Anno | 2023 |
Genere | Drammatico, |
Produzione | Italia |
Durata | 109 minuti |
Al cinema | 1 sala cinematografica |
Regia di | Alessio Cremonini |
Attori | Jasmine Trinca, Isabella Nefar, Ziad Bakri, Omar El Saeed, Mehdi Meskar Marco Horanieh, Orwa Kulthoum, Donato Demita. |
Uscita | giovedì 26 gennaio 2023 |
Tag | Da vedere 2023 |
Distribuzione | Lucky Red |
MYmonetro | 2,82 su 16 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 24 gennaio 2023
Un film sulla guerra, sull'estremismo religioso, su due donne che hanno fatto scelte diametralmente opposte, sull'oppressione che le donne vivono in molte parti del mondo. In Italia al Box Office Profeti ha incassato 40,4 mila euro .
CONSIGLIATO SÌ
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Sara Canova è una giornalista italiana che vive da un anno in Egitto e sta facendo un servizio in Siria sulle donne che lottano contro l'Isis in quanto "regime di oppressione femminile", quando viene catturata dai fondamentalisti islamici e fatta prigioniera. La sua detenzione sarà destinata a durare molti mesi, passando dalla prima linea del combattimento ad un campo di addestramento nel Califfato in cui dividerà l'alloggio con Nur, una giovane donna nata in Siria ma cresciuta a Londra, e andata in sposa (volontariamente) a un muhajid, ovvero un miliziano della jihad. Se da un lato Sara è atea e senza marito o figli, dall'altro Nur è devota al coniuge con cui sogna di creare una famiglia e ad Allah, senza se e senza ma. Al dubbio occidentale si contrappone dunque la certezza mediorientale, incomprensibile per Sara dato che i suoi occhi nell'Islam "le donne non contano niente".
Dopo Border, girato anch'esso nella Siria del conflitto, e dopo il pugno nello stomaco (e l'ottimo successo di pubblico e di critica) Sulla mia pelle che raccontava il caso Cucchi, Alessio Cremonini torna a parlare di attualità (e soprusi) con il suo caratteristico stile documentario, rigoroso e fortemente concentrato, refrattario a qualunque edulcorazione della verità.
Al centro della storia questa volta ci sono due personaggi femminili forti, e le due interpreti - Jasmine Trinca nel ruolo di Sara, l'italo-iraniana Isabella Nefar in quello di Nur - si tengono testa a vicenda, e tengono testa allo sguardo dello spettatore.
Il punto di contatto con Sulla mia pelle sta nel cercare il punto di rottura dell'animo umano in condizioni degradanti della propria dignità. "La forza è tutto quello che mi resta", dirà Sara, giunta allo stremo. E non c'è alcun giudizio verso il momento in cui le convinzioni della donna vacillano (in un eco della vicenda di Slivia Aisha Romano) sotto la pressione costante della prigionia, così come non c'era giudizio rispetto all'accettazione passiva della sua situazione per Stefano Cucchi in Sulla mia pelle. Cremonini racconta un'umanità messa alla prova, cui fa da contorno (e da strumento di oppressione) la disumanità cieca e inarrestabile di chi c'è intorno.
Quello che sembra mancare in Profeti è una chiave di lettura di ciò che ci viene mostrato con lucida chiarezza: perché portare sullo schermo questa storia, al netto del suo prezioso valore documentario? Anche il finale resta sospeso, limitandosi ad accennare un evento che sposterà altrove la storia.
C'è una chiara esposizione del vissuto di Nur e ci sono molti accenni a quello di Sara, ma a parte calare lo spettatore nello stesso stato di angoscia polisensoriale che ricorda un po' Garage Olimpo e un po' Private (di cui Cremonini è stato cosceneggiatore) il regista non fornisce interpretazioni. Ciò che resta è un approccio radicale ad una vicenda contemporanea e un'esposizione di due scelte di vita diametralmente opposte, che sono anche due modi antitetici di concepire il femminile.
Sara, una giornalista italiana, viene rapita dall'Isis durante un reportage di guerra in Siria, e si confronta con Nur, giovane foreign fighter, radicalizzata a Londra e moglie di un miliziano del Califfato che la tiene prigioniera nella sua casa costruita in un campo di addestramento. Durante i me- si di detenzione Nur, mossa dal desiderio di proselitismo, e seguendo gli ordini del leader del campo, [...] Vai alla recensione »
Sara (Trinca), giornalista italiana atea e single che da un anno vive al Cairo, si avventura nei territori dell'Isis e viene catturata. Non la torturano, ma la prigionia durerà molti mesi. Trascorsi la gran parte in compagnia della devota moglie di un muhajid (Nefar). La vicenda riecheggia quella di Silvia Aisha Romano, non è la prima volta che Cremonini pesca nella cronaca, ricordiamo il (bel) film [...] Vai alla recensione »
Non ci sono dubbi che il film «Sulla mia pelle» di Alessio Cremonini, con Alessandro Borghi e Jasmine Trinca protagonisti, contribuì a una svolta decisiva nel caso di Stefano Cucchi e a portare giustizia per il giovane morto a causa delle percosse subite in una caserma dei carabinieri. Cinque anni dopo, il regista romano torna con «Profeti», storia di pura invenzione collocata nel nord della Siria [...] Vai alla recensione »
Sara, una giornalista italiana, viene rapita dall'Isis durante un reportage di guerra in Siria, e si confronta con Nur, giovane foreign fighter, radicalizzata a Londra e moglie di un miliziano del Califfato che la tiene prigioniera nella sua casa costruita in un campo di addestramento. Durante i mesi di detenzione Nur, mossa dal desiderio di proselitismo, e seguendo gli ordini del leader del campo, [...] Vai alla recensione »
La guerrigliera curda, a Kobane, fa una bella spiegazione: "In medio oriente se sei donna devi imparare a difenderti il prima possibile". Propedeutica. Avvia alla comprensione di quel che seguirà, ammesso che gli spettatori interessati a un film italiano sull'isis (lo stato islamico dell'Iraq e della Siria che in arabo dà l'acronimo Daesh) non sappiano come le donne vengono trattate da quelle parti. [...] Vai alla recensione »
Giovane foreign fighter (Nefar) tenta di convertire giornalista rapita dall'Isis (Trinca). Dovrebbe essere l'incontro/scontro di culture, religioni, obiettivi e tradizioni tra due donne nella clausura di una casa-prigione, ma spicca la rassegna del risaputo.I terroristi sembrano amichevoli pescatori di Gallura truccati per il set. A comando si urla per la disperazione.
Non c'è un inizio e non c'è una fine in Profeti, altra impervia e non risolta incursione di Alessio Cremonini dentro una storia che parla di prigionia, privazione e coercizione, un'esperienza radicale che viene presentata nel momento di una possibile svolta (la protagonista è una giornalista corrispondente di guerra italiana rapita in Siria dall'Isis assieme alla sua troupe) e si conclude in un altro [...] Vai alla recensione »
Una giornalista italiana viene rapita in Siria dall'ISis e incarcerata in casa della giovane moglie di un miliziano. Tra le due nasce umo scambio di ricatti psicologici. Un meraviglioso balletto di sguardi giocato sul tema della sottomissione vista dagli occhi di due donne. A tratti horror altri thriller, con Cremonini che dirige bene due attrici che si superano in bravura.
Nella prima scena di Profeti l'italiana Sara, inviata sul fronte dell'Isis nel 2015, intervista una giovane curda che spiega: «Combatto per i curdi, per la libertà e per le donne. Perché noi donne siamo il principale nemico dell'Isis. Ma l'Isis non è l'unico problema. In Medio Oriente, se sei una donna, devi imparare a difenderti il prima possibile.
Profeti di Alessio Cremonini è una sfida. Visiva, percettiva, politico religiosa. Un Carnage in salsa Isis. Due donne rinchiuse in uno spazio angusto da dove non si può guardare (e andare) fuori: una è fiera di essere sottomessa all'uomo, alla fede, alla guerra; l'altra prigioniera, ricattata, privata di speranza e futuro, nuovamente libero, prova a resistere ma poi (forse) cede.
Tre indizi fanno una prova: Alessio Cremonini è un ottimo regista. Perché in Profeti - dopo il David come miglior regista esordiente per Sulla mia pelle- tiene insieme documentario, indagine sociologica e drammaturgia (provate a citare altri registi italiani che lo fanno, senza Google), rincamminandosi sullo stesso confine orientale di Border, suo primo (semi-sconosicuto) lungometraggio.
Alessio Cremonini parla chiaro: "le uniche sono le donne". Di questo il suo Profeti è profondamente convinto. Uniche sono Sara (Jasmine Trinca), giornalista italiana inviata in Medio Oriente e qui rapita dall'Isis, e Nur (Isabella Nefar), foreign fighter incaricata della sua custodia. Così come unico è il loro incontro-scontro (e confronto) nel Califfato, convivenza forzata di due pensieri e visioni [...] Vai alla recensione »
Con Profeti il regista Alessio Cremonini ritorna sul luogo quantomeno ideale (il film è infatti interamente girato in Puglia) del suo esordio, la Siria, scegliendo il medesimo nucleo tematico nel tentativo di offrirne una messa a fuoco, vale a dire la condizione femminile. Non conosciamo Border, sua opera prima del 2013, dal momento che mai ha avuto una distribuzione regolare; ma sappiamo vi si racconta [...] Vai alla recensione »
Al di là delle frasi a effetto che si snocciolano nelle conferenze stampa, tipo questa: "È un film sull'assenza, di una persona e di Dio", che cosa vuole dirci davvero Alessio Cremonini con il suo "Profeti"? Nelle sale con Lucky Red da giovedì 26 gennaio, l'opus n.3 del regista romano, classe 1973, dopo lo sfortunato "Border" e l'applaudito "Sulla mia pelle", racconta un'altra reclusione, un po' speciale. [...] Vai alla recensione »
Il nuovo lavoro di Cremonini dopo Sulla mia pelle, sul caso di Stefano Cucchi, affronta un tema di attualità ma di quelli da cui il cinema, non solo italiano, sembra rifuggire. Il risultato è uno di quei film di nobile impegno nei quali il tema ha la meglio sullo stile. Sara (Jasmine Trinca), giornalista italiana in Siria, viene fatta prigioniera da alcuni guerriglieri dell'ISIS che sospettano sia [...] Vai alla recensione »