| Anno | 2023 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 92 minuti |
| Regia di | Manfredi Lucibello |
| Attori | Barbara Ronchi, Claudio Santamaria, Piergiorgio Savarese, Guglielmo Favilla . |
| Uscita | giovedì 11 luglio 2024 |
| Tag | Da vedere 2023 |
| Distribuzione | I Wonder Pictures |
| MYmonetro | 3,07 su 15 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 4 luglio 2024
In piena pandemia, una donna riceve una telefonata. Si tratta del suo ex che ha deciso di farla finita. Il film è stato premiato a Torino Film Festival, In Italia al Box Office Non riattaccare ha incassato 29,8 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Roma, marzo 2020. È dura restare in casa quando fuori è primavera ma il lockdown lo impone, a tutti anche a Irene che non riesce a dormire, che prova a dormire con una manciata di pasticche. Una telefonata all'improvviso vanifica qualsiasi speranza di riuscirci, perché dall'altra parte c'è la voce di Pietro, l'ex compagno lasciato traumaticamente sei mesi prima. Vuole farla finita Pietro, con la professione, con la vita soprattutto che gli ha chiesto un conto troppo salato. Non ci pensa un attimo Irene, sale in macchina e avanza dentro una notte mai così nera su cui incombe la pandemia e il fantasma del suo amore perduto.
Guida e parla, parla e guida per salvare Pietro, appeso a quel filo ideale che ancora li lega.
In Jeanne Dielman di Chantal Akerman, Delphine Seyrig è un corpo senza voce (ascoltiamo solo in rari dialoghi il leggendario timbro dell'attrice), in Una voce umana di Roberto Rossellini tutto quello che vediamo e sentiamo è Anna Magnani, impegnata in una viscerale conversazione telefonica con un interlocutore fuori campo, in Lei di Spike Jonze, Scarlett Johansson incarna una voce che innamora Joaquin Phoenix, solo sullo schermo... Non riattaccare è una sorta di variazione sul tema, sugli esperimenti di incarnazione cinematografica, sulla disgiunzione tra corpo e voce, immagine e suono, presenza e assenza sullo schermo. Ma il film di Manfredi Lucibello trova un altro illustre referente pescando nell'esperienza radicale di Ivan Locke (Tom Hardy), che vuole riparare un torto dentro al dramma morale (e on the road) di Steven Knight. Se Locke riposava interamente sul corpo di Tom Hardy, Non riattaccare si tiene saldo sul volto di Barbara Ronchi 'soprano' maggiore di Josef Myslivecek (Il Boemo) e del nuovo cinema italiano. I mille colori della sua voce trattengono dalla parte della vita il Pietro di Claudio Santamaria, attore segreto, la cui interpretazione è un regalo per le orecchie. Se il corpo in scena è quello di Barbara Ronchi, Claudio Santamaria è solo una voce nella notte di cui progressivamente ricostruiremo la carne e il sangue, il profilo e la storia dietro. Manfredi Lucibello, a suo agio nel buio (Tutte le mie notti), conduce due attori rari nel nero interminabile della Pandemia di Covid, che incalza l'automobile di Irene e rode quello che resta di una relazione sentimentale divorante. Tra road movie e coup-de-fil, accomoda una donna in un viaggio al termine della notte e della sua vita, stravolta da una telefonata. In modalità 'vivavoce', Non riattaccare ha il suo punto di forza nel suo unico personaggio, seduto al volante e presente in ogni piano.
La presenza di Barbara Ronchi e la regia di Lucibello sono sufficienti a creare un dramma in tempo reale, a produrre una tensione che purtroppo si sgonfia nei dialoghi mai all'altezza dei suoi interpreti. La riuscita dell'impresa imponeva, con due attori d'eccezione, una prodezza di sceneggiatura, uno script che raggiungesse una sorta di necessità drammatica in cui una donna, mentre tutto sembra sfuggirle, riprende il soffio e il cammino. I dialoghi troppo scritti e la catena di eventi affatto sorprendenti (il carburante agli sgoccioli, il caricatore del cellulare inservibile, il predatore sessuale in agguato al primo angolo utile, il carabiniere negligente ma buono per la suspense, il poliziotto buono e quello cattivo, per evitare forse problemi con la Polizia di Stato...), e decisamente 'telefonati', impediscono al film di sublimare il suo pitch. Avanzando sulla strada e nella conversazione le chiavi dei personaggi vengono svelate e il mistero che avvolgeva lo stress (e le attese) del debutto si dissolve. Da un dialogo all'altro la storia si tratteggia, le motivazioni sono rivelate e il destino doloroso invertito come nella 'migliore' (e routinaria) delle commedie romantiche.
Non riattaccare è un'esperienza viscerale che seziona le profondità di un amore ormai finito. Attraverso la struggente interpretazione di Barbara Ronchi, la cui fisicità e gli sguardi parlano più di mille parole, e la sofferta voce di Claudio Santamaria, veniamo catapultati in un vortice di ricordi e di emozioni contrastanti. Manfredi Lucibello orchestra il tutto con il ritmo serrato di un thriller [...] Vai alla recensione »
È notte fonda a Roma. Ma non è una notte come tante altre. Le strade sono deserte, si sente solo qualche rumore in lontananza, come quello dei cani che abbaiano o le sirene di un’ambulanza. Non riattaccare è ambientato in piena emergenza Covid. Irene riceve una chiamata dal suo ex-compagno Pietro che non sente da diversi mesi, da quando la loro storia è finita. Lui è in difficoltà, ha bisogno di aiuto. È disperato, vuole farla finita. Irene prima è dubbiosa, poi sale in macchina, direzione Santa Marinella, per raggiungerlo. Spera di arrivare in tempo e per mantenere un contatto continuo con Pietro, non riattacca mai la chiamata.
A sei anni da Tutte le mie notti (guarda la video recensione), Manfredi Lucibello dirige il suo secondo film di finzione che è stato presentato in competizione al 41° Torino Film Festival. Entrambi condividono un’ambientazione notturna e un clima soffocante. Se il film d’esordio era ambientato in una villa, questo invece è una sorta di road-movie claustrofobico dove le strade, le insegne stradali, le stazioni di servizio, le gallerie appaiono come un labirinto da cui non è possibile uscire. I dettagli sottolineano il fatto che il tentativo di salvataggio potrebbe fallire da un momento all’altro: la benzina sta per finire, la batteria del telefono può scaricarsi e in più, in un autogrill, incrocia due agenti di polizia che le chiedono i documenti (patente e autocertificazione) per circolare. Quella di Irene è una sfida solitaria, proprio come quello del capocantiere, interpretato da Tom Hardy, in Locke, entrambi presenti in tutto il film.
Il corpo la voce. Quello di Barbara Ronchi c’è per tutto il film. L’altro, Claudio Santamaria (nei panni di Pietro) si vede appena. Come nel film diretto da Steven Knight, il viaggio diventa l’incrocio di un bilancio esistenziale. Tornano i ricordi, quelli felici e quelli tragici, dal primo incontro al momento in cui si sono lasciati. Non ci sono soltanto le reazioni sul volto della protagonista. Lucibello lavora, oltre che sui dialoghi della sceneggiatura che il regista ha scritto assieme a Jacopo Del Giudice, sui toni della voce che cambiano.
Liberamente tratto dal romanzo di Alessandra Montrucchio e volutamente ambientato la notte del 28 marzo del 2020, in pieno lockdown per rendere la solitudine e l'alienazione dei due protagonisti decisamente esasperante e fortemente in bilico su un'eventuale futuro, il film vede come protagonista Irene, un'interprete insonne che in una Roma buia e silenziosa riceve la telefonata di Pietro.