asciutto nella rappresentazione dei rapporti malati tra lui lei e il loro unico figlio da suscitare un senso di disagio nello spettatore, che vorrebbe dire "basta! calmatevi! ragionate! lasciate in pace 'sto povero bambino!". Non riesco a dire cosa manca a questo film, forse un po' di morbidezza, ma come si fa a essere morbidi nel rappresentare quel che succede a due adulti [...] Vai alla recensione »
“Non ti disunire”, diceva il regista Antonio Capuano, interpretato dall’attore Ciro Capano, a Fabietto, alter ego cinematografico di Paolo Sorrentino, in È stata la mano di Dio. E davvero Capuano, in questi suoi primi 85 anni di vita, non si è mai disunito da se stesso e dalla sua idea di cinema, radicale e priva di filtri: quell’idea che nei primi anni Novanta ha dato il via ad una rinascita della scuola napoletana, che avrebbe visto emergere Mario Martone, Toni Servillo, Pappi Corsicato, e naturalmente Sorrentino. “La tieni una cosa da dire?”, diceva ancora il Capuano sorrentiniano a Fabietto, e in questa frase è contenuto il senso del suo cinema: nell’urgenza narrativa, un bisogno, più ancora che un desiderio, di dire qualcosa di personale e di necessario, in modo diretto e senza tanti giri di parole.
Fin dal suo primo lungometraggio infatti, dopo anni di lavoro come scenografo, Capuano ha avuto qualcosa da dire: il suo lungometraggio di esordio, Vito e gli altri (1991), premiato alla Settimana della Critica e vincitore del Nastro d’argento per il miglior regista esordiente, era un pugno nello stomaco, e raccontava Napoli attraverso lo sguardo di un ragazzino sopravvissuto alla violenza omicida del padre ed entrato in una spirale di droga, delinquenza e prostituzione che lo condurrà ad una formazione al crimine irreversibile. Un film non facile soprattutto perché al centro c’era la dignità violata di un minore.
La stessa dignità verrà violata (in parte) da un prete in Pianese Nunzio, 14 anni a maggio (1996), e (in parte anche maggiore) dalla camorra, che vede in quel prete un ostacolo al suo reclutamento dei più giovani nelle sue fila. Anche in quel caso il protagonista era un preadolescente, una coscienza in divenire, e il contesto era quello della Napoli dominata dalla malavita, dove i ragazzi di strada sono vittime designate. Ed erano adolescenti anche i protagonisti di L’amore buio (2020), che violentavano in gruppo una coetanea: anche loro si confermavano come il prodotto di una sottocultura della violenza e della sopraffazione che trova nei più giovani una eco e una perpetuazione solo in parte intenzionale e cosciente.
Una volta i legal-thriller, i film ambientati in tribunale, erano quasi un genere. Pensate a La parola ai giurati, o a Testimone d'accusa. Con L'isola di Andrea Antonio Capuano ha fatto il suo legal-thriller, anche se il tono, la storia raccontata e l'ambientazione sono molto diversi: ma c'è la stessa cura del dettaglio, della verosimiglianza delle procedure - e c'è, potente, il tema della difficoltà [...] Vai alla recensione »
Il cinema di Antonio Capuano è sempre dalla parte più genuina del mondo, attento a sfumature e a spicchi di umanità che non sempre lo schermo trattiene ed evidenzia. In questo suo ultimo film, fuori concorso all'ultima Mostra del Cinema, Capuano narra una dolorosa storia di separazione tra una coppia ancora giovane (lui 34, lei 29) che deve trovare una soluzione per il loro figlio Andrea di 8 anni. Non [...] Vai alla recensione »
Come già scritto in occasione della recente proiezione a Venezia, in "L'isola di Andrea" Capuano riesce a profondere tutto il suo originale fraseggio stilistico, tutto il suo spirito irruente e anarchico, tutta la sua apparente ingenuità che esprime, invece, un genuino afflato umanistico. In effetti sono poche e sintetiche le tessere narrative che compongono l'intreccio, mentre contraddittorie e complesse [...] Vai alla recensione »
Dopo la citazione da parte del suo 'allievo' Paolo Sorrentino in È stata la mano di Dio erano in molti ad attendere il ritorno di Antonio Capuano dietro la macchina da presa, e dal 2 ottobre il suo nuovo L'isola di Andrea sarà distribuito da Europictures nei cinema di tutta Italia. Interpretato da Vinicio Marchioni e Teresa Saponangelo (che proprio con il precedente film del regista aveva vinto il [...] Vai alla recensione »
Separati, Marta e Guido si rivolgono al tribunale dei minori per il futuro di Andrea. Nell'accordo c'è il tragico. Torna a 85 anni in sala un principe del cinema indipendente. Scegliendo di evitare l'illusione scenica e il conseguente gioco delle identificazioni dirette, in diversa via sul tema rispetto ai Dardenne (Il ragazzo con la bicicletta) o Legrand (L'affido), e lo stesso Capuano (La guerra [...] Vai alla recensione »
Dopo Nunzio, Mario, Vito (e gli altri), Capuano racconta la storia di Andrea, figlio di Marta (Teresa Saponangelo) e Guido (Vinicio Marchioni), coppia separata che contratta al Tribunale dei minorenni le modalità di affidamento del piccolo. Nei colloqui in sequenza viene a galla ciò che si agita sotto la superficie - frustrazione, delusione, narcisismo, impotenza -, mentre si tratteggia l'anatomia [...] Vai alla recensione »
Torna a raccontare l'infanzia Antonio Capuano, ancora una volta a modo suo, vent'anni dopo La guerra di Mario. Lo fa con L'isola di Andrea, film ospitato Fuori Concorso a Venezia 82 (poi nelle sale con Europictures), insolito legal drama che racconta la sofferta battaglia tra Marta e Guido per la custodia del loro unico figlio di 8 anni. Colloqui individuali, disegni congiunti una volta col padre, [...] Vai alla recensione »
L'isola di Andrea è l'undicesimo lungometraggio diretto in trentaquattro anni di carriera da Antonio Capuano, e approda alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia quando il regista partenopeo ha già compiuto ottantacinque anni. Questo dato anagrafico e temporale serve non solo per contestualizzare l'opera, ma anche per tacitare eventuali borbottii di disappunto di fronte a questo [...] Vai alla recensione »