| Anno | 2025 |
| Genere | Commedia, Drammatico, |
| Produzione | USA |
| Durata | 149 minuti |
| Regia di | Noah Baumbach |
| Attori | George Clooney, Adam Sandler, Billy Crudup, Laura Dern, Grace Edwards Stacy Keach, Riley Keough, Emily Mortimer, Patrick Wilson, Jim Broadbent, Eve Hewson, Alba Rohrwacher, Greta Gerwig, Flynn Allen, Théo Augier Bonaventure, Lucas Aurelio, Yinka Awoni, Pierre Bergman, Gianni Calchetti, Pippo Crotti, Carly-Sophia Davies, Jamie Demetriou, Lars Eidinger, Patsy Ferran, Isla Fisher, Tom Francis, Thaddea Graham, Charles Hagerty, Josh Hamilton, Alaïs Lawson, Nicôle Lecky, Laurel Lefkow, William E. Lester, Danielle Lewis, Nasser Memarzia, Annabel Mullion, Andreas Muñoz, Hannah Onslow, Louis Partridge, Emily Piggford, Kit Rakusen, Charlie Rowe, Federico Scribani, Kyle Soller, Philippe Spall, Ferdi Stofmeel, Ruby Stokes, Erica Sweany, Nigel Whitmey. |
| Uscita | mercoledì 19 novembre 2025 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Lucky Red |
| MYmonetro | 2,93 su 20 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 19 novembre 2025
La vita del famoso Jay Kelly, un personaggio pubblico che vive una crisi d'identità, mentre tutti sembrano conoscerlo meglio di quanto lui conosca se stesso. Il film ha ottenuto 2 candidature a Golden Globes, Il film è stato premiato a National Board, 4 candidature a Critics Choice Award, a AFI Awards, In Italia al Box Office Jay Kelly ha incassato 1,9 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Jay Kelly è una star, con un film appena completato e due da girare a breve. Ha una sessantina d'anni, si fa aggiungere un po' di nero ai capelli e alle sopracciglia incanutite, e porta i resti di qualche divorzio alle spalle, fra cui due figlie, Jessica e Daisy. Daisy sta per iniziare l'università e parte per un viaggio in Europa con gli amici, mentre Jessica fa la maestra e la mamma tenendosi ben lontana dal padre. L'unico che accudisce Jay come un fratello è Ron, il manager del divo, che per lui ha scarificato la propria presenza in famiglia e un antico amore, Phoebe, che è l'ufficio stampa di Kelly. L'incontro con un ex compagno di scuola di recitazione innesca per Jay un viaggio mentale attraverso le tante strade non percorse, e un altro viaggio fisico all'inseguimento di Daisy, con la scusa di andare a ritirare un premio alla carriera in Toscana. Ma è tardi per fare ammenda e rappacificarsi con il passato. E persino il fedelissimo Ron potrebbe averne abbastanza del su cliente/amico.
Jay Kelly è innanzitutto un bromance fra Jay e Ron, nonché fra George Clooney e Adam Sandler, amici del cuore nella vita e interpreti dei due personaggi principali nel film scritto (con Emily Mortimer, che si ritaglia nel film un cammeo come parrucchiera delle star) e diretto da Noah Baumbach.
Ma è anche molto altro: una riflessione sul tempo che sprechiamo dietro la carriera lasciandoci dietro famiglia e amici; un ragionamento su come sia diventata l'esistenza delle celebrità, sempre a tiro di selfie e di cellulari pronti ad immortalare ogni loro eroismo ma anche ogni loro caduta; una nostalgica parabola sul tempo che passa per tutti, anche (o forse soprattutto) per i divi, e sulla rimozione della morte, in primis nella mecca dei sogni; un raffronto fra divi hollywoodiani e attori seguaci del "metodo". In particolare dietro alla la storia di Jay Kelly sembra aleggiare il fantasma di Paul Newman, attore simbolo del "metodo" mai preso seriamente a causa della sua bellezza da divo, che appare in un poster nelle prime scene del film (ambientate sul set di un film, nello stile piano sequenza che fa subito Viale del tramonto), e rievocato sia dalla presenza di Patrick Wilson, l'attore somigliantissimo a Newman che interpreta un collega di Jay Kelly, sia dalla vicenda della figlia Jessica che porta il padre dal suo analista per metterlo di fronte ai danni emotivi e psicologici che le ha arrecato (come successe a Paul Newman con sua figlia, dopo il suicidio del fratello maggiore).
Tutto questo accentua la dimensione metacinematografica su questa parabola di un attore di non meglio specificato talento che è forse l'ultimo ad avere ancora l'allure dei divi del passato, ma che non riesce a far parte della schiera degli "attori seri" celebrati dagli anni Settanta: emblematica in questo senso la scena in cui Jay si confronta con Cary Grant (cui Clooney è stato spesso paragonato), Clark Gable e Gary Cooper, ma esita ad accostare il suo nome a quello di Robert De Niro - e lo fa davanti ad uno specchio, come se chiedesse: "Stai parlando con me?". Clooney è spesso stato "accusato" di saper interpretare solo se stesso, e la sua risposta in questo film, presa a prestito da Sylvia Plath, è che "è una responsabilità infernale essere se stessi": in questo senso la carrellata finale di immagini tratte dalla reale carriera dell'attore, cui lui assiste con la consapevolezza di non poter più interpretare certi ruoli, è l'apoteosi del metacinema. Jay Kelly comincia e finisce con un duello fra uomini bianchi di una certa età, "privilegiati a monte" che o hanno avuto tutto dalla vita o si sono fatti da parte, più o meno volontariamente, affinché "ce ne possa essere uno solo". Solo Jay si ritroverà, perché il tempo perso è perso per sempre, e le attenzioni non date spingono il prossimo a derive irreversibili. Jay Kelly non è pronto per "lasciare il party" (del resto, "no Clooney no party") ma si è reso ben conto che niente di ciò che ha fatto è reale, e che, come gli dirà sua figlia, lui è "un vaso vuoto". E nonostante cerchi (letteralmente) di riprendere il treno della sua vita (in treno si svolge la scena più bella del film, fra lui e un gruppo di passeggeri che rappresentano quella "gente normale" con cui Kelly ha smarrito ogni contatto), cerca di ritrovare "pezzi di tempo" che non siano un premontato in stile MTV (che, lo ricordiamo, ha inaugurato l'era dei reality). Il film di Baumbach che si accosta meglio a questo è Giovani si diventa, per lo sconcerto che suscita nel regista (e in tutti noi) il passaggio del tempo: a quarant'anni come a sessanta. Ci voleva una superstar autoironica e consapevole come George Cooney per fare la parodia di se stessa per portare a casa un film come Jay Kelly, che cita il cinema piccolo e grande all'infinito e conosce bene i meccanismi dell'industry hollywoodiana, piena di professionisti disposti a vivere all'ombra dello star system, e in uno stato di semischiavitù. Laura Dern è l'ufficio stampa esasperata, Greta Gerwig (nella vita moglie di Baumbach) la moglie di Ron, Billy Crudup l'ex collega che non ha fatto carriera, e il veterano Stacey Keach il padre di Jay "egomaniaco e rancoroso". Ma a lasciare il segno è soprattutto Adam Sandler in un ruolo dolorosamente riconoscibile, che sottolinea anche la differenza fra la sua carriera da caratterista (anche quando è protagonista) di commedie di cassetta (con poche eccezioni come Ubriaco d'amore e Diamanti grezzi) e quella del pluripremiato e (anche) autoriale Clooney. Ognuno di loro rivendica "il permesso di essere umani" e in un'industria - ma potremmo allargare al mondo - che nega questo privilegio. E ognuno, a una certa età, si domanda: "E se la mia vita non avesse significato niente?" Jay Kelly mette tanta carne al fuoco con dolorosa leggerezza, in un film dove si ride molto ma ci si commuove (le musiche di Nicholas Britell in questo senso son micidiali) e ci invita a stare attenti affinché "tutti i nostri ricordi non siano film" - o "storie" social.
Il film segue le vicende della celebre star del cinema Jay Kelly (interpretato da George Clooney) e del suo devoto manager Ron (interpretato da Adam Sandler) durante un viaggio lampo e sorprendentemente profondo attraverso l'Europa. Lungo il percorso, i due uomini si trovano costretti ad affrontare le proprie scelte e a riflettere sui legami con le persone a loro più care e sull'eredità che stanno per lasciare.
C?? qualcosa di profondamente triste in Jay Kelly, ma non una tristezza forzata o solenne. ? una malinconia che si insinua piano, quasi senza farsi notare. Fin dall?inizio ? chiaro che il film non parla di glamour o di mitologia hollywoodiana, ma di ci? che resta quando i riflettori si spengono e non sai pi? bene chi sei senza di essi. Il racconto procede con calma, a tratti persino con pudore, affidandosi [...] Vai alla recensione »
Noah Baumbach è uno degli autori indipendenti americani più affermati della sua generazione: sceneggiatore e regista, ha scritto e diretto titoli come Il calamaro e la balena, Lo stravagante mondo di Greenberg, Giovani si diventa, nonché la serie Storia di un matrimonio (guarda la video recensione). Insieme alla moglie Greta Gerwig ha scritto anche Frances Ha e Mistress America, da lui diretti, e Barbie, diretto da Gerwig. In coppia con Wes Anderson ha infine sceneggiato Le avventure acquatiche di Steve Zissou e Fantastic Mr. Fox, e ora torna sui grandi schermi, e poi sulla piattaforma Netflix, con Jay Kelly, scritto insieme a Emily Mortimer (che ha un breve ruolo nel film). Il film, passato in Concorso all’ultima Mostra del cinema di Venezia, è interpretato da George Clooney nei panni di un divo hollywoodiano in crisi esistenziale, e da Adam Sandler in quello del suo manager.
Come è stato passare dalle produzioni indipendenti a quella imponente e costosa di Jay Kelly?
Ogni film ha il suo budget e la sua dimensione: certamente non avrei potuto usare gli stessi mezzi e lo stesso tono minimalista di Il calamaro e la balena per raccontare la storia di una superstar. Ma a me piace lavorare in entrambe e condizioni: alla fine quello che conta è avere intorno la stessa squadra di collaboratori, che sono anche miei amici.
È stato facile dirigere George Clooney in un ruolo così simile all’immagine che il pubblico ha di lui?
Sia per me che per George era importante che lui interpretasse una star del cinema dando al pubblico l’illusione superficiale che stesse semplicemente interpretando se stesso, una percezione con cui giochiamo esplicitamente sullo schermo con la frase che dice Jay: “Sai quanto è difficile interpretare se stessi?”. Ma Clooney e Kelly non sono affatto la stessa persona. Ed è bellissimo il modo in cui George ha mostrato all’inizio del film il suo charme seduttivo, ma a poco a poco ci mostra quel cambiamento interiore che porta Jay alla fine a rimanere a guardarsi intorno in mezzo a un cimitero. La sua interpretazione è nuda e infinitamente vulnerabile: non si vede spesso una star di Hollywood disposta a mostrarsi le proprie fragilità in questo modo, o anche solo mettere in evidenza a propria età reale. Credo sia una performance davvero coraggiosa.
La stanchezza di un film come Jay Kelly non deve distrarci dalla sua sincerità. Questo Il posto delle fragole, shakerato ora con un Fellini ora con un Bob Fosse, ci dice tanto dello stato di salute del cinema americano d'autore. Che è in crisi e un po' spaventato da se stesso, come il protagonista. E probabilmente come il regista, Noah Baumbach, che dopo aver contribuito a scrivere per anni la storia [...] Vai alla recensione »